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Tornando seri, lo scorso 21 marzo in occasione della Deepcon 16 sono stati annunciati i risultati della terza edizione del Premio Cassiopea. Ringrazio la giuria e l’organizzazione e mi complimento con gli altri autori sul podio. Potete leggere di più su Fantascienza.com.

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Due notizie a breve distanza l’una dall’altra sono venute fuori negli ultimi giorni. La prima in ordine temporale riguarda l’annuncio di uno studio francese di aver creato dei falsi ricordi tramite stimolazione transcranica su delle cavie di laboratorio addormentate: al risveglio, i roditori sottoposti al trattamento mostravano di “ricordare” posti in cui non erano mai stati prima. La stimolazione è stata attuata durante una particolare fase di attività dell’ippocampo, “la regione cerebrale che funge da substrato neuronale alle mappe mentali che consentono di muoversi in un certo ambiente”. Durante il sonno nei mammiferi avverrebbe infatti un processo interpretato come il consolidamento degli input spaziali, testimoniato da uno specifico schema di onde cerebrali denominate SPW-R (sharp wave ripples). La scoperta delle cosiddette cellule di posizione era stata premiata nel 2014 con il Nobel per la medicina.

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Il secondo risultato è stato divulgato da uno studio del Cold Spring Harbor Laboratory (New York) pubblicato da Nature: oggetto dell’articolo è la possibilità di risalire dall’analisi dei tessuti neurali di una cavia morta alle abilità ed esperienze che il soggetto aveva acquisito da vivo. Semplificando, una lettura post-mortem della mente. Anthony Zador, a capo del team di ricerca, ha dichiarato: “[…] è come se avessimo decifrato un pezzettino del codice neurale col quale l’animale archiviava queste memorie. In sostanza, riuscivamo a leggere la mente di questi ratti”. La stessa tecnica potrebbe essere applicata ad altre regioni del cervello, per decifrare altri sensi. “Non vediamo l’ora di applicare questo metodo a forme più complesse di apprendimento e ad altri sistemi sensoriali, come quello alla base della vista”.

Già qualche anno fa due team americani avevano effettuato importanti annunci sulla decodifica di schemi di attivazione neurale legati alla vista e alla parola. Non ci sarebbe da stupirsi dunque se da qualche parte nel mondo, magari in un cupo e freddo seminterrato di qualche prestigiosa università, un dottor Elliott Grosvenor fosse al lavoro con il suo assistente Rundolph Carter, procedendo per tentativi ad apprendere i rudimenti della psicografia.

Donato Speroni ha messo a disposizione (ormai da un mesetto), sul blog che cura per il Corriere della Sera, un semplice tool che si rivela utilissimo per prefigurare gli scenari sociali, politici ed economici del futuro. Basandosi su ipotesi relative all’evolversi della situazione mondiale (verso un esito più o meno sostenibile dell’attuale tempesta perfetta che stiamo attraversando), continentale (un’Europa forte e unita oppure ancora più in crisi di identità di quanto non sia oggi) e nazionale (superamento della crisi, o affondamento), ha elaborato 8 scenari che vanno dal “migliore dei mondi possibili” (e forse il più improbabile) al worst case del “si salvi chi può”. Ognuno può farsi la sua previsione, rispondendo ai seguenti quesiti con il grado di confidenza che si sente di attribuire a ciascuna affermazione:

  1. Nel Mondo, la tendenza verso una progressiva ingovernabilità dei fenomeni globali verrà corretta dagli accordi tra gli Stati?
  2. L’Europa riuscirà a darsi forme di governo più efficienti che consentano a questo continente di affrontare adeguatamente le sfide del futuro?
  3. L’Italia riuscirà a correggere i suoi mali collettivi e a diventare un Paese più unito, più onesto e più giusto, tutelando il benessere collettivo?

Come suggerisce lo stesso Speroni, si tratta di un giochino valido più che altro per “aiutare a riflettere sul futuro”, e per questo vi invito a provarlo.

Con la mia combinazione (30% di probabilità alla prima, 60% alla seconda e un più che  generoso 20% alla terza), gli scenari meno probabili sono risultati i primi due, in cui l’Italia abbraccia, con o senza Europa, la sfida mondiale di uno sviluppo inclusivo e sostenibile, aprendosi a una nuova fase di benessere e prospettive per il futuro. Insieme, raccolgono circa il 6%. Gli scenari che sono risultati più probabili sono al contrario quelli più pessimisti, in cui l’Italia naufraga, che assommano a un abbondante 56%: per la precisione 22,4% per l’ottavo, il peggiore in assoluto, e 33,6% per il settimo, che prefigura un’Europa a due velocità, che salva il salvabile dell’Italia, mettendolo sotto assistenza controllata, e abbandona il resto. Bassitalia sprofonda con la Grecia e la Spagna nel caos del Mediterraneo. E chi ha letto Corpi spenti non dovrebbe restare particolarmente sorpreso, né impressionato.

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Altri scenari potrete trovarli su io9, grazie a questa panoramica di George Dvorsky, al motto di “you won’t see it coming“. In bocca al lupo!

