You are currently browsing the tag archive for the ‘Trilobiti’ tag.

Guardo lungo la collina. La mia prima volta con Ginny è stata nei boschi di quella collina. Penso a quanto potevamo essere vicini allora e forse anche adesso, non so.

Si appresta a sbarcare sugli scaffali per i tipi di Minimum Fax una nuova edizione di Trilobiti. La notizia è rimbalzata oggi sul blog dell’editore minima & moralia, che presenta anche un intervento della traduttrice Cristiana Mennella (che ha già tradotto in passato Doris Lessing, William T. Vollmann, George Saunders, Philipp Meyer e Jeff VanderMeer) e un assaggio del racconto omonimo che apre l’antologia. Avendo ormai fatto l’orecchio con la precedente traduzione di Ivan Tassi, non saprei dire quanto bisogno ci fosse di reinterpretare la voce di Breece D’J Pancake, che per la verità già recava chiari segni di riscrittura. D’altro canto, se tradurre è sempre un po’ tradire, per i racconti di Pancake vale anche una duplice verità.

pancake-trilobitesLa prima: per quanto diretta e immediata, la sua prosa non è delle più facili da “adattare”, proprio perché frutto di un lavoro certosino di cesellatura e sottrazione, volto ad asportare tutto il superfluo e mappare con una fedeltà impareggiabile la desolazione primordiale dei luoghi e la depressione spietata dell’epoca al centro delle sue storie (Pancake scriveva del mondo in cui viveva, il West Virginia di metà anni ’70, devastato dalla crisi economica e dallo sfruttamento minerario). Per farvene un’idea, potete leggere il racconto Trilobites sulle pagine di The Atlantic.

La seconda: l’efficacia della scrittura di Pancake è legata proprio alla sua capacità di rendere ogni racconto un affresco completo della vita di provincia, come se la storia la stessimo ascoltando, tra un tiro alla sigaretta e l’altro, a notte tarda dalla voce di un amico di vecchia data, mentre andiamo sorseggiando l’ennesimo bicchiere di whisky. Per cui, se ogni lettura fa storia a sé, allora a maggior ragione potrebbero esserci in giro tante traduzioni diverse quante sono le copie in circolazione del libro, e nessuno ci perderebbe davvero. A meno che non abbiate voglia di leggerlo direttamente in originale, allora potrebbe essere come ascoltare la voce struggente di un cantautore morto troppo presto, incisa su un nastro scampato per miracolo alla stretta del tempo.

Butto la testa all’indietro, provo a dimenticare questi campi e le colline attorno. Molto prima di me e di questi arnesi, il Teays scorreva qui. Posso quasi sentire le acque fredde e il solletico che fanno i trilobiti quando strisciano. Tutta l’acqua che veniva dalle vecchie montagne scorreva verso ovest. Ma la terra si è sollevata. Mi restano solo il letto del torrente e gli animali di pietra che colleziono. Sbatto le palpebre e respiro. Mio padre è una nuvola color kaki tra i cespugli di canne e Ginny nient’altro che un odore amaro tra i rovi di more su per il crinale.

Per farla breve, se non lo conoscete non fatevi scappare l’occasione. Come scriveva Percival Everett inpancake_3d una sua postfazione: “nessun lettore può terminare questi racconti senza commuoversi, e nessuno scrittore può uscirne senza restare influenzato“. In giro pare si trovino ancora copie della precedente edizione di ISBN, che per la verità dovrebbe essere la terza (emendata da refusi, con apparati critici diversi di volta in volta), oltre che in digitale anche in cartaceo, e la presenza simultanea di due versioni del libro sembra prolungare gli strascichi del caos che ha accompagnato l’uscita di scena dell’editore milanese, un progetto in cui avevamo creduto in molti, purtroppo miseramente naufragato. La nuova edizione, data in uscita ieri, è già ordinabile.

Passerò la notte a casa. Devo chiudere gli occhi nel Michigan, forse anche in Germania o in Cina, non lo so ancora. Cammino, ma non ho paura. Sento che la mia paura si allontana in cerchi concentrici attraverso il tempo, per un milione di anni.

Per approfondire, vi rimando a questo profilo/recensione pubblicato su Next-Station.org o ai numerosi interventi apparsi sullo Strano Attrattore.

Credits: Tutti gli estratti citati sono dalla traduzione di Ivan Tassi per ISBN Edizioni, 2005.

Direttive

Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

United We Stand. Divided We Fall.

Avviso ai naviganti

Nel rispetto del provvedimento emanato, in data 8 maggio 2014, dal garante per la protezione dei dati personali, si avvisano i lettori che questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Pertanto proseguendo con la navigazione si presta il consenso all’uso dei cookie. A questo link potete trovare la gestione della privacy e dei cookie da parte di Automattic (la società che gestisce la piattaforma WordPress.com): Privacy Policy.
Se non ne avete ancora abbastanza, non perdetevi la pagina con l'Informativa Estesa.

Altrove in 140 caratteri

Segui assieme ad altri 78 follower

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: