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E insomma, non di sole distopie vive lo scrittore di fantascienza. Quando Francesco Verso mi ha reclutato per l’antologia Segnali dal futuro, ho pensato di cogliere l’opportunità per visualizzare un mondo molto distante dagli scenari che sono solito frequentare, e che potremmo convenzionalmente ricondurre a futuri – terrestri o spaziali – a tinte alquanto cupe. Per l’occasione ho pensato di avventurarmi in un territorio per me quasi del tutto nuovo, comunque molto al di fuori dalla mia comfort zone.

Volevo descrivere da un punto di vista da embedded il lavoro degli ingegneri e scienziati del futuro, diciamo intorno all’anno 2100, e volevo che il loro progetto derivasse dalle premesse stesse insite nel mondo in cui vivevano, per evitare che la storia potesse inciampare nello schematismo dello scienziato che arriva e risolve tutti i problemi dell’umanità: quella non sarebbe stata né scienza né fantascienza, ma nient’altro che solipsismo in salsa hollywoodiana. Quindi ho provato a immaginare un mondo ancora gravato da contraddizioni, ma già impegnato sull’audace cammino di una “transizione ecologica post-capitalista“, in cui le fondamenta per un nuovo stile di vita e per un nuovo modello di organizzazione sociopolitica vengono gettate dall’adozione di nuovi sistemi di produzione e recupero: lavoro intellettuale, energie sostenibili, integrazione ambientale e tecnologie emergenti aprono le porte a un diverso livello di consapevolezza del ruolo dell’uomo nel mondo, e la società comincia così a muoversi verso un nuovo punto di equilibrio. Per questo avevo bene in mente una serie di modelli di riferimento, primo su tutti Kim Stanley Robinson, ma anche altri autori impegnati sul fronte del futuro come Bruce Sterling e Cory Doctorow.

Il risultato è una società che non ha subito gli effetti della Singolarità (o di un evento di equivalente portata), ma che al contrario ha cominciato da tempo a guidare la propria evoluzione grazie alla sinergia con le tecnologie. Non a caso si parla di Wende, come nel processo di riunificazione delle due Germanie, anche se in termini quasi antitetici: dall’economia di mercato il post-capitalismo imbocca il sentiero di un’economia della post-scarsità pianificata, logisticamente supportata delle intelligenze artificiali. Potremmo forse definirla una tecnocrazia socialista. Ma come sappiamo i cambiamenti comportano sempre degli imprevisti, per cui, per quanto si possa cercare di dirigerne gli effetti, ci saranno sempre degli esiti non calcolati. Specie in un sistema complesso grande quanto il pianeta Terra.

Alla fine La vita nel tempo delle ombre è la cosa più vicina a un’utopia che abbia mai scritto. Una cosa che mi fa uno strano effetto, a dirla tutta. Ma non poi così strano. Dopo il salto, ne condivido con voi un estratto: una sessione di brainstorming tra i due protagonisti. Il libro invece è qui. Leggi il seguito di questo post »

[Se domani dovessi smettere di scrivere, saprei di avere scritto almeno un racconto di cui essere davvero soddisfatto. Questo racconto è Cenere alla cenere. Ho cercato di ripercorrerne la genesi in questo articolo per Delos SF, un paio d’anni fa, in occasione della sua riedizione sulle pagine di Robot. Il racconto aveva fatto la sua prima apparizione su Carmilla, di Valerio Evangelisti, nel 2010, ed è lì che potete ancora leggerlo. Era la vigilia del trentesimo anniversario della strage di Bologna. Ve lo ripropongo adesso. È il mio personale tributo alla memoria delle vittime e dei sopravvissuti.]

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Sento addosso il peso di ogni singola pietra dell’edificio, mentre sollevo gli occhi al tabellone con gli orari dei treni e il rumore della folla mi avvolge in un turbine confuso. Lettere bianche su sfondo nero sfarfallano componendo il palinsesto dei viaggi e gli altoparlanti annunciano i treni in arrivo e quelli in partenza. Mi lascio guidare dai miei passi nel cono di sole infranto che spiove da un lucernario, raccogliendosi in una pozza luminosa sulle piastrelle del pavimento.

Intorno a me è un amalgama di suoni e rumori, in cui si perdono le voci e le parole. È come se un abisso incolmabile mi separasse dalla folla che mi circonda e questo mi dà un senso di stordimento. Mi chiedo se tra i treni in programma ci sia anche il mio, ma ho smarrito ogni ricordo della destinazione.

Avverto il respiro delle anime imprigionate qui dentro, in una dimensione al di fuori dello spazio e del tempo come sono concessi alla percezione dei sensi umani. Sento sulla pelle un alito che sospira nella brezza di questa mattina d’estate tutte le parole che non sono state dette, componendo un mantra di saluti spezzati…

Il tempo va in una direzione, la memoria in un altro. Qualcuno una volta ha notato la tendenza della nostra specie a costruire manufatti per vincere il naturale flusso del dimenticare. Questa vocazione risponde a un bisogno originario. È un istinto molto più profondo di quanto siamo portati a credere: l’oblio in cui spesso finiamo per rifugiarci prima o poi rivela la propria natura effimera. Basta un particolare, a volte, per riportare a galla continenti sommersi, segnati dalle cicatrici delle nostre colpe e dei nostri errori.

