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Nathan_Never_Magazine_2015_coverDopo 22 anni di onorato servizio e altrettanti albi, l’Almanacco della Fantascienza si congeda dai lettori e lascia spazio al nuovo arrivato in casa Bonelli: Nathan Never Magazine. Le pagine sono ancora 176, ma in linea con il restyling delle altre testate annuali (avventura, western, horror) la rivista perde la sua elegante carta lucida. In compenso si presenta interamente a colori, anche nelle storie a fumetti che avevano mantenuto il tradizionale bianco e nero delle origini.

Cambia anche la formula. Un po’ è un peccato non trovare più le tradizionali panoramiche di apertura sull’annata fantascientifica nei libri, al cinema e in TV, con divagazioni sui fumetti e i videogiochi. Le tradizionali 30 pagine di apertura si ritrovano condensate nella metà dello spazio, frammentate nel doppio delle rubriche: schermo, fumetti, carta, viaggio (!), TV e gioco. Lettura agile e veloce, ma inevitabilmente parziale. Non possiamo più parlare di panoramica dell’annata, ma a tutti gli effetti di un estratto che risponde al gusto e alla discrezione dei redattori, e questo è un po’ un peccato, se ricordiamo le scoperte e i recuperi che invece la vecchia formula garantiva agli appassionati.

A recuperare profondità ci pensano però i quattro Sci-Fi Files, che prendono il posto dei dossier (negli ultimi anni solitamente tre per albo): Gianmaria Contro ripercorre le tappe storiche della fantascienza di marca militare, un tema piuttosto familiare ai lettori della prima ora di Nathan Never; Giuseppe Lippi perlustra l’ultima frontiera del cyberpunk, dedicando ampio spazio all’attività del movimento connettivista in un articolo accurato e informatissimo; Luca Barbieri si concentra sulla morte in diretta, sul rapporto di controllo tra i mass media, l’individuo e la società (con almeno una omissione importante e inspiegabile, a mio avviso, ovvero il romanzo L’occhio insonne di David G. Compton, fonte del film La morte in diretta di Bertrand Tavernier da cui l’articolo prende in prestito il titolo); e infine Maurizio Colombo dedica il suo spazio alle minacce del sottosuolo. Va detto che gli articoli rasentano l’eccellenza, offrono abbondanza di consigli di lettura e di visione, e sono anche ben calibrati per quanto riguarda il mix dei media: ogni file offre, ove possibile, uno spaccato di film, libri, fumetti (e manga) e serie TV.

La nuova formula prevede inoltre una correlazione diretta tra gli Sci-Fi Files e i fumetti. L’albo ne include quattro, tre dei quali sono ripescaggi di storie apparse intorno alla metà degli anni ’90:

  • Lone Star, una storia inedita firmata da Giovanni Gualdoni (testi) e Dante Bastianoni (disegni): ambientazione inedita su un cantiere in orbita eliostazionaria (non si sa bene perché…), con una nave militare destinata allo smantellamento e il nostro Agente Alfa in missione sulle orme di una sua vecchia conoscenza (a quanto mi risulta, però, ignota ai lettori). Storia ben congegnata che cita Sunshine, e proprio come il film di Danny Boyle si presenta poco accurata sotto il profilo scientifico.
  • La danza delle luci blu di Michele Medda (testi) e Nicola Mari (disegni): un’avventura d’antan sul cyberspazio che contiene in embrione l’idea di Lost, ma non ha lo spazio per svilupparla a dovere. Risale al 1994.
  • La sfida di Bepi Vigna (testi) e Germano Bonazzi (disegni): una sfida di scacchi che cavalca le suggestioni degli incontri tra Deep Blue e il campione del mondo Garry Kasparov, con twist finale. Apparsa originariamente nel 1996 sul Nathan Never Speciale di quell’anno.
  • Colonie, ancora del duo Medda/Mari: pubblicato originariamente nel 1995, è a mio parere la storia migliore delle quattro. Una storia di frontiera, ambientata in un avamposto disperso in mezzo al Territorio, alle prese con centopiedi e poteri extrasensoriali (uno dei cavalli di battaglia del primo periodo di Nathan Never).

Inutile l’editoriale di Graziano Frediani. Ma per fortuna a vendere il volume ci penserà la spettacolare copertina di Giancarlo Olivares.

Quanto abbia significato per me l’Almanacco della Fantascienza ho già provato a raccontarvelo in altre occasioni e non mi piace essere ripetitivo. Vedermi citato nel primo numero di Nathan Never Magazine, proprio con Sandro Battisti (per altro fresco vincitore del Premio Urania) e gli altri scrittori che con noi hanno contribuito a dar forma al connettivismo e alla fantascienza post-cyberpunk italiana (Lukha B. Kremo, Dario Tonani, il due volte premio Urania Francesco Verso, e molti altri se ne potrebbero nominare), mi lascia con un senso di soddisfazione che faccio fatica a descrivere, ma che potete facilmente immaginare.

Il futuro, lo scriviamo ogni giorno.

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Per non perdere il contatto con la realtà, fa piacere ricordarsi con recensioni come queste che i nostri lavori vengono letti, commentati, e più spesso di quanto siamo soliti credere anche apprezzati.

Su Fantascienza.com l’esperto di libri Giampaolo Rai recensisce The Origins con queste parole:

Immagino fosse inevitabile, certe cose prima o poi devono accadere. Comunque a me amante dei libri tradizionali e fisici, recensire un libro privo di supporto cartaceo, esistente solo come oggetto virtuale fa un po’ impressione. Per l’occasione ci voleva qualcosa di particolare e credo che The origins sia la scelta giusta: una raccolta di racconti che riassume il movimento più innovativo della fantascienza italiana.

Il Connettivismo ha sancito, all’alba del nuovo millennio, un ideale passaggio tra la fantascienza più tradizionale e quella scossa prima dal fenomeno cyberpunk e poi dalle tematiche del transumanesimo. Nel 2004 il manifesto del connettivismo annunciava la nascita del movimento e ne delineava i temi portanti, nel 2005 nasceva la rivista Next e nel 2007 veniva pubblicata l’antologia Supernova Express.

Dopo un decennio di iniziative in vari campi, editoriali e no, la Kipple Officina Libraria pubblica ora The origins, un’antologia che riassume in diciassette racconti il percorso del movimento dalle origini sino ai giorni nostri.

[continua a leggere]

Ettore Fobo, invece, parla sul suo curatissimo blog Strani Giorni di Next-Stream, e la sua è una recensione che passa in rassegna tutti i racconti inclusi nell’antologia, attraverso i quali riesce a sondare gli intenti dei curatori e tirare le somme sul loro lavoro.

Per ragioni storiche che non starò qui a indagare, la fantascienza è mal vista in Italia. Non è così nei paesi anglosassoni dove gli scrittori di fantascienza riescono a incidere nell’immaginario, possono godere di un’attenzione critica, talvolta si arricchiscono persino,  arrivano a essere delle vedette contese dai giornali e dalle tv. In Italia ormai, potrei aggiungere con amarezza,  è malvista la letteratura, ma tant’è.

Questa italica avversione per la fantascienza permette,  però,  a un movimento come il Connettivismo di svolgere una funzione quasi clandestina ma di sicuro impatto per leggere il nostro caotico presente  e ce lo conferma quest’antologia di racconti. Lo scopo di NeXT–Stream, antologia edita da Kipple Officina Libraria nel gennaio 2015,  è  quello di svincolare il movimento dalle sue tematiche prettamente fantascientifiche e raggiungere una dimensione in cui i generi si mescolano e forse non c’è più nessun genere riconoscibile.  Il sottotitolo è l’eloquente: “Oltre il confine dei generi”.

[continua a leggere]

A fare strano è che Fobo, la cui acutezza è risaputa e già ampiamente apprezzata, sia stato comunque il primo lettore a interessarsi pubblicamente — a sei mesi dal varo  — di un’operazione come questa, che avrebbe avuto tutte le carte in regola per richiamare l’attenzione dall’interno del settore, ma anche e forse soprattutto dall’esterno dei confini del genere. A dimostrazione, forse, di quanto difficili da scavalcare siano le barriere che ci vengono imposte dalle categorie di consumo.

