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In questa intervista per il ricchissimo numero 204 di Delos, l’ultracentenario direttore Carmine Treanni (che ringrazio) mi strappa alcuni dettagli sui retroscena di Karma City Blues.

Dopo Sezione π² e Corpi spenti mi sarei aspettato il terzo romanzo con protagonista Vincenzo Briganti, e invece mi hai spiazzato (favorevolmente e credo anche i tuoi lettori), scrivendone uno ambientato nello stesso universo, ma con un nuovo principale personaggio. Quali sono i motivi che ti hanno spinto verso questa scelta e che collegamenti ci sono con i due precedenti romanzi?

Anche se l’esordio letterario di Vincenzo Briganti era fin dall’inizio pensato come parte di un possibile racconto seriale, l’universo della Sezione Speciale di Polizia Psicografica di Napoli abbracciava un più ampio orizzonte narrativo ancora prima che Briganti entrasse in scena. Prima di Sezione π² era stata infatti la volta di un fumetto uscito a puntate sulle pagine di Solaris*, un progetto di Cagliostro ePress tanto interessante quanto sfortunato, e come la stessa rivista rimasto incompiuto. C’era tutto un mondo lì fuori che Sezione π² e Corpi spenti mi hanno permesso solo di intravedere di sfuggita, e un romanzo slegato dalla continuity delle indagini dei necromanti poteva aiutarmi ad addentrarmi nei suoi recessi.

I collegamenti con i due romanzi «canonici» non mancano, con alcuni personaggi di contorno che tornano in Karma City Blues, unendosi a una galleria ancora più ampia. Ma i punti di contatto principali sono sicuramente l’ambientazione, che al lettore dei precedenti romanzi risulterà allo stesso tempo familiare e straniante, e la psicografia, qui mostrata secondo la lezione di William Gibson nell’uso che la strada ha trovato il modo di farne. Uno dei motivi che mi hanno spinto a scrivere un romanzo staccato dalle indagini dell’Officina è anche questo: esplorare il contesto criminale dall’altra parte della barricata.

Come nasce l’idea di Karma City Blues, che, leggendo la tua nota alla fine del romanzo, ha avuto una lunga gestazione?

Ovviamente dal ricordo di una donna, in particolare una che l’interruzione delle pubblicazioni di Solaris* aveva condannato a un oblio prematuro e immeritato. In Pi-Quadro Angelica Vicino era in un certo senso il braccio armato della Ksenja Corporation, uno dei colossi industriali che dominano questo mondo futuro. Karma City Blues è stata l’occasione per riportarla in azione. E in dodici anni Angelica non è certo rimasta con le mani in mano, ma ha avuto tutto il tempo necessario per aggiornare la sua agenda e tornare più determinata che mai a perseguire i suoi obiettivi.

Il resto lo trovate qui.

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Se in Karma City Blues il mondo che avevamo conosciuto in Sezione π² e Corpi spenti è andato avanti dieci anni, immaginare quale evoluzione possa avere interessato le tecnologie del 2059-61 è stato uno dei nodi centrali del lavoro di world-building che ha interessato il romanzo.

Per ridurre il discorso ai minimi termini necessari (anche per parlarne senza incorrere in una quantità di spoiler), nel 2059 abbiamo:

  • processori quantistici universali: distribuiti commercialmente, rendono conto dell’obsolescenza della legge di Moore (in realtà già mentre ci lavoravo appariva probabile che le principali applicazioni dei computer quantistici sarebbero state in ambiti specializzati e molto più difficilmente si sarebbe arrivati a dispositivi di tipo general purpose, su cui quindi ho lasciato galoppare la fantasia);
  • interfaccia olografica: rendono immersiva l’interazione degli utenti con le applicazioni informatiche, facilitando l’organizzazione dei dati e la ricerca di informazioni;
  • impianti neurali e neuroelettronica: il potenziamento elettronico delle facoltà cognitive attraverso innesti in grado di interfacciarsi con il sistema nervoso centrale e banchi di espansione di memoria è uno dei presupposti dello sviluppo della psicografia, attorno a cui ruotano le storie dell’Officina di Briganti e soci;
  • mind uploading: se ne fa brevemente menzione verso la fine di Sezione π² e guadagna un po’ di spazio in Corpi spenti;
  • virus neurali: costrutti autosufficienti in grado di installarsi nella mente di un soggetto e di fatto parassitarlo, soggiogandone la volontà;
  • crio-conservazione o ibernazione: preservazione di un corpo umano a basse temperature in animazione sospesa;
  • bioingegneria: modifiche invasive della fisiologia per consentire ai soggetti modificati di lavorare in condizioni ambientali estreme, per esempio in microgravità ed esposti a radiazioni cosmiche;
  • Internet of Things: la trasformazione di oggetti di uso quotidiano e pressoché di ogni prodotto e bene di consumo in uno smart object connesso in rete;
  • carta riprogrammabile: un modo di tradurre in termini pratici e immediati l’applicazione delle nanotecnologie alla scienza dei materiali;
  • Logiche (ovvero intelligenze artificiali): declinate nella forma di intelletti semi-senzienti, costrutti complessi in grado di emulare il comportamento umano, automigliorarsi e farsi carico di operazioni complesse (cluster di IA mandano avanti interi settori anche di interesse strategico, come la logistica, il controllo del traffico aereo e l’esplorazione spaziale).

