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La redazione di Quaderni d’Altri Tempi ha pensato di dare il suo contributo alla transizione nella Fase 2 e ha confezionato un maxi speciale dedicato al virus nell’immaginario e nella comunicazione, nelle sue varie declinazioni.

Mi è toccato fortuitamente l’onore e l’onere di aprire le danze con questa panoramica delle epidemie immaginate e messe in scena da scrittori, sceneggiatori e registi, attraverso un centinaio di titoli di romanzi, racconti, fumetti, film e serie TV. Come si faceva all’università un tempo (ora non so), ve lo presento a partire dalla bibliografia, in cui proprio l’altra sera notavo l’assenza di due film che ero convinto non mi sarebbero sfuggiti (Cassandra Crossing di George Pan Cosmatos ed Epidemic di Lars von Trier) e di un terzo (in realtà tre, tutti molto belli) di cui in realtà ho parlato altrove (si da il caso proprio qui, a partire dai primi due della trilogia prequel del Pianeta delle Scimmie scaturita da Rise of the Planet of the Apes), ma è anche vero che con la lista di titoli sbrodolata qua sotto fare entrare tutto in trentamila battute è già stato un mezzo miracolo per un grafomane come me.

A voi beccare le eventuali altre omissioni…

Letture
  • Alan D. Altieri, L’ultimo rogo della Morte Rossa in Underworlds. Echi dal lato oscuro. Tutti i racconti vol. 4, TEA, Milano, 2011.
  • Alan D. Altieri, Miss Ecclesiaste in Armageddon. Scorciatoie per l’Apocalisse. Tutti i racconti vol. 1, TEA, Milano, 2008.
  • Alan D. Altieri, Un’alba per l’Ecclesiaste in Underworlds. Echi dal lato oscuro. Tutti i racconti vol. 4, TEA, Milano, 2011.
  • Margaret Atwood, L’altro inizio, Ponte alle Grazie, Milano, 2014.
  • Margaret Atwood, L’anno del diluvio, Ponte alle Grazie, Milano, 2010.
  • Margaret Atwood, L’ultimo degli uomini, Ponte alle Grazie, Milano, 2003.
  • Greg Bear, La musica del sangue, Editrice Nord, Milano, 1997.
  • Greg Bear, La musica del sangue, in Gardner Dozois (a cura di), Il meglio della SF. L’Olimpo dei classici moderni, Mondadori, Milano, 2008.
  • David Brin, L’uomo del giorno dopo, Editrice Nord, Milano, 1995.
  • Max Brooks, Manuale per sopravvivere agli zombie, Einaudi, Milano, 2006.
  • Max Brooks, World War Z, Cooper, Roma, 2013
  • Octavia E. Butler, Sopravvissuta, Interno Giallo/Mondadori, Milano, 1994.
  • Richard Calder, Dead Boys, HarperCollins, London, 1994.
  • Richard Calder, Dead Things, HarperCollins, London, 1996.
  • Richard Calder, Virus ginoide, Editrice Nord, Milano, 1996.
  • Albert Camus, La peste, Bompiani, Milano, 2017.
  • John Christopher, La morte dell’erba, Beat, Milano, 2014.
  • James S. A. Corey, Leviathan. Il risveglio, Fanucci, Roma, 2015.
  • James S. A. Corey, Caliban. La guerra, Fanucci, Roma, 2015.
  • James S. A. Corey, Abaddon’s Gate. La fuga, Fanucci, Roma, 2016.
  • James S. A. Corey, Cibola Burn. La cura, Fanucci, Roma, 2016.
  • Arthur Conan Doyle, La nube avvelenata, Newton, Roma, 1994.
  • Michael Crichton, Andromeda, Garzanti, Milano, 2018.
  • Giovanni De Matteo, Language Is a Virus (Again)Prismo, 14 giugno 2016.
  • Giovanni De Matteo, L’epidemia: il noir post-apocalittico di Per WahlööHolonomikon, 9 marzo 2020a.
  • Giovanni De Matteo, Bios di Robert C. Wilson, ovvero il caso della natura contro l’uomoHolonomikon, 11 aprile, 2020b.
  • Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, La caduta, Mondadori, Milano, 2011.
  • Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, La progenie, Mondadori, Milano, 2009.
  • Guillermo Del Toro e Chuck Hogan, Notte eterna, Mondadori, Milano, 2012.
  • Greg Egan, Distress, Mondadori, Milano, 2002.
  • Greg Egan, La Terra moltiplicata, Editrice Nord, Milano, 1998.
  • Nicola Griffith, Ammonite, Elara, Bologna, 2007.
  • Frank Herbert, Il morbo bianco, Mondadori, Milano, 2019.D. James, I figli degli uomini, Mondadori, Milano, 2013.
  • Stephen King, L’ombra dello scorpione, Bompiani, Milano, 2017.
  • Robert Kirkman, The Walking Dead (Volumi 1-32), SaldaPress, Reggio Emilia, 2005-2019.
  • Nancy Kress, Brain Rose, William Morrow & Co, New York City, 1989.
  • Nancy Kress, Ej-Es, in David G. Harwell (a cura di), Venti galassie, Mondadori, Milano, 2007.
  • Nancy Kress, Contagio, Fanucci, Roma, 2001.
  • Nancy Kress, Inerzia, in Gardner Dozois (a cura di), Supernovae. II parte, Mondadori, Milano, 1996.
  • Nancy Kress, Miracoli e giuramenti, Fanucci, Roma, 2000.
  • Jack London, La peste scarlatta, Adelphi, Milano, 2009.