L’annuncio è su Fantascienza.com. Ora si aspetta che venga ufficializzata la composizione della giuria di esperti che dovrà valutare le opere finaliste e scegliere la vincitrice. Per la stima e l’ammirazione che, nella quasi costante divergenza di idee, nutrivo nei confronti di Ernesto, un appassionato vero e sincero, provvisto di una qualità umana ormai rarissima e purtroppo venuto a mancare quando c’era ancora troppo bisogno di lui, e perché credo che ci sia bisogno di iniziative credibili per promuovere l’immagine della fantascienza al di fuori dei confini ristretti del fandom, non c’è bisogno che vi dica quanto questo risultato significhi per me.

Ci tengo quindi a ringraziare tutti gli iscritti alla World SF Italia che hanno ritenuto di indicare il mio lavoro nella categoria romanzi. In bocca al lupo agli altri colleghi in finale con i loro titoli: che vinca il migliore!

Giovanni Agnoloni ha sintetizzato per PostPopuli alcune sue riflessioni sull’Altro, che presto confluiranno in un saggio più strutturato sul connettivismo, conducendo una panoramica su Corpi spenti e la serie della psicografia in cui si inserisce. Con l’occasione mi ha rivolto anche alcune domande su argomenti di cui si è molto discusso in rete – anche da queste parti – negli ultimi tempi: i “realisti di una realtà più grande” di Ursula K. Le Guin, il congresso di futurologia e lo stato della fantascienza in Italia. E così l’articolo è diventato una sorta di termometro della situazione. Ve lo consiglio anche per questo.

Eccone un estratto:

In un nostro recente scambio di battute su FB – a seguito del suo articolo uscito su Holonomikon – hai sottolineato come il Connettivismo si fondi sulla sostanziale compresenza (o, eventualmente, sull’alternanza) di generi diversi, fusi però in un’unica sensibilità capace di proiettarsi anche su un orizzonte narrativo mainstream. Si può dire che il movimento stia cercando di evolversi in una direzione che vada oltre certe resistenze “passatiste” della produzione strettamente fantascientifica italiana, che evocavi nel tuo articolo?

Ho sempre creduto che la cosa importante fosse evitare di fossilizzarci. Per restare in ambito fantascientifico, la mia prima grande passione è stato il cyberpunk: dai quindici anni in poi ho cercato di acciuffare qualsiasi cosa fosse stata pubblicata in Italia di riconducibile a questa corrente letteraria. Ho accumulato decine di libri e li ho divorati tutti, leggendoli più e più volte. Ma per mia fortuna, quando ho scoperto il movimento di Gibson e soci, Bruce Sterling ne aveva già certificato la morte da quattro o cinque anni. La scena del crimine, quando sono arrivato io, era già fredda… Così ho potuto spingermi in esplorazione, fuori dal filone, e sai cosa ho trovato? Altre fonti di meraviglia che hanno acceso altre passioni: Philip K. Dick, per cominciare; e poi Samuel R. Delany, J.G. Ballard e gli altri protagonisti della New Wave; e poi Alfred Bester, Fritz Leiber, Frederik Pohl e gli altri padri ispiratori del genere. E, tra gli italiani, Valerio Evangelisti, Vittorio Catani, Vittorio Curtoni, Lino Aldani

Tra gli utenti del fandom di SF attivi in rete, c’è un certo numero di nostalgici che rimpiangono un’età dell’oro perduta: la cara vecchia space opera, le storie semplici e accattivanti di una volta, i protagonisti tutti d’un pezzo, e non so che altro. Non credo che siano la frangia più numerosa del fandom (figuriamoci dell’intero bacino di lettori di fantascienza, di cui il fandom rappresenta solo la punta dell’iceberg), ma di sicuro è la più rumorosa. Scalpita, recrimina, rivendica un ritorno a stagioni della nostra storia che purtroppo per i loro sogni non si ripeteranno mai più. Come non si ripeterà più il decennio del cyberpunk. Ma questo non vuol certo dire che in futuro non ci saranno correnti e filoni altrettanto vitali e interessanti.

Già adesso nel mondo anglosassone si parla di una nuova Golden Age: lo hanno fatto quest’anno gli editori e gli addetti ai lavori riuniti a Londra in occasione della WorldCon. Si guarda con interesse ad altre culture, grazie al fatto che la società americana e quella britannica, di fatto le culle della science fiction, acuiscono sempre di più i loro tratti multietnici. E si guarda con uguale interesse al tema dei diritti civili, che dal femminismo in avanti non ha mai conosciuto battute d’arresto. Solo qui in Italia possiamo trovare gente che si permette di fare la voce grossa guardando al passato, senza che si inneschi un moto di risposta collettivo che riesca a isolare e far risaltare l’insulsaggine di queste pretese.

Con il connettivismo abbiamo messo in piedi un tentativo in questa direzione. E l’idea di cristallizzarci in uno schema imitativo (sia pure di noi stessi) non ci sfiora nemmeno. Quest’anno varchiamo l’orizzonte dei dieci anni. Era una notte di dicembre del 2004, quando quest’oscuro congegno si mise in moto. Chi l’avrebbe detto che dieci anni dopo saremmo stati ancora qui (con Sandro Battisti, Marco Milani e un gruppo sempre più numeroso di amici acquisiti per strada, tutti animati dalla stessa passione) a parlare di fantascienza e a proporre progetti per il futuro?

