You are currently browsing the tag archive for the ‘Riti di passaggio’ tag.

E adesso che abbiamo messo una toppa anche su questa triste vicenda dei cookie, proviamo a riprendere anche le trasmissioni. Dopo un paio di mesi vissuti intensamente sul piano personale, mi preme aggiornarvi sulle ultime uscite che mi interessano da vicino. Partiamo con una riedizione, e proseguiamo con due inediti.

La riedizione riguarda Riti di passaggio: uscito lo scorso autunno inFF_Storie_dal_futuro_ebook e-book sotto il marchio Future Fiction, che si sta facendo molto apprezzare in Italia e non solo, il racconto, sempre disponibile sugli store on-line, è stato anche incluso nell’antologia che raccoglie in un unico volume le opere uscite nel corso del 2014 nella collana digitale curata da Francesco Verso e Francesco Mantovani. Storie dal domani rappresenta una ghiotta occasione per avere in un unico volume le storie pubblicate da Future Fiction, con racconti a firma di pesi massimi del calibro di Robert J. Sawyer, Ian McDonald, James Patrick Kelly, Paul McAuley e David Marusek, senza dimenticare gli autori non anglosassoni che la collana sta contribuendo a far apprezzare anche al pubblico italiano: il nigeriano Efe Tobunko, il romeno Cristian M. Teodorescu e il greco Michalis Manolios. Storie dal domani è acquistabile sia in cartaceo (prezzo di copertina 16,50 euro) che in e-book (ePub o mobi, per 4,99 euro).

FF_Storie_dal_futuro
Veniamo quindi al primo inedito. L’antologia Il prezzo del futuro, curata da Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani per i tipi di La Ponga Edizioni, raccoglie quindici racconti incardinati su un unico tema, per quanto ampio e declinabile secondo molteplici sensibilità: l’economia del domani. Dalla prefazione a firma di Valerio Evangelisti:

La fantascienza è un genere letterario “massimalista”, per cui può avere per oggetto interi sistemi politici, economici e sociali. La fantascienza è anche un genere che, quando parla del futuro, molte volte allude al nostro presente, lo distorce, lo satireggia, lo critica.

Da queste due premesse discende questa antologia di racconti di fs a sfondo economico. Ci si pensi: sarebbe stata possibile una raccolta del genere, e di tale forza, nel quadro della narrativa corrente, o di altri filoni della cosiddetta “paraletteratura”? No, è evidente. Lo spazio sarebbe stato troppo limitato. Tanti romanzi senza etichetta, o fin troppo etichettati, mettono in scena l’economia. Ma si tratta di singoli aspetti, di ricadute localizzate o individuali.

Solo la fantascienza può rendere protagonista l’economia tutta intera, e affrontare più problemi alla volta fino a delineare uno scenario completo. Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani (che in “fantaeconomia” è particolarmente versato, come si nota dalla sua bibliografia) hanno confezionato una summa destinata a rimanere in vista sugli scaffali domestici, per complessità e intelligenza. Una chiave per leggere, sotto forma appena appena allegorica, i tempi che stiamo vivendo e quelli che verranno.

Tutti autori italiani, e non a caso: l’Italia è tra le vittime di una crisi finanziaria che non pare avere fine, cui si risponde con soluzioni arruffate e discutibili. In un tale contesto, la fantascienza lancia, con questo volume, la sua sfida volutamente arrogante al resto della narrativa, e soprattutto a quella mainstream. Noi, i presunti sognatori volti al futuro, ci occupiamo di ciò che ci accade attorno. E voi, i supposti realisti, che fate?

Su Carmilla on line potete inoltre leggere l’introduzione di Pizzo.

Nel mio racconto In caduta libera mi sono “divertito” (si fa per dire) a immaginare una storia di rivendicazioni sindacali sullo sfondo di un cantiere orbitale. La colonizzazione spaziale innesca le contraddizioni intrinseche del turbocapitalismo e nelle linee lasciate scoperte s’insinua il germe della rivolta, se non proprio dell’utopia. Quello che mi sono soprattutto sbizzarrito a manipolare è la gloriosa tradizione dell’anarcosindacalismo americano, con i wobblies della Industrial Workers of the World (ricordate One Big Union proprio del magister Evangelisti?) che confluiscono in una nuova federazione: la Industrial Workers of the Solar System.

Anche in questo caso il libro è disponibile sia in edizione cartacea (prezzo di copertina 16,90 euro) che digitale (a 4,49 euro).

