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Un maleficio elettronico ci aveva privati dei blog ospitati sulla piattaforma di Fantascienza.com, ma adesso grazie a un rituale negromantico dello sciamano S* ne abbiamo finalmente riguadagnato l’accesso, Strano Attrattore compreso. Nei prossimi giorni, quindi, oltre a riprendere e approfondire alcuni discorsi iniziati lì, anche per finalità narrative (che quindi si paleseranno alla vostra attenzione solo dopo l’intervallo necessario alla gestazione), proverò a ribloggare vecchi post aggiornandoli di volta in volta in base alle circostanze.

Intanto, mi imbatto in questa vecchia entry che faceva riferimento al 2019 di Blade Runner e si ricollega dal passato a tutte quelle chiacchiere fatte sul finire del 2018 e anche qui, con il nuovo anno ormai a tiro. Odio ri-citarmi, ma c’era già in quelle righe un senso di urgenza per qualcosa che stava cambiando nella percezione/consapevolezza del futuro – e, come diceva l’Iguana, nella capacità di immaginare il futuro – che nel giro di 11 anni ci avrebbe portati dove siamo in fondo finiti. Era il 2008 e il 2019 era ancora al di là dell’orizzonte, ma certi atteggiamenti, certi schemi ricorrenti nel cosiddetto dibattito pubblico e nei discorsi della politica, lasciavano intravedere gli sviluppi che si sarebbero poi compiuti, facevano sì che il futuro fosse chiuso in un angolo e preludevano al peggio.

Tutto quello che ci avrebbe portati qui era già iniziato e, come faceva notare dal canto suo Zoon, le cose stavano già molto peggio di quanto riuscissimo a immaginare all’epoca. Odio citarmi, ma come scrivevo allora “il nostro presente è già molto peggiore di quello di Deckard”. Era solo il 2008… Quanti treni abbiamo perso da allora? Quante strade sbagliate abbiamo imboccato? E quante scelte sbagliate ci siamo gloriati di poter inanellare?

Ma non mi sentirete (leggerete) dire (scrivere) che il futuro è morto. Come scrive Cormac McCarthy, anche nei tempi più bui – e in effetti alla catastrofe dipinta nelle pagine de La strada ancora non ci siamo arrivati – c’è sempre qualcuno che s’incarica di portare il fuoco. Per fortuna, malgrado tutto, anche nella nostra epoca c’è ancora chi continua a farlo. Chi, con piccoli grandi gesti di resistenza quotidiana, porta avanti l’impegno per un’alternativa possibile a questo squallido presente. Chi ha fatto proprio e declina un giorno dopo l’altro la lezione dei realisti di una realtà più grande.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, ma per brevità mi firmo X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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