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Wanderers - The Open Road

Pubblicato da nemmeno un mese, c’è un cortometraggio fantascientifico che sta facendo il giro della rete, rimbalzando da un sito a un altro. Ho avuto modo di vederlo qualche giorno fa su io9 grazie alla pronta segnalazione di Ivan Lusetti e oggi me lo ritrovo replicato dappertutto, sui social network e sui siti non solo di settore. S’intitola Wanderers e a realizzarlo è stato l’artista digitale e animatore svedese Erik Wernquist, spinto dalla sua passione per l’esplorazione spaziale e ispirato dalle visioni fantascientifiche di Kim Stanley Robinson e Arthur C. Clarke, nonché dalle illustrazioni del leggendario Chesley Bonestell. Realizzato come un documentario, Wanderers si avvale del commento fuori campo – non autorizzato, per ammissione dello stesso Wernquist – di Carl Sagan.

Wanderers - Verona Rupes Uranus

Nel corso di poco più di 3 minuti, Wernquist ripercorre il cammino futuro dell’uomo – tornato nomade e riscopertosi pioniere – attraverso il sistema solare. E ci lascia senza fiato davanti alla vivida bellezza dei panorami alieni, resi ancora più sublimi e perturbanti dai segni di un processo di antropizzazione in fase più o meno avanzata: ascensori spaziali, miniere asteroidali, avamposti nel deserto marziano e sulle lune di Giove, Saturno e Urano. Il risultato è talmente suggestivo da lasciare attoniti, a riflettere sulla missione che ci attende e a domandarci cosa stiamo aspettando ad intraprendere questa lunga marcia verso la Nuova Frontiera.

Wanderers – a short film by Erik Wernquist from Erik Wernquist on Vimeo.

Dark Gamma Ray Burst Illustration

Dark Gamma Ray Burst Illustration (Photo credit: NASA Goddard Photo and Video)

Del principio olografico ho parlato spesso in passato (qualche traccia sopravvive sul vecchio blog) e anche sul prossimo Next – in uscita in questi giorni – troverete un aggiornamento sullo stato della ricerca che illustra un esperimento in corso al FermiLab, volto a dimostrare la fondatezza della teoria rilevando tracce del rumore olografico di fondo della realtà. Seguendo una strada del tutto indipendente, proprio in questi giorni un gruppo di ricercatori giapponesi ha annunciato di aver ottenuto incoraggianti risultati da due diverse simulazioni, con un annuncio che non ha saputo frenare l’entusiasmo dei titolisti dello Scientific American.

E sempre dalle stesse pagine negli ultimi giorni è giunta alla mia attenzione una teoria di cui non avevo ancora sentito parlare. Si chiama rainbow gravity, che potremmo tradurre come gravità arcobaleno (e infatti è così che riporta il sito de Le Scienze), e presenta un approccio se possibile ancora più radicale del principio olografico, che promette di stravolgere le basi stesse della cosmologia, cancellando qualsiasi traccia di singolarità dal passato dell’universo (dimenticatevi il Big Bang) e legando il comportamento delle particelle immerse in un campo gravitazionale alla loro energia. Dall’osservazione dei gamma-ray burst potrebbero derivare prove significative a sostegno della nuova teoria, che il suo ideatore Lee Smolin vuole strettamente connessa a una formulazione più generale che ha voluto chiamare “località relativa”: l’idea è che osservatori diversi situati in punti diversi dello spazio-tempo possono non essere d’accordo sulla localizzazione di determinati eventi.

Ovviamente, avendo eletto da tempo Thomas Pynchon ai vertici del mio pantheon letterario personale, il nome della teoria non può non richiamarmene alla mente il monumentale capolavoro del 1973: Rainbow’s Gravity, L’arcobaleno della gravità. E mi offre l’occasione per ricordare che proprio nei mesi scorsi Ernesto Guido ha ottenuto la ratifica ufficiale delle denominazioni prescelte per due asteroidi da lui scoperti nel 2005. Dal 20 novembre 2013 nella cintura principale orbita anche un corpo denominato 152319 Pynchon.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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