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“Non cercano killer nelle inserzioni sui giornali. Quella era la mia professione. Ex-poliziotto. Ex-cacciatore di replicanti. Ex-killer”.

Ricordiamo tutti l’introduzione di Rick Deckard, subito dopo la sequenza di apertura della versione originale di Blade Runner, quella provvista di voce fuori campo.

Personalmente, per anni mi sono chiesto come avesse fatto Blade Runner ad anticipare così bene così tanti aspetti del mondo verso cui ci stavamo dirigendo, eppure così clamorosamente ancora attaccato al piano materiale: in tutto il film non si fa mai menzione della rete o si vede qualcosa che sia riconducibile a un sistema informatico globale, eppure proprio negli stessi anni William Gibson stava rivoluzionando l’immaginario di fantascienza introducendo un tassello alla volta la più grande invenzione dell’umanità, il cyberspazio; forse era troppo presto per i telefoni cellulari (che peraltro avrebbero conferito alla pellicola un’estetica troppo trekkie, cosa che Ridley Scott ha dichiarato in alcune interviste di voler scongiurare), ma le cabine telefoniche che vediamo nelle strade e nei locali di Los Angeles nel 2019 generano ormai da un paio di decenni un senso di anacronismo nello spettatore.

Come ricorderete, mentre sentiamo le parole che lo introducono, Deckard sta leggendo un giornale, una copia dell’Independent Sentinel. Da alcuni giorni circola in rete la riproduzione della prima pagina di quel quotidiano che il cacciatore di androidi sta sfogliando in attesa del suo sushi. E a parte le colture che anticipano la rivoluzione alimentare che condurrà al monopolio della Wallace Corporation e all’ascesa di Niander Wallace che vedremo in Blade Runner 2049, un secondo titolo annuncia i piani di lancio di una rete informatica globale, mentre più in basso fa capolino una compagnia missilistica privata.

Insomma, non solo Internet, magari con una ventina d’anni di ritardo, era già contemplata in Blade Runner. Ma perfino Elon Musk aveva già trovato spazio, con molta più puntualità, sulle prime pagine del mondo di Deckard.

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Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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