Ancora su Corpi spenti, con due pareri autorevoli da parte di due illustri colleghi. Enrico Di Stefano, autore catanese di numerosi racconti a partire da Il record impossibile e del romanzo  L’ultimo volo di Guynemer, approfitta della lettura del romanzo per sviluppare una più ampia riflessione a tutto tondo sul connettivismo. Riporto il suo intervento senza tagli:

Corpi spenti di Giovanni De Matteo conclude (?) la vicenda di un corpo molto speciale della polizia italiana del futuro, quei Necromanti che ho cominciato a seguire con Sezione π2, il romanzo vincitore del Premio Urania 2007. Le due opere si apprezzano appieno se affrontate in successione, senza interporre troppo tempo tra la lettura delle due parti. Io, ad esempio, ho riletto il n° 1528 prima di affrontare il 1607. Vi chiederete: perché tanto zelo? È semplice: a parte il piacere di leggere un buon romanzo di SF, che non guasta mai, desideravo chiarirmi le idee circa il connettivismo. Per i pochi che non lo conoscessero, si tratta di un movimento letterario nato nel 2004 sotto la spinta degli autori che oggi redigono la rivista NeXT e che ha avuto in De Matteo uno dei suoi principali animatori. In realtà diverse suggestioni le avevo tratte dalla lettura di E-Doll di Francesco Verso (“Urania” n°1552). Ma seguendo attentamente le vicende di Vincenzo Briganti, e soprattutto lo scenario in cui questi si muove, ho potuto definire meglio le conclusioni alle quali ero giunto cinque anni or sono.

Il Manifesto del Connettivismo, al suo apparire, mi aveva disorientato. “Troppa carne al fuoco” mi dicevo, non riuscendo a farmi un’idea di dove volessero andare a parare i promotori dell’iniziativa che concludevano il loro programma con la frase “Noi saremo tutto”. Per fortuna sono arrivate le opere che ho appena citato ed in tal modo ho potuto restringere il campo d’indagine. Essendo un vecchio fanzinaro non potevo non dissezionare le mie letture per cercare di decifrarne i significati e confrontarmi su di essi con gli altri appassionati. Mi è venuto spontaneo cercarne i comuni denominatori. Dunque, secondo me il connettivismo è caratterizzato da uno scenario, da una premessa tecnologica e da un tema caratteristici. Il primo è l’ambiente urbano o, meglio ancora, metropolitano. Il secondo è lo straordinario sviluppo delle tecnologie informatiche e nanotecnologiche. Il terzo è il postumano con tutte le sfumature e le implicazioni che il termine comporta. Attenzione, queste tre coordinate non devono essere interpretate come limitazioni perché già offrirebbero territori sterminati da esplorare. Non voglio dire che il connettivismo sia solo questo, ma la massa dei lettori lo conosce prevalentemente per i romanzi di Verso e De Matteo che, su tale substrato, hanno costruito due tra le più interessanti opere prodotte nell’ultimo decennio dalla fantascienza italiana. Che, lasciatemelo dire, in questo ambito temporale non è stata per niente avara di cose valide.

Tornando a Corpi spenti vorrei concludere sottolineando come l’autore abbia lavorato lasciando intravedere molta attenzione all’indagine antropologica definendo personaggi che sono sì futuribili, ma le cui ascendenze potremmo facilmente individuare tra i protagonisti della realtà odierna. Inoltre, ho avuto l’impressione di aver letto un romanzo fortemente politico. E, se permettete, non potrebbe essere altrimenti dato che Giovanni De Matteo, originario della Basilicata, conosce benissimo le realtà sociali ed economiche di quel Mezzogiorno che in Corpi spenti procede verso una forma di secessione. Ipotesi tutt’altro che peregrina, considerando le tormentate vicende della politica italiana dell’ultimo ventennio. Questa, naturalmente, è solo la mia interpretazione. Passo la palla a voi. Buona lettura.

Carmine Treanni, curatore di Delos SF, ha usato parole altrettanto lusinghiere in una nota pubblicata su Facebook, che ha coinciso anche con il suo primo intervento sul social network. Anche in questo caso, riporto integralmente e senza filtri:

Vorrei dedicare questo mio primo post a Giovanni De Matteo, fratello di fantascienza, facendo pubblica ammenda: non sono riuscito a dare spazio al suo romanzo Corpi spenti su Delos. Non posso rimediare, ma con piacere posto qui la mia inedita recensione del romanzo… Se qualcuno non lo ha letto, ricordo che il romanzo è disponibile in e-book.

La città premeva sul porto con la spinta di una nebulosa urbana in decompressione. Nel melange cleptoarchitettonico che sovrastava le acque torbide, ruderi d’epoca e falansteri si accalcavano intorno al Golfo come un esercito di sbandati in rotta: la battaglia doveva essersi risolta epoche addietro, tutto ciò che restava era il caos del presente.