LaPonga_Prezzo_del_futuro

E completiamo questa breve rassegna con un volume da poco giunto in edicola. Si tratta di un classico della New Wave, firmato da Roger Zelazny, un maestro visionario e poliedrico, lucido anticipatore di temi che sarebbero diventati maggioritari decenni più tardi, e anche per questo gigante tra i più lungimiranti che hanno dato il loro apporto negli anni ’60 alla maturazione della fantascienza. Il romanzo s’intitola Il signore dei sogni e risale proprio a quella fortunatissima stagione. Alcune immagini di Blade Runner e Inception (ma non solo), a distanza di anni, mi sembrano ancora ispirate alle sue descrizioni. Ne parlavo in maniera più circostanziata la bellezza di sette anni fa su Next Station. Ma anche se mi sembra trascorsa un’epoca geologica e più da allora, ricordo ancora il carattere innovativo della lettura, a dimostrazione della sua persistenza.

Cosa c’entro io con Zelazny? È presto detto. Il volume pubblicato da Urania Collezione, che rimarrà in edicola ancora per una settimana o due (quindi, consiglio interessato, affrettatevi a recuperare la vostra copia se siete ancora affezionati alla carta), include in appendice un romanzo breve firmato dal sottoscritto in collaborazione con Lanfranco Fabriani, un veterano che non ha certo bisogno di presentazioni. S’intitola YouWorld e fa chiaramente il verso alla piattaforma di video sharing che ha aperto la strada ai nuovi consumi delle nostre vite digitali, sociali o solitarie. Si tratta di una storia nata su un terreno abbastanza distante dai percorsi narrativi che ci erano familiari, e penso di poter parlare anche a nome del mio socio, anche se mi auguro di tornarci sopra nei prossimi giorni per poter mettere a pubblico confronto le nostre rispettive esperienze.

Se siete in cerca di etichette per classificare un lavoro di questo tipo, penso che fantascienza sociologica, postcyberpunk, satira di costume, postmoderno e action thriller siano tutte, ciascuna alla sua maniera, adatte allo scopo. Ci sono delle Intelligenze Artificiali stanche di farsi sfruttare dalla società dello spettacolo 2.0. C’è un citazionismo che mi auguro troverete simpatico. E soprattutto ci sono un bel ritmo e tante sorprese. È stato divertente, per quanto faticoso, scriverlo. Ma credo che la lettura possa risultare altrettanto divertente, e sicuramente meno faticosa. Ma solo voi potrete dircelo.

Il libro è in edicola fino alla prima decade di luglio al prezzo di 6,50 euro e in e-book a 3,99 euro.

UC_zelazny

Annunci

Dopo le interessanti riflessioni di Giovanni Agnoloni sulla tematica del Profondo, per la seconda volta questa settimana Critica Impura torna a dedicare attenzione alla fantascienza e al connettivismo, con questa tripla intervista al curatore di Future Fiction Francesco Verso e a due autori pubblicati nella collana, Clelia Farris e il sottoscritto.

Ho scritto questo racconto più di un anno fa, ma finora è rimasto inedito. Per qualche ragione non avevo ancora pensato di presentarlo in giro, forse anche perché si tratta di poco più di un canovaccio. L’idea di fondo è fortemente correlata con quella di Riti di passaggio, e a ben vedere gli echi e le risonanze tra i due racconti intessono una trama talmente fitta da rendere questa elegia dell’era spaziale quasi un preambolo alla storia già pubblicata. Inutile nascondere gli omaggi a George R.R. Martin (autore di splendidi racconti di fantascienza prima di meritarsi il successo mondiale con le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) e Cowboy Bebop, i più attenti di voi li coglieranno già nel primo capitoletto. Quindi non aggiungo altro. Buona lettura!

Soyuz_tm-31_transported_to_launch_pad

Hai fatto molta strada per arrivare fin qua, in mezzo al deserto più spoglio e arido in cui potessi capitare. Su questo misero pianeta di periferia non sono molti gli stranieri di passaggio, da qualche tempo a questa parte. Quindi vedrò di ricompensarti per il viaggio, uomo. Non ho molto da offrirti, per la verità. Dopotutto, cosa può reggere il confronto con la vostra civiltà spaziale? Il progresso vi ha regalato integrazione a ogni livello, realtà aumentata, stampanti 3D, transito quantistico, comunicazioni in tempo-reale… Insomma, la disponibilità di qualunque cosa abbiate bisogno, ovunque vi troviate.

Ma un tempo l’umanità non aveva niente di tutto questo. E viveva disseminata in tante piccole comunità, sparpagliate sulla superficie di un piccolo pianeta di periferia. Mi ricorda qualcosa, già… Piccole comunità che al calare del sole accendevano un fuoco e si raccoglievano nella sera per ascoltare una storia. Un po’ come noi, adesso.

