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Dopo aver scavalcato la Corea del Sud l’altro giorno al secondo posto nella sinistra graduatoria dei paesi con più casi di coronavirus al mondo, da ieri l’Italia ha anche superato la soglia simbolica dei diecimila casi positivi rilevati. La Cina rimane davanti a noi con circa ottantamila casi, ma ormai da alcuni giorni non si registrano più casi al di fuori della provincia dello Hubei, che ha una popolazione confrontabile con quella dell’Italia e in cui si trova Wuhan (cuore di un’area metropolitana con circa 20 milioni di abitanti). I casi registrati in tutto il mondo sono centoventimila e sempre ieri si è registrato il millesimo caso negli Stati Uniti, anche se ci sono validi motivi per ritenere che il calcolo sia ampiamente sottostimato.

L’evoluzione nel tempo della graduatoria dei paesi colpiti è da vertigini:

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, anche se la sigla inglese di World Health Organization mi ispira un maggior senso di fiducia visti i miei trascorsi da whovian), fino all’altro giorno sempre molto prudente, ieri ha ammesso per voce del suo direttore Tedros Ghebreyesus che «la minaccia di una pandemia sta diventando molto reale». Non è più una questione di distinguo lessicali e schemi finanziari, ma di quando e come avverrà. Al punto che sempre ieri la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen ha aperto a un coordinamento centrale delle misure di contenimento e si starebbe pensando di creare un fondo da 25 miliardi di euro «a sostegno dei sistemi sanitari nazionali, delle piccole e medie imprese, del mercato del lavoro e delle parti più vulnerabili dell’economia», ma se basterà anche solo come misura iniziale diventerà chiaro nei prossimi giorni.

Dopo il vertice straordinario a 27 di von der Leyen, l’Italia, che è il primo paese al mondo a essere stato dichiarato «zona protetta» e intanto resta anche l’unico, ha annunciato che stanzierà un fondo di valore confrontabile, necessario per coprire l’assunzione di 20.000 medici, l’acquisto di macchinari per terapia intensiva e semi-intensiva, e le misure previste per sostenere le famiglie nell’accudimento dei figli in età scolastica e le imprese con sgravi fiscali. I dati diffusi ieri registrano un incremento più contenuto dei nuovi casi (meno di mille in tutta Italia), ma mancano i risultati di molti tamponi effettuati in Lombardia, che proprio negli ultimi giorni ha fatto registrare tassi di crescita impressionanti, soprattutto nelle province di Bergamo (che ha ormai superato Lodi) e Cremona, ma anche di Milano e Brescia.

L’Austria ha chiuso il Brennero agli automobilisti sprovvisti di certificato medico e ai treni internazionali, mentre in Vaticano Papa Francesco ha tenuto la prima udienza senza fedeli a causa dell’emergenza coronavirus.

Nell’area metropolitana di Bologna siamo ancora solo a 86 casi, per fortuna. Ma intanto molti esercizi commerciali hanno abbassato le serrande e quelli ancora aperti stanno contingentando gli accessi. Per le strade il traffico si è ridotto in maniera sensibile e i parcheggi che fino alla settimana scorsa scoppiavano di auto oggi sono mezzi deserti. Sembra che una qualche prudenza in più si stia usando, da parte se non di tutti almeno della maggioranza della popolazione.

O almeno questo è quello che ho pensato stamattina, imbattendomi in questa segnalazione da Tor.com: il mondo visto dall’immenso Vincent Van Gogh, ricreato attraverso i suoi quadri. Su Van Gogh la redazione del blog richiama in effetti una puntata di Doctor Who che è in assoluto una delle avventure più belle, poetiche ed emozionanti vissute dal Dottore (almeno tra quelle che ho visto io): Vincent and the Doctor10° episodio della quinta stagione nuova serie.

Forse l’idea mi è nata proprio da là, oltre che da un’altra mezza dozzina di fonti sparse d’ispirazione, fatto sta che qualche mese fa iniziavo a pianificare un racconto su un falsario reclutato per ricreare ex-novo i quadri di un noto pittore di Cape Cod, al fine di replicarne il punto di vista e con esso la meraviglia della scoperta e l’emozione della prima volta a beneficio di un facoltoso committente, ammiratore dello sfuggente artista.

Probabilmente, come spesso mi capita, se avessi letto la notizia mentre stavo già scrivendo il racconto, l’avrei mollato lì a metà strada e le pagine già scritte sarebbero state fatica sprecata. L’effetto collaterale della realtà, come appunto accade. Per fortuna, il racconto si era già scritto da solo in un paio di sere, non più di due settimane fa, e da allora è in buone mani. Stavolta l’alba non mi ha portato sconforto: solo la sorpresa di aver letto la notizia giusta nel momento sbagliato.

Vi lascio al video, che merita davvero.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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