Riconosco nella folla una camicia dal disegno rosso e bianco, un paio di occhiali da sole. Nelle orecchie esplode il segnale atono di una linea telefonica morta. Mi vedo mezzo addormentato nel riflesso del finestrino, su un treno che corre nella notte. E realizzo di essere nel posto in cui i flussi opposti del tempo e della memoria convergono.

L’Ora Zero è ormai prossima.

Continua a leggere il racconto su Carmilla on line.

Per non perdere il contatto con la realtà, fa piacere ricordarsi con recensioni come queste che i nostri lavori vengono letti, commentati, e più spesso di quanto siamo soliti credere anche apprezzati.

Su Fantascienza.com l’esperto di libri Giampaolo Rai recensisce The Origins con queste parole:

Immagino fosse inevitabile, certe cose prima o poi devono accadere. Comunque a me amante dei libri tradizionali e fisici, recensire un libro privo di supporto cartaceo, esistente solo come oggetto virtuale fa un po’ impressione. Per l’occasione ci voleva qualcosa di particolare e credo che The origins sia la scelta giusta: una raccolta di racconti che riassume il movimento più innovativo della fantascienza italiana.

Il Connettivismo ha sancito, all’alba del nuovo millennio, un ideale passaggio tra la fantascienza più tradizionale e quella scossa prima dal fenomeno cyberpunk e poi dalle tematiche del transumanesimo. Nel 2004 il manifesto del connettivismo annunciava la nascita del movimento e ne delineava i temi portanti, nel 2005 nasceva la rivista Next e nel 2007 veniva pubblicata l’antologia Supernova Express.

Dopo un decennio di iniziative in vari campi, editoriali e no, la Kipple Officina Libraria pubblica ora The origins, un’antologia che riassume in diciassette racconti il percorso del movimento dalle origini sino ai giorni nostri.

[continua a leggere]

Ettore Fobo, invece, parla sul suo curatissimo blog Strani Giorni di Next-Stream, e la sua è una recensione che passa in rassegna tutti i racconti inclusi nell’antologia, attraverso i quali riesce a sondare gli intenti dei curatori e tirare le somme sul loro lavoro.

Per ragioni storiche che non starò qui a indagare, la fantascienza è mal vista in Italia. Non è così nei paesi anglosassoni dove gli scrittori di fantascienza riescono a incidere nell’immaginario, possono godere di un’attenzione critica, talvolta si arricchiscono persino,  arrivano a essere delle vedette contese dai giornali e dalle tv. In Italia ormai, potrei aggiungere con amarezza,  è malvista la letteratura, ma tant’è.

Questa italica avversione per la fantascienza permette,  però,  a un movimento come il Connettivismo di svolgere una funzione quasi clandestina ma di sicuro impatto per leggere il nostro caotico presente  e ce lo conferma quest’antologia di racconti. Lo scopo di NeXT–Stream, antologia edita da Kipple Officina Libraria nel gennaio 2015,  è  quello di svincolare il movimento dalle sue tematiche prettamente fantascientifiche e raggiungere una dimensione in cui i generi si mescolano e forse non c’è più nessun genere riconoscibile.  Il sottotitolo è l’eloquente: “Oltre il confine dei generi”.

[continua a leggere]

A fare strano è che Fobo, la cui acutezza è risaputa e già ampiamente apprezzata, sia stato comunque il primo lettore a interessarsi pubblicamente — a sei mesi dal varo  — di un’operazione come questa, che avrebbe avuto tutte le carte in regola per richiamare l’attenzione dall’interno del settore, ma anche e forse soprattutto dall’esterno dei confini del genere. A dimostrazione, forse, di quanto difficili da scavalcare siano le barriere che ci vengono imposte dalle categorie di consumo.

E prima di concludere, due articoli che recano la mia firma, che valgono anche come consigli di lettura. Il primo riguarda la riedizione di un classico da tempo fuori catalogo, il romanzo d’esordio di Alessandro Vietti: Cyberworld. Dal mese scorso il libro è tornato disponibile sul circuito digitale grazie a Delos Digital, per soli 3,99 euro. Su Delos potete leggere la mia prefazione: Sulla frontiera del cyberspazio.

Il secondo è invece una ripresa di un mio vecchio saggio, uscito su Next-Station.org nel 2010, in occasione della prima edizione di Little Brother di Cory Doctorow, all’epoca intitolato X da Newton Compton Editori. Adesso Multiplayer.it ripropone il titolo nella sua collana Apocalittici, e lo fa anticipando l’uscita anche del suo seguito, Homeland, per l’autunno, offrendomi l’opportunità di riprendere quell’articolo e rivederlo. Il risultato, anche in questo caso, potete leggerlo sulle pagine di Delos: Little Brother: il canto di libertà di Cory Doctorow.

E siccome è domenica, ed è estate, lasciamoci con un quadro di Edward Hopper.

Edward Hopper - Highland Light, North Truro (1930)

Edward Hopper – Highland Light, North Truro (1930)

E adesso che abbiamo messo una toppa anche su questa triste vicenda dei cookie, proviamo a riprendere anche le trasmissioni. Dopo un paio di mesi vissuti intensamente sul piano personale, mi preme aggiornarvi sulle ultime uscite che mi interessano da vicino. Partiamo con una riedizione, e proseguiamo con due inediti.

