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Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati. Vi segnalo due recensioni e qualche commento sparso raccolti da fonti abbastanza eterogenee.

La prima recensione è di Nicola Parisi, apparsa in anteprima sulla blogzine Il futuro è tornato e quindi rilanciata sul blog dell’autore, Welcome to Nocturnia. Un estratto:

De Matteo nel nostro paese è conosciuto (anche ) per essere uno dei fondatori del movimento connettivista che ha ripreso e tentato di ampliare le tematiche del cyberpunk ed indubbiamente in Corpi Spenti sono presenti molti elementi cari al connettivismo, a partire dal Kipple, l’onnipresente nuvola entropica in grado di rigenerarsi in continuazione, però questi elementi spesso rimangono da sfondo oppure si limitano a fingere da scenario per una storia techno-thriller (genere che mi piace, ma non è certo il mio preferito ), in cui una volta tanto però l’elemento fantascientifico non risulta secondario rispetto alla componente noir ma anzi si assiste ad un felice connubio, ad una buona ibridizzazione.

Insomma, tanti paroloni per dire che Corpi Spenti è un romanzo piacevole e che si legge volentieri.

L’autore si concentra principalmente sulla gestione dei personaggi, ritroviamo quindi i necromanti, gli agenti della Polizia Psicografica in grado di estrarre la memoria dai morti, ritroviamo anche il loro uomo di punta Vincenzo Briganti, sempre più stanco e ferito dalla vita ma non per questo disposto ad arrendersi né come uomo né come poliziotto, ritroviamo anche la Napoli futura, drammaticamente e meravigliosamente simile a quella attuale, che si dimostra ambientazione ideale per questo tipo di storie.

Ecco, i personaggi: De Matteo dimostra di amarli i suoi personaggi, di essersene affezionato, li accompagna quasi per mano,  laddove altri scrittori si dimostrerebbero sempre estremamente sadici nei confronti delle proprie creazioni, Giovanni De Matteo si rivela empatico con i suoi e non descrive mere macchietta ma dà caratterizzazione ad ogni personaggio, creando figure complesse e tridimensionali.

Un parere, questo sui personaggi, che mi rende particolarmente felice, confortandomi sul risultato dei miei sforzi volti a conferire tridimensionalità ed efficacia a ciascuno di loro.

La seconda recensione è del mio socio Sandro Battisti, che sulle pagine di Hyperhouse ha dato ampia eco all’uscita del romanzo. Ma non è l’unico motivo che ho per ringraziarlo. Infatti Zoon scrive:

La ricchezza autoriale di Giovanni De Matteo si evince già da questo sfondo sociale su cui s’innesta il romanzo vero e proprio, un turbine di eventi trascendentali e postumani assolutamente iperreali, tanto da dare una resa nitida, come se si stesse parlando della cronaca attuale. Uno dei tanti pregi di Corpi spenti e della prosa di Giovanni è proprio questo: la credibilità assoluta della storia che racconta, anche quando narra di iperboli postumane, o ci s’immerge in navigazioni psichiche nei morti o in chi giace in coma. Protagonista è la Polizia Psicografica, che ha a capo la figura preminente di Vincenzo Briganti, il poliziotto già principale attore di Sezione PiQuadro insieme alla sua squadra, conosciuti nel giro come necromanti, ovvero postumani che grazie alla tecnologia riescono a navigare tra le ultime immagini e sensazioni di chi è morto recentemente. […]

Non mancano i momenti di vertigine da spazio profondo, in questo romanzo, armonizzati perfettamente con lo scenario che ha il suo kernel nella Napoli dei prossimi cinquant’anni, in cui lo sfruttamento dello spazio prossimo alla Terra si è già sviluppato, è diventato routine: è una delle linee guida maggiori del romanzo, e De Matteo coinvolge ed è credibile anche qui, ma ciò non sorprende perché il territorio di elezione dell’autore è prettamente SF, e seguire i suoi ragionamenti e suggestioni è uno splendido entrare nelle spire del Connettivismo, di cui è l’attuale maggiore esponente.

E con queste parole mi ripaga dell’impegno di dipingere uno scenario postumano accurato e credibile.

