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Ancora Mark Fisher, ancora J. G. Ballard. Leggo del progetto Tiny Colour Movies di John Foxx in un pezzo di Fisher antologizzato in Spettri della mia vita e mi fiondo ad ascoltare Skyscraper su YouTube sulla risonanza che innesca nella mia testa il collegamento alle sonorità di Vangelis per Blade Runner.

Nel brano ritrovo effettivamente quelle atmosfere, ma c’è in effetti anche altro, o forse sono atmosfere che sembrano simili, ma in realtà tradiscono uno spirito diverso. Perché se ogni nota di Vangelis ci parlava (e ci parla ancora) del futuro – sorvoliamo al momento se si tratti di un futuro che non è stato, da cui la nostalgia, o di un futuro che si è fin troppo inverato, da cui il rimpianto per un futuro ormai passato in cui avremmo fatto in tempo a correggere la traiettoria della storia – è invece vero che quella di John Foxx è più un’operazione che Fisher riconduce giustamente allo slowtime, “un tempo di distacco meditativo dalla confusione del presente”.

Il video, con quegli spezzoni decontestualizzati di riprese di grattacieli, le dissolvenze con le performance di Foxx, trasferisce lo spettatore/ascoltatore in una dimensione parallela. Un mondo in grado di esaltare sulla scala delle megalopoli lo smarrimento che proviamo davanti ai quadri surrealisti di Paul Delvaux o Giorgio De Chirico, in cui la metropoli progressivamente slitta – come le ombre dei palazzi fuori campo che scorrono in timelapse sulle facciate dei palazzi inquadrati – nella condizione di necropoli, e i suoi abitanti diventano spettri di passaggio. E ancora le dissolvenze, i tramonti, i bagliori del giorno sui grattacieli (c’è anche molto Hopper, nella luce che illumina quasi dolorosamente alcune sequenze), mentre le ombre della notte affiorano dalle strade.

Quando la notte trascorre e le insegne al neon che hanno intessuto con i fari delle auto una danza mistica si sciolgono nella luce spettrale di un nuovo giorno sospeso fuori dal tempo, si ha la sensazione di aver assistito davvero a un rito negromantico, un’evocazione che ha messo in comunicazione epoche diverse, che forse abbiamo abitato o altrimenti ricordiamo soltanto di aver abitato. Spazi a cui torneremo, quando da fantasmi torneremo a mischiarci con le ombre.

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Questo blog appartiene a Giovanni De Matteo, anche conosciuto per i vicoli della rete come X. Nel 2004 è stato tra gli iniziatori del connettivismo. Legge e guarda quel che può, e se riesce poi ne scrive. Si occupa soprattutto di fantascienza e generi contigui. La sua passione è sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Dopo Corpi spenti e Karma City Blues, il suo ultimo romanzo è anche il primo: s'intitola Ricordi proibiti.

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