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Ultime ore del 2020, fuori c’è un cielo sereno che prendiamo come buon auspicio per l’anno che ci aspetta, e intanto approfittiamo della reclusione per decreto sfruttandola come la più benvenuta delle scuse per starcene in casa e fare un po’ di bilanci.

Controllando le statistiche del blog, ho scoperto che Holonomikon è arrivato a 350 articoli pubblicati dal 2013. Il 2020 è stato il terzo anno di maggiore attività, dopo il 2019 (109 articoli) e il 2014 (88): 63 post pubblicati fino a ieri, per un totale di 49.001 parole e una media di 778 parole ad articolo (corrispondenti a circa 5k battute, a poca distanza dal record del 2018, quando però i post pubblicati erano stati appena 6 nell’arco dei 12 mesi). Più che un consuntivo, è una testimonianza della rinnovata dedizione con cui dallo scorso anno ho ripreso a dedicarmi al blog, e che spero di conservare anche nel corso del 2021. Questo malgrado il traffico generato sia davvero marginale rispetto ai volumi di un blog anche solo medio: nel corso di questi 8 anni di attività ho cercato più volte di variare la dieta dei contenuti, con l’intenzione di intercettare fasce sempre più ampie di lettori, a volte focalizzandomi su argomenti molto settoriali, altre cercando di offrire la maggior varietà possibile. Ammetto che entrambe le strade non hanno portato a particolari benefici in termini di pubblico intercettato: da un paio di anni i lettori che seguono queste pagine si contano in una ventina al giorno di media; voi sapete chi siete, e io vi ringrazio per l’attenzione con cui seguite roba che, in ultima istanza, potrei scrivere a mio esclusivo uso e consumo.

Veniamo quindi a ciò di cui abbiamo parlato nel 2020, con diverse piacevoli scoperte in termini di visioni e letture, in alcuni casi recuperi di visioni e letture degli anni passati, e sicuramente molto meno liete notizie di cronaca dal mondo là fuori:

A cui vado ad aggiungere le pagine sulla pandemia, che hanno monopolizzato l’attività di Holonomikon per buona parte della primavera scorsa, e l’elogio di Diego Armando Maradona, tra le altre cose che il 2020 si è portato via.

Apro qui un inciso. Maradona non è stata l’unica perdita a livello personale (chi vuol capire, capisca; a chi non vuol capire, è inutile che provi a spiegarlo). Ognuno di noi conosce i pezzi di sé che il tempo si porta via, ma finiamo per accorgerci sempre troppo tardi dell’importanza delle presenze che eravamo abituati a dare per scontate nelle nostre esistenze. Solo di fronte all’assenza ci rendiamo conto, ogni volta, immancabilmente, che tutto ciò che possediamo davvero sono i ricordi dei momenti trascorsi insieme, mentre cresciamo e scopriamo la vita, mentre invecchiamo e cerchiamo di prepararci all’inevitabile, e non saremo mai davvero pronti abbastanza quando verrà il momento di salutarci. E sicuramente non c’è niente di peggio di non poter nemmeno salutarsi, prima di intraprendere l’ultimo viaggio.

Tornando al blog, quest’anno ho inaugurato una nuova categoria di micropost. L’ho chiamata Microverso, sia per le dimensioni dei contributi, sia per la fonte: sono schegge del mondo fantastico visto con gli occhi di un bambino di quattro anni (nella fattispecie, non faccio altro che trascrivere le uscite di mio figlio Samuel).

Tra le cose pubblicate fuori dal blog negli ultimi 12 mesi, vale senz’altro la pena segnalarvi gli articoli apparsi su Quaderni d’Altri Tempi. In particolare:

Sul fronte della narrativa, le soddisfazioni non sono mancate. Da una parte Red Dust, un mio vecchio racconto ripubblicato lo scorso anno dopo una profonda revisione, mi è valso il primo Premio Italia in carriera per la narrativa: essendoci arrivato dopo una dozzina di finali senza risultati degni di nota, è un traguardo e, a suo modo, probabilmente un record. Ma nel corso dell’anno sono riuscito anche a dare alle stampe ben cinque lavori a cui sono particolarmente legato:

  • Due racconti sono usciti per pubblicazioni prestigiose, che hanno aggiunto importanti tasselli all’immaginario distopico nostrano: Prometheus Post Mortem su Lo Zar non è morto, terza antologia del progetto Next-Stream, stavolta a cura di di Lukha B. Kremo e Nico Gallo (Kipple); Al servizio di un oscuro potere su Distòpia, il Millemondi estivo di Urania curato da Franco Forte (Mondadori).
  • Un terzo racconto è stato ospitato sul numero 13 di Futuri, la rivista italiana di future studies curata da Roberto Paura: s’intitola La sindrome di Kessler e parla di rifiuti orbitali, cambiamenti climatici, mercato del lavoro e geopolitica (Italian Institute of the Future).
  • Finalmente ha visto la luce Cronache dell’Armageddon, un’antologia che ho avuto il privilegio di curare con Alessio Lazzati, riunendo un team di autori straordinari, che hanno messo le rispettive penne e tastiere al servizio di questa operazione in ricordo di un maestro scomparso troppo presto, Sergio “Alan D.” Altieri (Kipple).
  • E, infine, Carmine Treanni ha ripubblicato per CentoAutori Terminal Shock, un mio romanzo di alcuni anni fa, rivisto per l’occasione e finalmente approdato sulla carta dopo essere rimasto sospeso in un limbo a seguito della chiusura della casa editrice che lo aveva pubblicato in formato elettronico.

Per quanto riguarda le letture, Anobii mi sbatte in faccia la triste realtà dei numeri: nel 2020 ho letto appena 13 libri, per un totale di 3.492 pagine, la metà dello scorso anno e mai così pochi dal 1998. Di sicuro mancano all’appello molti volumi, diversi anche sostanziosi per paginazione, la cui lettura porto avanti da diversi mesi intervallandola con i libri destinati a recensioni o progetti più ampi, e nel novero mancano gli articoli su rivista (in particolare Le scienze, che dopo le decine di numeri accatastati negli anni ho ripreso a esaminare con una certa costanza) e i racconti usciti in antologie, di cui di solito leggo solo i contributi che sono di mio interesse per l’immediato. Ma è indubitabile che mai come negli ultimi due anni il tempo che posso dedicare al piacere della lettura è andato riducendosi, diventando un vero e proprio privilegio. Spero di invertire la rotta nei prossimi mesi, anche se sono costretto a nutrire un forte scetticismo a riguardo.

Dove la rotta non è stata di certo invertita, malgrado i propositi di inizio 2020, è nell’acquisto dei volumi cartacei, che ormai hanno ridotto lo spazio vitale del nostro appartamento a una cubatura minima indispensabile: oltre la soglia attuale, si corre il rischio concreto di un conflitto domestico. La soglia dei 30 libri che mi ero imposto di comprare come tetto massimo delle edizioni cartacee è stata polverizzata da ben 53 acquisti, e anche se si tratta per la maggior parte di tascabili, presto sarò costretto a «delocalizzare» parte del bottino. Per il 2021 non posso quindi evitare di rinnovare i propositi, pur nella consapevolezza di finire inevitabilmente per infrangerli.

Malgrado sia ancora a meno di un quarto del lavoro finale, l’inventario della biblioteca domestica mi ha sicuramente aiutato a contenere gli acquisti cartacei, evitando il peggio fin da quest’anno. Anche se hanno rappresentato solo in parte l’occasione per smaterializzare la biblioteca cartacea, i 60 e-book acquistati nel 2020 mantengono in crescita il trend degli acquisti digitali per anno. Nel 2021 cercherò di fare meglio.

L’altro proposito tradito dell’anno è la conclusione del romanzo che avevo iniziato a scrivere nel 2019. La stesura ha fatto progressi ma probabilmente il lavoro finale avrà un respiro diverso e dovrebbe diventare una novella, il che dovrebbe consentirmi di massimizzare la resa dell’idea evitando inutili dispersioni. Il materiale in esubero potrebbe costituire un eventuale seguito delle stesse dimensioni, chi vivrà vedrà. Nel frattempo non è che abbia lavorato solo a togliere, perché in cantiere è stato messo anche il progetto di un nuovo romanzo (o ciclo di novelle, anche in questo caso si vedrà) a sfondo discronico (ehm… come sarebbe a dire che non sapete di cosa sto parlando?), sulla cui documentazione mi sono già portato abbastanza avanti (ne riparleremo, inevitabilmente, nei prossimi mesi).

