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All’inizio del 1904 tre elefanti di Coney Island fuggirono dal loro recinto. Accidenti, mi chiedo perché! Uno di essi venne trovato il giorno successivo a Staten Island, il che significava che doveva aver attraversato a nuoto la Lower Bay, una distanza di almeno tre miglia. Avevamo idea che gli elefanti sapessero nuotare? Quell’elefante sapeva di poter nuotare?
Gli altri due non furono mai più rivisti. Mi piace pensarli mentre si aggiravano per le sparute foreste di Long Island, vivendo la loro vita come yeti pachidermici, ma gli elefanti tendono a rimanere uniti, quindi è più probabile che gli altri due si siano messi a nuotare insieme a quello ritrovato a Staten Island. Non è molto piacevole immaginarli là fuori a nuotare verso ovest nella notte, con il più debole che finiva per scivolare sott’acqua con un addio subsonico, seguito ben presto dall’altro più debole. Persi in mare. Ci sono modi peggiori di andarsene, come loro ben sapevano. Alla fine, l’unico superstite dev’essere emerso sulla spiaggia avvolta dalla notte ed essere rimasto là da solo, tremante, in attesa del sole.

Tratto da New York 2140 di Kim Stanley Robinson
(Fanucci Editore, 2017 – traduzione di Annarita Guarnieri, pag. 386)

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(Credit: Climate Central)

Charlotte si accigliò. «Quindi cosa si fa in questa situazione.»
«Si vende allo scoperto.»
«Cosa significa?»
«Si scommette che la bolla scoppierà. Si comprano strumenti tali da vincere quando poi scoppia davvero. E vinci così tanto che la tua sola preoccupazione è che la civiltà stessa possa collassare e che non rimanga più nessuno che ti possa pagare.»
«La civiltà?»
«La civiltà finanziaria.»
«Non è la stessa cosa!» esclamò. «Sarei felice di abbattere la civiltà finanziaria!»
«Dovrà mettersi in fila» ribattei.
Mi piaceva il modo in cui rideva. Anche gli analisti stavano ridendo, e Amelia si era unita agli altri nel vederli ridere. In effetti aveva un sorriso splendido, come lo aveva Charlotte, adesso che finalmente lo notavo.
«Mi dica come fare» mi incitò Charlotte, gli occhi accesi dall’idea di distruggere la civiltà.
Dovevo ammettere che era una cosa divertente. «Pensi alla gente comune che vive la sua vita. Hanno bisogno di stabilità. Vogliono quelli che si potrebbero definire cespiti non liquidi, e cioè una casa, un lavoro, la salute. Quelle non sono cose liquide, e non vuole che lo siano, quindi si effettua una serie continua di pagamenti perché rimangano non liquide… intendo rate di mutuo, assicurazione per la salute, versamenti al fondo per la pensione, bollette, quel genere di cose. Tutti pagano ogni mese, e la finanza fa affidamento su quel costante afflusso di denaro. Si fanno prestiti basati su quella certezza, la si usa come collaterale, e poi si usa il denaro preso a prestito per scommettere sui mercati. Con questa leva finanziaria si aumentano di cento volte i cespiti a disposizione, che consistono in prevalenza nel flusso di pagamenti che la gente effettua. I debiti di quelle persone sono cespiti, puri e semplici. Le persone hanno la non liquidità, la finanza ha la liquidità, e la finanza trae profitto dallo spread fra quelle due condizioni. E ogni spread è un’occasione per guadagnare ancora di più.»
Charlotte mi stava fissando con occhi penetranti come laser. «Si rende conto che sta parlando con il direttore amministrativo dell’Unione proprietari?»

newyorkglobalwarming

(Credit: architecture2030, Ed Mazria, via Inhabitat)