La riedizione riguarda Riti di passaggio: uscito lo scorso autunno inFF_Storie_dal_futuro_ebook e-book sotto il marchio Future Fiction, che si sta facendo molto apprezzare in Italia e non solo, il racconto, sempre disponibile sugli store on-line, è stato anche incluso nell’antologia che raccoglie in un unico volume le opere uscite nel corso del 2014 nella collana digitale curata da Francesco Verso e Francesco Mantovani. Storie dal domani rappresenta una ghiotta occasione per avere in un unico volume le storie pubblicate da Future Fiction, con racconti a firma di pesi massimi del calibro di Robert J. Sawyer, Ian McDonald, James Patrick Kelly, Paul McAuley e David Marusek, senza dimenticare gli autori non anglosassoni che la collana sta contribuendo a far apprezzare anche al pubblico italiano: il nigeriano Efe Tobunko, il romeno Cristian M. Teodorescu e il greco Michalis Manolios. Storie dal domani è acquistabile sia in cartaceo (prezzo di copertina 16,50 euro) che in e-book (ePub o mobi, per 4,99 euro).

FF_Storie_dal_futuro
Veniamo quindi al primo inedito. L’antologia Il prezzo del futuro, curata da Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani per i tipi di La Ponga Edizioni, raccoglie quindici racconti incardinati su un unico tema, per quanto ampio e declinabile secondo molteplici sensibilità: l’economia del domani. Dalla prefazione a firma di Valerio Evangelisti:

La fantascienza è un genere letterario “massimalista”, per cui può avere per oggetto interi sistemi politici, economici e sociali. La fantascienza è anche un genere che, quando parla del futuro, molte volte allude al nostro presente, lo distorce, lo satireggia, lo critica.

Da queste due premesse discende questa antologia di racconti di fs a sfondo economico. Ci si pensi: sarebbe stata possibile una raccolta del genere, e di tale forza, nel quadro della narrativa corrente, o di altri filoni della cosiddetta “paraletteratura”? No, è evidente. Lo spazio sarebbe stato troppo limitato. Tanti romanzi senza etichetta, o fin troppo etichettati, mettono in scena l’economia. Ma si tratta di singoli aspetti, di ricadute localizzate o individuali.

Solo la fantascienza può rendere protagonista l’economia tutta intera, e affrontare più problemi alla volta fino a delineare uno scenario completo. Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani (che in “fantaeconomia” è particolarmente versato, come si nota dalla sua bibliografia) hanno confezionato una summa destinata a rimanere in vista sugli scaffali domestici, per complessità e intelligenza. Una chiave per leggere, sotto forma appena appena allegorica, i tempi che stiamo vivendo e quelli che verranno.

Tutti autori italiani, e non a caso: l’Italia è tra le vittime di una crisi finanziaria che non pare avere fine, cui si risponde con soluzioni arruffate e discutibili. In un tale contesto, la fantascienza lancia, con questo volume, la sua sfida volutamente arrogante al resto della narrativa, e soprattutto a quella mainstream. Noi, i presunti sognatori volti al futuro, ci occupiamo di ciò che ci accade attorno. E voi, i supposti realisti, che fate?

Su Carmilla on line potete inoltre leggere l’introduzione di Pizzo.

Nel mio racconto In caduta libera mi sono “divertito” (si fa per dire) a immaginare una storia di rivendicazioni sindacali sullo sfondo di un cantiere orbitale. La colonizzazione spaziale innesca le contraddizioni intrinseche del turbocapitalismo e nelle linee lasciate scoperte s’insinua il germe della rivolta, se non proprio dell’utopia. Quello che mi sono soprattutto sbizzarrito a manipolare è la gloriosa tradizione dell’anarcosindacalismo americano, con i wobblies della Industrial Workers of the World (ricordate One Big Union proprio del magister Evangelisti?) che confluiscono in una nuova federazione: la Industrial Workers of the Solar System.

Anche in questo caso il libro è disponibile sia in edizione cartacea (prezzo di copertina 16,90 euro) che digitale (a 4,49 euro).

LaPonga_Prezzo_del_futuro

E completiamo questa breve rassegna con un volume da poco giunto in edicola. Si tratta di un classico della New Wave, firmato da Roger Zelazny, un maestro visionario e poliedrico, lucido anticipatore di temi che sarebbero diventati maggioritari decenni più tardi, e anche per questo gigante tra i più lungimiranti che hanno dato il loro apporto negli anni ’60 alla maturazione della fantascienza. Il romanzo s’intitola Il signore dei sogni e risale proprio a quella fortunatissima stagione. Alcune immagini di Blade Runner e Inception (ma non solo), a distanza di anni, mi sembrano ancora ispirate alle sue descrizioni. Ne parlavo in maniera più circostanziata la bellezza di sette anni fa su Next Station. Ma anche se mi sembra trascorsa un’epoca geologica e più da allora, ricordo ancora il carattere innovativo della lettura, a dimostrazione della sua persistenza.

