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Questa recensione risale al novembre 2010 ed è già apparsa sullo Strano Attrattore, i cui archivi non sono purtroppo più accessibili. Approfittando della recente riedizione del romanzo di Italo Bonera e Paolo Frusca per La Ponga, in un pregevole volume ri-titolato Ph0xGen! – Mille soli per l’Impero, rilegato e impreziosito da un acquerello di Angelo Bussacchini in copertina. Non trovo più il sito dell’editore e su Amazon vedo che il libro non è prenotabile. Poco male: a quanto pare IBS ce l’ha e la pagina Facebook dedicata al romanzo assicura che è distribuito anche in Feltrinelli. Soprattutto se avete perso il Millemondi del 2010, non lasciatevelo scappare!

Le informazioni disponibili su Italo Bonera e Paolo Frusca non sono molte. Nel numero 50 dei Millemondi di Urania (che ha inondato le edicole del Regno lo scorso febbraio con numeri confortanti per chi, come me, è abituato a temere la distribuzione italiana dopo aver visto il proprio volume in edicola per tre settimane scarse), ci vengono presentati come “due nuovi autori appassionati di fantascienza, storia e narrativa a intreccio”. Dopo aver letto il loro primo romanzo, Ph0xGen!, incluso nel Millemondi con un altro dei finalisti all’edizione 2006 del premio Urania (Ascensore per l’ignoto di Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, che conto di leggere presto), posso aggiungere che oltre che appassionati, sono anche degli eccellenti artefici di intrighi narrativi.

Il loro romanzo si prefigge un obiettivo ambizioso: scrivere un’ucronia all’italiana (una spaghetti-ucronia?) tenendo conto del peso non indifferente rivestito dal filone nell’economia del genere. A volte, con esiti di tutto rispetto (penso soprattutto ai biplani di Luca Masali, al JFK di Pierfrancesco Prosperi, ai Passaggi incrociati di Lanfranco Fabriani, ai racconti d’avanguardia di Simone Conti e a diversi altri raccolti da Catalano e Pizzo nelle loro Ambigue utopie); altre, con risultati più discutibili (la serie di Occidente e lo strascico interminabile di rivisitazioni del ‘900 fascista che il suo successo commerciale produsse sulla carta e sul web intorno alla metà del decennio scorso). Insomma, Bonera e Frusca non partivano dalla posizione più comoda e per questo, nel regalarci un’avventura godibile e carica di spunti di riflessione sulla nostra storia e sul nostro rapporto con essa, hanno a maggior ragione compiuto una piccola, grande impresa.

Ph0xGen!, che nel titolo rimanda al gas tossico usato durante la Prima Guerra Mondiale, in particolare dall’esercito austroungarico contro le linee italiane nella battaglia di Caporetto (e poi impiegato dallo stesso regio esercito italiano in Libia ed Etiopia nei decenni successivi), è in larga parte ambientato nell’estate 2003, ma non è il 2003 che tutti noi conosciamo. Nel loro mondo, la Grande Guerra ha avuto un esito molto diverso da quello consegnatoci dalla storia che abbiamo imparato a scuola: non a caso nel prologo del romanzo viene citata come l’Ultima Guerra Europea. Nella linea temporale di Bonera e Frusca le sue sorti hanno arriso all’Austria e, “dal trattato di Versailles in poi, l’aquila bicipite protegge sotto le sue ali la pace, la prosperità e la democrazia d’Europa”. È il Bund, “la Confederazione dei Popoli che, a partire dal 1919, si è allargata fino a comprendere tutta l’Europa centrale ed è diventata così potente da dominare il mondo”.

In questo mondo il tedesco è la lingua della diplomazia internazionale e del mondo informatico, Heinz Kissinger è il principale consigliere del Kaiser, William Jefferson Clinton senatore degli Stati Confederati d’America, l’autore di Ich und Hanna è diventato famoso con il suo vero nome di Königsberg e la mecca del cinema si chiama Hollabrunn. La Manciuria è ancora contesa tra la Repubblica Popolare Cinese e il Giappone e solo la Russia, dopo il crollo del bolscevismo, somiglia terribilmente alla Russia dei nostri giorni. L’evento cruciale da cui si è innescata la divergenza dalla storia nota è probabilmente dato dal mancato affondamento del piroscafo Lusitania nel maggio del 1915, con la conseguente scelta di Wilson per la neutralità nel conflitto europeo; in cerca di una valvola di sfogo, la Depressione del ’29 è sfociata in una Seconda Guerra di Secessione con conseguente divisione degli USA.

