Si ha l’impressione che Gray abbia voluto realizzare Ad Astra attenendosi pedissequamente alla stessa strategia che fin dal copione scritto a quattro mani con Ethan Gross (coautore di alcuni episodi di Fringe) aveva deciso di assegnare al maggiore McBride, un uomo intriso di valori elevati e mosso da una sconfinata sete di sapere che si fionda a testa bassa all’inseguimento di un padre rinnegato, riapparso infine dopo sedici anni di silenzio: con l’acceleratore a tavoletta e senza mai voltarsi indietro. Ma bastano le grandi idee per giungere a esiti altrettanto grandi?

La risposta (la mia, se non altro) è su Quaderni d’Altri Tempi. Buona lettura!