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La presentazione di Nuove Eterotopie a Stranimondi è stata anche l’occasione per confrontarsi con le impressioni e le considerazioni di un osservatore d’eccezione della realtà – e perché no, anche della fantascienza – italiana: Bruce Sterling, guest star dell’antologia con un romanzo breve scritto in esclusiva per questa pubblicazione, che segna il suo esordio come scrittore connettivista e che echeggia idealmente la vena sfrenata e dissacrante (e visto il contesto milanese potremmo dire anche “scapigliata”) del suo contributo scritto a 4 mani con Lewis Shiner che chiudeva Mirrorshades, intitolato appunto Mozart in Mirrorshades.

Numerosi sono stati gli spunti di riflessione che Sterling ha disseminato nel suo intervento, mesmerizzando la platea e i curatori coinvolti nella presentazione con la suggestione dei suoi argomenti. Non abbiamo in effetti difficoltà ad ammettere che se in quella sede l’antologia è riuscita a ottenere un riscontro che va al di là delle nostre più rosee aspettative è in gran parte merito suo, che ci ha onorati di un intervento a sorpresa, che non saprei definire altrimenti se non sontuoso, da vero fuoriclasse.

Bruce Sterling in posa con una copia di Nuove Eterotopie e una nutrita delegazione connettivista davanti al Kipple Lander Force One. Foto di Alessandro Napolitano.

Sterling si è mostrato decisamente interessato alla nostra esperienza. Il connettivismo è innanzitutto un movimento che ha voluto darsi un programma, con una dichiarazione d’intenti che non è frequente nel panorama letterario, specie in quello di genere, per via delle critiche a cui si rischia di finire facilmente esposti. Il coraggio dei connettivisti è stata la scintilla che ha innescato la sua curiosità, avendo esteso personalmente il manifesto del cyberpunk ed essendosi poi occupato nel corso degli anni di altre iniziative analoghe in cui ha riversato gli insegnamenti delle avanguardie europee (last but not least, lo slipstream, ovvero la “fiction of strangeness“, con la sua definizione – “…questo è un tipo di scrittura che ti fa semplicemente sentire molto strano; come pure vivere nel XX secolo ti fa sentire strano, se sei una persona di una certà sensibilità” – che potrebbe essere anche letta come la descrizione della condizione media dei partecipanti a Stranimondi). Ma una caratteristica di cui Sterling si è detto ancora più ammirato è rappresentata dalla tenuta del movimento, dalla sua solidità, dalla sua longevità. Infatti, stando alla sua esperienza, Sterling non si sarebbe aspettato che un movimento del genere potesse durare così a lungo.

Mediamente i movimenti artistici e letterari sono destinati a esaurire la loro spinta propulsiva nel giro di sette anni, ma il connettivismo è ancora qua dal 2004 e si appresta a concludere il suo secondo giro di boa settennale (previsto per la fine del 2018). Non può essere un caso che un movimento resista così a lungo. I movimenti vanno infatti tipicamente a estinguersi quando almeno uno dei loro esponenti raggiunge una celebrità tale da offuscare tutto il resto, oppure da spingere l’interessato a rescindere i legami con il suo background. Nel nostro caso, pur non potendoci dire del tutto estranei alla notorietà (diversi connettivisti si sono aggiudicati negli anni premi di rilevanza nazionale con le loro opere, non ultimo il Premio Urania, forse il più ambito di tutti), non possiamo negare che la celebrità non ha sfiorato nessun connettivista, almeno per il momento, quindi è presto per dire se riusciremmo a sopravvivere alle luci della ribalta, ma di certo abbiamo diversi elementi utili per valutare quello che gli anglofoni definiscono l’engagement dei nostri esponenti: nelle nostre iniziative si conferma sempre la sensibilità di anteporre l’interesse del collettivo a quello del singolo, e questo lascia ben sperare per il futuro.

Sterling si è anche detto ammirato dalla capacità dei connettivisti di sfruttare tutte le possibilità che i tempi in cui viviamo offrono a chi si occupa di letteratura. Ci ha lusingati molto la sua considerazione sulla nostra consapevolezza del mondo in cui viviamo: non è banale, con tutti i nostalgici ancora in circolazione, con i soloni e i depositari della verità ultima che si sentono in obbligo di pontificare sempre su tutto e tutti, ritenendo accessoria qualsiasi conoscenza del fenomeno su cui pretendono di esprimersi. Tutti avrebbero qualcosa da imparare dall’umiltà con cui Sterling si è avvicinato a una cosa a cui tutto sommato poteva benissimo rimanere indifferente. E poi è stato interessante notare la sua sorpresa di fronte allo spirito d’iniziativa dei connettivisti, che con una casa editrice di riferimento come la Kipple Officina Libraria riescono anche a gestire direttamente i mezzi di produzione del mercato editoriale, qualcosa che nel ben più vasto e strutturato mercato in lingua inglese sarebbe impensabile. Questa è una specificità tutta italiana e probabilmente si avvantaggia anch’essa delle dimensioni tutto sommato contenute del settore. Come si suol dire, di necessità virtù, ma il connettivismo si configura in effetti un po’, nel piccolo campo della fantascienza, come un’applicazione riuscita delle linee marxiste sulla gestione diretta dei mezzi di produzione (anche se questo ho evitato di farlo presente al buon vecchio Bruce, ma in effetti sarebbe stato interessante approfondire con lui anche l’esperienza controculturale della Nazione Oscura Caotica fondata e presieduta dal nostro Lukha B. Kremo).

