Il GO DEEPER! era un locale anonimo e perennemente saturo di fumo, frequentato dai peggiori campioni di sopravvivenza impegnati nella difficile arte del recupero. Jerry Lone ricordava ancora quando vi aveva messo piede la prima volta: era accaduto un giorno imprecisato di – quanto? – sedici anni prima! Non riusciva a crederci: ricordava tutto come se fosse accaduto solo la settimana scorsa…
Laggiù aveva incontrato personaggi del calibro di Billy Holotropic Long e Rosario Espinoza detta “la Bruja”, autentiche leggende del giro. Aveva trascorso un sacco di serate a temporeggiare fino all’orario di chiusura, bevendo la birra annacquata di Kovacs e tendendo l’orecchio alle storie dei veterani del circuito. Aveva imparato lì dentro tutti i trucchi del mestiere che non era stato il campo a insegnargli con le sue maniere brusche e scorbutiche; i modi dei decani non erano stati certo più concilianti.
Quando era arrivato al punto di potersi accontentare, con abbastanza credito da strappare un passaggio a un incrociatore mercantile e prendere il largo, cercare un posto nuovo in cui costruirsi una nuova vita, Jerry Lone aveva preferito restare. Era stato allora che aveva vissuto il suo momento di maggior splendore, che comunque era durato il tempo di un paio di sbronze al tavolo dei grandi.
La generazione di recuperanti che era venuta dopo si era mostrata molto più intraprendente e ardimentosa. Gli stupidi principianti che non finivano stritolati nella morsa di Scilla e Cariddi facevano ritorno con meraviglie che quelli della sua scuola non avevano mai neppure sognato. Nessuno aveva sospettato dove potessero andare a scovare quelle sorprese, finché un moccioso troppo sensibile ai vapori dell’alcol non aveva confessato, nel corso di una sbronza colossale opportunamente sollecitata, che gli idioti della sua banda avevano cominciato a spingersi sempre più oltre, fino a sfiorare l’orlo di Niger RX-2047, a caccia di memorabilia sui sassi orbitali e le piattaforme abbandonate che il lento accrescimento del buco nero aveva ormai quasi portato a lambirne il limite statico.
Stupidi pivelli da quattro soldi!
La metà ci aveva lasciato le penne al primo volo e il tasso di sopravvivenza tendeva a logorarsi man mano che le incursioni si susseguivano. Ma quelli che tornavano portavano indietro oggetti straordinari, quotati per cifre pazzesche. E i volti si susseguivano con una rapidità sconcertante. Si era entrati in una fase di ricambio annuale, nel cui corso aveva assistito a una vera e propria escalation di follie.
Un grande del calibro di Holotropic si era lasciato prendere la mano e ci aveva rimesso le penne. Giunto al punto di non reggere più la pressione del confronto, sentendo il suo mito appannato era tornato sul campo per un ultimo volo dopo diversi anni di inattività. Le fauci di Niger RX-2047 non avevano avuto pietà di lui.
Jerry Lone aveva pianto per lui e quelle erano state le prime lacrime dopo molto tempo. Si era subito sentito uno stupido. Da qualche parte dell’Ecumene c’era sicuramente qualche ersatz derivato dallo stesso Zero di Billy Long. I miracoli della replicazione quantistica dispensavano a un costo accettabile le più assurde illusioni che avevano costellato ventimila anni di evoluzione dell’uomo: l’immortalità e l’ubiquità erano incluse nel prezzo.
Diversamente da Holotropic Long, Jerry aveva comunque preferito seguire i consigli della Bruja. Aveva continuato a volare, per tutti quegli anni, imparando a tenersi basso. Missioni di basso profilo e magri bottini erano stati il suo pane quotidiano per tutti quegli anni, ma anche la ragione per cui era diventato il più vecchio recuperante ancora in attività che continuasse a frequentare il GO DEEPER!
– Dimmi qualcosa di bello, ragazza – chiese la Bruja ad Ayesha, con la stessa voce suadente che aveva accarezzato Jerry Lone quando si erano trovati per la prima volta faccia a faccia, loro due soli. – Per i tuoi occhi sarei disposta a tornare nel Gorgo!