E prima di concludere, due articoli che recano la mia firma, che valgono anche come consigli di lettura. Il primo riguarda la riedizione di un classico da tempo fuori catalogo, il romanzo d’esordio di Alessandro Vietti: Cyberworld. Dal mese scorso il libro è tornato disponibile sul circuito digitale grazie a Delos Digital, per soli 3,99 euro. Su Delos potete leggere la mia prefazione: Sulla frontiera del cyberspazio.

Il secondo è invece una ripresa di un mio vecchio saggio, uscito su Next-Station.org nel 2010, in occasione della prima edizione di Little Brother di Cory Doctorow, all’epoca intitolato X da Newton Compton Editori. Adesso Multiplayer.it ripropone il titolo nella sua collana Apocalittici, e lo fa anticipando l’uscita anche del suo seguito, Homeland, per l’autunno, offrendomi l’opportunità di riprendere quell’articolo e rivederlo. Il risultato, anche in questo caso, potete leggerlo sulle pagine di Delos: Little Brother: il canto di libertà di Cory Doctorow.

E siccome è domenica, ed è estate, lasciamoci con un quadro di Edward Hopper.

Edward Hopper - Highland Light, North Truro (1930)

Edward Hopper – Highland Light, North Truro (1930)

Next-StreamDisponibile sia in cartaceo che in e-book sul sito della Kipple Officina Libraria e anche su Amazon, dove per inciso è partito fin da subito molto bene, potete trovare da ieri la nuova antologia di racconti connettivisti curata da Lukha B. Kremo, Sandro Battisti e dal sottoscritto: Next-Stream, oltre il confine dei generi.

La stupenda copertina è di Luca Cervini. La quarta, che riporto fedelmente, recita:

I connettivisti sono un nutrito manipolo di sperimentatori a tutto tondo, nessuna espressione artistica è loro preclusa. NeXT-Stream rappresenta forse la più ambiziosa forma di sperimentazione del collettivo che vuole, ora, esportare i suoi tratti distintivi anche nella letteratura non di genere, avendo come substrato sempre presente le suggestioni del fantastico e della science fiction.
La realtà ha altri aspetti, se la osservate bene.

I racconti che compongono l’ossatura di questo nuovo progetto, sviluppato a partire dal 2012, sono i seguenti:

  • Chi si ferma è perduto di Umberto Pace
  • Il diario del senatore Giuliani (Sette guerrieri contemporanei) di Lukha B. Kremo
  • Buonanotte Modu; dormi bene di Filippo Carignani Battaglia
  • Psycolandia di Marco Milani
  • La cuspide del dissenso di Domenico Mastrapasqua
  • Unplugged di Sandro Battisti
  • Autopilot di Fernando Fazzari
  • L’eremita di Roberto Furlani
  • Non si esce vivi dagli anni ’80 di Mario Gazzola
  • Ponti di Roberto Bommarito
  • BloodBusters di Francesco Verso
  • Il sepolcro del nuovo incontro di Giovanni Agnoloni,
  • Il peso del mondo è amore di Denise Bresci & Ugo Polli
  • Tornare a Cape Cod di Giovanni De Matteo

Come scriviamo nell’introduzione alla raccolta:

Abbiamo cercato di lavorare privilegiando il principio della massima inclusività possibile dei diversi approcci, con il proposito di fornire uno spaccato variegato e attendibile della complessità da cui muovevamo.

Nella selezione potrete quindi imbattervi in una raccolta eterogenea di sensibilità e di punti di vista sulla scrittura non di genere o, per meglio dire, oltre i generi: contaminazioni di poliziesco e fantascienza che gli appassionati di entrambi i generi potrebbero con qualche fatica incastrare sotto una definizione univoca: scorci del futuro narrati secondo una prospettiva iperrealista; incursioni nel surreale e nel metafisico; soluzioni riconducibili alla literary fiction. E spesso potrete trovare diversi di questi approcci all’interno dello stesso racconto, proprio come se, parafrasando una precedente pubblicazione che ci è particolarmente cara, ogni racconto non fosse altro che il frammento di una rosa olografica.