E prima di concludere lasciatemi dire che è stato un enorme onore aver ospitato sulle pagine di Next-Station due magnifici racconti a firma di due dei padri fondatori del connettivismo come Marco Milani e Lukha B. Kremo. Se non li avete ancora letti, approfittate di questi giorni di tregua dal trambusto quotidiano per recuperarli di corsa: daranno un senso diverso alle vostre letture da vacanza.

Evito qualsiasi augurio per il 2021, visto come sono andati a finire gli auspici per il 2020. Ma mai come adesso pensiamo ai nostri affetti, alla salute nostra e dei nostri cari, a chi sentiamo vicino in forme che quasi mai possono prevedere la prossimità fisica. Pensate a voi stessi, ma in un modo che faccia bene anche agli altri. Anch’io ci proverò. E per il momento è tutto.

Passo e chiudo. A rileggerci nel 2021.

E così il 20 giugno, al termine della prima Italcon virtuale della storia, sono stati annunciati anche i vincitori dell’ultima edizione del Premio Italia. Partivamo da qui e la mia trentatreesima nomination personale in quindici anni si è tradotta nel mio secondo Premio Italia e mezzo (dopo gli articoli del 2012 sui viaggi nel tempo, scritto a quattro mani con il socio Lanfranco Fabriani, e del 2014 sulla fantascienza cyberpunk e post-cyberpunk). Anche questa volta concorrevo in una categoria amatoriale, ma stavolta il premio è arrivato per il racconto. Per la precisione questo, a cui resto molto legato.

In un certo senso, è come mantenere una promessa, ma è ancora presto per montarsi la testa.

Voglio quindi ringraziare tutti i partecipanti che hanno accordato a Red Dust le loro preferenze e Luca Bonatesta che ha scelto di ripubblicarlo nella sezione narrativa del Club GHOST, dandomi la possibilità di concorrere nella categoria dei racconti non professionali, e complimentarmi con tutti gli altri finalisti e vincitori, tra cui diversi amici. A mio parere è stata una bella edizione della Italcon, riuscita come esperimento per le modalità atipiche dello svolgimento, e impreziosita dall’idea del curatore del premio Silvio Sosio di valorizzare anche i piazzamenti tra i finalisti. Speriamo che anche questo aiuti ad allargare la platea dei votanti il prossimo anno.

Con il consueto tempismo (ahem…), eccomi a ribloggare una notizia vecchia di quasi una settimana. Lunedì sono stati resi noti i finalisti all’ultima edizione del premio Italia. Se non si sa ancora quando verranno resi noti i vincitori (la premiazione è prevista nell’ambito di Fantàsia 2020, a San Marino, ma appare quanto meno improbabile che la manifestazione si svolgerà come programmato a metà giugno), le date certe riguardano la finestra per esprimere le proprie preferenze, che rimarrà aperta fino al 15 maggio. Nel momento in cui scrivo sono già più di 230 le schede di voto inviate, quindi questo post non ha alcuna valenza «promozionale», ma si limita a voler ringraziare tutti quelli che hanno accordato durante la prima fase un voto ai candidati connettivisti, molti dei quali approdati a contendersi l’ambito trofeo direttamente o con i progetti collettivi a cui hanno preso parte:

Illustrazione o copertina

Ksenja Laginja, Cacciatore di Sirene, Kipple Officina Libraria

Curatore

Andrea Vaccaro

Collana

Avatar, Kipple Officina Libraria

Saggio

Giovanni Agnoloni, Tolkien: la Luce e l’Ombra, Kipple Officina Libraria

Antologia

Franco Forte, Strani mondi, Urania Millemondi – Mondadori

Carmine Treanni, Altri futuri, Delos Digital

Racconto di autore italiano su pubblicazione professionale

Lukha B. Kremo, Ipersfera, Strani Mondi, Urania Millemondi – Mondadori

Racconto di autore italiano su pubblicazione amatoriale

Giovanni De Matteo, Red Dust, Club Ghost (ne parlavamo qui)

Articolo su pubblicazione amatoriale

Linda De Santi, Totalitarismi, ruoli di genere e maternità: uno sguardo alla narrativa distopica delle donne, Next Station (ne parlavamo qui)

Giovanni De Matteo, Di cosa parlate quando parlate di fantascienza?, Holonomikon

Numerosi anche i candidati che non sono entrati nella shortlist, in alcuni casi solo per pochi voti (è il caso di questo blog, che ha mancato la finale pur avendo raggranellato la bellezza di 27 segnalazioni… o di Quaderni d’Altri Tempi con 31 segnalazioni… grazie a tutti, uno per uno!).