Era successo dopo che Nick Yellowbabe aveva deciso di mollarlo e tornarsene all’impiego meno impegnativo di lupo siderale. Per qualche giorno Jerry se n’era restato seduto al suo solito tavolo, un angolo in penombra del locale. Kovacs gli portava la birra ghiacciata necessaria al suo sostentamento e lui non azzardava una parola. Ignorava i vecchi amici, non si degnava neppure di salutare le vecchie glorie. Era stato Holotropic ad avvicinarlo per primo. Jerry era tuttora convinto che sarebbe stato capace di prendere a calci in culo chiunque altri avesse osato distrarlo dalla sua missione di autocompatimento. Ma non Holotropic.
HOLOTROPIC (con il consueto tono canzonatorio): Cosa c’è, chicco? La mammina ti ha lasciato?
JERRY (ancora quasi a digiuno del gergo dei recuperanti, malgrado il tempo trascorso nel Gorgo): Peggio. Il mio navigatore se n’è tornato a casa.
HOLOTROPIC (dopo aver soffocato una risata): Non mi dire!
JERRY (con una scrollata di spalle): E la cosa peggiore è che se ne va senza avere imparato un cazzo!
HOLOTROPIC: Così sei rimasto solo…
JERRY (dopo aver mandato giù un sorso di birra): Lasciati dire una cosa: ho intenzione di tornare là fuori appena avrò smaltito questa sbronza. Lo farò, ci puoi giurare. E se dovesse essere necessario, lo farò da solo!
HOLOTROPIC (senza trattenersi, stavolta, esplode in una risata fragorosa, poi tossisce): Jerry il Solitario! Così ti abbiamo trovato anche un nome, chicco. Era ora… Jerry Lone.
JERRY (dopo averci riflettuto un po’): Jerry Lone? Mi piace, suona bene… Può andare.
HOLOTROPIC (ricomponendosi): Ecco, Jerry Lone, adesso che ti abbiamo trovato un nome, cerca di dimostrarti all’altezza. Quindi, per favore, tieni a freno il tuo generatore di cazzate.
JERRY (colpito e affondato): Hmm?
HOLOTROPIC (sorride di nuovo): Il nome puoi pure tenertelo, ma lasciati dire una cosa, Jerry Lone: ci siamo passati tutti. Non fartene un problema, il suo abbandono potrebbe aver fatto la tua fortuna. Non ci hai pensato, chicco? Personalmente, a volte, mi capita di rendermi conto come le nostre vite non siano altro che trame intessute in un ordito più vasto. Stando così le cose, non è il caso di prendersela più di tanto…
JERRY (con aria sospettosa): Non vorrai riattaccare con quella storia che siamo tutti ologrammi, spero…
HOLOTROPIC (senza scomporsi): Ci sono ancora molte cose che devi imparare, chicco. E credo che una maestra arcigna che si fa passare per strega possa insegnartene almeno una buona parte…
JERRY (incredulo): La Bruja?
HOLOTROPIC (con aria sicura e compiaciuta): Proprio lei. Si dà il caso che proprio ieri sera ho saputo che la piccola Fiore di Loto ha deciso di mettersi in proprio, così la Rosa Spinata non se la sta passando meglio di te. Al momento viaggiate sulla stessa lunghezza d’onda, la sintonia può fare miracoli…
JERRY (non ancora convinto): E io dovrei farle da navigatore?
HOLOTROPIC (esibendosi nel ghigno di superiorità di chi si diverte a capovolgere le argomentazioni): Sei ancora un pivellino, ma potrebbe accettarti. Come ti ho detto, è un po’ giù di corda in questo periodo. È la tua occasione per farti le ossa: fossi in te ci penserei.
E Jerry ci aveva pensato. Arrivando al punto di convincersi che non avrebbe potuto rifiutare e poi continuare a credere di non essere un coglione. Anche la Bruja aveva accettato. Era stato l’inizio della loro amicizia, un sodalizio artistico interrotto solo tredici anni più tardi. Era stato quando la Bruja aveva deciso di ritirarsi. Jerry Lone non era rimasto solo a lungo. Aveva tenuto d’occhio un nuovo arrivo del Bordello di Mama Winthrop, abbastanza da scoprire che era arrivata su Resurgam con il sogno di entrare nel giro dei recuperanti. Era stata la sua grande occasione. E la Bruja aveva mostrato un debole per lei fin dalla prima volta che aveva incrociato i suoi occhi color notte.
Maman Rosario – disse Ayesha, nel tono ammiccante che aveva ostentato nei suoi confronti fin dal loro primo incontro. – I tuoi occhi non hanno nulla da invidiare ai miei.