Quattro mesi dopo The Origins, Kipple Officina Libraria propone dunque un nuovo lavoro collettivo, che forse proprio dalle lettura giustapposta a The Origins potrebbe ricavare maggior forza.

Secondo Lukha B. Kremo è un’antologia che potrebbe piacere a lettori che di solito non leggono né fantascienza né autori connettivisti. In effetti questa antologia vuole portare alla luce un approccio connettivista alla scrittura non di genere, sfruttando l’esperienza maturata nell’alveo della fantascienza e dei generi limitrofi (soprattutto lungo lo spettro che va dal fantastico al poliziesco) per proporre un racconto altro del reale. Nella piena consapevolezza che il reale è un mondo liquido, in continuo cambiamento, in costante evoluzione, e quindi, come una foto non ritrae la realtà meglio di un film, il racconto del presente non presenta particolari vantaggi rispetto al racconto del futuro.

Abbiamo messo insieme 14 visioni sul nostro mondo e sui nostri tempi: 14 punti di vista, 14 approcci diversi. Dalla metafora alla literary fiction, dal surreale alla contaminazione dei generi: sono le nostre idee per i possibili mainstream del futuro. E per questo abbiamo voluto chiamarlo next-stream.

Dalla settimana scorsa è tornato disponibile sui principali store on-line, in una nuova versione rivista e corretta, l’edizione digitale di Ptaxghu6, romanzo di Sandro Battisti e Marco Milani. Per acquistarlo potete rivolgervi al sito dell’editore o ad Amazon. La sua riedizione è l’occasione per inaugurare una nuova collana della Kipple Officina Libraria: si chiamerà Spin-off e ospiterà contributi scritti da diversi autori che prenderanno in prestito e svilupperanno lo scenario dell’Impero Connettivo ideato da Sandro Battisti. Per maggiori informazioni sul libro – impreziosito da una cover di Ksenja Laginja – e sul progetto vi rimando direttamente alla pagina di presentazione sul blog della Kipple. Intanto vi riporto qui di seguito la mia introduzione.

Ptaxghu6

Non amo ripetermi, ma l’occasione me lo impone: a poco più di due anni di distanza dall’uscita del romanzo Olonomico di Sandro Battisti siamo di fronte a un nuovo evento. Cinque anni dopo la prima edizione per i tipi di Diversa Sintonia, torna infatti disponibile Ptaxghu6, il romanzo che Battisti ha scritto a quattro mani con Marco Milani, altro co-iniziatore del connettivismo.

La loro è una collaborazione letteraria che suggella un’amicizia di lungo corso. I progetti comuni in cui si sono cimentati spaziano dalla fondazione e cura di Next (con il sottoscritto a fare da complice), rivista che si è meritata il Premio Italia nel 2011, alla compilazione di antologie come Avanguardie di un Futuro Oscuro, curata nel 2009 da Battisti e pubblicata da EDS, la casa editrice fondata e diretta da Milani. Mancava un romanzo fino al 2010, quando i due hanno unito le loro forze in questa impresa capace di instillare nuova linfa nel movimento.

Ptaxghu6 è un distillato purissimo di essenza connettivista. Prendete l’Impero Connettivo, l’invenzione di Battisti che riprende in chiave fantascientifica le vicende dell’Impero Romano trasponendole su uno sfondo cosmico, in una operazione post-asimoviana e post-herbertiana da cui scaturisce uno degli affreschi letterari più ambiziosi di questi anni. Aggiungete la sensibilità di Milani per la spiritualità zen e tutto ciò che è invisibile agli occhi e dunque essenziale. Giusto un tocco di ironia a stemperare le ombre più oscure. Una spruzzata di Roger Zelazny e J.G. Ballard e un’altra di Valerio Evangelisti. E servite con del ghiaccio: ecco pronta una bevanda fresca e dissetante per le vostre menti, perfetta come lettura tanto di evasione quanto di riflessione.