  • Charles Eric Maine, Il grande contagio, Mondadori, Milano, 2009.
  • Richard Matheson, Io sono leggenda, Mondadori, Milano, 2020.
  • Cormac McCarthy, La strada, Einaudi, Milano, 2014.
  • China Miéville, Embassytown, Fanucci, Roma, 2016.
  • David Moody, Il virus dell’odio, Mondadori, Milano, 2011.
  • Edgar Allan Poe, I racconti del mistero, RCS Libri, Milano, 2014.
  • Alastair Reynolds, Absolution Gap, Mondadori, Milano, 2015.
  • Alastair Reynolds, La città del cratere, Mondadori, Milano, 2017.
  • Alastair Reynolds, Redemption Ark, Mondadori, Milano, 2014.
  • Alastair Reynolds, Rivelazione /1, Mondadori, Milano, 2009.
  • Alastair Reynolds, Rivelazione /2, Mondadori, Milano, 2009.
  • Kim Stanley Robinson, Gli anni del riso e del sale, Newton Compton, Roma, 2007.
  • Matt Ruff, Acqua, luce e gas, Fanucci, Roma, 2004.
  • José Saramago, Cecità, Feltrinelli, Milano, 2013.
  • Robert Sheckley, Una chiacchierata con il virus del Nilo Occidentale, in Robot n. 45, Delos Books, Milano, 2004.
  • Mary Shelley, L’ultimo uomo, Mondadori, Milano, 1997.
  • Matthew Phipps Shiel, La nuvola purpurea, D Editore, Roma, 1918.
  • Emily St. John Mandel, Stazione undici, Bompiani, Milano, 2015.
  • Neal Stephenson, Snow Crash, BUR, Milano, 2007.
  • James Tiptree Jr., La soluzione della mosca, in Ann & Jeff VanderMeer (a cura di), Le visionarie. Fantascienza, fantasy e femminismo: un’antologia, Nero Editions, Roma, 2018.
  • Dario Tonani, L’algoritmo bianco, Mondadori, Milano, 2009.
  • Brian Vaughan, Pia Guerra, Y. L’ultimo uomo (Volumi 1-7), RW Lion, Novara, 2016-2020.
  • David Wellington, Monster Island, Mondadori, Milano, 2008.
  • David Wellington, Monster Nation, Mondadori, Milano, 2009.
  • David Wellington, Monster Planet, Mondadori, Milano, 2009.
  • Herbert G. Wells, La guerra dei mondi, Fanucci, Roma, 2017.
  • Walter Jon Williams, L’era del flagello, Delos Books, Milano, 2005.
  • Connie Willis, L’anno del contagio, Editrice Nord, Milano, 1994.
  • Connie Willis, L’ultimo dei Winnebago, Delos Books, Milano, 2008.
  • Robert Charles Wilson, Bios, Fanucci, Roma, 2001.
Visioni
  • Danny Boyle, 28 giorni dopo, Fox, 2004 (home video).
  • John Cabrera, Cosimo De Tommaso, H+: The Digital Series, YouTube, 2012-2013.
  • Claire Carré, Embers, Papaya, Chaotic Good, Bunker Features, Usa, 2015.
  • Kevin Costner, L’uomo del giorno dopo, Warner Bros Entertainment Italia, 1999 (home video).
  • Michael Crichton, Il mondo dei robot, Warner Bros., 2013 (home video).
  • David Cronenberg, Videodrome, Universal Pictures Italia, 2008 (home video).
  • Alfonso Cuarón, I figli degli uomini, Universal Pictures Italia, 2018 (home video).
  • Guillermo Del Toro, Chuck Hogan, The Strain (Stagioni 1-3), Fox, 2018 (home video).
  • Marc Fergus, Hawk Ostby, The Expanse, Amazon Prime, 2015-in corso.
  • Marc Forster, World War Z, Universal Pictures Italia, 2013 (home video).
  • Juan Carlos Fresnadillo, 28 settimane dopo, Fox, 2008 (home video).
  • Mick Garris, L’ombra dello scorpione, Universal Pictures Italia, 2007 (home video).
  • Terry Gilliam, L’esercito delle 12 scimmie, Universal Pictures Italia, 2010 (home video).
  • Robert Kirkman, Frank Darabont, The Walking Dead – Stagioni 1-9, Warner Bros, 2019 (home video).
  • Francis Lawrence, Io sono leggenda, Warner Bros. Entertainment Italia, 2008(home video).
  • Chris Marker, La Jetée/Sans Soleil, Sony Pictures, 2019 (home video).
  • Terry Matalas, Travis Fickett, L’esercito delle 12 scimmie, Netflix, 2015-2018 (home video).
  • Fernando Meirelles, Blindness, Cg, 2011 (home video).
  • Terry Nation, Survivors – I sopravvissuti, Yamato Video / Dolmen Home Video, 2009 (home video).
  • Jonathan Nolan, Lisa Joy, Westworld – Stagione 1, Warner Bros, 2017 (home video).
  • Jonathan Nolan, Lisa Joy, Westworld – Stagione 2, Warner Bros, 2018 (home video).
  • Jonathan Nolan, Lisa Joy, Westworld – Stagione 3, Sky, 2020.
  • Ubaldo Ragona, L’ultimo uomo della Terra, Ripley’s Home Video, 2017 (home video).
  • George Romero, La notte dei morti viventi, DNA, 2012 (home video).
  • Boris Sagal, 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra, Warner Bros. Entertainment Italia, 2008 (home video).
  • Steven Soderbergh, Contagion, Warner Home Video, 2012 (home video).
  • Shinya Tsukamoto, La mutazione infinita di Tetsuo il fantasma di ferro, Minerva Pictures Group, 2013(home video).
  • Robert Wise, Andromeda, Universal, 2015 (home video).