Sono solo alcuni esempi ma penso che servano a rendere un’idea dell’aspetto profondamente diverso del mondo in cui si trova a investigare Vincenzo Briganti rispetto a quello che conosciamo.

Jia Jun, Concrete Jungle.

L’idea di posizionare nel 2049 l’ipotetico verificarsi della Singolarità Tecnologica, che per la verità è fin da subito descritta come una convergenza NBIC, è anche un escamotage che serve a delineare una cesura tra il mondo che conosciamo e quello tutto da scoprire che funge da contesto della serie informalmente detta delle Cronache del Kipple. Dall’epigrafe di Sezione π²:

Metà del XXI secolo. La curva dello sviluppo tecnologico ha subìto un’improvvisa cabrata, schizzando verso l’alto come impazzita. Nanotecnologie, cibernetica, computazione quantistica, ingegneria della vita e intelligenze artificiali hanno concorso all’evento.
È una nuova rivoluzione culturale.
L’incalzante ricambio generazionale delle tecnologie stravolge la percezione della realtà. Dal mutamento emergono nuove prospettive: gli orizzonti dell’uomo si dilatano. I mutamenti si succedono a distanza di giorni.
Questa è una storia raccolta dalle voci dei morti. In presa diretta dalla Singolarità.

Per Karma City Blues era inevitabile alzare la posta. E così, tra le altre cose, abbiamo delle evoluzioni sempre più spinte delle tecnologie già viste sopra, e in particolare:

  • Kit morfogenetici: sciami di nanobot per modificare temporaneamente i lineamenti;
  • Ginoidi: nell’era della riproducibilità a basso costo, la duplicazione delle donne (e del corpo delle donne) è un modo come un altro per ricordarci che niente è insostituibile nel capitalismo iperliberista e ogni desiderio può essere soddisfatto (per la verità le replicanti della Ksenja Corporation si vedevano già nel fumetto che fungeva da prequel di Sezione π², ma questa è la prima volta che entrano in scena nei romanzi);
  • nanotecnologie militari: alcuni prodotti della sperimentazione militare sfuggita di mano all’esercito sono ancora operativi nel Kipple;
  • Big Data: il mondo è diventato una foresta di dati, qualsiasi cosa, scelta, spostamento, vengono tracciati definendo schemi di comportamento e monitorando dinamiche private, sociali, etc.
  • EveryWare (EW): l’interazione tra internet e IoT ha originato conseguentemente una realtà aumentata, di cui il mondo fisico è solo uno dei possibili strati, a cui si sovrappongono molteplici layer di informazione, dando vita a una realtà codificata a matrioska, in cui chi la abita può accedere a livelli di informazione diversi a seconda della tecnologia di cui dispone, del know-how che possiede e della bravura che ha saputo maturare.

Elementi che si aggiungono e in alcuni casi si sovrappongono alla lista precedente, prospettando interazioni inedite in un paesaggio tecnologico in continua evoluzione. A questo si aggiungono le new entry, che sono delle trovate (chiamatele invenzioni, chiamatele estrapolazioni, chiamatele metafore, simboli o allegorie) per rispondere ad alcuni quesiti:

  • in un mercato globale ormai da tempo al di là della nostra capacità di controllo, dominato dal trading ad alta frequenza che rende gli algoritmi la nuova specie dominante dell’ecosistema finanziario, gli operatori umani sapranno inventarsi un nuovo modo per manomettere la Macchina?
  • in che modo le IA possono uscire dal dominio della pura informazione e interagire con il mondo esterno?
  • e se gli algoritmi sono la specie nativa dei mercati finanziari telematici, quanto ci vorrà prima che le corporation, gli zaibatsu, i conglomerati industriali, i titani dell’alta tecnologia escogitino una soluzione per serrare la stretta su un mondo che rischia di diventare dominio incontrastato delle IA?

Quest’ultima domanda, per la verità, trova nel romanzo una risposta solo accennata, ma continuo ad accarezzare l’idea di dedicarle un’opera a sé stante, di fatto un gemello di KCB che dovrebbe formare con questo un ideale dittico. Bisogna poi dire che nel romanzo c’è anche altro, che sarebbe però imprudente e scorretto anticipare in questa sede. Se non altro così presto.