Complimenti anche a tutti gli altri finalisti, tra cui moltissimi amici: Franco Brambilla, Carmine Treanni, Maico Morellini, Silvio Sosio, Giorgio Raffaelli e Annalisa Antonini, Giulia Abbate e Elena Di Fazio, Luigi Petruzzelli, Silvia Castoldi, Francesco Verso, Davide Del Popolo Riolo, Luca Mazza, Alessandro Vietti, Dario Tonani, Emanuele Manco, Elisa Emiliani, gli amici di Fondazione SF… e sicuramente dimentico qualcuno.

A questo punto in bocca al lupo a tutti e che vinca… uno dei migliori!

Ieri sera, nella cornice del festival Vaporosamente che in questi giorni ospita la Italcon, annuale raduno del fandom italiano di SFF, sono stati annunciati i vincitori del Premio Italia 2019. Purtroppo niente da fare per i miei lavori in finale. Il premio andato a Next-Stream. Visioni di realtà contigue come migliore antologia dell’anno è però una notizia grandiosa, che testimonia la vitalità del movimento connettivista, peraltro espressa attraverso una novantina di candidature finaliste in 15 edizioni del Premio, e s’inserisce nel solco delle tre vittorie precedenti (raccolte da Next come miglior rivista amatoriale e da Next Station nelle categorie dedicate al racconto e all’articolo su pubblicazione non professionale).

Voglio inoltre complimentarmi con gli ormai veterani del premio Franco Brambilla, Dario Tonani e Claudio Chillemi, con i “debuttanti” Chiara Reali e Maico Morellini, con gli amici di Delos SF, Zona 42 e UraniaMania, ed esprimo felicità e gratitudine per il doveroso riconoscimento alla professionalità impareggiabile di Giuseppe Lippi.

Mi onora ulteriormente l’inattesa menzione speciale “informale” nella categoria dedicata al racconto non professionale per Civiltà di prova, pubblicato proprio su Holonomikon. Arriva alla trentunesima finale personale conseguita dal 2005, tra romanzi, antologie, racconti e articoli sparsi su pubblicazioni amatoriali e professionali. Mi ha fatto sentire come una giovane promessa di belle speranze e lo prendo come un segno d’incoraggiamento e un invito a continuare sulla strada intrapresa.

Si è conclusa la prima fase del Premio Italia 2019 e sono stati resi noti i finalisti delle diverse categorie. Un po’ a sorpresa, Karma City Blues è riuscito a ritagliarsi un posticino in finale, in compagnia di romanzi che nel 2019 hanno tenuto alta la bandiera della fantascienza italiana: opere recensite benissimo come Stormachine di Franci Conforti e Il potere di Alessandro Vietti, l’ultima fatica di un maestro del genere come Pier Francesco Prosperi (Il processo numero 13), e last but not least il romanzo più atteso della scorsa stagione letteraria, Naila di Mondo9 di Dario Tonani (che ho recensito qui). Autori e autrici che sono anche degli amici e degli esempi, e come hanno già scritto loro altrove l’esito della categoria rende merito a un’annata di altissimo valore.

Così sarebbe stato anche se uno qualsiasi dei candidati validi rimasti esclusi dalla finale fosse entrato nella cinquina al posto di KCB, perché quest’anno la competizione era più agguerrita che mai. Per citare una lista parziale, correndo l’inevitabile rischio di attirarmi qualche maledizione, Icarus di Giovanna Repetto, Futuro invisibile di Emanuele Boccianti e Luca Persiani, Madre nostra di Stefano Paparozzi, T di Alessandro Forlani, Riviera Napalm di Luca Mazza e Jack Sensolini, I Simbionti di Claudio Vastano, I Camminatori vol. 1 di Francesco Verso, Korchin e l’odio di Lukha B. Kremo, Punico di Sandro Battisti e ovviamente Il fantasma di Eymerich del maestro di tutti noi Valerio Evangelisti, non avevano e non hanno nulla da invidiare a KCB.