Adesso, dopo oltre ottant’anni di pace, nuvole scure si addensano sopra i cieli di Vienna. Otto d’Asburgo è morto e qualcuno sta tramando per deporre il suo legittimo erede, Carlo II d’Austria, e instaurare un regime che ricorda spietatamente il Reich che quell’universo non ha mai conosciuto. Un ribelle irredentista delle Brigate Tolomei, due agenti della Bundespolizei e il generale dell’NDH a capo di reparti deviati dei servizi segreti del Bund si ritrovano coinvolti in una girandola di eventi, che hanno il loro fulcro nel fantomatico segreto che Carlo I d’Austria, detto il Pio, avrebbe sepolto nella certosa di Gaming per garantire la pace tra i popoli della Terra, e nel Ph0xGen! del titolo, l’unico software (anzi, per dirla con Bonera e Frusca, l’unico Weichware) in grado di scardinare lo scrigno che ancora oggi, a mezzo secolo di distanza, custodisce quel segreto. Intorno a loro si muove una galleria di personaggi, e oltre ai cammei già citati partecipano all’allestimento, come fantasmi sparuti dei rispettivi progenitori, anche gli eredi di due illustri figure storiche: Franz Conrad von Hötzendorf e Adolf Hitler.

Quello che colpisce del lavoro degli autori è la trama sottile della loro ricostruzione, capace di incasellare nel disegno complessivo i particolari più diversi, riuscendo a combinarli tutti in un’alchimia sorprendente. È da qui che si sprigiona quel senso straniante capace di precipitare il lettore nel mondo parallelo del Bund, inebriandolo con il sentore mitteleuropeo delle sue atmosfere e stimolandolo in continuazione con il gioco dei punti di contatto e di divergenza dal nostro universo (la diffidenza per gli extraconfederali e le matrici del terrorismo, per citare due esempi emblematici). La maturità degli autori si manifesta appieno nell’abilità di smorzare gli eccessi a cui il gusto per le citazioni potrebbe indurre, come pure nella capacità di sintonizzare di volta in volta il registro della narrazione in accordo con i tempi del romanzo (dall’epica alla farsa, dalla spy-story al romanzo storico). I cambiamenti di passo, nei flashback che svelano i retroscena nascosti della storia alternativa ufficiale e nel flashforward che funge da epilogo, sono condotti in maniera magistrale. Alla fine ci si ritrova con un senso di sazietà per il mondo che Bonera e Frusca hanno saputo circoscrivere nelle 270 pagine del loro lavoro, con il bonus di un messaggio ecologista di spiccata attualità.

A lettura ultimata, non si può fare a meno di augurarsi che a questo romanzo d’esordio possano fare seguito presto altre storie scritte da Italo Bonera e da Paolo Frusca. In tandem oppure in fuga solitaria, dentro e fuori dal nostro tempo.

Nel frattempo, l’auspicio con cui chiudevo la recensione ha ottenuto un riscontro positivo da parte degli autori. Insieme, Bonera e Frusca hanno pubblicato un ottimo volume di racconti accomunati dalla stessa cornice, in cui dipingono un affresco cupo e disperato del prossimo futuro: Cielo e Ferro (La Ponga, 2014, lo trovate ancora disponibile almeno in e-book). Bonera ha poi pubblicato altri due romanzi: Io non sono come voi (Gargoyle, 2013), un thriller distopico di notevole spessore politico che ho recensito su Fantascienza.com, e il più recente Rosso Noir. Un pulp italiano (Meridiano Zero, 2017). Frusca ha invece pubblicato un romanzo scritto a quattro mani con – udite! udite! – Federico Buffa (proprio lui! uno dei massimi narratori di sport che abbiamo in Italia): L’ultima estate di Berlino (Rizzoli, 2015), una storia che Buffa ha anche portato a teatro con lo spettacolo “Le Olimpiadi del ’36”.

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