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Seconda segnalazione robotica in meno di una settimana, per annunciarvi che è uscito il numero 90 della leggendaria rivista di fantascienza fondata da Vittorio Curtoni e attualmente diretta da Silvio Sosio, e che tra le sue pagine ha trovato in extremis confortevole asilo anche il mio articolo-moloch sullo sviluppo semiotico dell’utopia. Perché se è vero che il blog è impermanente per definizione, come tutto quello che è codificato in pacchetti di bit in un server oceanico da qualche parte, le pagine di Robot sono per sempre.

E così ci siamo. L’attesa è finita. Preceduto dal libro evento del 2019 (asso pigliatutto all’ultima edizione del Premio Italia), annunciato in pompa magna, accompagnato da una campagna promozionale come raramente se ne vedono in Italia quando si parla di fantascienza (e chissà perché ancor più quando si tratta di fantascienza italiana… se non quando la fantascienza è il pretesto per allenare la consolidata virtù italica del velleitarismo coloniale), è il momento del Millemondi dell’estate 2020: Distòpia.

Curata ancora una volta da Franco Forte, impreziosita come sempre da una cover memorabile di Franco Brambilla e completata da una postfazione di Carmine Treanni sulla strana attrazione che esercita “il peggiore dei mondi possibili”, l’antologia dedicata alla fantascienza scritta da autori italiani si è concentrata questa volta su un tema che, all’origine, nessuno si sarebbe di certo aspettato sarebbe stato così d’attualità al momento dell’uscita in edicola: fin dal titolo, che rifugge qualsiasi tentazione di camuffamento, a fare la parte del leone saranno i futuri avversi, i mondi allo sfascio, le società totalitarie, le piccole e grandi distorsioni – o, se preferite, perversioni – di cui l’umanità sa rendersi capace.

Dalla presentazione del volume:

Tenetevi pronti a sognare agli scenari immaginati da alcuni dei migliori scrittori della fantascienza italiana, riuniti da Franco Forte, curatore dell’antologia.

Le loro visioni vi porteranno a incontrare un androide nelle gelide miniere di Plutone, a indagare insieme a una Nativa Mentale i segreti di un’Italia virtuale (o meglio “n’Italia”post pandemia, ad aggirarvi sotto i tramonti oscuri della città di Morjegrad, preda di strani blackout.

Preparatevi a danzare con un’umanità mutilata dall’editing genetico, a inseguire ali di farfalla in un mondo prosciugato dalla vita, a far crepitare di raggi laser la neve grigia dell’inverno nucleare.

Tra le pagine di “Distòpia” scalerete i durissimi canoni estetici del riallineamento, sarete assordati dal frastuono del crollo dei grandi monumenti della Terra, andrete a caccia di emozioni forti in un mondo che ha sacrificato la privacy e il contatto umano a favore di un’inquieta sicurezza, andrete a caccia all’ispirazione insieme a uno scrittore disperato.

Potrete farvi inebriare dal fascino digitare di un/a Perfect Companion, colonizzare un pianeta meticcio e multispecie e persino perdervi in un futuro psichedelico governato da hashtag e captcha.

Per quanto mi riguarda, Distòpia giunge dopo Cronache dell’Armageddon e Lo Zar non è morto e completa un trittico che per puro caso, dopo una lavorazione di diversi mesi, è arrivato a convergere su questo scorcio di estate post-pandemica, suggellando un mese di giugno di rara produttività.

Magari del mio racconto parleremo nei prossimi giorni. Intanto, ci vediamo in edicola!

Altro appuntamento in casa Kipple, dopo quello con l’antologia tributo dedicata al ricordo di Sergio “Alan D.” Altieri la scorsa settimana. Stavolta si tratta della terza prova sul campo del nextstream, quell’approccio laterale alla fantascienza su cui abbiamo iniziato a sperimentare nel 2015 (Next-Stream. Oltre i confini di genere, il primo titolo), e che nel 2018 ha riscosso un insperato successo con il secondo volume, Next-Stream. Visioni di realtà contigue.

Dal blog dell’editore:

Lo zar non è morto è il titolo di questo volume, undici storie ucroniche, fantapolitiche o semplicemente ambientate in un “tempo fantastico” che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia.
Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale sul sito della casa editrice, nei principali store on line e nelle librerie. All’interno racconti di Giulia AbbateGiovanni De MatteoEttore MaggiFrancesco Troccoli, Daniele CambiasoSandro BattistiAlessandro ForlaniDomenico MortellaroFranco RicciardielloPee Gee Daniel e Nicoletta Vallorani. I curatori sono Lukha B. Kremo e Domenico Gallo.