La Bruja afferrò una mano di Ayesha senza distogliere gli occhi dai suoi e se la portò alle labbra. La baciò continuando a guardarla fissa negli occhi.
Jerry Lone continuò a sorseggiare la sua birra ghiacciata corretta con della tequila, lanciando occasionali occhiate all’ingresso del locale. Si sentiva irrequieto, come davanti a un appuntamento con il destino.
– Non capisco come fai a seguire questo schizzato nei suoi tentativi di suicidio – la provocò la Bruja, scherzosamente.
– Perché sono tentativi artistici di suicidio, Maman – replicò Ayesha, strappando un mezzo sorriso dalle labbra umide di Jerry Lone. Dal fremito che percepì nella sua voce, comprese che la Bruja stava interferendo con i suoi impulsi nervosi. Il semplice contatto le permetteva di interfacciarsi agli schemi neurali della ragazza agendo sui suoi angeli del sogno. La connessione empatica indusse in visibilio i nanosomi che Ayesha aveva in circolo. La Bruja, probabilmente, la stava sommergendo di stimoli di natura sessuale. Era un po’ il suo vizio.
Quando vide Ayesha mordersi il labbro inferiore e passarsi una mano tra i capelli, Jerry capì di aver colto al volo la situazione.
Ayesha si sentiva un fuoco. Fiumi di lava le scorrevano nelle vene. Il respiro stava accelerando. Sempre di più… Indugiò, poi una scarica di umido piacere le si liberò nel ventre.
Solo allora Jerry Lone si accorse del principio di erezione che gli premeva tra le gambe.
– Non cambia molto – replicò la Bruja, la sua voce che tradiva un certo compiacimento. – Lascialo e scappa via con me!
– Già stanca del paradiso, Rosario? – s’intromise a quel punto Jerry Lone. Gli occhi della Bruja, contornati di kajal, guizzarono sul suo volto. Jerry sentì qualcosa agitarsi dentro di lui, in fondo a un pozzo che credeva prosciugato.
La Bruja. S’era convinto che il suo epiteto, Rosario Espinoza se lo fosse ampiamente meritato coi fatti. Era una megera, una encantadora, una strega di lungo corso. Le aveva visto fare cose, nel Gorgo, che probabilmente nemmeno il più audace della nuova leva sarebbe stato capace di imitare in mille anni di tentativi. Come quando lo aveva spinto a rasentare per due intere circumnavigazioni l’orizzonte degli eventi. E adesso gli sbarbati s’illudevano di essere dei ganzi solo perché rischiavano di bruciarsi il culo sul limite statico. Dopo aver provato sulla pelle ciò di cui era capace, Jerry era arrivato a credere che il Gorgo fosse il suo habitat naturale e la Bruja rappresentasse la prima (o forse l’ultima) forma di vita completamente adattata al suo ecosistema quantistico. Una forma di vita dell’Orizzonte, per una metà parte del mondo esterno degli uomini, per l’altra radicata invece nella termodinamica del buco nero. La Bruja sapeva evocare le maree gravitazionali con la perizia di un rabdomante o un profeta, cavalcandone l’onda con la grazia di un delfino.
– Forse – ribatté la Bruja, laconica. Poi, tornando seria (gli affari erano affari, e la Bruja era pur sempre la più esperta operatrice nel settore della compravendita dei manufatti Y), aggiunse: – Ma prima di passare a parlare del futuro remoto, occupiamoci di quello prossimo. Non ti fai vivo spesso, Jerry… – Era per caso di rimprovero quella nota che ammiccava nel suo tono di voce? – Quando lo fai è sempre per lavoro. Allora, di cos’è che volevi parlarmi?
– Non mi scivolerai sul sentimentale? – la provocò Jerry Lone, notando come Ayesha si fosse nel frattempo stretta al corpo giovanile e procace della Bruja. Adesso era lei ad accarezzarle la mano, con estrema delicatezza, proprio come un’amante soddisfatta dopo l’orgasmo. Brava bambina, pensò. Continua a lavorartela così, dai… Poi, abbassando la voce di un’ottava, azzardò: – Forse siamo sulle tracce di una nave.
– Anche voi volete lasciare la fogna… Non ci vedo niente di particolarmente straordinario – giudicò la Bruja. Jerry scommise che stesse cercando di ignorare la sua dichiarazione. – Tutti, prima o poi, se ne vanno. I più fortunati lo fanno con la loro testa, gli altri la testa ce la rimettono insieme alle palle…
Jerry scosse il capo, con un ghigno. – Hai capito bene di cosa parlo, Rosario. Quindi, per favore, non fare la furba!
La Bruja s’irrigidì. – Ti avevo sempre dato per matto, Jerry. Matto come un cavallo, dicevano i nostri antenati. Ti giuro che è così. Ma tu sei una fonte di continue sorprese: hai trovato il modo più efficace per dimostrarmelo! Grazie per la collaborazione… ma al momento ho altre priorità.
Ayesha si portò la mano della Bruja alle labbra e le baciò la pelle frutto di un numero ormai incalcolabile di terapie rigenerative. – Ascoltalo, Maman Rosario. Sta dicendo la verità.
La Bruja tornò a scrutarlo, incredula. Dietro le sue pupille, la fiamma di un desiderio irrefrenabile le accendeva la retina. Le rispose tenendo gli occhi fissi su di lui: – Una nave Y? Non ci crederei nemmeno se la vedessi con i miei occhi, ragazza…
– Nemmeno io ho detto di averla vista – ammise Jerry Lone.
– Non dal vivo, almeno – rilanciò Ayesha. Stavolta la Bruja fu davvero sul punto di alzarsi e piantarli lì al tavolo.
– Abbiamo un sistema di navigazione – disse Jerry. – O, per lo meno, quello che crediamo sia un sistema di navigazione…
– Maledetto bastardo – esplose la veterana. – Ma ti rendi conto di cosa vai blaterando?
– Credo proprio di sì – annuì Ayesha. – Se vuoi ti porteremo il manufatto, ma non lo metterai in vendita…
– Ci aiuterai invece a capirne il funzionamento – aggiunse Jerry. – Hai gli agganci giusti. Del buon holoware ponte è quello che ci serve per leggere l’interfaccia e capirla…
– Sei un pazzo suicida e questo è il tentativo di suicidio più stupido di cui abbia mai sentito parlare!
– È un azzardo, hai perfettamente ragione. Non dico che riusciremo a portare in porto il nostro piano…
– Però ci aiuterai. Non è vero, Maman Rosario?

Quella sera, mentre faceva l’amore con Ayesha, Jerry Lone immaginò di scoparsi la Bruja: staccò il contatto neurale dalla ragazza – come facevano di tanto in tanto, per concedersi un diversivo – sintonizzò occhi e olfatto sui valori del corpo della donna che aveva memorizzato durante l’incontro e, come ai vecchi tempi, la cavalcò con impeto selvaggio. I gemiti di Ayesha si confusero alla fantasia originando una confusione di sensi ibridi che si dissolse nell’orgasmo.
Più tardi, riscorrendo la registrazione, Jerry Lone rivide nelle linee scattanti e armoniose del vascello Y la grazia del corpo di Ayesha. Possono le due cose essere collegate? si chiese accarezzando un fianco della ragazza che, girata verso il transpex, era scivolata lentamente nel sonno.
Doveva essere ormai al termine della sua discesa, lungo i settanta gradini che conducevano alla Caverna della Fiamma, anticamera alle meraviglie delle Terre del Sogno. Jerry si chiese se i sogni di uno spaziale, in orbita attorno a un buco nero lontano qualche migliaio di parsec dalle Terra, potessero essere in qualche misura simili a quelli di un terrestre addormentato, per esempio, a Providence, Rhode Island. Le Terre del Sogno circondavano i mondi oppure erano l’intersezione di tutte le proiezioni oniriche dell’universo?
Il respiro placido di Ayesha lo richiamò dal suo delirio lisergico. S’infilò i visori Y e tornò a guardare la nave aliena offrire l’ennesima dimostrazione delle sue straordinarie funzionalità. Le sue forme erano tanto aggraziate da sembrare perfino naturali, come se la nave Y non fosse un conglomerato di avanzatissima tecnologia aliena, ma il risultato di una linea evolutiva sconosciuta, il prodotto di un ecosistema. L’associazione lo folgorò: il vascello sembrava adattarsi in maniera fin troppo sospetta – a meno delle proporzioni di scala – alle conformazioni minerali che popolavano la Cintura.
Potevano gli asteroidi essere solo dei gusci per i vascelli Y? E se le cose stavano in quel modo, quante navi aliene erano sepolte nel cimitero orbitale di Niger RX-2047?

[4 – continua]

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