Gli altri articoli che completano lo speciale sono una riflessione di Roberto Paura sulle figure dei virologi, infettivologi ed epidemiologi nella comunicazione della crisi e un’analisi di Valerio Pellegrini di Plague Inc., un gioco per smartphone che simula proprio l’evoluzione di una crisi da un focolaio virale. Il quarto pezzo, a firma di Gennaro Fucile, uscirà questa settimana e sarà incentrato sullo scollamento tra cronaca e fiction, con una riflessione sul gioco di specchi tra la realtà e l’immaginario mandato in pezzi dall’emergenza.

Buona lettura!

Il mondo del futuro è un incubo barocco di burocrazia neofeudale. La Terra è un mondo morente, in cui ciò che resta delle Americhe prospera sulle macerie degli altri continenti, spazzati per decenni da pandemie e pestilenze che ne hanno decimato la popolazione. Alcuni pionieri hanno stabilito avamposti sulla superficie di Marte, nella fascia asteroidale e i più audaci e refrattari al controllo delle Grandi Famiglie terrestri addirittura nei corpi ghiacciati della cintura di Kuiper, dove il sole è poco più di una stella come le altre in una notte senza fine.

Il potere delle Grandi Famiglie e dei loro «vassalli» e servitori si esprime attraverso i Trust, megaconglomerati industriali che hanno trovato nella corsa allo spazio lo sbocco ideale per il loro perdurante scontro di potere. Hanno instaurato così una precaria alleanza con i tecnici e gli scienziati ribelli delle Repubbliche di Kuiper e, sfruttando la tecnologia quantistica alla base dei lanci di Higgs, sono riusciti a raggiungere una decina di mondi nel raggio di qualche centinaio di anni luce dalla Terra, instaurandovi dei presidi di ricerca. Isis è uno di questi mondi, il Progetto Isis è l’insieme di programmi condotti dai Trust per sfruttare le conoscenze che ne potrebbero derivare e Kenyon Degrandpre, un manager di un certo rilievo ma non appartenente a nessuna Famiglia, il direttore della Stazione Orbitale Isis che si sforza di compiacere i suoi superiori, amministrando il progetto con sterile ma servizievole incompetenza, portando a tutta una serie di spiacevoli conseguenze per il migliaio di membri che dipendono da lui.