Muovendo da Lo zar non è morto – Grande romanzo d’avventure, un romanzo scritto nel 1929 da un gruppo di letterati italiani provenienti da diverse correnti culturali capeggiati dal padre del futurismo Filippo Tommaso Marinetti, riscoperto nel 2005 da Giulio Mozzi ma purtroppo presto nuovamente consegnato all’oblio. I curatori partono da questa suggestione per imbastire una scorribanda ai confini tra immaginario di genere e mainstream, confezionando un’antologia di undici storie ucroniche, fantapolitiche o ambientate in un tempo alternativo “che, lette una di fila all’altra, sembrano riscrivere gli ultimi cent’anni di Storia, quel lasso temporale che ci separa dalla nascita della contemporaneità e dalla scomparsa degli Zar”.

Dalla prefazione di Lukha B. Kremo e Domenico Gallo:

E allora esistono, a fianco a noi, infiniti universi che si creano a ventaglio ogni frazione di tempo in cui infiniti fenomeni quantistici letteralmente esplodono. Ma il mondo quantistico è decisamente controintuitivo e richiede spesso uno sforzo di immaginazione per raffigurarsi “materialmente” cioè che non lo è, ciò che nega la nostra esperienza quotidiana e classica. Ebbene è come se ogni ucronia fosse l’universo duale del nostro per ogni episodio storico che conosciamo. Ma al di là di una qualche verosimiglianza fisica, l’ucronia è uno sforzo di comprendere la Storia attraverso la sua falsificazione, la nostra Storia, quella che condividiamo. È un modo per amplificarne le contraddizioni, per mettere a nudo ciò che è alla base della politica: l’occultamento della verità.

Il mio contributo è l’ultima storia che ho scritto nel 2019 ed è un racconto a cui mi legano sentimenti contrastanti. S’intitola Prometheus Post Mortem, che mi rendo conto non essere il titolo più sottile uscito dalla mia testa, ma di sicuro ne condensa bene il nucleo narrativo. Lo spunto politico di partenza non è altro che la mia crescente insofferenza per l’analfabetismo civile di tutta quell’amorfa marea populista che negli ultimi anni si è andata tingendo sempre di più, e sempre più spudoratamente, di bieche sfumature sovraniste. Non occorre nominare esponenti, capilista, portavoce, partiti o movimenti… dal racconto credo si capisca bene chi avevo in mente mentre scrivevo. Nella finzione, per dipingere una burocrazia sclerotizzata e cannibale e ritrarre la problematica resistenza non solo politica, ma anche morale, dei protagonisti, non ho potuto fare a meno di ispirarmi a quei capolavori della coppia formata da Enki Bilal e Pierre Christin che sono Le falangi dell’ordine nero e Battuta di caccia, due delle più belle storie a fumetti (e non solo) che abbia mai letto, che insieme compongono il meraviglioso dittico di Fins de siécle (1979-1983).

I protagonisti sono, per la prima volta da quando scrivo ora che ci penso, i tre componenti di una famiglia: padre, madre e figlia. Due di loro sopravvivono e architettano un piano di vendetta per onorare la memoria del terzo.

La componente fantascientifica è data da una rivoluzionaria tecnologia che promette di simulare fedelmente la coscienza umana, e che il regime dittatoriale che controlla l’immaginaria Austrasia, una federazione mitteleuropea di matrice etnica e culturale sia slava che germanica, pretende di usare per i propri scopi sinistri contro i suoi oppositori. Ancora una volta l’argomento della riproduzione della mente fornisce carburante narrativo a una mia storia (era successo, tra l’altro, proprio nella precedente iterazione di Next-Stream).

E sì, anche questa è una storia che vive di incastri, in cui la struttura è intesa a produrre una forte influenza sull’impatto emotivo della lettura, con i diversi punti di vista che si combinano tra loro in un gioco di rimandi e richiami a collegare tra di loro le diverse parti. È anche un racconto in cui c’entrano – e molto – Walter Benjamin e Dylan Thomas.

E adesso ho scritto fin troppo. L’invito spassionato, viste le altre dieci firme riunite nel volume e il sigillo dei due curatori, è a leggere l’antologia e commentarla. Un libro così nasce per sua stessa natura predisposto al dibattito. Buona lettura!

E così il 20 giugno, al termine della prima Italcon virtuale della storia, sono stati annunciati anche i vincitori dell’ultima edizione del Premio Italia. Partivamo da qui e la mia trentatreesima nomination personale in quindici anni si è tradotta nel mio secondo Premio Italia e mezzo (dopo gli articoli del 2012 sui viaggi nel tempo, scritto a quattro mani con il socio Lanfranco Fabriani, e del 2014 sulla fantascienza cyberpunk e post-cyberpunk). Anche questa volta concorrevo in una categoria amatoriale, ma stavolta il premio è arrivato per il racconto. Per la precisione questo, a cui resto molto legato.

In un certo senso, è come mantenere una promessa, ma è ancora presto per montarsi la testa.