Ecco, se vorrai ascoltare la mia voce, in questa notte illuminata dalle nostre due lune che fanno capolino da dietro un gregge di nuvole per te aliene, ti racconterò una storia. È tutto ciò che ho da offrirti, insieme a un po’ di fumo dal mio narghilè e alle ultime bottiglie di questo ottimo distillato da Wraithworld. Una nave mercantile una volta ha tentato un atterraggio di emergenza nelle White Sands, poco lontano da qui: per fortuna il vino e i liquori che stava trasportando non andarono perduti. Hanno accompagnato i membri superstiti dell’equipaggio durante tutta la loro attesa di una spedizione di soccorso che venisse a recuperarli.

Bevi, è un liquore molto particolare.

Arriva direttamente dal “mondo degli spettri”…

*

Ogni anno da duecento anni, sul pianeta di Rimway si ripete il rito del solstizio. Come ogni anno, proprio in questo periodo, quando il pianeta è giunto all’afelio della sua orbita intorno al suo piccolo sole di classe k1v, i coloni si danno appuntamento per celebrare l’arrivo del nuovo anno e propiziare quello che nell’uso locale è definito come Nuovo Sole.

Se provi a immaginarli, riuscirai a vederli. Proprio adesso, intorno a te.

Rimway è un posto particolare: quando fu fondata la prima colonia, si trovava sul bordo della prima zona d’influenza dell’umanità, un punto ideale come rampa di lancio verso le stelle esterne. E la colonia fu pensata per fornire supporto ai cantieri spaziali per tutte le attività che dovevano o potevano essere svolte in presenza di gravità: estrazione di minerali, metallurgia, e una sequenza significativa di operazioni nelle filiere produttive dell’industria elettronica ed aerospaziale. Rimway esisteva in funzione di Kosmograd-2, il cantiere spaziale a breve distanza. E Kosmograd-2 aveva bisogno di Rimway per costruire nuove navi, arche da lanciare verso le stelle per fondare nuove colonie, o rifornire quelle già esistenti.

Nessuno ricorda a che punto si verificò la scissione. Che le due comunità fossero divergenti, divenne evidente in breve tempo. La popolazione di Kosmograd-2 aveva tenuto rapporti costanti con il resto della civiltà terrestre, mentre nel suo nuovo ambiente planetario la comunità di Rimway era andata sempre più specializzandosi e aveva acquisito caratteristiche proprie, sviluppando una cultura “marginale”. Nell’affrontare il dilemma della scelta tra isolazionismo e integrazione, le due comunità optarono per soluzioni differenti.

Entro breve gli abitanti di Kosmograd-2 divennero Quelli di Sopra.

E i coloni stanziatisi sul pianeta Quelli di Sotto.

Le due comunità non interruppero i rapporti, ma continuarono ad allontanarsi. Le relazioni si ridussero al minimo indispensabile richiesto per la sussistenza delle rispettive funzioni.

Ma anche la frontiera stava andando incontro a un radicale cambiamento. Man mano che le navi salpavano, colonie sempre più lontane spostavano e ampliavano il fronte della zona di espansione dell’uomo nello spazio. Non passò molto e la posizione di Rimway perse progressivamente tutti i vantaggi che avevano portato i primi esploratori a privilegiarla. Ancora qualche lancio e Rimway si ritrovò tagliata fuori dalle principali rotte commerciali. Le ultime due navi restarono attraccate ai moli per più di un decennio, in attesa di un flusso migratorio dalla Madre Terra che non sarebbe mai arrivato a Kosmograd-2 per riempirle. Gli addetti ai cantieri spaziali rimasero senza lavoro: inutile ormai perseverare nella costruzione di nuove navi, se già le ultime erano rimaste vuote e inutilizzate.

Così s’interruppe anche l’approvvigionamento di materie prime e di semilavorati da Rimway. Con gli ultimi materiali a loro disposizione, i tecnici e gli ingegneri di Kosmograd-2 costruirono un’ultima nave, poi imbarcarono tutta la popolazione sulle tre arche rimaste inutilizzate e partirono per una destinazione comune: forse fecero ritorno alla Madre Terra, oppure andarono a raggiungere qualche nuova colonia sul fronte dell’espansione, o ancora decisero di fondarne una completamente nuova. Comunque non ci interessa. Questa non è la storia di chi decise di partire.

Questa è la storia di chi invece è rimasto.

*

La gente di Rimway rimase. Se rimase intenzionalmente o per costrizione esterna, è una verità che è stata a più riprese plasmata e rettificata in base alle convenienze del momento. Non si parla molto di quel periodo di definitiva separazione, nelle case e nelle piazze di Rimway.