Sul blog di Urania diversi lettori hanno lasciato le loro impressioni sul libro. Ne scelgo due per tutti:

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Su aNobii, per quanto la scheda del libro non sia ancora accessibile dal motore di ricerca interno, i feedback mostrano una certa predominanza di pareri positivi. Su Amazon, dove l’e-book resterà in vendita dopo l’avvenuto ritiro dei volumi dalle edicole, l’unico commento finora pervenuto è di Miles Vorkosigan, che assegna al libro 4 stelle su 5 e ne apprezza il world-building.

Direi che questa veloce panoramica serve a rendere abbastanza efficacemente la pluralità di aspetti con cui Corpi spenti ha saputo convincere lettori diversi. Se volete un mio parere, difficilmente avrei potuto essere più soddisfatto del risultato. Quindi ne approfitto ancora una volta per ringraziare tutti quelli che finora hanno voluto farmi avere le loro impressioni, in pubblico o in privato. E chi ancora volesse farlo sa dove trovarmi.

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Nuova rassegna dedicata a Corpi spenti e a ciò che si dice in giro sul romanzo.

Ancora una volta grazie a Thriller Magazine, che dedica nuove attenzioni al romanzo con un intervento mirato del compagno Fazarov, alias Fernando Fazzari, dal titolo Corpi spenti, l’equilibrio dell’inquietudine. Non una recensione vera e propria, in quanto oltre che sodale di penna da lungo tempo Fernando è stato anche uno dei motori primi dietro la nascita di questo libro. L’idea di base è nata proprio nel corso di una chiacchierata con lui. Nel tempo poi Fernando non ha mai mancato di somministrarmi input utili, anche attraverso il semplice confronto sulla scrittura nei progetti a cui abbiamo collaborato e che continuiamo a sviluppare insieme. Inoltre è uno dei miei beta reader e come tale è stato direttamente coinvolto nella prima fase di revisione del romanzo. Però trovo estremamente utile la sua testimonianza, soprattutto sul metodo. E a proposito dell’interazione tra fantascienza e romanzo nero, il compagno Fazarov scrive:

Ma come fanno i due generi a mischiarsi con efficacia? Esiste un rischio: che i due generi sorgente, se non correttamente dosati, si rubino spazio rallentando la narrazione, che poi era quello che accadeva in alcuni passaggi di Sezione π² — il romanzo precedente con protagonista Vincenzo Briganti — mostrando il fianco alternativamente ai detrattori di un genere o dell’altro. Ma se in quell’occasione Giovanni se l’è cavata con la forza dell’ambientazione e dello sviluppo dell’idea di base — una Napoli futura dove si muovono agenti capaci di indagare i ricordi dei morti — con questa prova ha raggiunto un equilibrio efficace tra i generi.

La chiave di volta è stata l’inquietudine, vero punto di contatto tra mondi narrativi che l’editoria e il senso comune vorrebbe vincenti in coppia a prescindere. L’anima nera di Corpi spenti è nell’entropia emotiva che divora i personaggi, nelle atmosfere che fanno del sogno mediterraneo di Jean-Claude Izzo un incubo, nella paranoia che si lega chimicamente all’aria e brucia le sinapsi dell’immenso organo neurale che si compone di individui, ambiente e Stato.

Per leggere l’intervento nella sua interezza, vi rimando alla sua rubrica: Sotto la superficie. Leggi il seguito di questo post »

Corpi spenti è in edicola ormai da dieci giorni e la sequenza di segnalazioni si allunga. Questa volta è stato il turno di Fantascienza.com, il portale italiano della fantascienza, che ringrazio attraverso le persone del direttore Silvio Sosio e del caporedattore Giampaolo Rai:

La Napoli del 2061 immaginata da Giovanni De Matteo è sempre una metropoli di stridenti contrasti. Innovazioni tecnologiche e degrado si mescolano in un insieme assediato dal kipple, la cintura di spazzatura semi-senziente che circonda la città. A peggiorare le cose un difficile momento politico. L’unità d’Italia è a rischio: trame non chiare si stanno compiendo e non sembrano preludere a nulla di buono.