Voglio quindi ringraziare tutti i partecipanti che hanno accordato a Red Dust le loro preferenze e Luca Bonatesta che ha scelto di ripubblicarlo nella sezione narrativa del Club GHOST, dandomi la possibilità di concorrere nella categoria dei racconti non professionali, e complimentarmi con tutti gli altri finalisti e vincitori, tra cui diversi amici. A mio parere è stata una bella edizione della Italcon, riuscita come esperimento per le modalità atipiche dello svolgimento, e impreziosita dall’idea del curatore del premio Silvio Sosio di valorizzare anche i piazzamenti tra i finalisti. Speriamo che anche questo aiuti ad allargare la platea dei votanti il prossimo anno.

Sono trascorsi tre anni da quel giorno che nessuno di noi avrebbe mai voluto vedere, ma Alan D. Altieri, Sergio per gli amici, è ancora con noi, come dimostrano due iniziative che hanno visto la luce in questa terza, triste ricorrenza.

La prima, grazie al coordinamento del formidabile trio composto da Cecilia Lavopa, Andrea Novelli e Giampaolo Zarini, è apparsa sulle pagine di Contorni di Noir, con i ricordi di una nutrita schieri di amici e autori che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e lavorare con lui. Potete leggere i nostri contributi nei due post che li raccolgono tutti, da cui credo che emerga bene un affresco a tutto tondo di questo gigante della letteratura italiana contemporanea.

La seconda è un annuncio a cui tengo molto, perché è il frutto di un anno e mezzo di lavoro, un arco di tempo durante il quale con Alessio Lazzati abbiamo visto nascere e crescere un progetto che accarezzavamo praticamente dal giorno dopo quella tragica data di tre anni fa. Fin da subito è stato un nostro comune cruccio trovare un modo per omaggiare degnamente il ricordo di un amico e un maestro troppo importante per poter condensare in una manciata di parole la portata dell’influenza che ha esercitato su di noi. Poi nell’autunno 2018, in occasione di uno StraniMondi, Andrea Vaccaro, curatore per Kipple Officina Libraria della collana K_Noir, ci lanciò il guanto di una sfida che noi accettammo con l’entusiasmo degli incoscienti. Ed ecco il risultato.

Dal sito dell’editore:

Venti contributi tra narrativa e realtà, tra omaggio e memento, esplorano i sentieri tracciati dal bardo dell’Apocalisse; autori, colleghi, amici e familiari ricordano l’esploratore del vuoto, evocando la sua immensa disponibilità, bravura, capacità di sintetizzare intere forme di Letteratura in un’apocalittica visione creativa ogni giorno più attuale.

I racconti di Danilo AronaBarbara BaraldiUmberto BertaniItalo BoneraSandro BattistiAndrea Carlo CappiGianluca D’AquinoAlessandro DefilippiGiovanni De MatteoAlessio GalleraniGiuseppe GennaLukha B. KremoLuca Mazza & Jack SensoliniValeria MontaldiGianfranco NerozziAndrea Novelli & Gianpaolo ZariniClaudia SalvatoriDario Tonani, rendono omaggio a Der Wolf, il bardo dell’Apocalisse, l’esploratore del vuoto. Con la prefazione di Franco Forte, un ricordo di Dario C. Altieri e Adrian D. Altieri e la sontuosa copertina di Franco Brambilla.

Emerse dalle tenebre.
Memento e incubo.
Un uomo in un mantello colore delle ombre, su un cavallo da guerra colore dell’acciaio. Un viandante. Nient’altro che un viandante in nero.
Avanzò lungo la strada flagellata dalla pioggia del Giorno dei Morti. Superò i relitti di case sventrate, invase da erbacce sibilanti nel vento. L’aria era opaca, miasmatica. Vapori lividi si levavano dal lastrico di pietre, disperdendosi contro nubi simili ad antracite liquefatta. Nessuna luce arrivava sulla terra. Forse la luce aveva semplicemente cessato di esistere.

Alan D. Altieri, Magdeburg. L’Eretico (Corbaccio, 2005)

Con il consueto tempismo (ahem…), eccomi a ribloggare una notizia vecchia di quasi una settimana. Lunedì sono stati resi noti i finalisti all’ultima edizione del premio Italia. Se non si sa ancora quando verranno resi noti i vincitori (la premiazione è prevista nell’ambito di Fantàsia 2020, a San Marino, ma appare quanto meno improbabile che la manifestazione si svolgerà come programmato a metà giugno), le date certe riguardano la finestra per esprimere le proprie preferenze, che rimarrà aperta fino al 15 maggio. Nel momento in cui scrivo sono già più di 230 le schede di voto inviate, quindi questo post non ha alcuna valenza «promozionale», ma si limita a voler ringraziare tutti quelli che hanno accordato durante la prima fase un voto ai candidati connettivisti, molti dei quali approdati a contendersi l’ambito trofeo direttamente o con i progetti collettivi a cui hanno preso parte:

Illustrazione o copertina

Ksenja Laginja, Cacciatore di Sirene, Kipple Officina Libraria

Curatore

Andrea Vaccaro

Collana

Avatar, Kipple Officina Libraria

Saggio

Giovanni Agnoloni, Tolkien: la Luce e l’Ombra, Kipple Officina Libraria

Antologia

Franco Forte, Strani mondi, Urania Millemondi – Mondadori

Carmine Treanni, Altri futuri, Delos Digital

Racconto di autore italiano su pubblicazione professionale

Lukha B. Kremo, Ipersfera, Strani Mondi, Urania Millemondi – Mondadori

Racconto di autore italiano su pubblicazione amatoriale

Giovanni De Matteo, Red Dust, Club Ghost (ne parlavamo qui)

Articolo su pubblicazione amatoriale

Linda De Santi, Totalitarismi, ruoli di genere e maternità: uno sguardo alla narrativa distopica delle donne, Next Station (ne parlavamo qui)

Giovanni De Matteo, Di cosa parlate quando parlate di fantascienza?, Holonomikon

Numerosi anche i candidati che non sono entrati nella shortlist, in alcuni casi solo per pochi voti (è il caso di questo blog, che ha mancato la finale pur avendo raggranellato la bellezza di 27 segnalazioni… o di Quaderni d’Altri Tempi con 31 segnalazioni… grazie a tutti, uno per uno!).

Complimenti anche a tutti gli altri finalisti, tra cui moltissimi amici: Franco Brambilla, Carmine Treanni, Maico Morellini, Silvio Sosio, Giorgio Raffaelli e Annalisa Antonini, Giulia Abbate e Elena Di Fazio, Luigi Petruzzelli, Silvia Castoldi, Francesco Verso, Davide Del Popolo Riolo, Luca Mazza, Alessandro Vietti, Dario Tonani, Emanuele Manco, Elisa Emiliani, gli amici di Fondazione SF… e sicuramente dimentico qualcuno.

A questo punto in bocca al lupo a tutti e che vinca… uno dei migliori!

Che il 2019 sia stato un anno eccezionalmente prolifico, soprattutto per i miei standard attuali, lo dimostra il fatto che ho dovuto separare il resoconto sull’annata del blog da questo, in cui passerò in rassegna i miei contributi extra-olonomici. Nel corso dell’anno che si chiudei in queste ore ho pubblicato, in riviste, webzine e raccolte, 15 articoli (dove non specificato diversamente, su Quaderni d’Altri Tempi) e 3 racconti:

E per finire, una corposa intervista a Carmine (sempre per Delos) sul tema delle intelligenze artificiali, altro tema di cui mi sono occupato estesamente negli ultimi anni.

In sostanza, non mi posso davvero lamentare. Inoltre inseriamo nel pacchetto anche l’attesa edizione cartacea di Karma City Blues, che a quanto pare si sta destreggiando ancora abbastanza bene, e il servizio è davvero completo.

In queste ultime ore del 2019 stanno inoltre prendendo forma almeno due racconti che dovrebbero vedere la luce nel corso del 2020, in progetti piuttosto ambiziosi, e comincia a riscaldare nuovamente i motori un’antologia che andrà in rampa di lancio entro la prossima primavera. Di più al momento non posso dire, ma si tratta di tre iniziative a cui sono molto legato.

Una possibile nota di rammarico è rappresentata dal fatto che mi sarebbe piaciuto riuscire a fare molto di più per Next Station, che prima o poi dovrà decollare nuovamente. Intanto, però, abbiamo pubblicato un articolo eccellente di Linda De Santi sulla letteratura distopica delle donne, ed è stata già di per sé un’enorme soddisfazione.

Last but not least: visioni e letture. Nel 2019, dopo quasi un anno di più o meno volontario esilio, siamo tornati al cinema, ma senza vedere nulla di davvero memorabile da segnalare. Più soddisfacente è stata invece l’annata televisiva: oltre alle novità (Chernobyl, Watchmen, la terza stagione di True Detective e l’ancor più atteso, per quanto tutt’altro che soddisfacente, finale di Game of Thrones), sono riuscito finalmente a completare Halt and Catch Fire, ho avuto modo di riguardare con calma (e apprezzare) Save Me e sono giunto al giro di boa di Mr. Robot e all’ultima stagione di Breaking Bad. Prima o poi magari riparleremo delle cose di cui già non abbiamo parlato nel corso del 2019.

Quanto alle letture, stando alle statistiche di aNobii avrei letto 28 libri per complessive 6.547 pagine, ma come sempre si tratta di un’approssimazione per difetto visto che diversi titoli, tra fumetti da edicola e e-book, sfuggono alla classificazione del social network più odiato da chi legge. Motivo, tra gli altri, che mi induce a usarlo sempre meno.