Cosa c’entro io con Zelazny? È presto detto. Il volume pubblicato da Urania Collezione, che rimarrà in edicola ancora per una settimana o due (quindi, consiglio interessato, affrettatevi a recuperare la vostra copia se siete ancora affezionati alla carta), include in appendice un romanzo breve firmato dal sottoscritto in collaborazione con Lanfranco Fabriani, un veterano che non ha certo bisogno di presentazioni. S’intitola YouWorld e fa chiaramente il verso alla piattaforma di video sharing che ha aperto la strada ai nuovi consumi delle nostre vite digitali, sociali o solitarie. Si tratta di una storia nata su un terreno abbastanza distante dai percorsi narrativi che ci erano familiari, e penso di poter parlare anche a nome del mio socio, anche se mi auguro di tornarci sopra nei prossimi giorni per poter mettere a pubblico confronto le nostre rispettive esperienze.

Se siete in cerca di etichette per classificare un lavoro di questo tipo, penso che fantascienza sociologica, postcyberpunk, satira di costume, postmoderno e action thriller siano tutte, ciascuna alla sua maniera, adatte allo scopo. Ci sono delle Intelligenze Artificiali stanche di farsi sfruttare dalla società dello spettacolo 2.0. C’è un citazionismo che mi auguro troverete simpatico. E soprattutto ci sono un bel ritmo e tante sorprese. È stato divertente, per quanto faticoso, scriverlo. Ma credo che la lettura possa risultare altrettanto divertente, e sicuramente meno faticosa. Ma solo voi potrete dircelo.

Il libro è in edicola fino alla prima decade di luglio al prezzo di 6,50 euro e in e-book a 3,99 euro.

UC_zelazny

Next-StreamDisponibile sia in cartaceo che in e-book sul sito della Kipple Officina Libraria e anche su Amazon, dove per inciso è partito fin da subito molto bene, potete trovare da ieri la nuova antologia di racconti connettivisti curata da Lukha B. Kremo, Sandro Battisti e dal sottoscritto: Next-Stream, oltre il confine dei generi.

La stupenda copertina è di Luca Cervini. La quarta, che riporto fedelmente, recita:

I connettivisti sono un nutrito manipolo di sperimentatori a tutto tondo, nessuna espressione artistica è loro preclusa. NeXT-Stream rappresenta forse la più ambiziosa forma di sperimentazione del collettivo che vuole, ora, esportare i suoi tratti distintivi anche nella letteratura non di genere, avendo come substrato sempre presente le suggestioni del fantastico e della science fiction.
La realtà ha altri aspetti, se la osservate bene.

I racconti che compongono l’ossatura di questo nuovo progetto, sviluppato a partire dal 2012, sono i seguenti:

  • Chi si ferma è perduto di Umberto Pace
  • Il diario del senatore Giuliani (Sette guerrieri contemporanei) di Lukha B. Kremo
  • Buonanotte Modu; dormi bene di Filippo Carignani Battaglia
  • Psycolandia di Marco Milani
  • La cuspide del dissenso di Domenico Mastrapasqua
  • Unplugged di Sandro Battisti
  • Autopilot di Fernando Fazzari
  • L’eremita di Roberto Furlani
  • Non si esce vivi dagli anni ’80 di Mario Gazzola
  • Ponti di Roberto Bommarito
  • BloodBusters di Francesco Verso
  • Il sepolcro del nuovo incontro di Giovanni Agnoloni,
  • Il peso del mondo è amore di Denise Bresci & Ugo Polli
  • Tornare a Cape Cod di Giovanni De Matteo

Come scriviamo nell’introduzione alla raccolta:

Abbiamo cercato di lavorare privilegiando il principio della massima inclusività possibile dei diversi approcci, con il proposito di fornire uno spaccato variegato e attendibile della complessità da cui muovevamo.

Nella selezione potrete quindi imbattervi in una raccolta eterogenea di sensibilità e di punti di vista sulla scrittura non di genere o, per meglio dire, oltre i generi: contaminazioni di poliziesco e fantascienza che gli appassionati di entrambi i generi potrebbero con qualche fatica incastrare sotto una definizione univoca: scorci del futuro narrati secondo una prospettiva iperrealista; incursioni nel surreale e nel metafisico; soluzioni riconducibili alla literary fiction. E spesso potrete trovare diversi di questi approcci all’interno dello stesso racconto, proprio come se, parafrasando una precedente pubblicazione che ci è particolarmente cara, ogni racconto non fosse altro che il frammento di una rosa olografica.

Quattro mesi dopo The Origins, Kipple Officina Libraria propone dunque un nuovo lavoro collettivo, che forse proprio dalle lettura giustapposta a The Origins potrebbe ricavare maggior forza.

Secondo Lukha B. Kremo è un’antologia che potrebbe piacere a lettori che di solito non leggono né fantascienza né autori connettivisti. In effetti questa antologia vuole portare alla luce un approccio connettivista alla scrittura non di genere, sfruttando l’esperienza maturata nell’alveo della fantascienza e dei generi limitrofi (soprattutto lungo lo spettro che va dal fantastico al poliziesco) per proporre un racconto altro del reale. Nella piena consapevolezza che il reale è un mondo liquido, in continuo cambiamento, in costante evoluzione, e quindi, come una foto non ritrae la realtà meglio di un film, il racconto del presente non presenta particolari vantaggi rispetto al racconto del futuro.

Abbiamo messo insieme 14 visioni sul nostro mondo e sui nostri tempi: 14 punti di vista, 14 approcci diversi. Dalla metafora alla literary fiction, dal surreale alla contaminazione dei generi: sono le nostre idee per i possibili mainstream del futuro. E per questo abbiamo voluto chiamarlo next-stream.