Il pirotecnico incipit (omaggio a Gibson e Sterling) di Corpi spenti (Urania n. 1607, Mondadori, disponibile in e-book), l’ultimo romanzo di Giovanni De Matteo, mi sembra la giusta introduzione per parlare di un progetto narrativo pienamente riuscito sotto vari punti di vista che proverò a spiegare. Intanto, va segnalato che il romanzo è il seguito di Sezione π², pubblicato nel 2007 sul numero 1528 di Urania, vincitore del Premio Urania, ma appare dopo il breve romanzo Terminal Shock — 2184 Labirinti Alieni (Mezzotints Ebook, 2013), definito dallo stesso autore una cyberspace opera, ossia un’opera narrativa che mescola space opera e cyberpunk. Un testo in cui De Matteo spinge ai limiti la sua prosa con risultati, a mio avviso, notevoli e che ritroveremo anche in Corpi spenti.
Il romanzo si apre con un doppio inizio. Nel primo ritroviamo l’ispettore capo Corrado Virgili, detto Guzza, al porto: sulla Milenaki, una nave mercantile russa, viene ritrovato morto un marinaio. L’uomo è stato assassinato prima che la nave attraccasse al porto di Napoli. La cosa più inquietante, però, è che il corpo mostra i segni di una lettura della mente operata da un necromante. Qui, De Matteo ci introduce nel romanzo in medias res, nel vivo di una indagine che mostra da subito un volto inquietante.
Nel secondo inizio, invece, ritroviamo Vincenzo Briganti, protagonista del precedente romanzo della saga della Pi-Quadro e ora a capo della Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica. Il poliziotto è tormentato perché Tornatore il suo più giovane collaboratore, si appresta a diventare un necromante, un passaggio che segnerà per sempre la sua vita, così come ha segnato quella di Briganti, allorquando il fondatore della Pi-Quadro Di Cesare lo iniziò alla necromanzia.
All’omicidio del marinaio russo si aggiunge il ritrovamento in fin di vita di due “spaziali”, adolescenti il cui sviluppo è stato bloccato geneticamente per lavorare nello spazio, finite però poi per diventare prostitute: “Le spaziali crescevano, invecchiavano, ma il loro corpo non maturava al punto di esprimere appieno i caratteri sessuali.
Briganti e i suoi uomini si ritrovano ad investigare, ma – pur potendo contare sull’appoggio di Grazia Conti, pubblico ministero della procura di Napoli – devono scontrarsi con il resto del corpo di polizia che mal sopporta i metodi e gli uomini della Pi-Quadro.
Sullo sfondo c’è Napoli, capitale morale del Sud che nel 2061, anno del bicentenario dell’Unità italiana, sta per staccarsi dal resto del paese trasformandosi nel Territorio Autonomo del Mezzogiorno. Una manovra politica che nasconde in realtà un ambizioso obiettivo: trasformare il meridione d’Italia in una zona franca dove la criminalità, con cui la politica è collusa, possa gestire tranquillamente i suoi affari. La città è anche un territorio devastato.
Il protagonista di Corpi spenti è Vincenzo Briganti, ora a capo della Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica. Per certi versi è un poliziotto come molti altri: è un leader; sa cercare nelle pieghe dei fatti criminali le informazioni necessarie per arrivare alla verità, giuridica o meno che sia; è amato dai suoi collaboratori e sa come gestire una squadra di poliziotti. Ma l’esercizio della necromanzia, ossia il recuperare informazioni da un cadavere, attraverso un’apposita tecnologia, è anche un fattore di profonda destabilizzazione. Una discesa all’inferno che non è immune da conseguenze devastanti per chi si addentra nella mente di un morto: rivivere la morte o un aggressione vissuta dalla vittima significa addossarsi un dolore insopportabile, difficile da gestire e da digerire.
Il peso di questo dolore sceglie di portarlo il giovane Tornatore che farà proprio da contraltare al personaggio di Briganti. E qui veniamo a uno dei motivi per cui ho segnalato all’inizio di questa recensione la riuscita del progetto narrativo di Corpi spenti: i personaggi. Briganti, Guzza e la PM Conti sono i tre personaggi che emergono con forza nelle pieghe della storia, con una personalità forte e decisa, anche quando le avversità sono estreme. Anche gli altri comprimari – gli altri membri della squadra Pi-Quadro e il direttore di Nova X-Press, Chianese, giornale libero e indipendente – hanno un ruolo preciso e sono funzionali ad una storia che pagina dopo pagina si carica di adrenalina pura, temperata però proprio dal nichilismo dei personaggi. Briganti, Conti, Chianese e tutti quelli della Pi-Quadro si rendono conto che si trovano al centro non semplicemente di un’indagine di polizia, ma alle soglie di una trasformazione epocale del loro vivere civile. Sono loro – poliziotti, giornalisti, magistrati – l’ultimo baluardo di un cambio di rotta che il Paese e il Sud dell’Italia si apprestano a compiere, in nome di una politica sempre più corrotta e collusa con la criminalità.
De Matteo racconta le macerie morali di una città che sta per – o potrebbe – subire una rivoluzione politica e sociale senza precedenti, ma Napoli è la metafora dell’Italia di oggi, non quella del 2061. Un paese che vacilla tra una politica che non riesce a offrire risposte concrete e una voglia di anti-politica come una mezzo per esprimere il proprio dissenso politico. Il nichilismo dei personaggi del romanzo sembra essere quello degli italiani, poco importa se sono quelli di oggi o del futuro ipotizzato dall’autore di Sezione π². In questo, Corpi spenti è un romanzo “politico”, nel senso di una denuncia sociale che anche nel passato ha trovato nella fantascienza un alleato ideale.
Come per Sezione π², più che uno scenario, la Napoli del futuro descritta da De Matteo è essa stessa un personaggio, un territorio devastato parzialmente da un’eruzione del Vesuvio e sommersa da una sostanza fangosa denominata Kipple. Ma Napoli è anche una città che vive in piena post-singolarità, ossia quell’accelerazione tecnologica e sociale in cui l’informatica si è sviluppata a livelli incredibili, portando l’umanità a convivere con tecnologie inimmaginabili, di cui un esempio è proprio quella che permette ai necromanti di leggere la mente dei defunti.
Un ulteriore punto di forza del romanzo è lo stile con cui De Matteo ha narrato le vicende di Briganti e dei suoi uomini. Mai banale, capace di osare con un ricchezza di vocabolario che ha pochi eguali nella fantascienza italiana. Una ricercatezza lessicale – declinata al “verbo” fantascienza – che però si alterna ad uno stile semplice che ha l’obiettivo di accompagnare il lettore in quelle parti in cui la trama ha bisogno di scivolare nelle lettura senza affanni.
È questa la fantascienza che ci piace leggere, quella in cui alle spalle di frasi come “Nel melange cleptoarchitettonico che sovrastava le acque torbide, ruderi d’epoca e falansteri si accalcavano intorno al Golfo come un esercito di sbandati in rotta” c’è l’assist dello scrittore che invita noi lettori ad immaginare, evocare sogni e visioni. E non questo uno dei motivi fondanti per cui la fantascienza si distingue dalla letteratura mimetica?
Non ci resta che sottolineare, per quel che vale, la collocazione del romanzo a livello di genere letterario: Corpi spenti è un future-noir, si inserisce cioè in quel filone che ha come precedenti L’uomo disintegrato (1952) di Alfred Bester, Dr. Adder (1984) e Noir (1998) di Kevin W. Jeter. Ancora il cyberpunk, a partire dalla “Trilogia dello Sprawl” di William Gibson, formata da Neuromante (1984), Giù nel cyberspazio (1986) e Monnalisa Cyberpunk (1988). Più recentemente è stato lo scrittore inglese Richard K. Morgan a forgiare opere che esplicitamente propongono un’interessante mistura di noir e science fiction, come nel suo primo e più noto romanzo Bay City (2002).
Non possiamo tralasciare il fatto, poi, che Corpi spenti è un romanzo che si colloca a pieno diritto nel connettivismo, il movimento letterario che Giovanni De Matteo ha co-fondato. Per averne una prova basta leggere l’ultimo punto del Manifesto del Connettivismo, dove si legge: “Noi vogliamo cantare le strade deserte della notte, i monumenti congelati nel silenzio, le luci al neon della metropolitana, le periferie spettrali, i cimiteri di campagna, i reperti dell’archeologia postindustriale, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, le strade dei briganti, la morbida geometria dei corpi, il silenzio attinico di stanze d’albergo abbandonate, la carica sensuale della promiscuità tecnologica, il caos, le stelle, i pianeti deserti, le sonde lanciate verso la notte, la musica radiante di quasarmorte, la tenebra metafisica di un orizzonte degli eventi, la connessione neurale.
In definitiva, Corpi spenti è uno dei migliori romanzi degli ultimi tempi e segna la piena maturità di Giovanni De Matteo. Un componimento narrativo visuale e seminale che (ri)usa i generi della narrativa popolare per tracciare nuove direzioni, non quella della contaminazione, categoria ormai superata, ma in quella di un’etica civile, di un ardore per la parola che ascrivono l’opera di De Matteo a ciò che Wu Ming 1 ha ben descritto nel suo Memorandum sul New Italian Epic.

