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A Chiba aveva visto svanire in due mesi di consulti e di esami i suoi nuovi yen. Gli esperti delle cliniche clandestine, la sua ultima speranza, avevano ammirato la maestria con cui l’avevano menomato, poi avevano scosso lentamente la testa.

Adesso dormiva negli alberghi bara più economici, quelli vicini al porto, alla luce dei riflettori alogeni che rischiaravano i moli tutta la notte come fossero enormi palcoscenici, là dove non si potevano vedere le luci di Tokyo a causa del bagliore del cielo televisivo, neppure il torreggiante ologramma della Fuji Electric Company, e la baia di Tokyo era una nera distesa in cui i gabbiani volteggiavano sopra masse di bianco polistirolo espanso alla deriva. Dietro al porto iniziava la città, le cupole delle fabbriche dominate dagli enormi cubi delle arcologie delle multinazionali. Il porto e la città erano separati da una stretta linea di confine fatta di strade più vecchie, un’area che non aveva un nome ufficiale. Night City, con Ninsei nel suo cuore. Durante il giorno i bar di Ninsei erano chiusi e anonimi, i neon spenti, gli ologrammi inerti, in attesa sotto il velenoso cielo argento.

Tratto da Neuromante, William Gibson
(Mondadori, 2011 – traduzione di Giampaolo Cossato e Sandro Sandrelli, pagg. 8-9)

In questa galleria di Stefano Gardel, fotografo italiano basato in Svizzera, l’immaginario distopico e le atmosfere cyberpunk di film come Blade Runner e Akira rivivono negli scatti notturni presi per le strade di Tokyo e Osaka. L’abbinamento con le parole di Gibson è inevitabile.

Nostalgia di un futuro già passato.

Altre magnifiche composizioni (incluse le gallerie Dystopia, Electric Lines, Looming Kowloon e Pervading Darkess) sul suo sito.

Mentre qualcuno che evitavo di menzionare ha deciso l’altra notte di intraprendere una pericolosa escalation che nessuno ancora osa immaginare dove potrà condurci, proprio mentre in Libia contingenti di eserciti stranieri e privati si uniscono alla guerra tra bande che sta dilaniando il paese e dall’altra parte del mondo l’Australia va a fuoco, nel mondo reale si è celebrato il centesimo anniversario della nascita di Isaac Asimov.

Art by Michael Whelan.

Asimov è il primo autore che viene solitamente in mente quando si parla di fantascienza, sia che si sia dei fan sfegatati, sia che non si abbia una gran conoscenza del genere. Questo è sicuramente l’effetto delle caratteristiche delle sue opere, come ricorda Silvio Sosio nella sua commemorazione per Fantascienza.com:

Coerente, fortemente basata sulla scienza ma senza risultare mai pesante o incomprensibile: uno stimolo continuo a pensare, ad apprezzare la conoscenza e l’intelligenza. Intere generazioni hanno imparato ad amare la fantascienza sulle sue pagine, ma anche la scienza stessa.

Proprio alla sua altrettanto feconda attività di divulgatore è dedicato il ricordo di Roberto Paura per Quaderni d’Altri Tempi. A testimoniare il bisogno che ci sarebbe di persone di cultura come lui, anche un puntuale omaggio mandato in onda da RaiNews, a cura di Francesco Gatti. Qui voglio ricordarlo con una delle sue citazioni che preferisco, tratta dalla rubrica che teneva sulla rivista Newsweek:

C’è un culto dell’ignoranza negli Stati Uniti, e c’è sempre stato. Una vena di anti-intellettualismo si è insinuata nei gangli vitali della nostra politica e cultura, alimentata dalla falsa nozione che democrazia significhi “la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.

Apparve il 21 gennaio 1980 e quarant’anni più tardi è attuale più che mai. E valida, purtroppo, non solo per gli Stati Uniti. Nell’intervista a Giovanni Minoli ripresa nel servizio di RaiNews, Asimov si dichiarava fiducioso nell’umanità. Purtroppo, dobbiamo considerare che l’umanità che aveva in mente il Buon Dottore è alquanto diversa da quello che è diventata nel frattempo. In quarant’anni abbiamo intrapreso un percorso di involuzione e decadenza che getta più ombre che luci sul nostro futuro. E all’orizzonte ancora non s’intravede una Fondazione in grado di offrire una soluzione al vicolo cieco in cui ci stiamo cacciando.

Art by John Harris.

Temo che ora come ora nemmeno l’ostinata fiducia positivista di Asimov riuscirebbe a vedere qualcosa di buono in quello che stiamo combinando, come specie e come civiltà. Sempre che si possa ancora parlare di civiltà.

Se pensavate che il 2019 fosse brutto, ricordatevi che da oggi viviamo tutti nel futuro di Blade Runner.

Brexit sarà cosa fatta dal 31 gennaio. A novembre si vota negli USA. Vediamo cos’altro ancora riusciamo a fare andare storto, per regalarci la brutta copia degli anni Venti del secolo scorso.

Dai ruggenti ai… belanti anni Venti.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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