«È quello il suo lavoro?» chiesi, sentendomi di colpo ignorante. L’Unione proprietari era una sorta di impresa privata con supporto governativo per gli affittuari e altra povera gente, e il suo nome mi sembrava esprimere un’aspirazione. Alcuni importanti dati provenienti da essa confluivano nell’IPPL, come parte della valutazione della fiducia dei consumatori.
«È quello che faccio» confermò Charlotte. «Però continui. Cosa stava dicendo?»
«Ecco, un classico esempio del crollo della fiducia è il 2008. Quella bolla era relativa ai mutui, detenuti da persone che avevano promesso di pagare e che non potevano effettivamente farlo. Quando sono risultati insolventi, dovunque gli investitori hanno tagliato la corda. Tutti cercavano di vendere all’istante, ma nessuno voleva comprare. Le persone che hanno venduto allo scoperto hanno guadagnato alla grande, ma tutti gli altri ci hanno rimesso le penne. Le società finanziarie hanno perfino smesso di effettuare pagamenti già contratti, perché non avevano a disposizione il denaro per pagare tutti quelli con cui erano in debito e c’era la concreta possibilità che l’entità che avrebbero dovuto pagare non ci sarebbe più stata la settimana successiva, quindi perché sprecare denaro con quel pagamento, anche se era dovuto? A quel punto nessuno sapeva più se un qualsiasi documento o titolo aveva un qualche valore, quindi tutti hanno perso la testa e sono andati in caduta libera.»
«E cos’è successo?»
«Il governo ha immesso abbastanza denaro da permettere ad alcuni di loro di acquistare gli altri, e ha continuato a immetterne finché le banche non si sono sentite più sicure e hanno potuto riprendere gli affari come al solito. I contribuenti sono stati costretti a pagare per coprire le scommesse perse dalle banche a cento centesimi per dollaro, un accordo che è stato fatto perché i dirigenti della Federal Reserve e del Tesoro provenivano dalla Goldman Sachs e il loro istinto è stato quello di proteggere la finanza. Hanno nazionalizzato la General Motors, una ditta automobilistica, e hanno continuato a gestirla finché non si è rimessa in sesto e ha pagato i suoi debiti. Alle banche e alle grandi ditte di investimento hanno però dato un vero lasciapassare. Poi le cose sono andate avanti come prima, fino al crollo del 2061, con la Prima ondata.»
«E cos’è successo allora?»
«Lo hanno rifatto daccapo.»
Charlotte levò in alto le mani. «Ma perché? Perché perché perché?»
«Non lo so. Perché funzionava? Perché potevano farlo e cavarsela? In ogni caso, da allora è stato come se avessero un modello di cosa fare, un copione da seguire, quindi lo hanno rifatto dopo la Seconda ondata, e adesso potrebbe arrivare la quarta tornata. O quale che sia il numero, perché bolle di questo tipo sono antiche quanto i tulipani olandesi o la stessa Babilonia.»
Charlotte guardò verso i due analisti ritornati. «È esatto?»
I due annuirono. «È quello che è successo» confermò in tono lugubre il più alto.
Charlotte si portò una mano alla fronte. «Ma questo cosa significa? Voglio dire, cosa potremmo fare di diverso?»
Sollevai un dito, godendo di quel mio momento in cui ero un guercio in mezzo ai ciechi. «Potreste far scoppiare la bolla di proposito, dopo aver predisposto una reazione diversa al crollo che ne seguirà.» Puntai verso la città alta il dito che avevo sollevato oltre la mia spalla. «Se la liquidità fa affidamento su un costante flusso di pagamenti da parte di gente comune, come in effetti fa, allora potreste far crollare il sistema in qualsiasi momento voleste facendo sì che la gente smetta di pagare. Mutui, affitti, bollette, debiti studenteschi, assicurazioni sulla salute. Smettete di pagare tutti quanti nello stesso momento. Chiamatelo il Giorno dell’insolvenza del debito odioso, o uno sciopero generale finanziario, o inducete il papa a dichiararlo un Giubileo, cosa che può fare quando vuole.»

(Credit: Literary Hub)

«Ma la gente non si troverebbe nei guai?» chiese Amelia.
«Sarebbero troppi. Non si può mettere tutti in prigione. Quindi, in un senso basilare del termine, il popolo ha ancora il potere. Ha la leva finanziaria a causa di tutte le leve. Voglio dire, lei è a capo dell’Unione proprietari, giusto?»
«Sì.»
«Allora, ci pensi, cosa fanno i sindacati?»
Adesso Charlotte mi stava sorridendo di nuovo, con gli occhi accesi, ed era un sorriso davvero caldo e intelligente.
«Indicono scioperi.»
«Proprio così.»
«Mi piace!» esclamò Amelia. «Questo piano mi piace.»
«Potrebbe funzionare» commentò l’analista più alto, e guardò verso il suo amico. «Tu che ne pensi? Incontra la tua approvazione?»
«Cazzo, sì» dichiarò l’altro. «Voglio ucciderli tutti.»
«Anch’io!» disse Amelia.
Charlotte rise di loro, poi raccolse la tazza e la protese verso di me. Io feci altrettanto con la mia e le urtammo in un brindisi. Entrambe erano vuote.
«Un altro po’ di vino?» suggerì lei.
«È orribile.»
«Devo dedurre che è un sì?»
«Sì.»

