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Se in Karma City Blues il mondo che avevamo conosciuto in Sezione π² e Corpi spenti è andato avanti dieci anni, immaginare quale evoluzione possa avere interessato le tecnologie del 2059-61 è stato uno dei nodi centrali del lavoro di world-building che ha interessato il romanzo.

Per ridurre il discorso ai minimi termini necessari (anche per parlarne senza incorrere in una quantità di spoiler), nel 2059 abbiamo:

  • processori quantistici universali: distribuiti commercialmente, rendono conto dell’obsolescenza della legge di Moore (in realtà già mentre ci lavoravo appariva probabile che le principali applicazioni dei computer quantistici sarebbero state in ambiti specializzati e molto più difficilmente si sarebbe arrivati a dispositivi di tipo general purpose, su cui quindi ho lasciato galoppare la fantasia);
  • interfaccia olografica: rendono immersiva l’interazione degli utenti con le applicazioni informatiche, facilitando l’organizzazione dei dati e la ricerca di informazioni;
  • impianti neurali e neuroelettronica: il potenziamento elettronico delle facoltà cognitive attraverso innesti in grado di interfacciarsi con il sistema nervoso centrale e banchi di espansione di memoria è uno dei presupposti dello sviluppo della psicografia, attorno a cui ruotano le storie dell’Officina di Briganti e soci;
  • mind uploading: se ne fa brevemente menzione verso la fine di Sezione π² e guadagna un po’ di spazio in Corpi spenti;
  • virus neurali: costrutti autosufficienti in grado di installarsi nella mente di un soggetto e di fatto parassitarlo, soggiogandone la volontà;
  • crio-conservazione o ibernazione: preservazione di un corpo umano a basse temperature in animazione sospesa;
  • bioingegneria: modifiche invasive della fisiologia per consentire ai soggetti modificati di lavorare in condizioni ambientali estreme, per esempio in microgravità ed esposti a radiazioni cosmiche;
  • Internet of Things: la trasformazione di oggetti di uso quotidiano e pressoché di ogni prodotto e bene di consumo in uno smart object connesso in rete;
  • carta riprogrammabile: un modo di tradurre in termini pratici e immediati l’applicazione delle nanotecnologie alla scienza dei materiali;
  • Logiche (ovvero intelligenze artificiali): declinate nella forma di intelletti semi-senzienti, costrutti complessi in grado di emulare il comportamento umano, automigliorarsi e farsi carico di operazioni complesse (cluster di IA mandano avanti interi settori anche di interesse strategico, come la logistica, il controllo del traffico aereo e l’esplorazione spaziale).

Sono solo alcuni esempi ma penso che servano a rendere un’idea dell’aspetto profondamente diverso del mondo in cui si trova a investigare Vincenzo Briganti rispetto a quello che conosciamo.

Jia Jun, Concrete Jungle.

L’idea di posizionare nel 2049 l’ipotetico verificarsi della Singolarità Tecnologica, che per la verità è fin da subito descritta come una convergenza NBIC, è anche un escamotage che serve a delineare una cesura tra il mondo che conosciamo e quello tutto da scoprire che funge da contesto della serie informalmente detta delle Cronache del Kipple. Dall’epigrafe di Sezione π²:

Metà del XXI secolo. La curva dello sviluppo tecnologico ha subìto un’improvvisa cabrata, schizzando verso l’alto come impazzita. Nanotecnologie, cibernetica, computazione quantistica, ingegneria della vita e intelligenze artificiali hanno concorso all’evento.
È una nuova rivoluzione culturale.
L’incalzante ricambio generazionale delle tecnologie stravolge la percezione della realtà. Dal mutamento emergono nuove prospettive: gli orizzonti dell’uomo si dilatano. I mutamenti si succedono a distanza di giorni.
Questa è una storia raccolta dalle voci dei morti. In presa diretta dalla Singolarità.