Perché Isis non è un mondo come gli altri:

Il pianeta era pieno di vita, ma era una vita più vecchia di un miliardo di anni rispetto a quella della Terra, più evoluta ma anche più primitiva, preservata dai cambiamenti per l’assenza di grandi ondate di estinzione; c’era spazio per tutti, per tutti i generi e per ogni strategia di sopravvivenza eccetto quella umana, senziente, terrestre. Siamo creature così semplici, pensò; non riusciamo a tollerare queste fitotossine ben affilate, gli innumerevoli predatori microscopici cui ha dato forma un miliardo di anni di involuzione. Nulla, nell’arsenale del sistema immunitario umano, riesce ad accorgersi delle invisibili armate isiane, e a respingerle.

La vita terrestre sbarcata sul pianeta è sottoposta a una costante minaccia dalle forme di vita indigene. I tecnici e i ricercatori occupati nelle quattro stazioni sulla sua superficie (un avamposto oceanico, una installazione polare e due basi, Gamma e Delta, soprannominate Marburg e Yambuku dal nome delle «prime varietà identificate della febbre emorragica che aveva devastato la Terra del ventunesimo secolo») sono impegnati in una lotta senza tregua per la sopravvivenza, dovendo garantire l’isolamento ermetico degli habitat in cui vivono per prevenire l’intrusione di agenti esterni che porterebbero a un contagio per cui non esiste alcuna cura: «Siamo seduti sul fondo di un oceano biologico ostile, e Yambuku è una batisfera» spiega Elam Mather, una delle veterane di Yambuku, alla nuova arrivata Zoe Fisher. «Una sola falla, e per tutti noi è finita. In un ambiente simile, non possiamo permetterci nulla che non sia una reciproca fiducia».

La vita, su Isis, era un fiume più lungo e profondo. Il suo corso era lento e totalmente sfaldato, punteggiato non da glaciazioni o da impatti di comete ma da ondate di predatori e parassiti. L’ecologia di Isis era una distesa in via di sviluppo, armata. Le sue armi erano formidabili, le sue difese ingegnose.

E questo rendeva il pianeta, tra le altre cose, un’enorme e nuova farmacopea. Gran parte dei costi di mantenimento di Yambuku venivano pagati da consorzi di ditte farmaceutiche appartenenti al Trust del Lavoro. E anche quello era un problema. Ogni cosa che usciva da Yambuku andava giustificata con i contabili del Trust. Lì non c’era spazio per la scienza pura, come veniva fatto chiaramente capire ai dipendenti nativi di Kuiper.

Zoe Fisher è una sopravvissuta terrestre, arruolata dal settore Dispositivi e Personale dei Trust e mandata su Isis con lo scopo di condurre il primo esperimento di «immersione totale»: deve prendere contatto con le forme di vita superiori evolutesi su Isis e studiarle da vicino. Tra queste, i cosiddetti scavatori, dei vertebrati dall’aspetto ripugnante, provvisti di un carapace flessibile, di una tecnologia rudimentale e di possenti arti da scavo con cui realizzano le più ingegnose costruzioni della loro primitiva civiltà:  tumuli e montagnole che, nei loro ventri, celano tunnel che sprofondano nelle viscere del pianeta. Ma il Progetto Isis è affidato al Trust del Lavoro, una fazione rivale della D&P a cui riferisce Zoe, e la sua presenza diventa presto un problema: perché a sua insaputa Zoe non è solo una pedina in uno scontro più grande, con il suo mentore Avrion Theophilus che forse tiene più a ciò che lei «trasporta» che alla sua incolumità, ma un’arma con cui compiere una vendetta ai danni del sistema.

Un fotogramma di Solaris, regia di Steven Soderbergh (2002).

Come tutti i terrestri, Zoe è provvista di un timostato, un avanzatissimo sistema di bio-regolazione impiantato in un braccio, finalizzato al controllo dell’umore e all’inibizione della fatica: detto anche «termostato dell’anima», è un ritrovato biotecnologico in grado di trasformare i sudditi delle Grandi Famiglie in mansueti ed efficienti operatori al servizio dei Trust. Prima di essere lanciata dal planetoide di Fenice, però, in un atto di sfida e ribellione al sistema, una dottoressa prossima al ritiro ha operato una manomissione al bio-regolatore di Zoe, che si viene così a trovare in un ambiente alieno, spogliata di ogni certezza precedentemente acquisita, a fare i conti non solo con ciò che accade fuori di lei ma anche con le trasformazioni in atto dentro il suo corpo, con effetti non trascurabili sulla sua stabilità psico-emotiva.