 Tratto da New York 2140 di Kim Stanley Robinson
(Fanucci Editore, 2017 – traduzione di Annarita Guarnieri, pagg. 382-385)

Dalla quarta di copertina:

La baia di San Francisco affollata di cadaveri abbracciati, ali d’angelo tatuate sulla pelle. Uomini alle prese con l’inaudito: Tanner, Carlucci e gli altri sanno che l’equazione in grado di risolvere l’incognita contiene troppe varianti… Nel mondo di tecnologie corrotte e macchine proteiformi dove vivono, qualcuno cerca di giocare una carta estrema per riscrivere col sangue la storia della città. “La San Francisco di Richard Paul Russo, a metà del XXI secolo, è popolata di angeli assassini, cyborg, e poliziotti dal karma molto negativo. Una città disperatamente romantica” (Ursula K. Le Guin).

Riprendendo così lo strillo della Le Guin che accompagnava la prima edizione italiana del 1998, nell’ottobre 2014 tornava nelle edicole Angelo meccanico di Richard Paul Russo. L’autore californiano, classe 1954, residente a Seattle dal 2010, aveva esordito nel 1988 con Inner Eclipse e già l’anno successivo si era aggiudicato il prestigioso Philip K. Dick Award con la sua seconda fatica, Subterranean Gallery (entrambi rimasti inediti nel nostro paese). Con L’astronave dei dannati (Ship of Fools, 2001, tradotto anch’esso da Urania nel 2002) Russo avrebbe poi bissato il successo, diventando uno dei tre soli autori, in compagnia di Tim Powers e Stephen Baxter, ad aver doppiato l’affermazione al Dick Award, riconoscimento riservato al miglior paperback di fantascienza pubblicato l’anno precedente nel mercato USA. Ad oggi il suo ultimo lavoro risulta The Rosetta Codex, del 2005.

Tra i due premi Dick, negli anni ’90 escono negli Stati Uniti (e a stretto giro in Italia) tre romanzi che potremmo classificare come future noir, dalle forti ascendenze cyberpunk sebbene Russo, proprio come altri autori della sua generazione (pensiamo a Kim Stanley Robinson, forse il più grande di tutti, ma anche a John Kessel, di certo il più agguerrito), finì presto associato al cosiddetto movimento umanista (literary humanist, o anche new humanist) che, forse un po’ pretestuosamente, indubbiamente in maniera arbitraria, sorse intorno alla metà degli anni ’80 in contrapposizione al gruppo di Mirrorshades. En passant, il primo ad azzardare la distinzione fu Michael Swanwick in un articolo molto citato e altrettanto controverso, A User’s Guide to Postmoderns, ritrovandosi poi lui stesso associato, in una sorta di contrappasso, sia agli uni che agli altri (la più completa panoramica del cyberpunk apparsa in Italia, curata da Piergiorgio Nicolazzini per l’Editrice Nord, include non a caso un suo romanzo breve dal titolo L’uovo di grifone).

Tornando a Richard Paul Russo e ai suoi lavori degli anni ’90, questi tre romanzi vanno a comporre in senso abbastanza lato una trilogia e sono di fatto conosciuti come la serie del tenente Carlucci:

Frank Carlucci è un poliziotto della Omicidi che lavora a San Francisco in un prossimo ma imprecisato futuro. La città della Baia è molto cambiata da come la conosciamo noi: è un agglomerato urbano cresciuto a dismisura con le proprie contraddizioni, in cui non esistono quasi più zone sicure a parte l’enclave sorvegliata del Distretto finanziario, e in cui si può finire ammazzati solo per essere usciti all’ora sbagliata o senza l’adeguata protezione. Bande di varia natura imperversano per le strade: fanatici religiosi come i Veri Millenaristi, piccoli delinquenti come i massacratori che scorazzano sulle loro tavole a sospensione, e tribù esotiche ma non meno inquietanti come gli Screamers, che in un atto estremo di protesta contro la società hanno rinunciato alla parola saldandosi chirurgicamente le labbra. Cuore di questo inferno urbano è il Tenderloin, il vecchio quartiere del vizio e della corruzione, che è diventato una sorta di “zona proibita”, da cui le forze di polizia e le autorità sono esiliate. Il Tenderloin ha trovato l’equilibrio in una forma estrema di autogestione: è di fatto una zona franca, la cui economia si regge su attività che fuori dai suoi confini sarebbero ritenute illecite, dal commercio di stupefacenti al traffico di organi.