Prima di chiudere, proviamo ad abbozzare una lista di propositi per il 2020? Partiamo con questi tre, che mi sforzerò di portare a termine nell’arco dei prossimi 12 mesi:

  1. Completare il nuovo romanzo, lasciato in stand-by dalla scorsa primavera
  2. Ridurre l’acquisto di nuovi libri cartacei a non più di sei rilegati e ventiquattro tascabili (impresa ardua, viste le medie degli ultimi anni, ma resa ormai necessaria dalla cubatura ormai prossima all’esaurimento delle mie librerie, che comporterà la conversione al digitale per almeno i due terzi dei titoli acquistati – negli ultimi anni circa )
  3. Completare l’inventario della biblioteca (altra impresa resa improrogabile dalla necessità di tenere traccia efficacemente dei nuovi arrivi e dei progressi di lettura, visto il servizio sempre più penoso offerto da aNobii)

A questi se ne aggiunge in realtà un quarto, ma per il momento lo lascio sospeso, non perché di difficile attuazione, ma perché legato almeno in parte alle iniziative in corso (e ai punti precedenti): negli ultimi due mesi sono già riuscito a ridurre la mia presenza sui social network fino a meno di un’ora al giorno di media su Facebook, traendone benefici dal punto di vista della gestione del tempo, delle emozioni (rabbia, frustrazione, picchi da esaltazione adrenalinica e abissi di depressione ridotti ai minimi storici) e, prevedibilmente, della produttività.

Diverse letture (alcune passate in rassegna in questo articolo, forse il più impegnativo che abbia scritto negli ultimi dodici mesi) mi hanno portato a meditare questo cambio di abitudini. L’idea è di continuare a combattere i cattivi comportamenti che assecondano il controllo del capitalismo cronofago sulle nostre giornate, portando a termine un ritiro definitivo da almeno un paio di social (per il momento la pole position è contesa proprio tra aNobii e la creatura di Zuckerberg, anche grazie alle evidenze emerse nell’ambito dello scandalo Cambridge Analytica) entro il 2021. Ma non escludo di farlo prima.

E con questo, dal mio 2019, l’anno dei replicanti e di Akira, è davvero tutto. Godetevi questi sgoccioli e passate degli splendidi momenti con chi volete e vi vuole bene. E se avete voglia di condividere il vostro bilancio del 2019 e i propositi per il nuovo anno, lo spazio dei commenti è come sempre a vostra disposizione.

Buon 2020! Ci troviamo di nuovo qui l’anno che verrà.

Su Quaderni d’Altri Tempi, è uscita oggi una lista dei preferiti (album, libri, lungometraggi e serie televisive) del 2019, selezionati tra le segnalazioni della redazione. Tra gli altri troverete anche i miei contributi, che comprendono:

  • Respiro di Ted Chiang
  • Nato nella paura di Matt Cardin/Thomas Ligotti
  • La ragazza scomparsa di Shirley Jackson
  • Scary Stories to Tell in the Dark di Alvin Schwartz
  • Watchmen
  • Chernobyl

Buona lettura!

Che anno hanno avuto Holonomikon e il suo blogger? Da quando esiste (anno di grazia 2013), il 2019 è stato l’anno di maggiore attività del blog: una cosa che non avevo preventivato, ma che ho provato a pianificare in corso d’opera al meglio delle mie possibilità. Il che mi ha permesso, tra alti e bassi, di tornare a ritmi (quasi) confrontabili con quelli del glorioso, vecchio Strano Attrattore.

Questo è infatti il post numero 107 dell’anno solare, per un totale finora di 73.462 parole, con una media di 693 parole ad articolo. Sono particolarmente affezionato ad alcune delle cose che ho pubblicato quassù nell’ultimo anno. In particolare penso ai seguenti post:

A cui si aggiungono i post più apprezzati dai lettori, premiati dal numero di visite ricevute:

A mio insindacabile giudizio, è quanto di meglio ha offerto Holonomikon nel 2019. Sarà difficile ripetersi nel 2020 e per questo è inutile e dannoso fare dei propositi che finirei inevitabilmente per tradire.

Dimenticavo, il blog ha ospitato a puntate la riedizione di Orizzonte degli eventi, uno dei miei racconti più apprezzati dai lettori, ma ormai quasi introvabile, che è tornato finalmente disponibile a partire da questo link. Storia analoga per Red Dust, che è tornato disponibile grazie all’interessamento del Club GHoST in una nuova versione, ripulita e ripotenziata. Ma questo già non riguarda più il blog ed è quindi il caso di rimandarvi, per tutto il resto, al post di fine anno.

Troppo pigro e troppo poco tempo in questo periodo per scrivere qualcosa, ma particolarmente orgoglioso di aver offerto uno spunto a questo ottimo articolo di Massimiliano Gallo, direttore del Napolista, che condivido parola per parola, sul pessimo momento che la squadra sta attraversando.