Purtroppo sono costretto a sorvolare sugli elementi di maggior pregio del romanzo, essendo inopportuno svelare in una prefazione gli ingranaggi del meccanismo narrativo a cui vi apprestate a consegnarvi. E tuttavia voglio lo stesso spendere due parole sull’idea di costruire una replica della Terra e una variazione sulla storia dei suoi popoli, che a pensarci bene rende omaggio anche allo stesso Philip K. Dick, un autore menzionato di frequente da chi poco o nulla conosce delle sue opere e ancor meno avrà letto di fantascienza. Battisti e Milani sanno invece di cosa parlano e, anche rifuggendo da qualsiasi accostamento diretto, riescono a confezionare uno scenario che avrebbe benissimo potuto essere adottato dal grande e sfortunato autore americano come ambiente di collaudo per una delle sue realtà artificiali.

D’altro canto l’importanza di Ptaxghu6 si spinge al di là del valore letterario – comunque indiscutibile – dell’opera. Si tratta infatti della prima collaborazione a cui si presta l’universo narrativo di Battisti, che nei suoi lavori ha sempre rivendicato quell’attitudine all’apertura tipica degli ambienti di sviluppo open source. E questo romanzo è il primo passo verso la condivisione dell’Impero Connettivo. Gli autori e Kipple Officina Libraria hanno infatti scelto proprio questo titolo per inaugurare un progetto di ampio respiro, il cui decollo è previsto per quest’anno: mettere lo scenario di Battisti a disposizione di altri scrittori, che potranno così cimentarsi con i suoi personaggi e i suoi intrighi, ambientando le proprie storie sullo sfondo dell’Impero retto da Totka_II.

Il mondo che vi attende è disseminato di insidie: ogni realtà del mazzo di sequenze temporali su cui l’Impero estende il proprio dominio è potenzialmente letale per chi non si adegua alla legge del nephilim. Se volete, prendete questo libro come un manuale di sopravvivenza. Spremuto e condensato in un cocktail inebriante di visionarietà terminale e avventura sfrenata.

Giovanni De Matteo

Ptaxghu6_banner

Giovanni Agnoloni ha sintetizzato per PostPopuli alcune sue riflessioni sull’Altro, che presto confluiranno in un saggio più strutturato sul connettivismo, conducendo una panoramica su Corpi spenti e la serie della psicografia in cui si inserisce. Con l’occasione mi ha rivolto anche alcune domande su argomenti di cui si è molto discusso in rete – anche da queste parti – negli ultimi tempi: i “realisti di una realtà più grande” di Ursula K. Le Guin, il congresso di futurologia e lo stato della fantascienza in Italia. E così l’articolo è diventato una sorta di termometro della situazione. Ve lo consiglio anche per questo.

Eccone un estratto:

In un nostro recente scambio di battute su FB – a seguito del suo articolo uscito su Holonomikon – hai sottolineato come il Connettivismo si fondi sulla sostanziale compresenza (o, eventualmente, sull’alternanza) di generi diversi, fusi però in un’unica sensibilità capace di proiettarsi anche su un orizzonte narrativo mainstream. Si può dire che il movimento stia cercando di evolversi in una direzione che vada oltre certe resistenze “passatiste” della produzione strettamente fantascientifica italiana, che evocavi nel tuo articolo?

Ho sempre creduto che la cosa importante fosse evitare di fossilizzarci. Per restare in ambito fantascientifico, la mia prima grande passione è stato il cyberpunk: dai quindici anni in poi ho cercato di acciuffare qualsiasi cosa fosse stata pubblicata in Italia di riconducibile a questa corrente letteraria. Ho accumulato decine di libri e li ho divorati tutti, leggendoli più e più volte. Ma per mia fortuna, quando ho scoperto il movimento di Gibson e soci, Bruce Sterling ne aveva già certificato la morte da quattro o cinque anni. La scena del crimine, quando sono arrivato io, era già fredda… Così ho potuto spingermi in esplorazione, fuori dal filone, e sai cosa ho trovato? Altre fonti di meraviglia che hanno acceso altre passioni: Philip K. Dick, per cominciare; e poi Samuel R. Delany, J.G. Ballard e gli altri protagonisti della New Wave; e poi Alfred Bester, Fritz Leiber, Frederik Pohl e gli altri padri ispiratori del genere. E, tra gli italiani, Valerio Evangelisti, Vittorio Catani, Vittorio Curtoni, Lino Aldani

