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– Oh sì! Ancora… così! Più giù! Così! – stava dicendo Ayesha, scandendo i tempi della loro danza orgasmica. – Così…
Sotto le mani, Jerry Lone seguì il profilo regolare e snello dei suoi fianchi, percepì il fremito del suo ventre, immaginò i seni sussultare gonfi e turgidi. La percorse fino a incontrare le dune frementi delle costole. La pelle di Ayesha splendeva in un trionfo di ambra bruna sotto un velo di sudore. Quando si perse lungo la curva della sua schiena, sulla scala vertebrale di un crescendo sinfonico, comprese che era giunto il momento.
Colse l’attimo.
La freccia scivolò sulla cresta gravitazionale della singolarità, schizzando in un condotto a basso dispendio energetico a una frazione pari al 58% della velocità della luce, proiettando davanti a sé un campo a inversione di spinta. In un effetto domino l’inversione gravitazionale accelerò ulteriormente la loro corsa, lanciandoli all’inseguimento dell’ombra cosmica di una lepre fantasma.
– Va bene così – disse Jerry Lone. Lo stupore di Ayesha echeggiò nell’apparato. – Riportaci giù, ragazza. Facciamo un giro….

Avevano rallentato ed erano tornati in basso.
Stavano guizzando sulla distesa mineraria della Cintura, godendosi quella crociera che non si erano mai voluti concedere. Quando erano scesi nel Gorgo, era sempre stato per lavoro. Ma questa volta era diverso. Avevano trovato quello a cui, in fondo, avevano dato la caccia fin dal primo istante. Niente poteva ormai togliergli il futuro che Jerry Lone aveva sognato per loro due insieme. Dipendeva solo da lui, adesso… Dalla prossima mossa.
Poi, all’improvviso, si accorsero di non essere più soli.
Nella loro scia una freccia stava guadagnando velocità.
– Jerry…
– Ho visto – rispose lui nella connessione neurale, sforzandosi di mantenere la calma. Si sistemò la maschera da aviatore, che il sudore durante l’amplesso aveva appannato. Poi tornò ai dati trasmessi dall’Algebra: alfanumerici tridimensionali brillavano nell’ombra acuta che ristagnava nella freccia.
– Avevi in programma una festa a sorpresa, capo?
– Un party orbitale per te, mia cara? Magari tengo presente l’idea per il tuo compleanno…
– Che carino! Ma se vogliamo arrivare entrambi al mio prossimo compleanno, ci converrà pensare a qualcosa… e farlo subito!
– Uhm?
– Quei bastardi hanno appena finito di tracciarci.
– Merda! – Jerry Lone passò sbrigativamente in rassegna le informazioni snocciolate dall’Algebra.
Coordinate spaziali e relativi incrementi differenziali del primo e del secondo ordine, gradiente termico, intensità delle radiazioni e flusso ionico, distribuzione delle masse e curvatura proiettavano in tempo reale la rappresentazione dello spazio AdS così com’era percepito nell’ottica olografica del sistema di navigazione. Il segreto dell’Algebra consisteva nel semplificare al massimo il mondo, con il proposito di arrivare a capirlo meglio e, soprattutto, nel più breve tempo possibile.
– Torniamo ketch, Ayesha – decise Jerry. La freccia perse parte della sua aerodinamicità mentre la sua configurazione mutava per esaltare le doti delle strutture di controllo. – Avvia una scansione campionata nella banda di nessuno. – Se erano recuperanti (e dovevano esserlo, per spingersi nella Cintura) avrebbero usato le solite frequenze per comunicare.
– Già fatto, capo – lo informò Ayesha. – L’algoritmo di ricerca non ha trovato ancora niente… Aspetta! Forse c’è qualcosa.
La freccia nella loro scia stava guadagnando terreno. Li seguiva a distanza ravvicinata, troppo ravvicinata: voleva fargli sentire il fiato sul collo.
– Stronzi bastardi – imprecò Jerry a bassa voce. Manovrò all’improvviso, ma il più dolcemente possibile. La freccia si avvitò con grazia, sfruttando una corrente gravitazionale tangente per guadagnare velocità.
– Beccati! – annunciò Ayesha, mentre la freccia mutava in cutter.
– D’accordo, passameli.
La voce urticante del Ghost Rider risuonò nell’interfaccia radio. – Ehi, vecchiaccio! Vedo che ti stai godendo una bella crociera con la tua signora. – Sghignazzate, stupidi pivelli! – Non staremo mica disturbando?
– Dovevi chiedertelo prima di venire al mondo – replicò Jerry Lone, brusco. Poi
verso Ayesha pensò: – Preparati a ballare, ragazza…
nell’interfaccia radio disse: – Adesso è tardi per tornare indietro.
Prima di concludere la frase, azzardò una nuova manovra di evasione. Tieni basso il profilo, Jerry Lone. Se lo ripeté fino a trasformarlo nel suo mantra, accorgendosi che il Ghost Rider era ancora lì. Tieni basso il profilo…
Nell’interfaccia echeggiarono nuove risate di scherno. – Ehi, ehi! Dove credete di scappare? Passami in linea la signora, vecchio: voglio farle sapere che non è facile per noi, qui dietro, staccarci dal suo culetto…
Accecato di rabbia, scopertosi impotente, Jerry Lone si accorse troppo tardi che il Ghost Rider li stava affiancando. Adesso la sua freccia giocava con loro: avevano ingaggiato uno stupido valzer sulla pista gravitazionale di Niger RX-2047. Erano caduti in trappola come due dilettanti dell’Accademia…
– Che facciamo, Jerry? – chiese ansiosa la ragazza, dopo aver disattivato la modalità trasmissione.
– Imposta la rotta 992 su Niger – rispose Jerry Lone, ostentando la sicurezza del provetto suicida. – E chiedi all’Algebra delle oscillazioni di rotta casuali. È ora di portare un po’ a spasso questi coglioni.
– La 992 punta dritta nell’ergosfera, Jerry…
– Vai tranquilla, ragazza.
Ayesha esitò, poi gli accordò la sua fiducia. – Sei tu il capo, Jerry. Tienimeli occupati per qualche secondo, mentre correggo la rotta e controllo la configurazione. Ripristino trasmissione: tre due uno. Attiva.
– Sei ancora lì? – li incalzò la voce dall’interfaccia radio. – Vi abbiamo tenuti d’occhio per un po’, sai. Prima che vi concedeste la vostra meritata crociera. Siete tornati nella Cintura… Ci è sembrato strano, vecchio, tutto qua. Ci chiedevamo se fosse tutto a posto…
Tutto a posto un cazzo. – A meraviglia!
Il Ghost Rider spinse la freccia fino quasi a sfiorarli. Gli angeli del sogno di Jerry Lone incassarono la sollecitazione dai sensori della Silver Surfer e lo indussero a riprendere le distanze, di riflesso. Proprio in quel momento Ayesha gli fece cenno di aver acquisito la rotta. Avrebbero incontrato una corrente entrante pochi secondi più avanti.
– Hai voglia di ballare, fantasma? – chiese Jerry nell’interfaccia. – Allora vediamo se tieni il passo!
– Linea spenta – comunicò Ayesha. – Cinque secondi all’intersezione. Tre…
Prima di incrociare la corrente, la freccia di Ayesha e Jerry Lone si staccò dalla sua rotta e schizzò su una lunga parabolica, a volo radente sulla Cintura, per ricongiungersi più avanti alla corrente entrante. – Due, uno… presa! – La velocità in progressivo aumento spostava ora sempre più vicino il punto d’ingresso nelle fauci del mostro. All’attuale tasso di accelerazione, l’ingresso nell’ergosfera era previsto circa un minuto nel futuro. Jerry Lone avvertì l’eccitazione di Ayesha e provò un brivido.
– Ridammi la linea, ragazza.
– Ripristino trasmissione: tre due uno. Attiva.
– Sei ancora lì, pivello? – gridò Jerry nell’interfaccia.
– Ci vuole dell’altro, non credi? – rispose solerte il Ghost Rider, rifacendosi sotto dopo aver corretto la rotta.
– Stai diventando saggio, ragazzo – convenne Jerry.
– Lo sai? Stavo pensando che, beh, qui non c’è la vecchia strega a proteggerti le palle… Che ne diresti se ti facessi assaggiare un po’ di sano addestramento accademico?
– E perché no? – Con una decisione improvvisa, Jerry rallentò impercettibilmente la corsa, lasciò che la freccia del Ghost Rider li affiancasse e poi spinse al massimo lo scostamento del loro velivolo dalla rotta impostata. Quando le carlinghe delle due frecce si sfiorarono, rilasciò una manciata di angeli latenti sullo scafo del Ghost Rider.
Rivolto ad Ayesha, Jerry Lone disse: – Taglia la linea, ragazza.
– Linea spenta – gli fece eco la navigatrice. – Sei sicuro di quello che fai, Jerry?
Jerry non rispose. Era immerso nella sua manovra. Aveva escluso Ayesha dall’Algebra e vi si era calato anima e angeli. Conduceva le danze da solo, adesso, concedendosi solo alla lunga schermaglia con il Ghost Rider. Davanti a loro, l’orizzonte cupo di Niger RX-2047 sorgeva nella notte cosmica, latore di una tenebra assoluta e inappellabile, in fiera contrapposizione alla luminosità quasi accecante del plasma che vorticava nel Gorgo.
La ragazza lesse gli ologrammi. – Tredici secondi all’ingresso – disse.
Jerry le lisciò il collo. – Suonami il tempo, ragazza – disse. Poi tornò ai suoi numeri. Scariche elettriche cominciarono a condensarsi nel vuoto, lampi che si infrangevano sul grumo di densa oscurità sempre più vicino e minaccioso. La marea stava montando.
