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Tra le nuove voci più interessanti che stanno plasmando la fantascienza del futuro, Linda De Santi spicca per la qualità della sua scrittura e per un’attenzione non comune all’impatto della tecnologia sulla sfera dei rapporti umani. Inoltre i suoi racconti, come scrivevo nella nota introduttiva a Lost by Univers (che abbiamo avuto il piacere di pubblicare l’anno scorso su Next-Station.org), non sono estranei a una vena di malinconia che aggiunge un retrogusto inconfondibile ai suoi futuri, rivelando un’ispirazione di fondo che praticamente accomuna diversi lavori, pur con esiti e soluzioni molto diverse tra di loro. Di volta in volta i suoi personaggi sono chiamati a fare scelte di rottura (come accade in Saltare avanti, il racconto Premio Urania Short 2017 che me l’ha fatta conoscere come scrittrice, dopo che per anni l’avevo seguita come blogger) o nel loro piccolo rivoluzionarie (come in quel gioiello che è Involucri, contenuto nell’ultima antologia made in Kipple, Next-Stream. Visioni di realtà contigue).

Ospitata nella collana Futuro Presente, curata per Delos Digital da Elena Di Fazio e Giulia Abbate, la sua ultima fatica è un racconto lungo che si situa all’altra estremità dello spettro distopico rispetto a Lost by Univers. In effetti, tanto cupo e post-cyberpunk era quello, quanto fiabesco risulta fin dalle prime battute La forma del vuoto, che sia per le atmosfere sia per la caratterizzazione dei personaggi si situa dalle parti delle fiabe ecologiste di Hayao Miyazaki.

In un mondo regredito a una società rinascimentale, grandi flotte si contendono l’egemonia sui mari. La Terra non è più quella che conosciamo: il livello delle acque si è alzato sommergendo vaste regioni che un tempo appartenevano alla terraferma, stravolgendo in questo modo il volto del pianeta; e sulla superficie delle onde i rifiuti plastici che sono andati accumulandosi nei secoli hanno dato forma alla crosta, un’entità ributtante e letale. Se per gli ultimi umani il futuro si divide tra le insidie dei mari e quelle dei complessi rituali e intrecci di faide e alleanze che regolano la vita di corte, pacifiche comunità di mutanti sopravvivono in villaggi sommersi nutrendosi proprio degli scarti degli abitanti della superficie.

Sara è la figlia insoddisfatta di un ammiraglio della flotta commerciale del Neo Granducato e da bambina ha assistito impotente al suicidio della madre, incapace di rassegnarsi al ruolo di oggetto di scena in questa società maschilista regredita a una struttura neofeudale. Ormai in età di matrimonio, mentre si appresta a essere usata come merce di scambio nelle manovre politiche dell’ammiraglio, la sua vita cambia all’improvviso grazie a un incontro inatteso. Perché Joram non è un ragazzo come gli altri, ma un morply:

Era praticamente un ragazzo pesce: aveva il corpo ricoperto di squame, con grandi pinne sulle gambe e alette più piccole sulle braccia e sui fianchi. Gli occhi, a mandorla e di colore dorato, avevano una membrana nittitante.

Sara ebbe la stessa impressione che aveva avuto la prima volta: in quella stranezza c’era una sorta di magnetismo, che la attirava.

La bravura di Linda riesce a farci appassionare alla loro storia di reciproca scoperta, narrata attraverso un sapiente incastro di punti di vista. La moltiplicazione della angolazioni conferisce uno spessore tridimensionale al mondo in cui si muovono e l’originalità della storia risiede anche nel netto rifiuto di ogni nostalgia: la natura non è uno stato immutabile alle cui regole siamo condannati a obbedire, ma diventa un organismo vivo, mutevole, in evoluzione, capace di trovare nuovi equilibri. La metafora della crosta, che spinge alle estreme conseguenze gli effetti dell’inquinamento e dell’inconsapevole azione plasmatrice dell’uomo sull’ambiente, già ben rappresentata da fenomeni di scala globale come il Pacific Trash Vortex, rende inequivocabile il gioco di specchi con il nostro presente e fornisce un imprevedibile modello di comportamento per i postumani che verranno.

Se volete, chiamatela climate fiction o, se preferite, solarpunk. In pochi riusciranno forse a riconoscerne i legami, anche perché critica e autori della Letteratura che conta continuano a guardare in un’altra direzione, pur essendo questo esattamente quel Graal di cui sono costantemente alla ricerca altrove. Pubblicata direttamente in e-book da un piccolo editore ignorato dalla critica che conta, La forma del vuoto dispensa senso del futuro a piene mani. Qui sì che tutti loro troverebbero pane per i loro denti e le loro menti. Perché questa è letteratura dell’Antropocene dispiegata in tutta la sua inerzia immaginifica e potenza comunicativa. Almeno voi non fatevelo scappare.

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