E di fronte a due giudizi così, non posso che inchinarmi e ringraziarne gli autori.

Qualche giorno fa è stato pubblicato il dossier del comitato promotore per Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e l’offerta preparata dagli organizzatori si è rivelata ricca di sorprese. Fin dall’annuncio della sua candidatura nutro – per ragioni affettive – forti speranze sulla capacità di Matera di rivestire questo ruolo, ma è stato comunque fonte di stupore ritrovare nel progetto così tanti punti di affinità con la mia visione della cultura e dello sviluppo territoriale. Qualche esempio? Eccovi alcuni passaggi, organizzati per aree tematiche:

1. Futuro Remoto: […] una riflessione sul nostro rapporto millenario con lo spazio e le stelle che, ripercorrendo i passi di uno dei residenti più illustri della regione, Pitagora, esplora l’antica bellezza universale della matematica; al tempo stesso, analizzeremo le infinite possibilità dei futuri remoti, contemplando città volanti e ambientando in luoghi di suggestione spirituale (come le chiese rupestri) o cosmologica (come il Centro di Geodesia Spaziale) concerti sperimentali.

2. Continuità e Rotture: […] la città sta ancora cercando di venire a patti con la sua identità fisica, e come in molte altre città europee il suo rapporto con la modernità può dirsi conflittuale. […] Matera 2019 è un’occasione per considerare il tema dell’estrazione del petrolio in Basilicata come un’opportunità per interrogarci sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente.

3. Utopie e Distopie: […] il tema “Utopie e Distopie” trasformerà Matera in un terreno su cui immaginare alternative possibili a realtà che diamo per scontate.

4. Radici e Percorsi: […] la Basilicata ha sempre rappresentato uno spazio di incontro e convergenza.

5. Riflessioni e Connessioni: Il programma intende provare che l’arte, la scienza e la pratica diffusa della cittadinanza culturale possono rappresentare in tutta Europa gli elementi catalizzatori di un nuovo, rivoluzionario modello di comunità, radicato nella “pratica della vita quotidiana”.