– Dieci, nove, otto…
Onde di un mare in tempesta contro una scogliera mortale. La vista dello spazio davanti a loro gli richiamò questa immagine, probabilmente acquisita ai tempi del suo corso, quando era ancora un ragazzino e divideva il suo tempo tra i simulatori di antiche battaglie navali e i sogni da spazio profondo.
– …quattro, tre, due…
– Ora! – decise Jerry e attivò la connessione. Gli angeli del sogno sganciati sul corpo della freccia del Ghost Rider si rianimarono. Mezzo secondo più tardi erano penetrati nella struttura nanotubolare del velivolo. Ancora qualche decimo e si erano interfacciati al suo sistema nervoso.
Jerry Lone si ritrovò a pilotare due schegge impazzite, due particelle d’innesco di una reazione nucleare. Lasciò che il Ghost Rider credesse di avere in mano la situazione. Nell’ergosfera, dimenticò le stelle e si concentrò sul buio. Restò in ascolto del canto gravitazionale della marea, sinfonia poderosa che andava scuotendo lo spazio e il tempo.
La tenebra guidò la sua mente. Mentre Ayesha tratteneva il respiro, gli angeli eseguirono impeccabilmente la missione.
La Silver Surfer si avvitò selvaggiamente. Jerry Lone dovette imporre all’Algebra di virare ignorando tutto il resto, per poi abbandonarsi semplicemente alle dinamiche gravitazionali uscenti. Una scossa viscerale si propagò lungo la sua intelaiatura adamantina, estendendosi al sensorium dei suoi occupanti. Ayesha ebbe un sussulto, poi cominciò a tremare. La marea non li avrebbe avuti. Non quel giorno.
La freccia mutò configurazione in clipper e cominciò a veleggiare lontano dall’orizzonte degli eventi, fuori dalle nere fauci del mostro. Visto dall’alto, il disco di accrescimento era un condensato di potenza, un distillato purissimo di annichilimento a venire, impossibile da scongiurare. Impressionava proprio per questa sua identificazione con il concetto di ineluttabilità.
– Ridammi la linea – disse Jerry. Ayesha eseguì.
Questa volta Ayesha non lo avvisò dell’attivazione. Non ce n’era bisogno.
Dall’interfaccia giunsero le imprecazioni del Ghost Rider e del suo navigatore. – Dammi l’Algebra… Riprendi l’assetto… Che cazzo sta succedendooo?
Parole perse nel vuoto, condannate a ristagnare in eterno nel limbo gravitazionale di Niger RX-2047. La consapevolezza si faceva largo nella voce del Ghost Rider man mano che il suo velivolo si faceva sempre più lungo: mutando oltre i limiti della tolleranza strutturale in un serpente di nanocarbonio proteso verso il nulla.
– Taglia – disse Jerry. – Tempo?
– Più cinque – scandì cupamente Ayesha. – Più sei…
6,7 secondi dopo l’ingresso nell’ergosfera, la freccia deformata del Ghost Rider si fermò sull’orizzonte degli eventi. Cristallizzata, rimase lì sospesa come il bastone di un equilibrista. Un brevissimo burst s’irradiò nell’infrarosso, appena più intenso della comune emissione di Niger RX-2047.
Ayesha non disse nulla. Jerry avrebbe voluto spiegarle che non aveva avuto realmente scelta. L’asteroide doveva restare il loro segreto, almeno fino al giorno in cui la Bruja non avrebbe trovato degli acquirenti e, grazie al sistema di navigazione e all’holoware ponte, organizzato la prima dimostrazione di guida di un vascello Y.
Dal successo della missione dipendeva il loro futuro.
Sollevò lo sguardo. Sullo sfondo delle stelle ammiccanti, la Stazione aveva intrapreso la sua orbita discendente. Sentì il corpo caldo e nudo di Ayesha stringersi contro di lui. Nell’oscurità della cabina, si era voltata a guardarlo direttamente negli occhi. La sua mano gli scivolava ora tra i capelli, dopo avergli sfilato l’anacronistica cuffia da aviatore, unico retaggio della sua gioventù.
Jerry represse un brivido. La gioia di essere ancora vivi urlò la sua rabbia dentro di lui. Il calore di un corpo umano non era la risposta, ma poteva servire a procrastinare il riflusso della marea.
– Torniamo a casa? – chiese ad Ayesha, nell’intimità del ventre di nanocarbonio della Silver Surfer.
– Non c’è fretta – rispose la ragazza, il respiro in fase di progressiva accelerazione. Jerry guardò per un attimo fuori, lo spazio locale sovrastato dalla notte stellata. Poi si perse nell’abbraccio di Ayesha.
Aveva ragione lei. Avevano davanti tutto il tempo dell’universo.

[7 – fine]

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, ma per brevità mi firmo X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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