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Sul nuovo numero di Delos, on-line in questi giorni con la consueta messe di articoli a cui Carmine Treanni ci ha abituati (l’indice è davvero ricco, ne cito almeno altri due: l’intervista rilasciata da Altieri a Fabio Novel su Terminal War, di cui parlavamo pochi giorni fa, e le riflessioni del compagno Fazarov sulla valenza di Gravity come “blockbuster d’autore”), trovate anche un mio pezzo molto atipico.

In un certo senso Zeitgeist 1980: la memoria dalle ceneri è un pezzo su commissione. Se Salvatore Proietti, critico e amico, non avesse insistito perché lo scrivessi, probabilmente non mi sarebbe mai venuto in mente di cimentarmi con una roba del genere. Fatto sta che la recente ristampa di Cenere alla cenere sul numero estivo di Robot offriva in effetti il pretesto per ripercorrerne la genesi. L’articolo ne ricostruisce il background, dall’idea originale alla stesura, passando soprattutto per le molteplici fonti di ispirazione e l’immancabile lavoro di documentazione e ricostruzione d’epoca. Un’esperienza collettiva che lo rende in effetti un racconto totale, oltre che una delle cose a mio parere più riuscite che siano uscite dal mio word processor.

Ed è anche un modo per ricordare quanto di buono si possa fare con un blog. E tutto grazie a uno Strano Attrattore, pace all’anima sua…

Un po’ di musica per accompagnare la lettura.

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“Ma Kennedy non è già morto?”¹ Il capitano Webster studiava i documenti sparsi sul tavolo anatomico del dottor Nathan. Questi erano: 1) spettroeliogramma del Sole; 2) verifiche della pista e prove di decollo per la superfortezza B-29 Enola Gay; 3) elettroencefalogramma di Albert Einstein; 4) sezione trasversale di un trilobite precambriano; 5) fotografia della battigia della depressione di Qattara, in Egitto, scattata a mezzogiorno del 7 agosto 1945; 6) il Giardino trappola per aerei di Max Ernst. Si voltò verso il dottor Nathan: “Lei dice che tutto questo costituisce un’arma omicida?”.

¹ L’assassinio di Kennedy è un evento che ha un ruolo centrale in La mostra delle atrocità: per molti versi il libro trae diretta ispirazione da questa morte, anzi rappresenta un tentativo, forse disperato, di dare un senso a questa tragedia, con tutti i misteri che essa si porta dietro. Sono stati i mass media che hanno creato il Kennedy che conosciamo, e la sua morte rappresenta una frattura geologica nel panorama delle comunicazioni: essa ha creato fratture che sono scese in profondità nella psiche collettiva, e non si sono ancora sanate.

[…]

Comportamento sessuale dei testimoni della Dealey Plaza. Sono stati condotti studi particolareggiati sui 552 testimoni presenti nella Dealey Plaza il 22 novembre (Relazione Warren). I dati indicano una significativa tendenza all’aumento di: a) frequenza dei rapporti sessuali; b) incidenza di comportamenti perversi polimorfi. Questi risultati sono in accordo con precedenti studi del comportamento sessuale di spettatori di gravi incidenti automobilistici (minimo un morto). Le corrispondenze tra i due gruppi sotto osservazione indicano che, per la maggioranza degli spettatori, gli eventi della Dealey Plaza vennero inconsciamente percepiti come un disastro automobilistico di massa con implicazioni sessuali multiple, con conseguente liberazione di energie aggressive e perverse polimorfe. Il ruolo della signora Kennedy, e dei suoi vestiti macchiati, non richiede ulteriori analisi.

“Ma io non piangerò finché tutto non sarà finito.”

[Da J.G. Ballard, La mostra delle atrocità (The Atrocity Exhibition, 1970-1990), trad. Antonio Caronia, ed. Feltrinelli Universale Economica, ottobre 2001]

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