Dalla settimana scorsa è tornato disponibile sui principali store on-line, in una nuova versione rivista e corretta, l’edizione digitale di Ptaxghu6, romanzo di Sandro Battisti e Marco Milani. Per acquistarlo potete rivolgervi al sito dell’editore o ad Amazon. La sua riedizione è l’occasione per inaugurare una nuova collana della Kipple Officina Libraria: si chiamerà Spin-off e ospiterà contributi scritti da diversi autori che prenderanno in prestito e svilupperanno lo scenario dell’Impero Connettivo ideato da Sandro Battisti. Per maggiori informazioni sul libro – impreziosito da una cover di Ksenja Laginja – e sul progetto vi rimando direttamente alla pagina di presentazione sul blog della Kipple. Intanto vi riporto qui di seguito la mia introduzione.

Ptaxghu6

Non amo ripetermi, ma l’occasione me lo impone: a poco più di due anni di distanza dall’uscita del romanzo Olonomico di Sandro Battisti siamo di fronte a un nuovo evento. Cinque anni dopo la prima edizione per i tipi di Diversa Sintonia, torna infatti disponibile Ptaxghu6, il romanzo che Battisti ha scritto a quattro mani con Marco Milani, altro co-iniziatore del connettivismo.

La loro è una collaborazione letteraria che suggella un’amicizia di lungo corso. I progetti comuni in cui si sono cimentati spaziano dalla fondazione e cura di Next (con il sottoscritto a fare da complice), rivista che si è meritata il Premio Italia nel 2011, alla compilazione di antologie come Avanguardie di un Futuro Oscuro, curata nel 2009 da Battisti e pubblicata da EDS, la casa editrice fondata e diretta da Milani. Mancava un romanzo fino al 2010, quando i due hanno unito le loro forze in questa impresa capace di instillare nuova linfa nel movimento.

Ptaxghu6 è un distillato purissimo di essenza connettivista. Prendete l’Impero Connettivo, l’invenzione di Battisti che riprende in chiave fantascientifica le vicende dell’Impero Romano trasponendole su uno sfondo cosmico, in una operazione post-asimoviana e post-herbertiana da cui scaturisce uno degli affreschi letterari più ambiziosi di questi anni. Aggiungete la sensibilità di Milani per la spiritualità zen e tutto ciò che è invisibile agli occhi e dunque essenziale. Giusto un tocco di ironia a stemperare le ombre più oscure. Una spruzzata di Roger Zelazny e J.G. Ballard e un’altra di Valerio Evangelisti. E servite con del ghiaccio: ecco pronta una bevanda fresca e dissetante per le vostre menti, perfetta come lettura tanto di evasione quanto di riflessione.

Purtroppo sono costretto a sorvolare sugli elementi di maggior pregio del romanzo, essendo inopportuno svelare in una prefazione gli ingranaggi del meccanismo narrativo a cui vi apprestate a consegnarvi. E tuttavia voglio lo stesso spendere due parole sull’idea di costruire una replica della Terra e una variazione sulla storia dei suoi popoli, che a pensarci bene rende omaggio anche allo stesso Philip K. Dick, un autore menzionato di frequente da chi poco o nulla conosce delle sue opere e ancor meno avrà letto di fantascienza. Battisti e Milani sanno invece di cosa parlano e, anche rifuggendo da qualsiasi accostamento diretto, riescono a confezionare uno scenario che avrebbe benissimo potuto essere adottato dal grande e sfortunato autore americano come ambiente di collaudo per una delle sue realtà artificiali.

D’altro canto l’importanza di Ptaxghu6 si spinge al di là del valore letterario – comunque indiscutibile – dell’opera. Si tratta infatti della prima collaborazione a cui si presta l’universo narrativo di Battisti, che nei suoi lavori ha sempre rivendicato quell’attitudine all’apertura tipica degli ambienti di sviluppo open source. E questo romanzo è il primo passo verso la condivisione dell’Impero Connettivo. Gli autori e Kipple Officina Libraria hanno infatti scelto proprio questo titolo per inaugurare un progetto di ampio respiro, il cui decollo è previsto per quest’anno: mettere lo scenario di Battisti a disposizione di altri scrittori, che potranno così cimentarsi con i suoi personaggi e i suoi intrighi, ambientando le proprie storie sullo sfondo dell’Impero retto da Totka_II.

Il mondo che vi attende è disseminato di insidie: ogni realtà del mazzo di sequenze temporali su cui l’Impero estende il proprio dominio è potenzialmente letale per chi non si adegua alla legge del nephilim. Se volete, prendete questo libro come un manuale di sopravvivenza. Spremuto e condensato in un cocktail inebriante di visionarietà terminale e avventura sfrenata.

Giovanni De Matteo

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Oggi sono dieci anni di connettivismo. Dieci anni dalla notte in cui con gli altri iniziatori (Sandro Battisti e Marco Milani) mettemmo in moto il meccanismo del movimento. A cominciare dalla convergenza con Lukha B. Kremo e la sua Nazione Caotica, i connettivisti sono cresciuti in numero, sono maturati in esperienza, sono cambiati. Ma siamo ancora qua. E mi viene naturale guardare all’orizzonte dei prossimi dieci anni dal punto in cui ci troviamo adesso. La marcia continua.