Tra gli utenti del fandom di SF attivi in rete, c’è un certo numero di nostalgici che rimpiangono un’età dell’oro perduta: la cara vecchia space opera, le storie semplici e accattivanti di una volta, i protagonisti tutti d’un pezzo, e non so che altro. Non credo che siano la frangia più numerosa del fandom (figuriamoci dell’intero bacino di lettori di fantascienza, di cui il fandom rappresenta solo la punta dell’iceberg), ma di sicuro è la più rumorosa. Scalpita, recrimina, rivendica un ritorno a stagioni della nostra storia che purtroppo per i loro sogni non si ripeteranno mai più. Come non si ripeterà più il decennio del cyberpunk. Ma questo non vuol certo dire che in futuro non ci saranno correnti e filoni altrettanto vitali e interessanti.

Già adesso nel mondo anglosassone si parla di una nuova Golden Age: lo hanno fatto quest’anno gli editori e gli addetti ai lavori riuniti a Londra in occasione della WorldCon. Si guarda con interesse ad altre culture, grazie al fatto che la società americana e quella britannica, di fatto le culle della science fiction, acuiscono sempre di più i loro tratti multietnici. E si guarda con uguale interesse al tema dei diritti civili, che dal femminismo in avanti non ha mai conosciuto battute d’arresto. Solo qui in Italia possiamo trovare gente che si permette di fare la voce grossa guardando al passato, senza che si inneschi un moto di risposta collettivo che riesca a isolare e far risaltare l’insulsaggine di queste pretese.

Con il connettivismo abbiamo messo in piedi un tentativo in questa direzione. E l’idea di cristallizzarci in uno schema imitativo (sia pure di noi stessi) non ci sfiora nemmeno. Quest’anno varchiamo l’orizzonte dei dieci anni. Era una notte di dicembre del 2004, quando quest’oscuro congegno si mise in moto. Chi l’avrebbe detto che dieci anni dopo saremmo stati ancora qui (con Sandro Battisti, Marco Milani e un gruppo sempre più numeroso di amici acquisiti per strada, tutti animati dalla stessa passione) a parlare di fantascienza e a proporre progetti per il futuro?

The Origins coverLa congiunzione degli eventi ha fatto sì che questa settimana mi trovassi con ben due novità editoriali in uscita. Oggi vi parlerò della prima, che riguarda un progetto di cui si vociferava da tempo, e che per la tenacia di Marco Milani e di tutta la squadra di Kipple Officina Libraria è riuscita a vedere la luce mentre ci avviciniamo al fatidico rintocco che suonerà il decimo anniversario della nascita del connettivismo. Si tratta dell’antologia The Origins, che si propone di scavare nelle origini del movimento, raccogliendo i racconti composti da Milani, Battisti e dal sottoscritto – i tre iniziatori (quattro con l’inclusione di Lukha B. Kremo, che fin dall’inizio ha seguito un percorso che ci ha subito portati a convergere) – a ridosso dell’uscita del Manifesto.

Ora, l’operazione non si propone un intento celebrativo, ma credo che abbia un suo spessore storico. Dentro vi troverete 17 racconti: riedizioni di opere dei primi anni, collaborazioni e anche inediti. Con dei contributi di Kremo che tracciano un utile parallelo tra lo sviluppo del movimento e gli eventi della sua Nazione Oscura.

Per quanto mi riguarda, i racconti inclusi nell’antologia sono:

  • La nuova specie – Un’incursione in un futuro distopico, con una cavia che si ribella agli esperimenti a cui viene sottoposto fin dalla nascita, amplificando facoltà ignote al resto degli esseri umani. Il tutto mentre l’avanguardia di un esercito di occupazione alieno raggiunge la Terra. La prima stesura è uscita sull’Iterazione 01 di Next. Il racconto risale al 2005.
  • Zero Assoluto – Supereroi pulp in azione su un doppio binario, che parte dai giorni bui della Seconda Guerra Mondiale. Scritto tra il 2007 e il 2008, pubblicato sull’Iterazione 11 di Next.
  • L’occhio delle stelle – La mia prima collaborazione su un racconto con Sandro Battisti, in una storia che unisce il suo Impero Connettivo con uno dei miei primi scenari spaziali (il Concourse, da cui sarebbero scaturite – tra le altre cose – sia le Cronache del Gorgo che Terminal Shock). Scritto nel 2005, già apparso sull’Iterazione 06 di Next e in una capsula Kipple.
  • Se i replicanti sognano angeli elettrici… – Scritto a inizio 2006 a partire da un’idea di Marco Milani, ispirato dalla nostra comune passione per Blade Runner, è stata una delle collaborazioni più soddisfacenti a cui abbia mai preso parte. Ne conservo ancora oggi un ottimo ricordo. Il racconto uscì nell’Iterazione 05 di Next, dedicato alla figura di Philip K. Dick.
  • Requiem per un sognatore – Un racconto lungo fortemente debitore di William Gibson e Michael Marshall Smith, tra gli altri. Il primo racconto che ho ambientato a Roma, scritto poco prima di lasciare la città. In questo testo ho recuperato intere sezioni pensate per un adattamento cinematografico del racconto Il mercato d’inverno di Gibson (un progetto mai realizzato, malgrado l’interessamento di qualche filmmaker). Scritto tra il 2006 e il 2007, è il mio inedito incluso nella raccolta.

E altrettanta roba arriva dalle penne dei miei compagni d’avventura. Sono 198 pagine per 1,99 euro in e-book (su tutti gli store on-line, per comodità vi linko l’editore e Amazon). Scusate se è poco.

Origins_banner

Un uomo solo, nel silenzio dei suoi atti, mentre subisce la presenza tecnologica… Questa la stringata, essenziale presentazione da parte dell’editore (Stampa Alternativa) del volumetto che segna nel 1993 l’esordio ufficiale di Sandro Battisti, che 11 anni più tardi avrebbe dato un apporto determinante all’iniziazione del connettivismo, rivendicando di diritto un ruolo di primo piano nel panorama underground del fantastico italiano.

Il Gioco, a lungo creduto esaurito, vent’anni dopo si è materializzato a sorpresa sulla mia scrivania, meritandosi un posto di rilievo tra le strenne dell’ultimo Natale. Perché Sandro è prima di tutto un amico, che non ha mai fatto mancare sostegno e stimoli nell’arco di una più che decennale frequentazione, arricchita dalle forme più varie di collaborazione. E perché fin dalla sua opera prima ha intrecciato inconsapevolmente il suo percorso autoriale con il mio personale.

Era il 10 giugno 1993 quando Sandro diede alle stampe questo racconto, a proposito del quale potremmo parlare –Battisti_Il_Gioco memori degli insegnamenti di J.G. Ballard – come di un romanzo condensato. Sono solo una ventina di pagine, ma condensano al loro interno un universo narrativo già solido e sfaccettato che avrebbe continuato a evolversi nella sensibilità post-cyberpunk del suo autore fino al cybergoth prima e poi a ciò che sarebbe stato il connettivismo, ovviamente nella declinazione specifica di Sandro, per travasarsi e alimentare tutta la sua produzione successiva. E quanta sinistra meraviglia e fascinazione tecnologica, quanto senso dell’oscurità e del dolore troviamo in quest’opera!

Era l’estate del 1993, qualche giorno dopo l’esordio di Sandro, che trovai in edicola L’almanacco della fantascienza Bonelli, alla sua prima edizione. Quando si parla di episodi che ti cambiano la vita si rischia inevitabilmente di scadere nella retorica, ma senza timore di esagerare posso sostenere che se quell’estate non mi fossi perso tra le pagine di quest’altro volumetto, il mio contatto con l’universo della fantascienza sarebbe stato ritardato di un tempo che oggi non saprei quantificare, e probabilmente si sarebbe rivelato anche molto meno interessante. Perché nelle appena 176 pagine dell’Almanacco Bonelli trovai – insieme a una storia a fumetti da urlo, Vendetta Yakuza, sceneggiata con il ritmo giusto da Bepi Vigna e illustrata con una maestria smisurata dall’immenso Roberto De Angelis, poi a lungo anche copertinista di Nathan Never, di cui l’Almanacco usciva come supplemento annuale – tutto ciò che un curioso neofita può desiderare da una pubblicazione antologica di questo tipo: una presentazione a tutto campo del genere, con articoli capaci di spaziare dalla letteratura al cinema, dalla storia della fantascienza alle ultime tendenze. Negli anni a seguire l’Almanacco – 1993 soprattutto, ma anche insieme alle sue quattro o cinque successive dizioni – sarebbe stato per me un riferimento imprescindibile nella scelta dei film da vedere e dei libri da recuperare e leggere.