Questa tensione verso il futuro è sintetizzata anche nello slogan “Open Future“. Se non è fantascienza questa… Per me il 2019 è sempre stato l’anno di Blade Runner. Il 18 ottobre scopriremo se invece non possa diventare anche l’anno di Matera, capitale europea della cultura.

Matera

Intanto è bene che sappiate che sabato mattina 27 settembre, a partire dalle 11.15, sarò ospite proprio nella città dei Sassi con Donato Altomare (presidente della World Science Fiction Italia) dell’incontro Sud e Fantascienza, un futuro post cyberpunk, organizzato presso l’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico Loperfido – Olivetti nell’ambito dell’XI edizione del Women’s Fiction Festival. Presenteremo Corpi spenti e parleremo di fantascienza, futuro, vita, universo e tutto il resto. A fare da ospite e moderare l’incontro con le classi dell’Istituto Tecnico e del Liceo Scientifico sarà con noi Filippo Radogna. Mi piace pensare che questo sia il nostro piccolo contributo fantascientifico alla road map tracciata verso il 2019, e tutti insieme ci auguriamo che possa non essere l’ultimo.

Prima di partire per le agognate vacanze e tirare un po’ il respiro (ad attenderci all’orizzonte c’è un caldo autunno sul fronte fantascientifico di Bassitalia… ve ne darò notizia al rientro!), ecco altre quattro recensioni fresche di pubblicazione.

Partiamo da Marco Milani, co-iniziatore del movimento connettivista, che sul suo blog dedica al mio libro le parole più lusinghiere che un autore (specie uno come me, che su quel film ha costruito la sua passione per la fantascienza) possa mai sperare di vedersi rivolgere sulla propria opera:

Lo so, è più forte di me e non sarò certo il primo a dirlo: penso a De Matteo e mi si smuove l’associazione con Blade Runner; se vado a Pi-Quadro (e adesso anche Corpi spenti) non riesco a non visualizzare Harrison Ford, impermeabile e cappello, camminare su un marciapiede sotto un centellinare costante di piogge acide. È già nel 2005 mi si era stagliata l’accoppiata De Matteo/Blade Runner come una coppia di fatto, quando approntammo a quattro mani il racconto “E se i replicanti sognano angeli elettrici…” finito poi l’anno successivo su Next n. 5.
Non intendo dire che De Matteo sia la versione ‘mediterranea’ di Philip K. Dick, anzi, potrei dirlo per sottintendere che è un bravo scrittore, ma non lo dico, perché nella variegata produzione del connettivista Giovanni “X” De Matteo vi è originalità, caparbietà scientifica, sci-fi personalizzata e ormai riconoscibile come un’impronta retinea via bioscanner.
[…]
La partenza è scioccante, poi l’indagine parte lenta con cambi di ritmo improvvisi. Gli sviluppi globali che seguono sono complessi, difficili a volte da seguire ma ‘doverosi’ e onesti nella loro configurazione, precisi poiché così deve essere. I personaggi sono diversamente, ognuno a sé, reali nella loro ‘vitalità’ letteraria da arrivare ad immaginarne le espressioni, condividerne pensieri e parole fino ad immedesimarsi, a volte addirittura a comprenderli, esagero, a livello di coscienza. Spunti e impennate narrative alla De Matteo, connettono ottimamente le varie anime della storia a forgiare, alla fine, un Unico oggetto perfetto denominato Corpi spenti.

Marco Milani, autoscatto con 'Corpi spenti'.

Marco Milani, autoscatto con ‘Corpi spenti’.

Un bilancio sostanzialmente positivo, con alcune riserve sullo stile e la fruibilità dell’intreccio, è anche quello stilato da Glauco Silvestri:

Pregi e difetti in questo Urania che vede per la seconda volta un’opera di De Matteo. L’ambientazione è sicuramente un pregio. Napoli, il Kipple, e il degrado di una società che ormai non ha più principi, sono il perfetto fondamento per la creazione di una vicenda. La costruzione dell’ambiente, della situazione socio-politica, e persino dello sviluppo tecnologico (che nel romanzo è mostrato come un mix tra tecnologie oggi conosciute e altre futuristiche) sono sicuramente un must del romanzo.
La storia, il plot della vicenda, ha poco a che fare con la fantascienza. E’ un romanzo noir di discreto spessore in cui compaiono poliziotti corrotti, poliziotti borderline con principi morali, gruppi rivoluzionari, una spia, complotti tra agenzie governative e multinazionali, prostituzione… la vicenda poteva essere tranquillamente ambientata negli anni di piombo e avrebbe retto senza problemi.
Si intravede un progetto più ampio… del resto già nel primo libro molti temi erano stati lasciati aperti. Non ho compreso però quello strano intermezzo alla Stargate ove alcuni astronauti ricostruiscono una sorta di portale trovato su un asteroide, per poi spedire chissà dove una bomba atomica.

Quanto sia legato all’Almanacco della Fantascienza lo sapete. Nell’edizione 2014, in edicola proprio in questi giorni, Ettore Mancino scrive:

AlmanaccoFantascienzaBonelli2014[…] è fresco di stampa il nuovo romanzo fanta-noir di Giovanni De Matteo, Corpi spenti, uscito su Urania. Il libro racconta nuove avventure della squadra Pi Greco, un corpo investigativo speciale che può interrogare i morti e risolvere così i casi più intricati. Ma, sullo sfondo delle operazioni di polizia, si delinea un disegno più grande, con il tentativo di destabilizzare definitivamente il nostro Paese. Una fetta del quale, del resto, sta per proclamare una specie di secessione guidata (e nossignore, non si tratta dell’Angry Nord, ma del disilluso, impoverito e infuocatissimo Sud). Grande affresco, ambizioso “novel” del futuro, intricato romanzo italiano: parafrasando un grande della sf come Thomas M. Disch, lo si sarebbe potuto ribattezzare Gomorra e dintorni e non è detto che Urania non lo faccia in una prossima edizione.