Ancora più in profondità si apre la voragine di caos del Centro, le porte dell’inferno da cui chiunque abbia ancora un minimo senso di autoconservazione cerca di tenersi alla larga. È quaggiù che sembra essersi rintanato il Killer delle catene, che per una stagione di terrore durata anni aveva seminato vittime nella Bay Area, legando i cadaveri con catene di argento saldate ai corpi e tatuando piccole ali di angelo nelle loro narici, giocando con la polizia come un gatto col topo.

Quando l’ondata di omicidi si era arrestata, tutti avevano pensato che il serial killer fosse morto, ma adesso la polizia ha ricominciato a recuperare altri cadaveri incatenati dalla Baia e così Carlucci, che non può scoprirsi più di tanto, ingaggia un suo vecchio collega come galoppino. Louis Tanner, che tre anni prima era andato vicino a rimetterci la pelle durante una perquisizione in cui aveva perso la vita il compagno di pattuglia, ha lasciato la polizia e da allora sopravvive barcamenandosi sulla sottile linea di confine tra la legge e l’illegalità, contrabbandando forniture mediche con la stazione spaziale di New Hong Kong.

È questo lo spunto da cui parte Angelo meccanico, che in effetti vede Carlucci come semplice comprimario di Tanner, vero protagonista della storia, ossessionato dagli incubi del proprio passato da sbirro e ancora perseguitato da alcuni drammi personali irrisolti, inclusa la morte della sua ragazza. Per uno scherzo del destino Tanner s’imbatte in Sookie, una bambina di strada che vive di stratagemmi e che somiglia incredibilmente proprio a Carla, al punto da poterne essere la figlia, se Carla non fosse morta prima che Sookie nascesse. Le loro storie s’intrecciano in un meticoloso montaggio parallelo, condotto da Richard Paul Russo con precisione cronometrica e rigore assoluto, fino a uno scioglimento tutt’altro che scontato.

Ho potuto recuperare il libro grazie alla provvidenziale ristampa nei Capolavori di Urania, e dopo averlo letto mi permetto di dire che la decisione di ripubblicarlo è stata quanto mai opportuna: Angelo meccanico non sarà forse un capolavoro del genere, ma è senz’altro uno di quei lavori in grado di alzarne la qualità percepita, sia dai fan che dai lettori occasionali. Per di più, mentre si accinge a sbarcare su Netflix la serie evento tratta dai romanzi di Richard K. Morgan incentrati sul personaggio di Takeshi Kovacs, vale la pena rilevare come Altered Carbon (in italiano tradotto da Vittorio Curtoni e uscito per la Nord con il titolo Bay City) condivida con la serie di Carlucci alcuni spunti di comune interesse, come l’ambientazione nella Bay Area, la violenza estrema del contesto urbano e dei personaggi fortemente caratterizzati attraverso un passato che non riescono in nessun modo a lasciarsi alle spalle. Per quanto abbia un buon ricordo di Cyberblues – La missione di Carlucci, letto alla sua uscita nel lontano 1999, non ho mai avuto l’occasione di imbattermi nel terzo romanzo per completare la serie, quel Frank Carlucci Investigatore uscito in una collana speciale e per questo forse meno facile da trovare nel mercato dell’usato. Non posso quindi fare altro che augurarmi che Urania prosegua su questa linea e decida di riproporre presto ai suoi lettori anche gli altri due volumi, strettamente incentrati sulle vicende private e professionali del tenente Carlucci.

Sarebbe una splendida notizia per i suoi aficionados e, credo, anche per stuzzicare i lettori più intrepidi delle collane sorelle.

Carlucci fece una breve, aspra risata. – Sai che sorpresa, Tanner. Senti, non lo metto in discussione, ma c’è una cosa che dovresti ricorda.

– Sì? Cosa?

– Che è il solo mondo che abbiamo.

Se come me avete apprezzato (o apprezzerete) Angelo meccanico, potrebbero piacervi anche i seguenti titoli.