Questo mese il direttore di Delos SF Carmine Treanni mi ha offerto il privilegio di scriverne l’editoriale. Sia chiaro, il numero come ogni mese è frutto della sua opera infaticabile e propone ai lettori, tra le altre cose, uno speciale su Star Wars, un servizio sul romanzo di Francesca Cavallero Le ombre di Morjegrad fresco vincitore premio Urania e un’intervista al premio Odissea M. Caterina Mortillaro, le rubriche di Roberto Paura e Fabio Lastrucci, e un racconto di Giancarlo Manfredi che è la ciliegina sulla torta.

Per l’editoriale, il primo che scrivo per una testata con questa storia, ho attinto in ordine sparso a un po’ di ricorrenze a cui negli ultimi giorni non abbiamo potuto sottrarci, Blade Runner in primis (ne abbiamo parlato anche qui) e il trentennale della caduta del Muro di Berlino, ma anche da alcuni segnali non proprio incoraggianti che arrivano dalle pagine di cronaca, come l’ennesimo rogo della libreria romana Pecora Elettrica, che ne ha nuovamente rimandato la riapertura. Tutto questo, contestualizzato nello scenario più ampio dei nostri tempi e della percezione molto limitata che ne abbiamo, ha dato la stura a una riflessione sul ruolo degli scrittori di fantascienza, nel segno di Michael Crichton (è solo la seconda volta che ne scrivo, la prima non proprio un’occasione felice) e dei suoi excursus sui sistemi complessi e le dinamiche del caos. Spero che possiate trovarla di vostro interesse.

Leggendo tra le righe del post di sabato, qualcuno avrà notato che a rigor di logica le novità non sono tre ma quattro, e quindi eccoci qui a svelare il quarto annuncio per l’autunno: a distanza di un anno dalla sua uscita in e-book, finalmente Karma City Blues conoscerà una incarnazione cartacea nella collana Odissea Fantascienza di Delos Digital. Dopo le finali al Premio Italia e, imprevedibilmente, all’ESFS Award, la storia di Rico Del Nero e della metalogica Hanuman, sullo sfondo postumano della Città del Karma, vedrà quindi la luce una seconda volta.

Se vi servisse un piccolo incoraggiamento, non trovo di meglio che riportare un estratto.

Un riflesso sui suoi occhiali mi nascose alla vista gli occhi di Valentina per una frazione di secondo e allora capii che era intenta a eseguire dei comandi sui suoi Glass-x, per richiedere le autorizzazioni necessarie e impartire le istruzioni relative alla mia richiesta.

– Abbiamo acceso cinque diverse linee di credito per consentirle di sostenere le spese necessarie – assicurò. – Le abbiamo appena trasmesso i codici di accesso. – Una notifica prese forma e scomparve in un angolo dei Glass-x. – Sono collegati con il suo q-id. Autenticazione fisica a tre fattori tramite impronte digitali, traccia nanoscopica e riconoscimento retinico, attive a partire da questo momento.

– Bene. Avrò bisogno anche di armi. Automatiche e di precisione. Armalite, se possibile. Pistole Glock da assalto. Qualche granata. tnt a scaglie o miscele esogene ricristallizzate, non sono al corrente delle ultime novità presenti sul mercato. Niente che possa dare nell’occhio, comunque.

– Vedo… – fu il commento sardonico di Valentina, mentre prendeva nota scrupolosamente.

– E nanosomi disindividuanti programmabili per l’alterazione della fisionomia e del riconoscimento informatico. Ah… dimenticavo. Mi ci vorrà anche un intervento di chirurgia un po’ invasiva.

Valentina distolse lo sguardo dal desktop virtuale su cui stava appuntando la lista della spesa. Il wetware le permetteva di sintonizzare la sua volontà con il word-processor del dispositivo portatile. Niente tastiera virtuale, per lei – qualsiasi ritardo avrebbe comportato una imperdonabile inefficienza. Il suo era di fatto un dettato telepatico. – Quanto invasiva?

– Dovrò impiantarmi tutto il necessario per una neuroscansione – spiegai.

– È uno scherzo? – Schemi comportamentali, predisposti ad hoc dall’ufficio di formazione del personale della sua vera compagnia, ne tenevano il tono di voce modulato sul livello di un cortese scambio di vedute. Era assertiva, parlava con fermezza.

– Sono serissimo.

– A cosa le può servire l’armamentario di un necromante?

– Mi assecondi, la prego. – Il suo sguardo scettico non subì il minimo mutamento. – In azione – improvvisai allora, – l’imprevisto è sempre in agguato. Inoltre, i collaboratori che ho in mente vorranno delle garanzie per lasciarsi coinvolgere nell’affare. Lo consideri come un piccolo incentivo. Non chiedo lo stato dell’arte: mi accontenterò di tecnologia sorpassata, purché ancora efficace.

