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E insomma, non di sole distopie vive lo scrittore di fantascienza. Quando Francesco Verso mi ha reclutato per l’antologia Segnali dal futuro, ho pensato di cogliere l’opportunità per visualizzare un mondo molto distante dagli scenari che sono solito frequentare, e che potremmo convenzionalmente ricondurre a futuri – terrestri o spaziali – a tinte alquanto cupe. Per l’occasione ho pensato di avventurarmi in un territorio per me quasi del tutto nuovo, comunque molto al di fuori dalla mia comfort zone.

Volevo descrivere da un punto di vista da embedded il lavoro degli ingegneri e scienziati del futuro, diciamo intorno all’anno 2100, e volevo che il loro progetto derivasse dalle premesse stesse insite nel mondo in cui vivevano, per evitare che la storia potesse inciampare nello schematismo dello scienziato che arriva e risolve tutti i problemi dell’umanità: quella non sarebbe stata né scienza né fantascienza, ma nient’altro che solipsismo in salsa hollywoodiana. Quindi ho provato a immaginare un mondo ancora gravato da contraddizioni, ma già impegnato sull’audace cammino di una “transizione ecologica post-capitalista“, in cui le fondamenta per un nuovo stile di vita e per un nuovo modello di organizzazione sociopolitica vengono gettate dall’adozione di nuovi sistemi di produzione e recupero: lavoro intellettuale, energie sostenibili, integrazione ambientale e tecnologie emergenti aprono le porte a un diverso livello di consapevolezza del ruolo dell’uomo nel mondo, e la società comincia così a muoversi verso un nuovo punto di equilibrio. Per questo avevo bene in mente una serie di modelli di riferimento, primo su tutti Kim Stanley Robinson, ma anche altri autori impegnati sul fronte del futuro come Bruce Sterling e Cory Doctorow.

Il risultato è una società che non ha subito gli effetti della Singolarità (o di un evento di equivalente portata), ma che al contrario ha cominciato da tempo a guidare la propria evoluzione grazie alla sinergia con le tecnologie. Non a caso si parla di Wende, come nel processo di riunificazione delle due Germanie, anche se in termini quasi antitetici: dall’economia di mercato il post-capitalismo imbocca il sentiero di un’economia della post-scarsità pianificata, logisticamente supportata delle intelligenze artificiali. Potremmo forse definirla una tecnocrazia socialista. Ma come sappiamo i cambiamenti comportano sempre degli imprevisti, per cui, per quanto si possa cercare di dirigerne gli effetti, ci saranno sempre degli esiti non calcolati. Specie in un sistema complesso grande quanto il pianeta Terra.

Alla fine La vita nel tempo delle ombre è la cosa più vicina a un’utopia che abbia mai scritto. Una cosa che mi fa uno strano effetto, a dirla tutta. Ma non poi così strano. Dopo il salto, ne condivido con voi un estratto: una sessione di brainstorming tra i due protagonisti. Il libro invece è qui. Leggi il seguito di questo post »

È un periodo intenso, con molte novità che si preparano all’orizzonte, e anche se dietro le quinte è un ribollire di iniziative ciò che si manifesta alla superficie è solo un’impressione di movimento. Preso nella spirale degli impegni, per esempio, ho dimenticato di segnalarvi a gennaio l’uscita del primo numero di una nuova rivista dedicata al futuro.

Il nome parla da sé: Futuri. La rivista nasce sotto l’egida dell’Italian Institute for the Future che ha base a Napoli, unFuturi_1-1 think tank che rappresenta una delle grandi novità del 2013 nel panorama desolato e deprimente della cultura italiana. E il nome del curatore è una garanzia per chiunque si interessi di fantascienza: Roberto Paura. Futuri, che può essere acquistata in edizione cartacea a 4,90 euro più spese di spedizione oppure scaricata in PDF a 2,99 euro, nella migliore tradizione delle riviste anglosassoni dedicate all’analisi tecnologica dedica anche una sezione alla narrativa, che in questo primo numero ospita un mio racconto: Esilio dalla Noosfera, già pubblicato sulle pagine di Next con il titolo Stazione delle maree, rappresenta un aggiornamento di quel racconto e propone — sullo sfondo di una civiltà interstellare — appunto una riflessione sul progresso, l’impatto della tecnologia e i rapporti tra società poste su livelli alterni della scala di Kardashev. Se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria, non posso fare di meglio che rimandarvi alle pagine dello Strano Attrattore, cominciando la navigazione da questo vecchio post, dimenticato nel tempo, come lacrime nella pioggia…

Nel frattempo, tornando seri, non posso fare a meno di segnalarvi l’ennesimo ottimo risultato raccolto dal collettivo connettivista ai Premi Italia. Numerose le nomination che ci hanno portato in finale, in alcune categorie con più di una candidatura, a testimonianza di quanto bene riusciamo ancora a fare, malgrado il peso degli anni cominci a farsi sentire. La scorsa settimana sono riuscito a mettere on-line tutte le opere finaliste, affinché chiunque abbia diritto al voto  e voglia farsi un’idea possa crearsela di prima mano: la pagina di riferimento per iniziare l’esplorazione è su Next Station. Quest’anno, in effetti, il connettivismo compirà dieci anni, e anche per questa ricorrenza è in preparazione qualche sorpresa che spero sappia soddisfare anche i palati più esigenti.

Sulle_ali_della_notte_mE per finire la novità più recente, che mi riguarda ancor più da vicino. S’intitola Sulle ali della notte, è edito dalla label Delos Digital nella nuova collana elettronica Robotica.it ed è il mio nuovo e-book. Si tratta di un racconto di poco meno di 30 cartelle, che tuttavia racchiude una storia che mi piace poter definire di ampio respiro. In effetti molte delle cose che scrivo si avvicinano al concetto di condensed novel che mi sono creato nella testa grazie a J.G. Ballard, e questo è uno dei lavori più densi su cui mi sia mai cimentato. Chi vuole può leggerlo come lavoro a sé stante: è un mix di spy fiction e techno-thriller che spero non deluderà gli amanti del genere. Chi ha apprezzato Sezione π², potrà invece leggerlo come una sorta di spin-off dell’universo della Pi-Quadro. Cito dalla presentazione su Fantascienza.com:

In prima linea della difesa della grande madre Russia, alla fine del secolo, c’è un corpo di polizia segreto: l’Unità 901. Sono gli psicomanti, e sono gli esecutori del Programma Ali nella Notte: possono leggere completamente i pensieri delle persone, conoscere ogni segreto, ogni ricordo. C’è solo un’unica condizione per poter effettuare questa scansione: l’obiettivo deve essere un cadavere, e deve essere morto da non più di qualche minuto.

Kryuchkov è un agente dell’unità 901. Lo è stato, lo sarà, lo sarà di nuovo. Nel vortice dei giochi di potere le fortune fioriscono e decadono a ogni stagione. Resta solo una certezza: il suo giuramento di difendere la Velikaja Rossija.

Abbastanza intuitivamente gli psicomanti altro non sono che la versione made in Russia dei necromanti di Briganti & Co. E coloro i quali dovessero proprio sentire nostalgia della Pi-Quadro potranno infine leggere Sulle ali della notte come un teaser. Perché Briganti e la sua Sezione si apprestano a tornare in pista e arriveranno nella vostra edicola di fiducia prima di quanto possiate immaginare. Non state in pensiero, ne riparleremo. E se nel frattempo vi va di farvi la bocca, sapete come ingannare l’attesa…

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Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

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