E per finire una ciliegina sulla torta. Dalle pagine di Fantascienza.com Giampaolo Rai dedica al romanzo parole di grande apprezzamento:

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I sette anni intercorsi tra il primo e il secondo romanzo dedicato ai Necromanti non sono passati invano, Giovanni De Matteo ha compiuto un netto salto di qualità senza peraltro rinunciare ad alcune sue peculiarità, in primis il gioco delle citazioni. Citazioni che spuntano improvvise, in una testata giornalistica o in un modo di dire, scoprirle diventa un gioco intrigante quanto avanzare nell’intreccio della storia.
[…]
La sensazione è che De Matteo abbia solide radici nella fantascienza (e non solo) del passato e le usi per proietttarsi verso il futuro. L’interesse del romanzo non sta però nelle citazioni: ambientazione, personaggi e intreccio sono i veri punti di forza. La Napoli futura è una città violenta ma viva, al centro di trame oscure, tra residui di guerre fredde ma anche bollenti e forze misteriose che usano indifferentemente manovre sotterranee e terrore per raggiungere i propri scopi. A contrastare questi progetti criminosi gli agenti della π², stavolta tutti al centro della scena, ben caratterizzati e credibili; il mio preferito è Guzza, un detective cinico e duro, le sue indagini tra le spaziali sono le scene migliori del romanzo.
Lo stile è quello caratteristico di De Matteo, ricco e denso di informazioni su tecnologie e armi, con una vera e propria colonna sonora e un coinvolgimento intenso, richiede un certo grado di attenzione per seguire la vicenda ma ripaga con una sensazione di immersione notevole.
Un secondo capitolo superiore al primo, a Corpi spenti non è stato necessario vincere il Premio Urania (cosa peraltro impossibile per i vincitori del passato) per essere pubblicato, la sua miscela di diversi generi che formano un amalgama perfetto convince sin dalle prime pagine.

Meglio di così, insomma… E per il momento non potevo davvero immaginare un congedo migliore. Ne approfitto per ringraziare ancora una volta tutti i lettori, i colleghi, gli appassionati, gli amici, che hanno apprezzato il romanzo e hanno voluto farmi avere le loro impressioni di lettura. Per me sono tutti feedback preziosi, quindi grazie per il tempo e l’attenzione che avete voluto dedicarmi. Intanto buone ferie a tutti, torneremo a leggerci presto su queste stesse frequenze…

Stay tuned, cyberspace cowboys!

PS: Una segnalazione in extremis! Da oggi anche Lanfranco Fabriani, plurilaureato Premio Urania con cui ho avuto il piacere di collaborare, ha aperto un blog. Lo trovate, come c’era da aspettarsi, lungo i vicoli del tempo!

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati. Vi segnalo due recensioni e qualche commento sparso raccolti da fonti abbastanza eterogenee.

La prima recensione è di Nicola Parisi, apparsa in anteprima sulla blogzine Il futuro è tornato e quindi rilanciata sul blog dell’autore, Welcome to Nocturnia. Un estratto:

De Matteo nel nostro paese è conosciuto (anche ) per essere uno dei fondatori del movimento connettivista che ha ripreso e tentato di ampliare le tematiche del cyberpunk ed indubbiamente in Corpi Spenti sono presenti molti elementi cari al connettivismo, a partire dal Kipple, l’onnipresente nuvola entropica in grado di rigenerarsi in continuazione, però questi elementi spesso rimangono da sfondo oppure si limitano a fingere da scenario per una storia techno-thriller (genere che mi piace, ma non è certo il mio preferito ), in cui una volta tanto però l’elemento fantascientifico non risulta secondario rispetto alla componente noir ma anzi si assiste ad un felice connubio, ad una buona ibridizzazione.

Insomma, tanti paroloni per dire che Corpi Spenti è un romanzo piacevole e che si legge volentieri.

L’autore si concentra principalmente sulla gestione dei personaggi, ritroviamo quindi i necromanti, gli agenti della Polizia Psicografica in grado di estrarre la memoria dai morti, ritroviamo anche il loro uomo di punta Vincenzo Briganti, sempre più stanco e ferito dalla vita ma non per questo disposto ad arrendersi né come uomo né come poliziotto, ritroviamo anche la Napoli futura, drammaticamente e meravigliosamente simile a quella attuale, che si dimostra ambientazione ideale per questo tipo di storie.

Ecco, i personaggi: De Matteo dimostra di amarli i suoi personaggi, di essersene affezionato, li accompagna quasi per mano,  laddove altri scrittori si dimostrerebbero sempre estremamente sadici nei confronti delle proprie creazioni, Giovanni De Matteo si rivela empatico con i suoi e non descrive mere macchietta ma dà caratterizzazione ad ogni personaggio, creando figure complesse e tridimensionali.