Queste sono le premesse di Bios, eccezionale romanzo di Robert C. Wilson del 1999, pubblicato in Italia da Fanucci nell’effimera ma gloriosa collana Solaria nel marzo 2001 (nella traduzione di Domenico Gallo e Andrea Marti). Apparso originariamente con il sottotitolo A Novel of Planetary Exploration, Bios non è il romanzo più noto dell’autore americano-canadese, conosciuto soprattutto per Mysterium (altro romanzo apparso su Solaria, vincitore del Philip K. Dick Aaward nel 1994) e per Spin (Hugo Award nel 2005 e principio di una trilogia molto popolare), ma è ingiustamente sottovalutato e merita di essere riscoperto, come giustamente caldeggiava Enrico Di Stefano in tempi non sospetti dalle pagine di Delos SF, magari anche nella scia dell’attualità (e chissà che Fanucci non possa farci un pensierino).

Diversi sono i passaggi che chiudono interruttori psichici con le cronache di queste settimane, ispirando riflessioni sul mistero della vita, sul ruolo della coscienza nel bilancio della natura, sulla posizione dell’umanità nelle non sempre facilmente decodificabili dinamiche del cosmo. Prendiamo per esempio questo brano, descritto dal punto di vista di Tam Hayes, il direttore di Yambuku che finisce per innamorarsi, ricambiato, della nuova arrivata:

… anthrax, HIV, Nelson-Cahill 1 e 2, Dengue di Leung e tutta l’immensa schiera di virus emorragici… Lì c’erano tutti gli antichi orrori della Terra, predatori più scaltri e tenaci degli animali delle giungle, e altrettanto attivi, che continuavano a diffondersi tra le malnutrite popolazioni dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa. Geometrie a spirale e catene proteiche color arcobaleno, tutte ricolme di morte.

Ecologia planetaria, aveva pensato. Antica, incredibilmente ostile. Quella era la bios di Tam diventata tangibile, l’intricato residuo di eoni di evoluzione.

Ma almeno la Terra aveva accolto il genere umano all’interno di quella equazione, per quanto le sue pestilenze fossero micidiali. Isis non aveva contrattato un accordo analogo.

O quest’altro, dal punto di vista di Zoe:

Se l’avessero sistemata non avrebbe più potuto provare quel fremito nell’attesa del suono della voce di Tam, l’improvvisa sensazione di leggerezza quando lui le faceva un complimento, l’intimità sconvolgente della mano di lui sul suo corpo.

Era follia, naturalmente, ma aveva in sé qualcosa di divino. Si domandò se si era imbattuta in una sorta di saggezza andata perduta per il mondo moderno, in un arcaico veicolo di emozioni nascosto sotto i rigidi rituali delle Famiglie o gli accoppiamenti da scimpanzé dei Clan di Kuiper.

Forse era quello il modo in cui i prolet non bio-regolati si innamoravano. L’amore faceva sentire così, si chiese, nelle zone a rischio virale dell’Africa e dell’Asia?

Aveva paura di quel sentimento. E aveva paura della sola idea che un giorno potesse cessare.

Tutto il romanzo è un sofisticato gioco di echi e risonanze, con pagine e sottotrame che si specchiano le une nelle altre, con linee narrative che divergono e confluiscono le une sulle altre come catene proteiche o, meglio ancora, molecole di DNA.

Un fotogramma di Solaris, regia di Andrej Tarkovskij (1972).

La scoperta del pianeta da parte di Zoe, delle sue insidie, dei suoi inesplicabili segreti, si svolge parallelamente alla sua indagine interiore, alla sua trasformazione in donna, una metamorfosi rapida ed effimera come quella di un bruco in farfalla. Per le ragioni sopra descritte, gli umani non possono avventurarsi fuori dai loro habitat severamente controllati, all’esterno sulla superficie di Isis, se non protetti da ingombranti e goffi scafandri, bio-armature corazzate concepite per proteggere i loro inquilini, ma drammaticamente esposte esse stesse all’aggressione degli agenti patogeni della biosfera isiana. Come intuisce Dieter Franklin, il planetologo di stanza a Yambuku, in uno dei suoi rapporti:

Si potrebbero fare congetture, e forse non in modo intempestivo, sulle possibilità inerenti a un network pseudo-neurale che connetta tutte le cellule isiane, una biomassa che (se si include la materia degli oceani e i batteri che fissano minerali distribuiti lungo la superficie del pianeta) sarebbe di proporzioni davvero sbalorditive. I crescenti, fruttuosi attacchi alle sottostazioni potrebbero venire visti, per analogia, come una reazione autonoma alla presenza di un corpo estraneo, nella quale le strategie per fare breccia sviluppate nell’ambiente salino e utilizzate per la prima volta contro la stazione per la ricerca nell’oceano siano state adattate, lentamente ma con efficacia, per l’impiego contro avamposti con base sulla terraferma…