Per Karma City Blues era inevitabile alzare la posta. E così, tra le altre cose, abbiamo delle evoluzioni sempre più spinte delle tecnologie già viste sopra, e in particolare:

  • Kit morfogenetici: sciami di nanobot per modificare temporaneamente i lineamenti;
  • Ginoidi: nell’era della riproducibilità a basso costo, la duplicazione delle donne (e del corpo delle donne) è un modo come un altro per ricordarci che niente è insostituibile nel capitalismo iperliberista e ogni desiderio può essere soddisfatto (per la verità le replicanti della Ksenja Corporation si vedevano già nel fumetto che fungeva da prequel di Sezione π², ma questa è la prima volta che entrano in scena nei romanzi);
  • nanotecnologie militari: alcuni prodotti della sperimentazione militare sfuggita di mano all’esercito sono ancora operativi nel Kipple;
  • Big Data: il mondo è diventato una foresta di dati, qualsiasi cosa, scelta, spostamento, vengono tracciati definendo schemi di comportamento e monitorando dinamiche private, sociali, etc.
  • EveryWare (EW): l’interazione tra internet e IoT ha originato conseguentemente una realtà aumentata, di cui il mondo fisico è solo uno dei possibili strati, a cui si sovrappongono molteplici layer di informazione, dando vita a una realtà codificata a matrioska, in cui chi la abita può accedere a livelli di informazione diversi a seconda della tecnologia di cui dispone, del know-how che possiede e della bravura che ha saputo maturare.

Elementi che si aggiungono e in alcuni casi si sovrappongono alla lista precedente, prospettando interazioni inedite in un paesaggio tecnologico in continua evoluzione. A questo si aggiungono le new entry, che sono delle trovate (chiamatele invenzioni, chiamatele estrapolazioni, chiamatele metafore, simboli o allegorie) per rispondere ad alcuni quesiti:

  • in un mercato globale ormai da tempo al di là della nostra capacità di controllo, dominato dal trading ad alta frequenza che rende gli algoritmi la nuova specie dominante dell’ecosistema finanziario, gli operatori umani sapranno inventarsi un nuovo modo per manomettere la Macchina?
  • in che modo le IA possono uscire dal dominio della pura informazione e interagire con il mondo esterno?
  • e se gli algoritmi sono la specie nativa dei mercati finanziari telematici, quanto ci vorrà prima che le corporation, gli zaibatsu, i conglomerati industriali, i titani dell’alta tecnologia escogitino una soluzione per serrare la stretta su un mondo che rischia di diventare dominio incontrastato delle IA?

Quest’ultima domanda, per la verità, trova nel romanzo una risposta solo accennata, ma continuo ad accarezzare l’idea di dedicarle un’opera a sé stante, di fatto un gemello di KCB che dovrebbe formare con questo un ideale dittico. Bisogna poi dire che nel romanzo c’è anche altro, che sarebbe però imprudente e scorretto anticipare in questa sede. Se non altro così presto.

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Due notizie a breve distanza l’una dall’altra sono venute fuori negli ultimi giorni. La prima in ordine temporale riguarda l’annuncio di uno studio francese di aver creato dei falsi ricordi tramite stimolazione transcranica su delle cavie di laboratorio addormentate: al risveglio, i roditori sottoposti al trattamento mostravano di “ricordare” posti in cui non erano mai stati prima. La stimolazione è stata attuata durante una particolare fase di attività dell’ippocampo, “la regione cerebrale che funge da substrato neuronale alle mappe mentali che consentono di muoversi in un certo ambiente”. Durante il sonno nei mammiferi avverrebbe infatti un processo interpretato come il consolidamento degli input spaziali, testimoniato da uno specifico schema di onde cerebrali denominate SPW-R (sharp wave ripples). La scoperta delle cosiddette cellule di posizione era stata premiata nel 2014 con il Nobel per la medicina.

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Il secondo risultato è stato divulgato da uno studio del Cold Spring Harbor Laboratory (New York) pubblicato da Nature: oggetto dell’articolo è la possibilità di risalire dall’analisi dei tessuti neurali di una cavia morta alle abilità ed esperienze che il soggetto aveva acquisito da vivo. Semplificando, una lettura post-mortem della mente. Anthony Zador, a capo del team di ricerca, ha dichiarato: “[…] è come se avessimo decifrato un pezzettino del codice neurale col quale l’animale archiviava queste memorie. In sostanza, riuscivamo a leggere la mente di questi ratti”. La stessa tecnica potrebbe essere applicata ad altre regioni del cervello, per decifrare altri sensi. “Non vediamo l’ora di applicare questo metodo a forme più complesse di apprendimento e ad altri sistemi sensoriali, come quello alla base della vista”.

Già qualche anno fa due team americani avevano effettuato importanti annunci sulla decodifica di schemi di attivazione neurale legati alla vista e alla parola. Non ci sarebbe da stupirsi dunque se da qualche parte nel mondo, magari in un cupo e freddo seminterrato di qualche prestigiosa università, un dottor Elliott Grosvenor fosse al lavoro con il suo assistente Rundolph Carter, procedendo per tentativi ad apprendere i rudimenti della psicografia.

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