– Altro?

– Una piccola modifica ai banchi di memoria. Avrò bisogno di un innesto mnemonico flesh provvisto di una linea ridondante interfacciata direttamente alla corteccia per il riconoscimento visivo e linguistico. Un buffer di bypass dovrebbe fare al caso nostro. Il mio impianto è stato inibito dalla SmartCorr.

– Avremo bisogno di tempo per preparare l’intervento. Ne servirà poi altro per il decorso postoperatorio… Non credo che…

– Voi penserete ai preparativi – tagliai corto. – Del recupero lasciate che mi preoccupi io.

Per la prima volta mi parve di cogliere una fugace ombra di esasperazione sul viso della mia interlocutrice. Si sfilò gli occhiali, li posò sulla scrivania e mi fissò dritto negli occhi, inclinando appena la testa, come a voler prendere meglio la mira sul nucleo profondo della mia anima. Se cercava l’haragei[1] stava guardando un mezzo metro abbondante troppo in alto. Se poteva accontentarsi della ghiandola pineale, si trovava invece sulla strada giusta.

Disse: – Nient’altro?

Avevo una vita nuova, nuovi amici e un’intera gamma di nuove esperienze da affrontare, per tacere delle occasioni che ero pronto a cogliere. Decisi che potevo accontentarmi.

– Nient’altro.

[1] Nelle arti marziali giapponesi, centro di gravità, baricentro delle energie vitali che permette al praticante di avvertire una minaccia e anticipare la mossa dell’avversario. Il termine indica anche una competenza nella comunicazione interpersonale, consistente nell’abilità di trasmettere pensieri ed emozioni tenendole implicite nella comunicazione verbale: si tratta di una forma di retorica che si prefigge di esprimere le reali intenzioni e la verità sottesa al linguaggio attraverso le implicazioni, una pratica ritenuta molto difficile da acquisire per i non giapponesi.

Mentre il lavoro dietro le quinte va avanti, qualcuno si chiederà cosa bolle in pentola. E allora ecco le prime portate arrivare dalla cucina… Cominciamo con ordine.

La prima importante novità è la nuova antologia di Kipple Officina Libraria curata da Sandro Battisti, che s’intitola La prima frontiera e nelle parole del curatore si annuncia come un’esperienza di lettura lontana dai canoni ordinari (come per altro la casa editrice ci ha abituati):

Da pochi giorni ho terminato di lavorare sulla curatela di una nuova antologia, uno strano weird con ambientazioni non umane, poste oltre le dimensioni del conosciuto e totalmente distanti dall’antropocentrismo imperante, in uscita nel prossimo autunno. Il progetto esplora cosa può spaventare l’inumano, lo strano, il diverso; nomi meravigliosi, molto importanti, sono coinvolti nel progetto.

Numerosi sono i nomi noti coinvolti nel progetto, con alcune sorprese e due ospiti d’eccezione: Danilo Arona e Bruce Sterling (tradotto da Salvatore Proietti). Il mio racconto incluso nell’antologia s’intitolerà Dharma Connection e avrà a che fare con uno strano intrigo in un mondo futuro prossimo che sta affrontando l’apocalisse cosmica e metafisica di un’invasione di mostruose creature. Sono alieni, demoni o messaggeri di una dimensione superiore? Se il punto di partenza è senz’altro una via di mezzo tra Neon Genesis Evangelion (un mio pezzo sulla nuova ondata di animazione seriale giapponese degli anni ’90 lo trovate in un numero di Robot di qualche tempo fa) e Pacific Rim, andando avanti altre suggestioni si stratificano sulla trama. Il racconto mescola così atmosfere surreali e meccanismi da spy story, sullo sfondo di una macchinazione capital-finanziaria che fornisce una chiave di lettura del racconto in termini di… iperoggetti. Più strano di così non avrei saputo cosa offrire. Se siete fan di Cigarette Burns e John Carpenter, di Alan D. Altieri e del suo techno-weird, della serie The Black Monday Murders di John Hickman e Tomm Coker, troverete probabilmente pane per i vostri denti e easter eggs a volontà.

Seconda novità, ma non meno weird, è S.O.S. – Soniche oblique strategie. Immaginario fantastico, trovate fantascientifiche e suggestioni musicali convergono nell’ultimo progetto di Mario Gazzola, che senza tema di smentita mi spingo a definire senza precedenti: un progetto folle, quello di comporre un’antologia di 8 racconti ispirati a un gioco di ruolo ideato dal produttore musicale Brian Eno durante le sessioni di registrazione di 1. Outside, uno degli album più singolari di David Bowie. Gazzola ha delineato una cornice metanarrativa che tiene insieme il tutto e va al di là delle pagine del volume edito da Arcana, che si ramifica fino al web con un sito dedicato all’eminenza occulta che muove le trame dei racconti: il produttore Brain One.

Il curatore ne parla su Posthuman.it e su Facebook potete trovare anche una pagina ricca di contenuti extra.

Per quanto mi riguarda, il mio racconto s’intitola Un grande del crack rhythm a Lagos e mi ha offerto l’occasione di giocare con un’ambientazione inedita: per questo ne ho approfittato per ridisegnare la megalopoli nigeriana nella seconda metà del XXI secolo, aggiungendo un tocco di cyberpunk e afrofuturismo, e facendone uno dei nuovi nodi strategici del panorama economico globale. Anche qui, come in Dharma Connection, c’è un intrigo dietro le quinte che vede scontrarsi due (o forse più) entità in una lotta senza esclusione di colpi per l’egemonia dei nuovi mercati. Quando una variabile imprevista entra nelle equazioni finanziarie, si genera un effetto domino che in linea con le ineludibili leggi della teoria del caos finisce per sconvolgere la vita del protagonista.

E per finire, last but not least, arriviamo a una novità che terrà banco al prossimo Strani Mondi il 12-13 ottobre… e, temo, si tirerà dietro uno strascico di polemiche infinite. L’impavido Carmine Treanni, direttore di Delos Science Fiction, si è preso la briga di selezionare quello che secondo lui rappresenta il meglio del racconto di fantascienza italiano apparso nel 2018 presso piccoli e medi editori. Un lavoro immane che ha portato alla selezione di 15 racconti per Altri Futuri, in cui il mio Cryptomnesiac apparso lo scorso anno in Next-Stream. Visioni di realtà contigue si ritrova in ottima compagnia.

Questa che vedete qui sotto è la superba copertina di Franco Brambilla.

Nella rinnovata sezione dedicata alla narrativa del Club GHoST, Luca Bonatesta ha scelto di ripubblicare uno dei miei primissimi racconti, uscito sull’ormai introvabile Revenant, l’antologia con cui di fatto ho esordito. Benché siano passati quasi quindici anni da quando l’ho scritto, quando Luca mi ha chiesto un racconto già edito Red Dust è stato uno dei primi titoli che mi è venuto in mente, e quello su cui poi ho lavorato per ripulirlo dalla patina del tempo. Si tratta di un racconto di ambientazione marziana, sullo sfondo di una guerra planetaria. Ed è un racconto cyberpunk e, se vogliamo, protoconnettivista, che si configura un po’ come un ritorno a casa, visto che ho pubblicato il mio primissimo racconto (Notturno n. 23) proprio sulle pagine di questa pionieristica rivista on-line.

Non avendo io all’epoca letto né le storie marziane di Kim Stanley Robinson né quelle di Ian McDonald, scaturisce da un immaginario quasi vergine, benché non del tutto incontaminato. Oltre all’inesorabile William Gibson (che però non mi risulta abbia mai scritto nulla di ambientazione marziana), l’ombra dei fantasmi marziani di John Carpenter si staglia sullo sfondo della vicenda, così come anche alcune rappresentazioni di Philip K. Dick e K. W. Jeter delle colonie marziane. Se vi piace, o anche se non vi piace, e ne volete parlare, sapete dove trovarmi.

Buona lettura!

Ieri sera, nella cornice del festival Vaporosamente che in questi giorni ospita la Italcon, annuale raduno del fandom italiano di SFF, sono stati annunciati i vincitori del Premio Italia 2019. Purtroppo niente da fare per i miei lavori in finale. Il premio andato a Next-Stream. Visioni di realtà contigue come migliore antologia dell’anno è però una notizia grandiosa, che testimonia la vitalità del movimento connettivista, peraltro espressa attraverso una novantina di candidature finaliste in 15 edizioni del Premio, e s’inserisce nel solco delle tre vittorie precedenti (raccolte da Next come miglior rivista amatoriale e da Next Station nelle categorie dedicate al racconto e all’articolo su pubblicazione non professionale).

Voglio inoltre complimentarmi con gli ormai veterani del premio Franco Brambilla, Dario Tonani e Claudio Chillemi, con i “debuttanti” Chiara Reali e Maico Morellini, con gli amici di Delos SF, Zona 42 e UraniaMania, ed esprimo felicità e gratitudine per il doveroso riconoscimento alla professionalità impareggiabile di Giuseppe Lippi.

Mi onora ulteriormente l’inattesa menzione speciale “informale” nella categoria dedicata al racconto non professionale per Civiltà di prova, pubblicato proprio su Holonomikon. Arriva alla trentunesima finale personale conseguita dal 2005, tra romanzi, antologie, racconti e articoli sparsi su pubblicazioni amatoriali e professionali. Mi ha fatto sentire come una giovane promessa di belle speranze e lo prendo come un segno d’incoraggiamento e un invito a continuare sulla strada intrapresa.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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