Letture consigliate
  • Richard Paul Russo, Cyberblues – La missione di Carlucci, Mondadori, Urania n. 1374, 1999
  • Richard Paul Russo, Frank  Carlucci Investigatore, Mondadori, Urania Speciale n. 11, 2000
  • Alan Dean Foster, Il meridiano della paura, Mondadori, Urania n. 1518, 2007
  • James E. Gunn, Gli immortali, Mondadori, Urania n. 1506, 2006
  • K. W. Jeter, Noir, Fanucci, Solaria n. 1, 2000
  • Marco Minicangeli, Uomo n, Mondadori, Segretissimo n. 1566, 2010
  • Maico Morellini, Il re nero, Mondadori, Urania n. 1676, 2011
  • Richard K. Morgan, Bay City, Tea Due, 2006
  • Richard K. Morgan, Angeli spezzati, Editrice Nord, 2005
  • Richard K. Morgan, Il ritorno delle furie, Editrice Nord, 2008
  • Alan E. Nourse, Medicorriere, Mondadori, Urania n. 876, 1981
  • Jack O’Connell, Il verbo si è fatto carne, Garzanti Libri, 2000
  • Masamune Shirow, The Ghost in the Shell, Star Comics, Perugia, 2017
  • Masamune Shirow, Ghost in the Shell 2: Man Machine Interface, Star Comics, Perugia, 2004
  • Michael Marshall Smith, Ricambi, Garzanti Libri, 1999
  • Dario Tonani, Infect@, Mondadori, Urania n. 1521, 2007
  • Dario Tonani, Toxic@, Mondadori, Urania n. 1574, 2011
  • Dario Tonani, L’algoritmo bianco, Mondadori, Urania n. 1544, 2009
  • Nicoletta Vallorani, Il cuore finto di DR, Mondadori, Urania n. 1215, 1993
  • Nicoletta Vallorani, DReam Box, Mondadori, Urania n. 1308, 1997
  • Nicoletta Vallorani, Eva, Einaudi, 2002
  • Francesco Verso, E-Doll, Mondadori, Urania n. 1552, 2009
Visioni consigliate
  • Laeta Kalogridis, Altered Carbon, Netflix, 2018 (streaming)
  • Ridley Scott, Blade Runner, Warner Bros, 2011 (home video)
  • Denis Villeneuve, Blade Runner 2049, Universal, 2018 (home video)
  • Tony Maylam e Ian Sharp, Detective Stone, Mondo Home Entertainment, 2005 (home video)
  • Mamoru Oshii, Ghost in the Shell, Dynit, 2017 (home video)
  • Mamoru Oshii, Ghost in the Shell – Innocence, Terminal Video Italia, 2012 (home video)
  • Josef Rusnak, Il tredicesimo piano, Universal, 2010 (home video)
  • Kathryn Bigelow, Strange Days, Twentieth Century Fox, 2010 (home video)

Primo recupero del 2017, con un libro che merita a tutti gli effetti di essere incluso tra le uscite più importanti dello scorso anno. Si tratta de La vita segreta. Tre storie vere dell’èra digitale di Andrew O’Hagan, uscito per Adelphi, e ne parlo oggi su Quaderni d’Altri Tempi.

Julian Assange. Satoshi Nakamoto. Ronnie Pinn. Una celebrità di rango planetario, il profeta di una nuova era, un’identità fittizia costruita ad hoc. Sono loro i profili scelti dallo scozzese Andrew O’Hagan (romanziere classe 1968, collaboratore della London Review of Books e di Esquire) per raccontarci l’epoca in cui viviamo. Come fa notare lui stesso nella prefazione, le loro storie, in cui il reale si fonde con la finzione a un livello di profondità tale da vanificare qualsiasi tentativo di separazione, non formano un canone e ci sono sicuramente casi virtuosi o comunque agli antipodi che racconterebbero esperienze diverse nella nostra interazione con la rete.
La scelta di questi tre soggetti particolari risponde però a un intento preciso: mostra infatti in controluce le sagome che si muovono sul grande quadro in continua evoluzione del web, un affresco luminoso, rischiarato dalle “costellazioni di dati” che risplendono sulle “linee di luci” (Gibson, 2017) di una città di radiose promesse e di accecante bellezza, le cui strade restano tuttavia immerse nell’oscurità più impenetrabile. Sono i bassifondi di internet, in cui spie e criminali sono liberi di muoversi, che offrono un sicuro rifugio per le ombre. Le nostre ombre.

[Continua a leggere su Quaderni d’Altri Tempi.]

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