La scoperta, destinata alla Terra, non arriverà mai a destinazione, intercettata da Degrandpre, preoccupato solo di preservare la propria posizione di potere, nutrendo l’illusione dei Trust e delle Grandi Famiglie che su Isis sia tutto sotto controllo. Ma la verità è ben diversa, e lui stesso non potrà evitare di farci i conti, riconsiderando sotto una nuova, spietata luce una vita, una carriera e un’impostazione mentale basate sui confini, sugli steccati, sulle separazioni nette, sui muri:

Ecco qui il vero orrore, pensò Degrandpre, questa rottura delle barriere. La civiltà, dopotutto, consisteva nel creare divisioni, mura e steccati che analizzassero ciò che era sgretolato e caotico ricomponendolo in ordinati elementi di immaginazione umana. Ciò che è selvaggio invade il giardino e la ragione viene abbattuta.

Comprese per la prima volta, o credette di comprendere, l’impulso religioso di suo padre. Le Famiglie e i loro Trust avevano diviso con grande finezza e ordinato in maniera ossessiva ciò che sulla Terra era politicamente e tecnologicamente selvaggio, ogni persona e ogni cosa e ogni procedimento erano stati inseriti nella loro orbita appropriata, all’interno del planetario sociale; ma, all’esterno delle mura delle Famiglie, ciò che era selvaggio continuava a premere, sempre più vicino: i prolet, i marziani, i clan di Kuiper; vettori di malattia che crescevano nelle tane delle classi inferiori; nessun vincitore, alla fine, se non la morte, e la crudele immensità dell’universo.

Regole e istituzioni fallaci con cui in molti si stanno misurando, anche in questi tempi.

Zoe, provvista di una bio-tuta di ultima generazione, sarà la prima umana a esplorare da vicino Isis, ma anche lei dovrà fare i conti con le oscure verità e i segreti sepolti nel suo passato, nella sua storia, nel suo DNA. Come spiega il Maestro Avrion Theophilus al dottor Tam Hayes:

«Non tutta la tecnologia nuova risiede nella sua tuta da uscite esterne, dottor Hayes.»

«Scusi?»

«Zoe è un insieme di programmi. Non è soltanto l’interfaccia. È stata accresciuta internamente, mi comprende? Possiede un sistema immunitario totalmente artificiale aggiunto al suo, quello naturale. Nanofabbriche agganciate all’aorta addominale. Se la tuta viene squarciata, noi dobbiamo saperlo. Ci sono tantissime cose che possiamo venire a sapere da lei, anche se dovesse morire durante l’uscita.»

La sua presenza rientra quindi nei cosiddetti «affari delle Famiglie», ed è un esperimento scientifico in prima persona, un banco di prova per un nuovo ritrovato tecnologico. Ma l’uomo continua a sopravvalutarsi e di conseguenza a sottovalutare la trama del cosmo e degli eventi in cui è inserito. E questo può rivelarsi fatale, specie su un mondo come Isis, lontano anni luce dalla Terra.

Un fotogramma di Solaris, regia di Andrej Tarkovskij (1972).

Denso di informazioni, scritto con un gusto per la parola che oserei quasi definire d’altri tempi, e intriso di una visione del mondo che non ho esitazioni ad accostare a quella di Thomas Ligotti, che su questo blog e altrove abbiamo affrontato a più riprese, Bios è un libro che produce un’onda lunga di pensieri e di riflessioni, esprimendo un pessimismo cosmico che a contatto con l’orrore sepolto al di là dei confini della nostra conoscenza sconfina in un nichilismo assoluto.

Cosa può esserci in fondo di peggio della scoperta di essere soli nell’universo? Di essere l’unica forma di vita a cui l’evoluzione biochimica abbia saputo condurre?

«È questa la risposta […] la risposta a tutte quelle vecchie domande. Noi non siamo soli nell’universo, Zoe. Ma siamo condannati a essere pressoché unici. La vita è antica quasi quanto l’universo stesso. Ma è vita nanocellulare, come quella degli antichi fossili marziani. Si è diffusa per la galassia prima della nascita della Terra. Viaggia nella polvere di stelle esplose».

Non era proprio Dieter a parlare, ma una qualche altra entità che le parlava attraverso il suo ricordo di Dieter. Lei lo sapeva. Avrebbe potuto essere una cosa spaventosa. Ma Zoe non aveva paura. Ascoltava attentamente, invece.

«Te lo spiegherei più per esteso, piccolina, ma voi non possedete le parole per esprimere queste cose. Guardala in questi termini. Tu sei un’entità vivente, cosciente. E pure noi tutti lo siamo. Ma non allo stesso modo. La vita attecchisce ovunque, nella galassia, persino nel suo centro rovente e affollato, dove le radiazioni ambientali ucciderebbero un animale come te. La vita è duttile e sa adattarsi. La coscienza nasce… be’, praticamente dappertutto. Non il tuo tipo di coscienza, però. Non quello degli animali, nati nell’ignoranza, destinati a vivere per un tempo breve e a morire, per sempre. Questa è l’eccezione, non la regola».