Del libro, attraverso un servizio sulla presentazione tenuta a Bellaria lo scorso maggio, si è parlato anche su La Zona Morta grazie alla cronaca meticolosa e puntuale dell’amico Filippo Radogna:

“Il romanzo – ha fatto presente De Matteo – è un future noir nel quale la trovata fantascientifica è più di un pretesto e svolge un ruolo funzionale alla trama. Si tratta appunto della facoltà, concessa dall’avanzamento della tecnologia e delle conoscenze umane nel campo neurocognitivo, di passare allo scanner la memoria dei morti. Nel romanzo – ha quindi proseguito – si avverte l’influsso del cyberpunk e la stessa trovata fantascientifica dell’indagine psicografica, che ho pensato come metafora delle conseguenze rivoluzionarie di un’ipotetica Singolarità Tecnologica, ha una forte connotazione post-cyberpunk, con qualcosa di più delle sfumature post-human. Proprio dall’amalgama di questa eterogeneità culturale emerge il carattere più connettivista del romanzo”.

Dopo questo gioco ricorsivo di citazioni, torniamo in orbita thriller. Anche Thriller Café, tra i più seguiti e attenti blog dedicati alla letteratura poliziesca, in tutte le sue sfumature dal giallo al nero, ha segnalato Corpi spenti sulle sue pagine. Grazie a Giuseppe Pastore.

E infine torniamo a Thriller Magazine, che proprio oggi ospita un mio intervento sulle contaminazioni tra i generi, nel quale – ancora una volta grazie a Lucius Etruscus che mi ha suggerito l’argomento – prendo spunto dalla natura del romanzo per parlare delle affinità elettive tra crime e science fiction. Buona lettura!

La settimana si apre con una tripla segnalazione. La prima è all’insegna del brivido su Thriller Magazine, che annuncia l’uscita di Corpi spenti dedicando al romanzo la notizia di apertura (a firma di Lucius Etruscus, che ringrazio per l’attenzione prestata al libro e per le lusinghiere parole nei confronti del predecessore Sezione π²).

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La seconda su Booksblog, dove Monica Cruciani, alias AyeshaKru, traccia un meticoloso identikit del sottoscritto, passando ai raggi X le mie due uscite di giugno: oltre a Corpi spenti, infatti, c’è anche la ristampa digitale de Il lungo ritorno di Grigorij Volkolak per Robotica.it.

E per finire una recensione flash di Daniele Barbieri, di cui riporto un estratto:

Siamo nel Sud di un’Italia federale, dalle parti del 2061, bicentenario dell’Unità. La terza guerra mondiale è alle spalle, meno catastrofica del prevedibile ma il mondo fa comunque schifo. La «Pi quadro» è una polizia speciale – dopo 11 anni in via di smantellamento? – «psicografica» capace di recuperare (in parte) ricordi e informazioni dai morti. E su questi «necromanti» più non vi dirò. Con un buon ritmo Giovanni De Matteo ci guida nelle toste indagini dell’ispettore capo Corrado Virgili, detto Guzza, di Vincenzo Briganti e di altri sbirri quasi super: fra droghe «ad assimilazione ultrarapida», mafie russe, il «regressionismo» del reverendo Giona Fleischer,«soldati universali», cadaveri ibernati e molto altro. Difetti? Come nel precedente romanzo vi è qualche eccesso di stereotipi ma per chi ama il cyberpunk e i suoi cugini è lettura obbligata.

Per farmi infine perdonare la svista su Miles Davis (che a pag. 76 viene accidentalmente sostituito da un ultracorpo proveniente da un universo parallelo), faccio pubblica ammenda e mi congedo con questo brano:

Dal blog di Urania:

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Il giorno è arrivato! Da oggi potete trovare in edicola Corpi spenti: un distillato purissimo di angoscia urbana post-cyberpunk da centellinare con cura. Il volume cartaceo targato “Urania” sarà disponibile per tutto il mese di giugno, a richiesta dal vostro edicolante di fiducia. L’edizione digitale del romanzo resterà inoltre disponibile al download sui principali store on-line: Amazon, BookRepublic, IBS, inMondadori, LaFeltrinelli, a seconda dei vostri gusti e delle vostre adesioni ideologiche. In attesa della copertina del volume, eccovi intanto la copertina proprio dell’e-book, a firma di Franco Brambilla:

Cover_Urania_1607

La quarta:

Nel 2049 sono cominciate le operazioni della Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica, un gruppo di agenti che possono estrarre informazioni dai morti, recuperandone la memoria. Sono i necromanti e il loro uomo di punta, Vincenzo Briganti, ha risolto nel 2059 il caso battezzato ufficiosamente Post Mortem (ma pubblicato su “Urania” come Sezione π²). Ora siamo nel 2061, anno del bicentenario dell’Unità italiana, e la Bassitalia sta per secedere dal resto del paese “come una coda di lucertola”. Sulla manovra gravano pesanti ipoteche, perché qualcuno pensa di trasformare il Territorio Autonomo del Mezzogiorno in una vera e propria riserva di caccia per i signori della nuova società feudale. Briganti e i suoi colleghi avranno poco meno di un mese per scoprire tutti gli intrighi ed evitare che il Territorio si trasformi in un ghetto tecnologico per schiavi del lavoro… o molto peggio.

Leggi il seguito di questo post »

Corpi spenti è un libro che si chiude sulla prospettiva di un abisso cosmico. Oltre al noir, alla spy-story, alla fantascienza di derivazione cyberpunk, alle suggestioni post-human, abbiamo anche un richiamo alla più classica fantascienza spaziale. Poche pagine, che però dovrebbero bastare per dare un’idea della complessità dello scenario di questo mondo, dietro le quinte di ciò che vediamo in scena. E che forse potrebbero tornare a essere esplorate, con maggiore accuratezza, nel futuro.

A questo proposito trovo paradigmatica la seguente battuta estratta da Angeli spezzati di Richard K. Morgan:

Richard K. Morgan - Angeli spezzati«Ci pensi, Kovacs. Stiamo bevendo caffè così lontano dalla Terra che le sarebbe difficile distinguere il Sole nel cielo notturno. Siamo stati portati qui da un vento che soffia in una dimensione che non possiamo né vedere né toccare. Immagazzinati come sogni nella mente di una macchina che pensa in modo tanto più evoluto dei nostri cervelli che potrebbe persino portare il nome di dio. Siamo risorti in corpi che non sono i nostri, cresciuti in un giardino segreto lontano dal corpo di ogni donna mortale. Sono questi i fatti della nostra esistenza, Kovacs. Mi dica, in cosa sono diversi, o meno mistici, della fede che esista un regno dove i morti vivono in compagnia di esseri talmente al di là di noi da essere costretti a chiamarli dei?»

Oggi si chiude questo ciclo di articoli che ci ha tenuto compagnia nelle ultime due settimane. Corpi spenti si appresta ad atterrare in edicola e  in versione e-book su Amazon e sugli altri store on-line, dove potrete facilmente recuperare la vostra copia (il volume cartaceo di Urania, vi ricordo, resterà disponibile fino a fine mese). Se ne avrete voglia potrete passare da queste parti per farmi avere la vostra opinione sul libro.

Ci leggiamo nel futuro.

Singolarità Tecnologica - shutterstock

Edward Hopper e Albert Watson rappresentano il contraltare iperrealistico dell’estetica fantastica di Beksinski.

Nei quadri di Hopper il soggetto umano si riduce a un mero pretesto per suggerire una storia, una situazione, che spesso abbraccia i luoghi (la città come la campagna, New York come il paesaggio rurale del New England) e li riguarda più strettamente di quanto non faccia con le persone. Le figure, spesso sgraziate, ancora più spesso anonime, servono quasi a ricordarci chi sia il vero protagonista della tela: al posto degli uomini e delle donne che Hopper dipinge potrebbe esserci chiunque di noi. E la discrezione dell’artista è tale da far sembrare la loro presenza una coincidenza in un determinato punto dello spazio e del tempo. Tutti sembrano congelati nell’attimo eterno di un’attesa che potrebbe non finire mai. E intorno a loro si dispiega un universo fatto di milioni di storie che sappiamo essere identiche senza nemmeno vederle, immerse in una natura distaccata (anche i tramonti di Hopper, lungi dalla quiete, sembrano portare con i contrasti turneriani di luce e di ombre presagi più sinistri di quanto saremmo disposti a tollerare) o in una città aliena (ridotta alla verticalità delle superfici e attraversata secondo le fughe prospettiche delle ferrovie sopraelevate).