Un parere, questo sui personaggi, che mi rende particolarmente felice, confortandomi sul risultato dei miei sforzi volti a conferire tridimensionalità ed efficacia a ciascuno di loro.

La seconda recensione è del mio socio Sandro Battisti, che sulle pagine di Hyperhouse ha dato ampia eco all’uscita del romanzo. Ma non è l’unico motivo che ho per ringraziarlo. Infatti Zoon scrive:

La ricchezza autoriale di Giovanni De Matteo si evince già da questo sfondo sociale su cui s’innesta il romanzo vero e proprio, un turbine di eventi trascendentali e postumani assolutamente iperreali, tanto da dare una resa nitida, come se si stesse parlando della cronaca attuale. Uno dei tanti pregi di Corpi spenti e della prosa di Giovanni è proprio questo: la credibilità assoluta della storia che racconta, anche quando narra di iperboli postumane, o ci s’immerge in navigazioni psichiche nei morti o in chi giace in coma. Protagonista è la Polizia Psicografica, che ha a capo la figura preminente di Vincenzo Briganti, il poliziotto già principale attore di Sezione PiQuadro insieme alla sua squadra, conosciuti nel giro come necromanti, ovvero postumani che grazie alla tecnologia riescono a navigare tra le ultime immagini e sensazioni di chi è morto recentemente. […]

Non mancano i momenti di vertigine da spazio profondo, in questo romanzo, armonizzati perfettamente con lo scenario che ha il suo kernel nella Napoli dei prossimi cinquant’anni, in cui lo sfruttamento dello spazio prossimo alla Terra si è già sviluppato, è diventato routine: è una delle linee guida maggiori del romanzo, e De Matteo coinvolge ed è credibile anche qui, ma ciò non sorprende perché il territorio di elezione dell’autore è prettamente SF, e seguire i suoi ragionamenti e suggestioni è uno splendido entrare nelle spire del Connettivismo, di cui è l’attuale maggiore esponente.

E con queste parole mi ripaga dell’impegno di dipingere uno scenario postumano accurato e credibile.

Sul blog di Urania diversi lettori hanno lasciato le loro impressioni sul libro. Ne scelgo due per tutti:

UraniaBlog_commenti_U1607

Su aNobii, per quanto la scheda del libro non sia ancora accessibile dal motore di ricerca interno, i feedback mostrano una certa predominanza di pareri positivi. Su Amazon, dove l’e-book resterà in vendita dopo l’avvenuto ritiro dei volumi dalle edicole, l’unico commento finora pervenuto è di Miles Vorkosigan, che assegna al libro 4 stelle su 5 e ne apprezza il world-building.

Direi che questa veloce panoramica serve a rendere abbastanza efficacemente la pluralità di aspetti con cui Corpi spenti ha saputo convincere lettori diversi. Se volete un mio parere, difficilmente avrei potuto essere più soddisfatto del risultato. Quindi ne approfitto ancora una volta per ringraziare tutti quelli che finora hanno voluto farmi avere le loro impressioni, in pubblico o in privato. E chi ancora volesse farlo sa dove trovarmi.

Nuova rassegna dedicata a Corpi spenti e a ciò che si dice in giro sul romanzo.

Ancora una volta grazie a Thriller Magazine, che dedica nuove attenzioni al romanzo con un intervento mirato del compagno Fazarov, alias Fernando Fazzari, dal titolo Corpi spenti, l’equilibrio dell’inquietudine. Non una recensione vera e propria, in quanto oltre che sodale di penna da lungo tempo Fernando è stato anche uno dei motori primi dietro la nascita di questo libro. L’idea di base è nata proprio nel corso di una chiacchierata con lui. Nel tempo poi Fernando non ha mai mancato di somministrarmi input utili, anche attraverso il semplice confronto sulla scrittura nei progetti a cui abbiamo collaborato e che continuiamo a sviluppare insieme. Inoltre è uno dei miei beta reader e come tale è stato direttamente coinvolto nella prima fase di revisione del romanzo. Però trovo estremamente utile la sua testimonianza, soprattutto sul metodo. E a proposito dell’interazione tra fantascienza e romanzo nero, il compagno Fazarov scrive:

Ma come fanno i due generi a mischiarsi con efficacia? Esiste un rischio: che i due generi sorgente, se non correttamente dosati, si rubino spazio rallentando la narrazione, che poi era quello che accadeva in alcuni passaggi di Sezione π² — il romanzo precedente con protagonista Vincenzo Briganti — mostrando il fianco alternativamente ai detrattori di un genere o dell’altro. Ma se in quell’occasione Giovanni se l’è cavata con la forza dell’ambientazione e dello sviluppo dell’idea di base — una Napoli futura dove si muovono agenti capaci di indagare i ricordi dei morti — con questa prova ha raggiunto un equilibrio efficace tra i generi.

La chiave di volta è stata l’inquietudine, vero punto di contatto tra mondi narrativi che l’editoria e il senso comune vorrebbe vincenti in coppia a prescindere. L’anima nera di Corpi spenti è nell’entropia emotiva che divora i personaggi, nelle atmosfere che fanno del sogno mediterraneo di Jean-Claude Izzo un incubo, nella paranoia che si lega chimicamente all’aria e brucia le sinapsi dell’immenso organo neurale che si compone di individui, ambiente e Stato.

Per leggere l’intervento nella sua interezza, vi rimando alla sua rubrica: Sotto la superficie. Leggi il seguito di questo post »

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