Riporto un brano estratto da Cloudbuster, il racconto “discronico” pubblicato questo mese sulle pagine di Robot.

cloudbusting

Secondo le pagine della politica estera e interplanetaria, Marte si apprestava a dichiarare guerra alla Terra. USA e URSS avevano avviato negoziati segreti per predisporre un piano di difesa congiunto, quando l’angelo biondo entrò nel mio ufficio.

Che non fosse il solito caso di moglie tradita, me ne accorsi non appena mise piede oltre la porta. La fluente chioma bionda ricadeva in morbide onde dorate sulle spalle della giacca di crespo rosso. La griffe italiana del completo denunciava lo stato delle sue finanze meglio di quanto sarebbe riuscita a fare una dichiarazione dei redditi. La gonna alle ginocchia era intonata con la giacca. Sotto il colletto della camicetta color perla, una collana d’oro ornava un collo da cigno. Riusciva a dare sfoggio di sensualità pur rispettando a prima vista i rigidi dettami sull’abbigliamento imposti dalla Commissione permanente di Vigilanza sui Costumi.

Negli occhi la leggerezza dei trent’anni era tuttavia incupita da un’ombra di preoccupazione. Avrei potuto innamorarmi, se non ci fosse stato di mezzo il lavoro. Questa è la seconda regola: in affari, evitare sempre il coinvolgimento. Di qualsiasi tipo.

Venne avanti sui suoi tacchi: ogni passo, un colpo secco al mio cervello, un battito perso del mio cuore.

– Che cosa posso fare per lei? – domandai, alzandomi dalla sedia sulla quale fino a dieci secondi prima me ne ero stato stravaccato, immerso nelle notizie del giorno. Avevo tolto i talloni dalla scrivania quando avevo sentito bussare.

– È lei Hank Brazell? – ribatté lei, inanellando le sillabe come se fossero note. – Il detective? Cerco un investigatore privato, mi hanno consigliato di rivolgermi a lei.

Piegai il St. Louis Post-Dispatch e le indicai la sedia davanti alla scrivania. Il ripiano tra noi era ingombro di fogli appuntati e fascicoli rilegati, ma non era quello a mettere distanza tra le orbite delle nostre vite. – Prego, si accomodi – le dissi, sforzandomi di tenere un tono professionale. – Di cosa si tratta?

La donna sedette con grazia e accavallò le gambe. Nel farlo, il nylon delle calze strisciò evocando immagini elettriche nella mia testa. Erano delle  autoreggenti francesi da scandalo, l’ultima moda importata dalla vecchia Europa con gran disappunto per il Presidente e i suoi seguaci. E anche questo diceva sul suo conto molte cose: per poterselo permettere, doveva essere o terribilmente potente da non temere le sanzioni amministrative oppure irrimediabilmente pazza da non temere l’internamento correttivo.

Me lo chiesi e, così com’era sorto, lasciai cadere il dubbio. Mi stavo già immaginando a infilare la testa tra le cosce di porcellana strette nelle balze elasticizzate… ma adesso sto divagando.

– Mi chiamo Anne Louise McGovern – si presentò l’angelo biondo. – In Smith. – Assestò quella puntualizzazione come un affondo di fioretto. Il mio cuore perse un altro colpo, benché il sinistro presagio fosse aleggiato sulla stanza fin dal suo ingresso. – Sono qui per mio marito. Sospetto che da diversi mesi ormai porti avanti una relazione clandestina.

Ascoltai senza interromperla, lottando con le redini dei miei pensieri che si accavallavano, con furia selvaggia, del tutto fuori controllo, con le fantasie sulla vita privata di quella donna, caduta nel mio ufficio dalla più prossima allo scranno del Padreterno tra le corti angeliche. Quale uomo potrebbe tradire una moglie come questa?, continuavo a domandarmi. E ancora: quale uomo potrebbe tenere a freno una donna come questa?

– La nostra è sempre stata una vita tranquilla. Mike è un dirigente della Burroughs e fin dall’inizio si è impegnato molto per garantirmi ciò di cui una donna può avere bisogno. Come si suol dire, mi ha assicurato una vita felice. Abbiamo una bella casa, signor Brazell. Amicizie illustri, un’immagine di rispetto e decoro. Ma da qualche tempo mi sembra che qualcosa nell’ingranaggio del nostro matrimonio si sia inceppato.

– Posso chiederle se avete dei figli, signora Smith?

– No, niente figli – ammise Anne Louise, con un velo di tristezza. Dalla borsetta di velluto nero che teneva in grembo estrasse una foto e me la porse. – Ne avremmo voluti, ma purtroppo c’è qualcosa in me che non va come dovrebbe, almeno a giudizio dei medici.

Sempre pensato che i medici dovrebbero essere tutti in cura: sarebbero capaci di auscultare il cofano di un’automobile in panne ed emettere un circostanziato e convintissimo referto diagnostico. Fischi per fiaschi. Presi la foto e guardai l’uomo che ritraeva. Era vicino alla sessantina, quindi molto più vecchio dell’angelo in rosso che avevo davanti, e non posso dire che dimostrasse un’espressione particolarmente brillante. Stempiato, capelli bianchi, sguardo pensieroso: nella sua immagine da burocrate non c’era niente che potesse fornirmi un indizio delle doti che dovevano aver sedotto Anne Louise. Se la medicina ha i suoi misteri, cosa dire del cuore delle donne?