La possibilità di partecipare con un racconto connettivista a Nuove Eterotopie è stata colta da Sterling come un’occasione per sganciarsi dalla sua immagine come autore, che in effetti è pilotata dai suoi editori americani e inglesi: quando si raggiunge uno status di riconoscibilità tale da meritarsi un seguito nazionale o internazionale, ha infatti spiegato Sterling, l’autore smette di essere un autore e diventa un vero e proprio asset per la sua casa editrice. Questo è il motivo per cui dopo il suo trasferimento a Torino nel 2007 ha cercato di costruirsi un alias come Bruno Argento, sganciato dalla sua immagine pubblica e in questo modo libero di muoversi con maggiore disinvoltura nei temi che desiderava esplorare come autore. Una libertà che ha potuto nuovamente esercitare in Robot tra le rose, il romanzo breve con cui è presente nella nostra antologia.

Infine, Sterling ha fatto notare come per lui il connettivismo sia un fenomeno di stampo “genuinamente” romano. Mentre il cyberpunk era un fenomeno variegato, dispersivo, nato nelle città americane ma con una forte impronta canadese, Sterling ha colto l’occasione di questo racconto per esplorare quello che a lui sembrava un fenomeno che non poteva essersi originato da nessun’altra parte se non a Roma. Ora, io non so da cosa il buon Bruce abbia potuto derivare questa impressione, però se da una parte è vero che il connettivismo non è meno geograficamente distribuito del cyberpunk (e, come faceva notare anche Salvatore Proietti nel suo intervento in chiusura di presentazione, ha tra gli altri meriti anche quello di aver abbassato il baricentro geografico della fantascienza italiana con numerosi autori originari del Meridione), è altrettanto incontestabile che al momento della definizione del movimento sia Sandro che io risiedevamo entrambi all’interno del Grande Raccordo Anulare. Ma come tutto questo si sia trasferito nell’imprinting del connettivismo, dovremo approfittare di una prossima occasione per indagarlo meglio con Sterling.

Intanto, non perdete l’occasione di lasciarvi trascinare in una folle scorribanda connettivista dal suo Robot tra le rose, degna ciliegina sulla torta delle nostre Nuove Eterotopie.

Con Sandro Battisti, Silvio Sosio e Bruce Sterling durante la presentazione di Nuove Eterotopie. Foto di Giovanna Repetto.

The Origins coverLa congiunzione degli eventi ha fatto sì che questa settimana mi trovassi con ben due novità editoriali in uscita. Oggi vi parlerò della prima, che riguarda un progetto di cui si vociferava da tempo, e che per la tenacia di Marco Milani e di tutta la squadra di Kipple Officina Libraria è riuscita a vedere la luce mentre ci avviciniamo al fatidico rintocco che suonerà il decimo anniversario della nascita del connettivismo. Si tratta dell’antologia The Origins, che si propone di scavare nelle origini del movimento, raccogliendo i racconti composti da Milani, Battisti e dal sottoscritto – i tre iniziatori (quattro con l’inclusione di Lukha B. Kremo, che fin dall’inizio ha seguito un percorso che ci ha subito portati a convergere) – a ridosso dell’uscita del Manifesto.

Ora, l’operazione non si propone un intento celebrativo, ma credo che abbia un suo spessore storico. Dentro vi troverete 17 racconti: riedizioni di opere dei primi anni, collaborazioni e anche inediti. Con dei contributi di Kremo che tracciano un utile parallelo tra lo sviluppo del movimento e gli eventi della sua Nazione Oscura.

Per quanto mi riguarda, i racconti inclusi nell’antologia sono:

  • La nuova specie – Un’incursione in un futuro distopico, con una cavia che si ribella agli esperimenti a cui viene sottoposto fin dalla nascita, amplificando facoltà ignote al resto degli esseri umani. Il tutto mentre l’avanguardia di un esercito di occupazione alieno raggiunge la Terra. La prima stesura è uscita sull’Iterazione 01 di Next. Il racconto risale al 2005.
  • Zero Assoluto – Supereroi pulp in azione su un doppio binario, che parte dai giorni bui della Seconda Guerra Mondiale. Scritto tra il 2007 e il 2008, pubblicato sull’Iterazione 11 di Next.
  • L’occhio delle stelle – La mia prima collaborazione su un racconto con Sandro Battisti, in una storia che unisce il suo Impero Connettivo con uno dei miei primi scenari spaziali (il Concourse, da cui sarebbero scaturite – tra le altre cose – sia le Cronache del Gorgo che Terminal Shock). Scritto nel 2005, già apparso sull’Iterazione 06 di Next e in una capsula Kipple.
  • Se i replicanti sognano angeli elettrici… – Scritto a inizio 2006 a partire da un’idea di Marco Milani, ispirato dalla nostra comune passione per Blade Runner, è stata una delle collaborazioni più soddisfacenti a cui abbia mai preso parte. Ne conservo ancora oggi un ottimo ricordo. Il racconto uscì nell’Iterazione 05 di Next, dedicato alla figura di Philip K. Dick.
  • Requiem per un sognatore – Un racconto lungo fortemente debitore di William Gibson e Michael Marshall Smith, tra gli altri. Il primo racconto che ho ambientato a Roma, scritto poco prima di lasciare la città. In questo testo ho recuperato intere sezioni pensate per un adattamento cinematografico del racconto Il mercato d’inverno di Gibson (un progetto mai realizzato, malgrado l’interessamento di qualche filmmaker). Scritto tra il 2006 e il 2007, è il mio inedito incluso nella raccolta.

E altrettanta roba arriva dalle penne dei miei compagni d’avventura. Sono 198 pagine per 1,99 euro in e-book (su tutti gli store on-line, per comodità vi linko l’editore e Amazon). Scusate se è poco.

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Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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