La gente porta avanti le sue occupazioni, oggi come allora. Solo un giorno marca un drastico cambiamento rispetto a quell’epoca, una brusca variazione nella routine che accomuna tutti gli altri giorni dell’anno: è il giorno del solstizio d’inverno, quando il sole rinasce. Allora la gente si ritrova sulla pista ormai abbandonata dello spazioporto. La Bestia attende come sempre al riparo da sguardi indiscreti, sotto il telone, nell’hangar di deposito.

I convenuti stazionano sul piazzale, per lo più soli nell’alba gelida, ognuno raccolto nei propri pensieri, anche quando sembra che inavvertibili increspature nella forza gravitazionale portino qualcuno in prossimità di qualcun altro, a formare capannelli spettrali. I membri della comunità continuano ad affluire alla spicciolata,  gli sguardi continuano a evitarsi accuratamente.

Quando il numero viene raggiunto, la cerimonia ha inizio. Puoi vederli con i tuoi occhi: il telone viene rimosso – il velo alzato. Il cingolato trasportatore si mette in marcia, a una velocità di un passo al secondo o anche meno. Un passo fin troppo lento, sufficiente allo svolgersi della processione di accompagnatori muti e assorti nell’eucaristia del relitto spaziale.

La Bestia esce allo scoperto, lucido profilo di lega metallica temprata per sfidare gli abissi dello spazio, incrostato dalla lunga e imprevista permanenza nell’atmosfera di Rimway. La folla segue il cingolato con il suo carico: l’ultimo vettore sopravvissuto all’era dei collegamenti con Kosmograd-2, l’unico sottratto ai Disordini.

La lunga marcia si snoda lungo il percorso abituale: sono diecimila passi dall’hangar al complesso di lancio e ciascuno dei membri della comunità li conosce a memoria, avendoli percorsi ogni anno a partire dall’anno in cui per la prima volta è stato capace di camminare. Diecimila passi compiuti in silenzio, nell’arco di sei ore, da tutti, senza esclusioni.

Quando il vettore viene posizionato sulla rampa, come ogni volta i tecnici radio cominciano a spazzare le frequenze in cerca del segnale dal centro di controllo dalla stazione spaziale. Dopo mezzogiorno, la luce volge già verso i colori spenti della sera. Il razzo, proteso sulla pista, sembra voler provocare una reazione da parte del cielo dell’inverno. Ma dalle nubi non filtra più il segnale rassicurante di Kosmograd-2, con i codici per il lancio, le coordinate di rotta, il countdown per il decollo.

Quelli di Sopra hanno smesso di trasmettere.

E come ogni anno, da duecento anni a questa parte, i discendenti della colonia si disperdono alla spicciolata. Pochi irriducibili riaccompagneranno la Bestia nella sua tana. Riposizioneranno il telone. Sigilleranno l’hangar. E torneranno alle attività quotidiane, per altri trecentosessantaquattro giorni, in attesa di un nuovo solstizio per celebrare il rito del lancio, al Nuovo Sole. Preparativi che vanno avanti da duecento anni, in fiduciosa attesa del Sole giusto.

*

Hai visto tu stesso, uomo. È quello che succede quando il differenziale tra le velocità di sviluppo supera una soglia minima di correlazione. Oltre questo limite, le civiltà imboccano strade divergenti, traiettorie centrifughe.

Nessuno aveva mai spiegato agli abitanti di Rimway la composizione chimica del combustibile per i diversi stadi del vettore, e la nozione stessa del propellente si è persa nel tempo. Oggi la cerimonia, pur nella fedeltà della liturgia primitiva, benché svuotata della valenza che aveva in origine, è ridotta a una farsa. Un tentativo di evocazione, una supplica per invocare gli dèi perduti di Kosmograd-2 e riattivare le connessioni con una stazione ormai abbandonata, vuota, congelata nel silenzio. Un culto del cargo, condotto da indigeni un tempo a contatto con l’essenza stessa della divinità, e adesso dimenticati su un pianeta alieno, abbandonati a se stessi, condannati a ripetere un rito di cui hanno perso consapevolezza del senso.

Bevi, uomo: è ottimo questo brandy di Wraithworld, il mondo degli spettri. Aiuta a riscaldare la mente e il cuore, in notti come questa, su un pianeta come questo. È un ottimo propellente per l’immaginazione… Bevi, non preoccuparti. Vedrai, i soccorsi non tarderanno. Saranno qui prima che sia fatto giorno.

Guarding_the_Soyuz

[Le immagini provengono dal cosmodromo di Bajkonur e documentano il trasporto dei Sojuz dagli hangar alla rampa di lancio.]