Sollevai gli occhi e li piantai in quelli della mia cliente. Erano di un colore acquamarina che mi ricordava un paradiso tropicale. In quel momento, tradivano imbarazzo.

– Non so come ci si comporta in questi casi – disse. – È la prima volta…

– Non si preoccupi, signora Smith – la tranquillizzai. – Per cominciare, terremo d’occhio suo marito. E magari scopriremo che i suoi sospetti sono semplicemente dettati da un eccesso d’amore.

– Lei è molto gentile, signor Brazell.

– Solo perché lei è una donna che non dovrebbe avere di questi timori – proseguii. – Vedrà che si risolverà tutto per il meglio.

– Lei è il miglior detective della città – mi lusingò lei. – So che non mi deluderà. Le lascio un biglietto da visita, ho appuntato il mio numero di telefono nel caso avesse bisogno di contattarmi.

– Grazie. Immagino che potrò trovare suo marito al quartier generale della Compagnia…

– A dire il vero è fuori città per lavoro, ma rientrerà in serata. Domani sarà sicuramente alla Green World per assistere alla conferenza dell’ospite d’onore.

– Domani è il giorno di quello scienziato pazzo, non è così?

Una strana luce scintillò dietro la superficie cristallina dei suoi occhi. Anne Louise mi sorrise e annuì, tra il divertito e l’ammirato. – Wilhelm Reich, proprio lui – confermò. – Forse accompagnerò Michael. Se vuole potrei presentarglielo, cosa ne pensa?

– Potrebbe essere una buona idea, ma valuteremo domani se è il caso. Mi procurerò subito un biglietto per la conferenza. Se dovessimo incontrarci, può presentarmi come un vecchio amico di suo padre.

Sorrise maliziosa. – O magari di mia madre – replicò.

– Lei pensi a un nome che funzioni – dissi. – Penserò io a circostanziare fatti e connessioni.

Prima di uscire, mi porse la mano e io gliela strinsi.

– Non dovremo mica aspettarci un’altra irruzione di manifestanti europei situazionisti, come l’anno scorso? – dissi per puro spirito di provocazione. – O di qualche altro compare dei loro…

– Oh, no, per quest’anno non credo – ci tenne ad assicurarmi lei. – Mr. Burroughs non si perdonerebbe di essere stato tanto prevedibile…

Mezzo minuto più tardi, dalla finestra dello studio la vidi scendere dal marciapiede e attraversare Clarke Avenue. Si diresse verso una Cadillac Eldorado rosa decapottabile con il tettuccio bianco. Salì a bordo e mise in moto.

La guardai percorrere la strada nel traffico sonnolento e rarefatto del primo pomeriggio. Quando le pinne dello squalo da strada svoltarono al semaforo, imboccando il Tucker Boulevard in direzione sud per sparire subito dietro l’angolo, stavo ancora accarezzando l’ombra tattile delle sue dita, il calore del suo palmo soffice e affilato, stretto nel mio.

Robot73_digitalNumero ricchissimo di contenuti, il 73 di Robot che arriva in distribuzione in questi giorni (in formato elettronico lo trovate già disponibile al download sul Delos Store). Dietro la copertina di Alejandro Burdisio vi aspettano 192 pagine di meraviglia, tra cui un ricordo di Gianfranco Viviani (uno dei grandi professionisti della fantascienza in Italia, purtroppo scomparso la scorsa estate), un reportage dalla Worldcon di Londra, la versione ampliata dell’articolo di Marco Passarello sul pessimismo e l’ottimismo nella fantascienza apparso su Repubblica Sera.

Sia l’articolo sulla Loncon3 che quello sull’approccio contemporaneo alla fantascienza includono dei miei interventi, che per altro chi legge questo blog ha già avuto modo di leggere nei mesi scorsi: qui e qui.

Ma l’indice comprende anche un mio racconto inedito, un’ucronia hard-boiled come ha voluto definirlo Francesco Lato – e a me la sua scelta sta benissimo. Il racconto, che s’intitola Cloudbuster, vuole essere un omaggio a Dashiell Hammett, al cui stile mi sono indegnamente ispirato per la scrittura. Ma anche a Wilhelm Reich, controverso personaggio della scienza (e della fringe science) del ‘900 che ha già ricevuto le attenzioni letterarie di Valerio Evangelisti nel bellissimo Il mistero dell’inquisitore Eymerich: tanto lo psichiatra quanto il suo gruppo CORE (acronimo per Cosmic Orgone Engineering) giocano  un ruolo cruciale nella vicenda, che si avvale anche della partecipazione straordinaria di William S. Burroughs, J.G. Ballard e Cordwainer Smith. Il tutto si svolge a St. Louis nei frenetici giorni della Green World Conference del ’75.

Come? È la prima volta che ne sentite parlare? Fidatevi, non è l’unica cosa che vi suonerà strana alla lettura di queste pagine. Il racconto è stato infatti concepito nell’ambito di un progetto di scrittura poi abortito, un’antologia che avrebbe dovuto uscire per i tipi di Edizioni XII e che purtroppo non riuscì a vedere la luce prima della chiusura della coraggiosa casa editrice. Il progetto, curato da Luigi Acerbi, Sandro Battisti e Daniele Bonfanti, era incentrato sull’idea di discronia: universi che seguono leggi fisiche diverse dal nostro, da cui divergono per effetto di qualche anomalia capace di rendere scienza quella che per noi è solo scienza di confine. Come avrete intuito, la teoria dell’orgone di Reich è il concept da cui ho sviluppato la mia storia.