Edward Hopper, Nighthawks (1942)

Edward Hopper, Nighthawks (1942)

Watson riprende la lezione iperrealista di Hopper e nei suoi panorami notturni o crepuscolari, nelle stanze d’albergo di Las Vegas, nelle celebrità e nelle muse fetish che si lasciano catturare dal suo obiettivo, codifica una dimensione nuova e criptica, in un rincorrersi di suggestioni che rievocano il surrealismo tanto caro a J.G. Ballard. Consiglio la lettura di questo brano di Watson, utile riflessione sulla tecnica e l’esperienza che si può tranquillamente estendere al di là dei confini della fotografia:

Sperimento e mi muovo in molte direzioni diverse, non solo per­ché sento di poterlo fare ma perché amo questo eclettismo della visione. In un periodo difficile per me, negli anni Settanta e forse an­che nei primi anni Ottanta, mi sono molto impegnato a cercare di risolvere una serie di possibili questioni tecni­che legate alla fotografia non tanto per­ché fossi affascinato dalla tecnica, ma perché sentivo un’urgente necessità di sviluppare determinate possibilità cre­ative che avevo chiare in mente e, co­me sempre in fotografia, riesci a realiz­zare meglio le cose che vuoi se hai un’eccellente padronanza tecnica. Sa­per fare: questo è importante; come sa­per dominare tutti gli aspetti. Quando sei stato fotografo per molto tempo, impari ad utilizzare soluzioni di­verse, strade diverse, chiavi e percorsi al­ternativi, non soltanto dal punto di vi­sta tecnico, ma anche creativo ed emoti­vo. Se hai un problema particolare da ri­solvere, puoi far riferimento alla tua esperienza passata e da lì scegliere. Que­sto rende la tua vita più semplice. Certo, non si smette mai di imparare e più di­venti bravo tecnicamente, più il tuo me­todo di lavoro diventa fluido. Possiedi un’esperienza emotiva e creativa e quan­do ti serve, puoi usarla.

Albert Watson, Jellyfish Tank Series Mandalay Bay, Las Vegas

Albert Watson, Jellyfish Tank Series Mandalay Bay, Las Vegas

Altri tre film, non di fantascienza.

Da Heat – La sfida, capolavoro poliziesco di Michael Mann del 1995: la precisione del meccanismo drammatico e il realismo dell’indagine.

Da Nemico Pubblico di Tony Scott (1998): la costruzione di momenti clou, con situazioni che fungono da punti di svolta della trama.

Da La promessa dell’assassino di David Cronenberg (2007): le dinamiche della mafia russa Vor V Zakone. Soprattutto in relazione a Sulle ali della notte.

Un libro e un racconto. Per il tracciamento dei container trasportati via mare e lo scenario da guerra di spie in cui il Mediterraneo sta scivolando in Corpi spenti, ho derivato lo spunto di partenza da Guerreros di William Gibson.

Un altro debito importante è verso Samuel R. Delany (non è la prima volta, non sarà l’ultima) e il suo Sì, e Gomorra. A distanza di 47 anni dalla prima pubblicazione gli scenari delineati nel racconto, con le sottoculture urbane che fioriscono intorno allo sfruttamento sessuale degli spaziali in licenza, continuano a risultare una metafora insuperabile, soprattutto come rappresentazione delle alternative di utilizzo che la strada riesce sempre a trovare per le ricadute del progresso.

Uno dei punti-chiave del romanzo è la colonizzazione spaziale. Il che potrebbe sembrare paradossale, per un future noir che si svolge interamente per le strade di una metropoli e nei suoi bassifondi. Ma la Nuova Frontiera incombe sui personaggi e sulle loro storie. Tra i principali spunti che ho voluto approfondire nel libro c’è appunto l’approccio dell’umanità allo spazio: il modo in cui ci si arriva, il modo in cui la conquista dello spazio ci cambia. L’outer space si riversa nell’inner space, e come insegna J.G. Ballard il terreno di battaglia sono prima di tutto la nostra psiche e i nostri corpi.

Tre parole-chiave per l’approccio alla tecnologia in Corpi spenti: nichilismo, alienazione, paranoia.

Starbase 03

Space Colonies and Stations

Space ColonyImmagini via Exonauts.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, ma per brevità mi firmo X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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