«Riesco a sentire le stelle che parlano» disse Zoe.

«Sì. Noi tutti possiamo, sempre. Più che altro si tratta di pianeti, non di stelle. Pianeti come Isis. Spesso alquanto diversi sotto l’aspetto fisico, ma tutti pieni di vita. Tutti loro parlano».

«Ma la Terra no» indovinò Zoe.

«No, la Terra no. Non sappiamo perché. Il granello di vita che ha trovato il vostro sole doveva essersi in qualche modo danneggiato. Siete cresciuti in maniera selvaggia, Zoe. In maniera selvaggia e da soli».

«Come un’orfana».

Dieter… la cosa-Dieter… le rivolse un sorriso triste. «Sì. Esattamente come un’orfana».

Ma non era veramente Dieter a parlare.

Era Isis.

Una chiosa che richiama sicuramente Stanisław Lem e Solaris, ma non privo di un retrogusto dickiano. Come ammette Robert C. Wilson nella sua postfazione, Bios è un romanzo cupo, che riflette lo stato d’animo di un momento particolarmente difficile della sua vita,  «tra la fine di un matrimonio e la morte di mia madre». Dopo averlo letto la prima volta nella primavera del 2017, ho continuato a rimuginarci sopra per tutto questo tempo, accarezzando più di una volta l’idea di parlarne su queste pagine, fino a cedere alla tentazione di rileggerlo negli ultimi giorni.

Non è un libro facile, sicuramente non è una storia che piacerà a tutti.

Ma è fantascienza al suo meglio. Ed è un libro che non si dimentica. E forse non c’è occasione migliore per riscoprirlo di questo periodo, con lo sforzo di resistenza e resilienza a cui siamo tutti chiamati.

Quindi alla fine è arrivato l’annuncio dell’OMS, o come la chiamerò d’ora in avanti, della WHO: l’epidemia da coronavirus è stata riconosciuta come pandemia. E si tratta della prima pandemia da coronavirus.

Intervenendo da Ginevra per il consueto bollettino giornaliero, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricordato che nelle ultime due settimane i casi di contagio da COVID-19 sono aumentati di 13 volte, triplicando il numero di paesi colpiti.

«Ci sono attualmente più di 118mila casi in 114 paesi, e 4.291 persone hanno perso la vita. In migliaia stanno combattendo per la vita in ospedale. Nei prossimi giorni e settimane, ci aspettiamo un numero ancora più alto dei casi di COVID-19, dei morti e dei paesi coinvolti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha studiato giorno per giorno l’evoluzione della crisi e siamo profondamente preoccupati sia dal livello di diffusione e gravità raggiunto, che dall’allarmante livello di inazione. Per questo abbiamo deciso di dichiarare il COVID-19 come pandemia».

 

Dopo aver scavalcato la Corea del Sud l’altro giorno al secondo posto nella sinistra graduatoria dei paesi con più casi di coronavirus al mondo, da ieri l’Italia ha anche superato la soglia simbolica dei diecimila casi positivi rilevati. La Cina rimane davanti a noi con circa ottantamila casi, ma ormai da alcuni giorni non si registrano più casi al di fuori della provincia dello Hubei, che ha una popolazione confrontabile con quella dell’Italia e in cui si trova Wuhan (cuore di un’area metropolitana con circa 20 milioni di abitanti). I casi registrati in tutto il mondo sono centoventimila e sempre ieri si è registrato il millesimo caso negli Stati Uniti, anche se ci sono validi motivi per ritenere che il calcolo sia ampiamente sottostimato.

L’evoluzione nel tempo della graduatoria dei paesi colpiti è da vertigini:

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, anche se la sigla inglese di World Health Organization mi ispira un maggior senso di fiducia visti i miei trascorsi da whovian), fino all’altro giorno sempre molto prudente, ieri ha ammesso per voce del suo direttore Tedros Ghebreyesus che «la minaccia di una pandemia sta diventando molto reale». Non è più una questione di distinguo lessicali e schemi finanziari, ma di quando e come avverrà. Al punto che sempre ieri la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha aperto a un coordinamento centrale delle misure di contenimento e si starebbe pensando di creare un fondo da 25 miliardi di euro «a sostegno dei sistemi sanitari nazionali, delle piccole e medie imprese, del mercato del lavoro e delle parti più vulnerabili dell’economia», ma se basterà anche solo come misura iniziale diventerà chiaro nei prossimi giorni.