A Reich l’impareggiabile cantautrice britannica Kate Bush, tornata recentemente a calcare le scene, dedicò la canzone Cloudbusting (inclusa nell’album Hounds of Love del 1985), che parlava di un ragazzo che vive la perdita del padre. Il video della canzone fu concepito dalla stessa autrice con Terry Gilliam e realizzato da Julian Doyle (che proprio in quel periodo stava collaborando con Gilliam alla realizzazione degli effetti speciali di Brazil) e vanta la partecipazione di Donald Sutherland nei panni dello scienziato.

Giovanni Agnoloni ha sintetizzato per PostPopuli alcune sue riflessioni sull’Altro, che presto confluiranno in un saggio più strutturato sul connettivismo, conducendo una panoramica su Corpi spenti e la serie della psicografia in cui si inserisce. Con l’occasione mi ha rivolto anche alcune domande su argomenti di cui si è molto discusso in rete – anche da queste parti – negli ultimi tempi: i “realisti di una realtà più grande” di Ursula K. Le Guin, il congresso di futurologia e lo stato della fantascienza in Italia. E così l’articolo è diventato una sorta di termometro della situazione. Ve lo consiglio anche per questo.

Eccone un estratto:

In un nostro recente scambio di battute su FB – a seguito del suo articolo uscito su Holonomikon – hai sottolineato come il Connettivismo si fondi sulla sostanziale compresenza (o, eventualmente, sull’alternanza) di generi diversi, fusi però in un’unica sensibilità capace di proiettarsi anche su un orizzonte narrativo mainstream. Si può dire che il movimento stia cercando di evolversi in una direzione che vada oltre certe resistenze “passatiste” della produzione strettamente fantascientifica italiana, che evocavi nel tuo articolo?

Ho sempre creduto che la cosa importante fosse evitare di fossilizzarci. Per restare in ambito fantascientifico, la mia prima grande passione è stato il cyberpunk: dai quindici anni in poi ho cercato di acciuffare qualsiasi cosa fosse stata pubblicata in Italia di riconducibile a questa corrente letteraria. Ho accumulato decine di libri e li ho divorati tutti, leggendoli più e più volte. Ma per mia fortuna, quando ho scoperto il movimento di Gibson e soci, Bruce Sterling ne aveva già certificato la morte da quattro o cinque anni. La scena del crimine, quando sono arrivato io, era già fredda… Così ho potuto spingermi in esplorazione, fuori dal filone, e sai cosa ho trovato? Altre fonti di meraviglia che hanno acceso altre passioni: Philip K. Dick, per cominciare; e poi Samuel R. Delany, J.G. Ballard e gli altri protagonisti della New Wave; e poi Alfred Bester, Fritz Leiber, Frederik Pohl e gli altri padri ispiratori del genere. E, tra gli italiani, Valerio Evangelisti, Vittorio Catani, Vittorio Curtoni, Lino Aldani

Tra gli utenti del fandom di SF attivi in rete, c’è un certo numero di nostalgici che rimpiangono un’età dell’oro perduta: la cara vecchia space opera, le storie semplici e accattivanti di una volta, i protagonisti tutti d’un pezzo, e non so che altro. Non credo che siano la frangia più numerosa del fandom (figuriamoci dell’intero bacino di lettori di fantascienza, di cui il fandom rappresenta solo la punta dell’iceberg), ma di sicuro è la più rumorosa. Scalpita, recrimina, rivendica un ritorno a stagioni della nostra storia che purtroppo per i loro sogni non si ripeteranno mai più. Come non si ripeterà più il decennio del cyberpunk. Ma questo non vuol certo dire che in futuro non ci saranno correnti e filoni altrettanto vitali e interessanti.

Già adesso nel mondo anglosassone si parla di una nuova Golden Age: lo hanno fatto quest’anno gli editori e gli addetti ai lavori riuniti a Londra in occasione della WorldCon. Si guarda con interesse ad altre culture, grazie al fatto che la società americana e quella britannica, di fatto le culle della science fiction, acuiscono sempre di più i loro tratti multietnici. E si guarda con uguale interesse al tema dei diritti civili, che dal femminismo in avanti non ha mai conosciuto battute d’arresto. Solo qui in Italia possiamo trovare gente che si permette di fare la voce grossa guardando al passato, senza che si inneschi un moto di risposta collettivo che riesca a isolare e far risaltare l’insulsaggine di queste pretese.

Con il connettivismo abbiamo messo in piedi un tentativo in questa direzione. E l’idea di cristallizzarci in uno schema imitativo (sia pure di noi stessi) non ci sfiora nemmeno. Quest’anno varchiamo l’orizzonte dei dieci anni. Era una notte di dicembre del 2004, quando quest’oscuro congegno si mise in moto. Chi l’avrebbe detto che dieci anni dopo saremmo stati ancora qui (con Sandro Battisti, Marco Milani e un gruppo sempre più numeroso di amici acquisiti per strada, tutti animati dalla stessa passione) a parlare di fantascienza e a proporre progetti per il futuro?

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