Quell’estate del 1993, la ricordo oltre che per il triste vissuto soprattutto in relazione al senso di meraviglia e di futuro evocato dal profumo di queste pagine stampate su sfondo grigio-azzurro, dalle riletture continue di Vendetta Yakuza e delle rubriche, alla ricerca della chiave cognitiva necessaria per decodificare sia la complessità del fumetto che la molteplicità di riferimenti distillati nelle panoramiche dedicata ad Asimov, alla protofantascienza italiana, a Jeff Hawke e, in maniera particolare, al cyberpunk. Quel senso di meraviglia e di futuro che trabocca dalle pagine de Il Gioco, per molti versi paradigmatico della sorte toccata al filone di Gibson, Sterling e soci qui in Italia: una sensibilità tanto aliena al gustoNextFest_2012_Battisti_De_Matteo degli appassionati di fantascienza da essere a lungo relegata fuori dai circuiti editoriali del settore, o almeno fin troppo premurosamente filtrata e marginalizzata. La rete (qui centralizzata da un Grande Computer che evoca molto anche l’ossessione orwelliana del controllo), le realtà virtuali (declinate con affinità dickiana nel gioco di prospettive di una matrioska narrativa), la clandestinità e il senso di perdizione (con un cinismo tinto di sfumature nere mutuato dall’ascendenza noir del filone): sono tutti elementi fondanti dell’immaginario e dell’estetica cyberpunk che vengono reinterpretati dalla sensibilità di Battisti, anche alla luce delle sue suggestioni per l’esoterico e il soprannaturale.

Non a caso il racconto ruota intorno a un tentativo di evocazione spiritica, al fine di “intrappolare un ectoplasma in un loop di software […], per potere poi studiare i fenomeni ad esso connessi“. Ma dove avviene tutto questo, se non in un’illusione già programmata da Joint, il protagonista di questa oscura vicenda? E con quale esito, se non quello di spingere il protagonista verso il compimento di un destino breve a cui si sente condannato, ma nei cui riguardi fatica a uscire da una situazione di stallo psicologico che lo condanna all’immobilità emotiva, all’isolamento e alla solitudine? La rottura dell’equilibrio non è esente da un costo, e alla fine della storia Joint ne scoprirà il prezzo.

La lettura di queste pagine ha saputo riportarmi indietro alla magia segreta di quel 1993, tanto da spingermi a lasciare queste note, che ovviamente arrivano con vent’anni di ritardo. All’epoca non esisteva la rete come la intendiamo oggi, non esistevano i blog, il cyberpunk era morto da poco (almeno stando a Bruce Sterling, che poi sarebbe stato un padrino spirituale per Sandro Battisti) e io ancora non avevo nemmeno cominciato a leggere fantascienza. Il mondo ne ha fatta di strada, da allora. E proprio per questo Il Gioco è un racconto che meriterebbe di essere riproposto al pubblico: molti appassionati di fantascienza potranno forse non gradirlo nemmeno ora, come vent’anni fa fecero fatica a digerire il cyberpunk. Ma non sono mai stati i necrofili a stimolare il cammino della cultura, men che mai potrebbero esserlo adesso. Per tutti gli altri, appassionati curiosi delle nuove tendenze e attenti ai percorsi storici e all’indagine filologica, o lettori solo occasionalmente interessati alla fantascienza e al fantastico, la riedizione de Il Gioco sarebbe un dono prezioso, capace di chiudere un cortocircuito e accendere una scintilla improvvisa, mai nemmeno sospettata. Un po’ come è successo a me, in questa assurda storia di Natale propiziata dalle maree del tempo che mi hanno riportato indietro a un’ormai lontana, perduta estate del 1993.

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