Per questo, a prescindere dall’esito finale, ritengo già una vittoria essere riuscito a entrare in una cinquina finalista come questa, onore che già mi era toccato con i precedenti due romanzi. Ringrazio quindi tutti i lettori e votanti che hanno voluto segnalare Karma City Blues.

E grazie anche a tutti i lettori e votanti che hanno voluto segnalare Next-Stream. Visioni di realtà contigue tra le antologie, altra categoria in cui ottimi volumi si sono dati battaglia (in alcuni casi, anche qui, con mancate inclusioni di grande rilievo, come Iperuranio e La vittoria impossibile o Il lettore universale di Andrea Viscusi), e Filosofia della fantascienza tra i saggi in volume, così come anche il mio Civiltà di prova e Lost by Univers di Linda De Santi (pubblicato su Next Station) tra i racconti su pubblicazione non professionale, Angeli killer per le strade di San Francisco tra gli articoli su pubblicazione non professionale, ma anche Harlan Ellison, o l’immaginazione al potere, che seppur di poco purtroppo non ce l’ha fatta a spuntare la finale tra gli articoli apparsi su pubblicazione professionale. Ai link potrete leggere i racconti e l’articolo finalista prima di passare alla prossima e ultima fase.

Ma mi fa soprattutto piacere vedere il nome di Giuseppe Lippi tra i candidati a vincere il premio come miglior curatore: per lui sarà purtroppo l’ultima occasione, spero sinceramente che la comunità degli appassionati non si lasci sfuggire l’occasione di tributare un ultimo doveroso omaggio alla sua gigantesca figura e al ruolo che ha rivestito nel fantastico e nella fantascienza italiani in oltre quarant’anni di carriera e passione.

Come ha scritto il curatore/supervisore del premio Silvio Sosio nel suo annuncio su Fantascienza.com, quest’anno nella prima fase i votanti sono stati ben 348, quasi il 20% in più rispetto agli ultimi due anni. E la maggiore partecipazione al premio, insieme a una maggiore varietà nelle segnalazioni valide ricevute, rappresenta un ulteriore segnale di crescita, in linea con il trend delle ultime stagioni.

In bocca al lupo a tutti i finalisti!

Si è aperta ieri la prima fase di votazione al Premio Italia 2019. Se siete tra gli aventi diritto, fino al 13 marzo potrete segnalare i lavori e gli operatori attivi nel campo della fantascienza e del fantastico (in lingua italiana) che ritenete meritevoli di concorrere per un riconoscimento in una delle categorie previste dal regolamento.

Per quanto mi riguarda, nel 2018 sono usciti il romanzo Karma City Blues, la riedizione di YouWorld scritto a quattro mani con Lanfranco Fabriani (che in effetti è una cosa abbastanza diversa dalla precedente edizione in appendice a Urania da poter essere candidato nuovamente, almeno credo…) e il racconto Cryptomnesiac in Next-Stream. Visioni di realtà contigue (per le categorie rispettivamente dedicate al racconto su pubblicazione professionale e all’antologia).

Tra gli articoli su pubblicazione professionale, segnalo Harlan Ellison, o l’immaginazione al potere, apparso su Quaderni d’Altri Tempi (e QdAT è anche candidabile come rivista professionale).

Tra i progetti a cui ho partecipato, in aggiunta a quelli già menzionati sopra, segnalo inoltre Filosofia della fantascienza a cura di Andrea Tortoreto tra i saggi in volume, sempre a cura di Andrea Iperuranio per le antologie e infine Lost by Univers di Linda De Santi che abbiamo pubblicato su Next-Station.org (racconto su pubblicazione non professionale).

Benché tecnicamente candidabile, Holonomikon non ha svolto un’attività continuativa durante l’anno e quindi non ve lo segnalo. Vi segnalo però due cose apparse su queste pagine: il racconto Civiltà di prova sempre per la categoria racconto su pubblicazione non professionale e il post Angeli killer per le strade di San Francisco per la categoria articolo su pubblicazione non professionale.

Nei prossimi giorni cercherò di tenere aggiornato questo post con eventuali altre segnalazioni. Intanto invito tutti gli interessati a segnalare nello spazio dei commenti i vostri lavori candidabili. Ogni indicazione da parte di interessati e non è benvenuta.

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Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

United We Stand. Divided We Fall.

Avviso ai naviganti

Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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