19 marzo 2020. La sinistra contabilità del contagio è sempre più impietosa.

Totale dei casi registrati: 41.035 (con 5.322 nuovi casi). Deceduti: 3.405 (+427), tasso grezzo di letalità: 8,3%Guariti: 4.440 (+415).

Totale casi attivi: 33.190 (+4.480). Ricoverati in terapia intensiva: 2.498 (+241), corrispondenti all’8% sul totale dei casi attuali. Tasso di saturazione stimato dei posti letto in terapia intensiva: 42%, grazie all’incremento dei posti disponibili da 5.293 a 5.951.

(C) Il Sole 24 Ore.

Ogni giorno va peggio.

Ancora una volta la Lombardia ha fatto segnare un salto in avanti nel conteggio dei casi e delle vittime: sono quasi 20mila i contagi accertati e più di duemila i decessi. Ma gli esperti suggeriscono di non guardare più i numeri della regione, che avrebbero perso significato per via sia della sottovalutazione iniziale dei casi (si parla di ben un ordine di grandezza) che dell’attuale stato di stress del sistema sanitario lombardo (il numero dei decessi sarebbe più alto di quanto fornito dalle stime ufficiali).

La foto che forse immortala questa fase della pandemia ha fatto nelle ultime ore il giro del mondo: rappresenta una colonna di mezzi militari che attraversa le strade di Bergamo per trasportare i feretri dei defunti che non possono più essere cremati nel cimitero cittadino: verranno cremati in altre città della regione e delle province limitrofe e faranno poi ritorno nel capoluogo orobico.

(C) ANSA.

Cosa abbia trasformato Bergamo nella capitale italiana dell’epidemia è ancora ignoto, ma iniziano a circolare alcune ipotesi e testimonianze. L’auspicio è che davvero nelle province più colpite di Bergamo, Brescia e Cremona il picco sia vicino, e che Milano non raggiunga i loro livelli di diffusione. A questo proposito ha fatto molto discutere nei giorni scorsi la notizia del tracciamento degli spostamenti operati sui residenti lombardi, che rivelerebbe un calo di circa il 60%, ritenuto insufficiente a rendere efficaci le misure restrittive disposte dal governo. Si parla già di un’estensione delle disposizioni straordinarie oltre i termini iniziali (25 marzo per le attività commerciali, 3 aprile per scuole, università e spostamenti) e di un giro di vite contro i trasgressori.

Ma nel disagio non dobbiamo dimenticare l’impatto che le misure di distanziamento sociale dello stato di emergenza in corso stanno avendo, come sempre, inevitabilmente, sulla vita (e sulla qualità della vita) di malati e disabili, senzatetto, migranti. La prossima volta che ci verrà voglia di lamentarci, facciamo lo sforzo di pensare all’effetto che le misure di contenimento del coronavirus stanno avendo sulla loro condizione. E proviamo a non dimenticarci di loro.