Mi piace mettere in prospettiva le cose, soprattutto i lavori di quel genere che solitamente associamo alle visioni/rappresentazioni del futuro che è la fantascienza. E così apprendo dal Socio Lanfranco Fabriani che ieri eravamo equidistanti dagli eventi descritti in 1984 (che si apre sulla mattina del 4 aprile) rispetto a quanto fosse George Orwell il giorno in cui il libro è stato pubblicato (8 giugno 1949).

12.719 giorni dal giorno dell’uscita al 4 aprile 1984.

12.719 giorni ad oggi a partire dal 4 aprile 1984.

Siamo soliti festeggiare le grandi ricorrenze legate a numeri ritenuti simbolici (i dieci anni da…, i venticinque anni dopo…, il trentennale o il cinquantenario di questo, il centesimo anniversario di quell’altro evento), ma a mio modo di vedere questi anniversari che passano solitamente inosservati sono altrettanto importanti e, se possibile, ancora più densi di significato. Solo leggere quei numeri lì sopra trasmette una percezione della profondità del tempo sufficiente a evocare un senso di vertigine.

Il nostro mondo è il mondo di Orwell che si specchia nel 1984, il riflesso che sovvertendo il senso comune rivela nuovi legami e con esso nuovi lampi di significato. Ed è un riflesso che, spezzando e aggrovigliando i luoghi comuni, inquieta più di un’eterotopia foucaultiana.

Viviamo in un mondo che è il negativo del 1984 di Orwell. E parafrasando un altro visionario, se credete che questo mondo sia brutto, forse è arrivato il momento che cominciate ad accontentarvi. Oppure che tutti insieme ci diamo da fare per cominciare a cambiare le cose.

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