Ancora una recensione per Quaderni d’Altri Tempi. Questa volta tocca – e mi tremano le dita solo a scriverne il nome – a Shirley Jackson, di cui Adelphi ha recentemente pubblicato uno splendido volumetto nella Biblioteca Minima, con tre racconti uno più bello dell’altro. Il libro s’intitola La ragazza scomparsa e qui di seguito trovate un assaggio del mio pezzo:

Dalla frammentazione dell’identità alla solitudine, dalle difficoltà a instaurare un canale di comunicazione con gli altri al peso schiacciante dell’ignoto, che blocca le sue protagoniste in un’altalena perpetua tra isolamento ed emarginazione, ritroviamo in queste pagine la poetica che l’ha resa celebre, meritandole l’ammirazione di maestri dell’horror e del fantastico come Richard Matheson, Stephen King e Neil Gaiman, il plauso di critici come Harold Bloom e l’inclusione nella prestigiosa Library of America in un volume curato nel 2010 da Joyce Carol Oates.
La ragazza scomparsa, del 1957, è emblematico in questo senso e per costruzione richiama proprio il più famoso dei racconti di Jackson, il summenzionato La lotteria (che risale invece al 1948): una comunità isolata e legata ai propri codici (lì era l’ancestrale istituto di un macabro concorso a premi, qui abbiamo le ragazze di un campo estivo suddivise in sottogruppi in base all’età, agli interessi, all’attitudine o semplicemente ai capricci del caso) che fa da specchio alla vita di provincia del New England; una galleria di personaggi attraverso i cui occhi assistiamo all’inesorabile consumarsi della tragedia nella banalità di una dimensione quotidiana; la costruzione di un meccanismo narrativo in grado di somministrare gradualmente dosi infinitesimali di ansia fino al raggiungimento di una massa critica destinata a detonare nel finale.

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