È un periodo intenso, con molte novità che si preparano all’orizzonte, e anche se dietro le quinte è un ribollire di iniziative ciò che si manifesta alla superficie è solo un’impressione di movimento. Preso nella spirale degli impegni, per esempio, ho dimenticato di segnalarvi a gennaio l’uscita del primo numero di una nuova rivista dedicata al futuro.

Il nome parla da sé: Futuri. La rivista nasce sotto l’egida dell’Italian Institute for the Future che ha base a Napoli, unFuturi_1-1 think tank che rappresenta una delle grandi novità del 2013 nel panorama desolato e deprimente della cultura italiana. E il nome del curatore è una garanzia per chiunque si interessi di fantascienza: Roberto Paura. Futuri, che può essere acquistata in edizione cartacea a 4,90 euro più spese di spedizione oppure scaricata in PDF a 2,99 euro, nella migliore tradizione delle riviste anglosassoni dedicate all’analisi tecnologica dedica anche una sezione alla narrativa, che in questo primo numero ospita un mio racconto: Esilio dalla Noosfera, già pubblicato sulle pagine di Next con il titolo Stazione delle maree, rappresenta un aggiornamento di quel racconto e propone — sullo sfondo di una civiltà interstellare — appunto una riflessione sul progresso, l’impatto della tecnologia e i rapporti tra società poste su livelli alterni della scala di Kardashev. Se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria, non posso fare di meglio che rimandarvi alle pagine dello Strano Attrattore, cominciando la navigazione da questo vecchio post, dimenticato nel tempo, come lacrime nella pioggia…

Nel frattempo, tornando seri, non posso fare a meno di segnalarvi l’ennesimo ottimo risultato raccolto dal collettivo connettivista ai Premi Italia. Numerose le nomination che ci hanno portato in finale, in alcune categorie con più di una candidatura, a testimonianza di quanto bene riusciamo ancora a fare, malgrado il peso degli anni cominci a farsi sentire. La scorsa settimana sono riuscito a mettere on-line tutte le opere finaliste, affinché chiunque abbia diritto al voto  e voglia farsi un’idea possa crearsela di prima mano: la pagina di riferimento per iniziare l’esplorazione è su Next Station. Quest’anno, in effetti, il connettivismo compirà dieci anni, e anche per questa ricorrenza è in preparazione qualche sorpresa che spero sappia soddisfare anche i palati più esigenti.

Sulle_ali_della_notte_mE per finire la novità più recente, che mi riguarda ancor più da vicino. S’intitola Sulle ali della notte, è edito dalla label Delos Digital nella nuova collana elettronica Robotica.it ed è il mio nuovo e-book. Si tratta di un racconto di poco meno di 30 cartelle, che tuttavia racchiude una storia che mi piace poter definire di ampio respiro. In effetti molte delle cose che scrivo si avvicinano al concetto di condensed novel che mi sono creato nella testa grazie a J.G. Ballard, e questo è uno dei lavori più densi su cui mi sia mai cimentato. Chi vuole può leggerlo come lavoro a sé stante: è un mix di spy fiction e techno-thriller che spero non deluderà gli amanti del genere. Chi ha apprezzato Sezione π², potrà invece leggerlo come una sorta di spin-off dell’universo della Pi-Quadro. Cito dalla presentazione su Fantascienza.com:

In prima linea della difesa della grande madre Russia, alla fine del secolo, c’è un corpo di polizia segreto: l’Unità 901. Sono gli psicomanti, e sono gli esecutori del Programma Ali nella Notte: possono leggere completamente i pensieri delle persone, conoscere ogni segreto, ogni ricordo. C’è solo un’unica condizione per poter effettuare questa scansione: l’obiettivo deve essere un cadavere, e deve essere morto da non più di qualche minuto.

Kryuchkov è un agente dell’unità 901. Lo è stato, lo sarà, lo sarà di nuovo. Nel vortice dei giochi di potere le fortune fioriscono e decadono a ogni stagione. Resta solo una certezza: il suo giuramento di difendere la Velikaja Rossija.

Abbastanza intuitivamente gli psicomanti altro non sono che la versione made in Russia dei necromanti di Briganti & Co. E coloro i quali dovessero proprio sentire nostalgia della Pi-Quadro potranno infine leggere Sulle ali della notte come un teaser. Perché Briganti e la sua Sezione si apprestano a tornare in pista e arriveranno nella vostra edicola di fiducia prima di quanto possiate immaginare. Non state in pensiero, ne riparleremo. E se nel frattempo vi va di farvi la bocca, sapete come ingannare l’attesa…

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Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

United We Stand. Divided We Fall.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, ma per brevità mi firmo X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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