Dopo il vertice straordinario a 27 di von der Leyen, l’Italia, che è il primo paese al mondo a essere stato dichiarato «zona protetta» e intanto resta anche l’unico, ha annunciato che stanzierà un fondo di valore confrontabile, necessario per coprire l’assunzione di 20.000 medici, l’acquisto di macchinari per terapia intensiva e semi-intensiva, e le misure previste per sostenere le famiglie nell’accudimento dei figli in età scolastica e le imprese con sgravi fiscali. I dati diffusi ieri registrano un incremento più contenuto dei nuovi casi (meno di mille in tutta Italia), ma mancano i risultati di molti tamponi effettuati in Lombardia, che proprio negli ultimi giorni ha fatto registrare tassi di crescita impressionanti, soprattutto nelle province di Bergamo (che ha ormai superato Lodi) e Cremona, ma anche di Milano e Brescia.

L’Austria ha chiuso il Brennero agli automobilisti sprovvisti di certificato medico e ai treni internazionali, mentre in Vaticano Papa Francesco ha tenuto la prima udienza senza fedeli a causa dell’emergenza coronavirus.

Nell’area metropolitana di Bologna siamo ancora solo a 86 casi, per fortuna. Ma intanto molti esercizi commerciali hanno abbassato le serrande e quelli ancora aperti stanno contingentando gli accessi. Per le strade il traffico si è ridotto in maniera sensibile e i parcheggi che fino alla settimana scorsa scoppiavano di auto oggi sono mezzi deserti. Sembra che una qualche prudenza in più si stia usando, da parte se non di tutti almeno della maggioranza della popolazione.

Alla fine, com’era inevitabile, il governo ha esteso le misure d’emergenza a tutto il territorio nazionale. Le restrizioni pensate per frenare la diffusione del coronavirus SARS-CoV-2 e dell’infezione da esso causata (COVID-19), adottate nella notte tra sabato e domenica, si sono presto rivelate insufficienti. Non per la loro natura, ma per la natura delle persone a cui si chiedeva di rispettarle. Le disposizioni contenute nel DPCM dell’8 marzo 2020, anticipate dal Presidente del Consiglio dei Ministri in una conferenza indetta per la notte di domenica e ripetutamente posticipata, erano state anticipate da una fuga di notizia che la CNN aveva subito chiarito provenire dall’ufficio stampa della Regione Lombardia.

A chiunque stia seguendo la vicenda dall’inizio, la strategia comunicativa delle autorità appare quantomeno di dubbia efficacia, se non proprio schizofrenica, caotica e disfunzionale. Ogni volta che un provvedimento viene adottato, qualcuno molto in vista che dovrebbe assolvere a una funzione rassicurante in virtù del suo ruolo (ministri, presidenti di regione, assessori, segretari di partito) incorre in qualche incidente comunicativo. Ma quello che è successo la notte dell’8 marzo ha del surreale, al punto da indurre molti a sospettare una manovra “occulta” dietro la fuga di notizie:

Accanto alla guerra al virus si combatte quella dell’informazione, senza preoccuparsi se il sabotaggio dell’avversario politico possa avere più serie e gravi ripercussioni sul Paese. Lo dimostrano il video irresponsabile del Presidente della Regione Lombardia, la campagna fuori luogo sul più banale dei luoghi comuni dell’operoso Nord, lo sciacallaggio del capo in pectore dell’opposizione ai danni del governo in carica, per citare giusto tre esempi.

A un semplice cittadino chiamato alla responsabilità come chi scrive, l’effetto sortito dal DPCM di domenica scorsa, con migliaia di cittadini in fuga dalla Zona 1 verso le regioni del Sud ancora relativamente poco colpite dal virus e la rivolta ancora in corso in 22 prigioni, ha messo subito addosso un senso di disagio. Come anche le immagini circolate nei giorni scorsi della gente che affollava gli impianti sciistici delle Alpi o le spiagge della Liguria. Disagio amplificato dalle immagini dell’assalto ai supermercati della Capitale diffuse dopo l’annuncio del nuovo DPCM, in aperta violazione delle restrizioni previste nel decreto stesso.

È il 10 marzo 2020 e stamattina l’Italia si è svegliata trasformata in un’unica Zona Rossa. Siamo tutti chiamati alla responsabilità, dopo le prove di irresponsabilità diffusa e generalizzata che abbiamo saputo dare negli ultimi giorni, fino alle ultime ore della scorsa notte. E non è ancora chiaro in che modo il governo ha intenzione di far rispettare le sue disposizioni.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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