FF_Riti_di_passaggioSeconda notizia editoriale della settimana. Esce in questi giorni un mio nuovo racconto, il primo per Future Fiction, la factory fondata da Francesco Verso in seno alla Deleyva Editore di Emanuele Pilia. La collana, fin dalla sua dichiarazione d’intenti, si prefigge di dar voce a storie dal futuro, ovvero a “narrazioni “potenziate” che esplorano la relazione ambigua tra gli esseri umani e la tecnologia, le trasformazioni dell’identità personale e dell’organizzazione sociale, l’incontro tra l’umanità e la scarsità oppure l’abbondanza di risorse: visioni che scrutano in ogni futuro possibile“.

Credo che Riti di passaggio s’inserisca bene in questa visione. Scritto tempo fa (la prima stesura risale al 2009) sull’onda di una serie di suggestioni metaletterarie, non ultime quelle innescate dall’ennesima rilettura del racconto L’integrazione segreta di Thomas Pynchon, di cui tiravo le fila in un vecchio post dello Strano Attrattore, il racconto è imperniato sul dilemma isolazionismo/integrazione (che in termini diversi avevo cominciato a delineare fin da questa panoramica critica risalente al 2008) e affronta il tema della esplorazione spaziale da un punto di vista molto problematico. In presenza di un ecosistema alieno, come converrebbe impostare il processo di colonizzazione: terraformando e distruggendo l’ambiente preesistente, oppure avviando uno sforzo per la modifica biologica dei coloni volta alla piena integrazione della loro società nell’ecosistema del nuovo pianeta? Ai coloni terrestri giunti nel sistema di Kappa Ceti Primo, lontana 30 anni luce dal Sole, viene offerta una ghiotta opportunità: un sistema planetario doppio, due corpi celesti molto simili tra di loro e non privi di vita aliena, su cui poter sperimentare un nuovo inizio.

Rispetto alla prima versione, il racconto è stato profondamente modificato in sede di revisione grazie agli spunti e ai consigli di Francesco Verso, con il quale abbiamo affrontato una fase di editing feroce quanto fruttuosa. E alla fine l’opera ne ha tratto enorme beneficio, tanto a livello di struttura quanto di fruibilità.

Questa la sinossi ufficiale:

Secoli prima, Triton e Siren, due pianeti gemelli nel sistema stellare Kappa Primo Ceti, erano stati colonizzati da una spedizione terrestre secondo filosofie diametralmente opposte: integrazione con l’ecosistema nativo nel primo caso e isolamento biologico della colonia nel secondo. Le conseguenze di queste scelte si riflettono adesso nello stile di vita e nelle contraddizioni delle due società postumane che si sono sviluppate dagli insediamenti originari dei Precursori.

Per Maya, cresciuta su Siren in una bolla pacifica e isolata dalla natura ostile del pianeta, la Vecchia Terra è solo un vago ricordo appreso nel corso delle lezioni di storia pre-Transito. Ma nel passaggio dall’adolescenza alla maturità la protagonista della storia scoprirà di avere una conoscenza molto limitata anche del pianeta in cui vive. Perché il mondo degli adulti è fatto di compromessi e macchinazioni che mal si accordano con la curiosità tipica della sua età. Insieme alla coetanea Larisa e a 3-Naïme, suo droide e tutore personale, Maya si metterà alla ricerca di qualcosa che la porterà a scoprire i segreti del processo di colonizzazione, proprio mentre la crisi politica su Triton rischia di sconvolgere il sogno utopistico della sua comunità.

“Riti di passaggio” può essere letto sia come una storia di ‘formazione’ che di ‘terraformazione’, dove gli elementi rituali scandiscono le varie fasi della genesi di Maya e della storia di Siren. Con uno stile fluido e ricercato, e soluzioni che richiamano alla mente sia la narrativa di anticipazione di Samuel Delany che le estrapolazioni postumane di Greg Egan e Alastair Reynolds, Giovanni De Matteo con questo racconto si conferma essere una delle voci più impegnate e interessanti nel panorama della fantascienza italiana.

L’immagine di copertina è di Mattia De Iulis. L’e-book consta di 35 pagine e può essere acquistato al prezzo di 1,46 euro sui principali bookstore on-line, a partire da Amazon.

Direttive

Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

United We Stand. Divided We Fall.

Avviso ai naviganti

Mi chiamo Giovanni De Matteo, ma per brevità mi firmo X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

Altrove in 140 caratteri

Segui assieme ad altri 101 follower

ottobre: 2019
L M M G V S D
« Set    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

Categorie

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: