Una chiacchierata con Lanfranco Fabriani sulla genesi del nostro lavoro a quattro mani: YouWorld.

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Giovanni

Ricordi come è nato il progetto?

Lanfranco

Il progetto è nato per gioco, con una mia mail a te, per il desiderio di confrontarsi, anche a prescindere da un risultato finale. Assieme alla constatazione che mentre negli USA, casa madre della fantascienza non è insolita una collaborazione tra due scrittori, in Italia queste si contano veramente sulla punta della dita di una mano. Differenza antropologica nell’intendere la scrittura? Ma lo scopo era soprattutto quello di imparare, se possibile, uno dall’altro, consci delle nostre differenze, della conoscenza delle nostre due storie completamente differenti, ma poi fino a un certo punto. E appunto per le nostre differenze il gioco sarebbe diventato più interessante.

Quello che devo dire mi ha sorpreso è stata l’immediata quasi entusiastica adesione alla proposta di gioco. Non me l’aspettavo, pensavo che in Italia sarebbe stato difficile proprio perché si ha l’impressione che gli autori siano molto gelosi della propria scrittura: “scrivo come piace a me e basta!”. Mi ero preparato a un’accoglienza della proposta alquanto tiepida, come minimo un “ah se avessi tempo, ma sono impegnato in un romanzo e 25 racconti!”

Giovanni

In effetti ricordo non dico la timidezza, ma quasi la rassegnazione con cui mi proponesti la cosa. Che invece mi piacque fin da subito, perché si trattava di far collidere le due diverse scuole da cui venivamo. Poi, come accenni anche tu, non è che venissimo da due pianeti separati da anni-luce di distanza, i nostri immaginari di riferimento erano in parte sovrapposti, anche se poi ognuno di noi era inevitabilmente portatore di una sensibilità specifica sua personale.

Quello che forse non ti ho detto è che inizialmente pensavo che ce la saremmo cavata davvero con poco: qualche palleggio prima della schiacciata finale. Un paio di settimane, una decina di paginette, una mezza dozzina di scene e via. Sarebbe stato uno stacco salutare tra un romanzo che non voleva saperne di scriversi da solo e i racconti che già avevo in mente di buttare giù (ma dei quali cercavo di rimandare l’apertura del cantiere). Senza contare che più o meno nello stesso periodo con Fernando Fazzari stavamo portando avanti anche un nostro progetto comune di romanzo giallo a quattro mani. E invece ci siamo lasciati prendere la mano e non c’è stato nemmeno il tempo di pensare al resto. Diciamo pure che la cosa ci è un tantino sfuggita di mano. Così per un periodo della mia carriera da scribacchino, in effetti, tutto quello che ho fatto è stato stare dietro al blog e a questi due progetti collaborativi: un romanzo scritto a quattro mani con Fernando e a un racconto scritto a quattro mani con te che continuava a richiedere spazio e attenzioni, sviluppandosi fino alle dimensioni quasi da novella che ha alla fine assunto. E’ stata una fase piuttosto interessante.

Mi rendo conto adesso che di opere frutto di collaborazioni non mi è capitato di leggerne molte, ma i raccontiThe_Difference_Engine_SF_Masterworks cyberpunk inclusi in Mirrorshades e ne La notte che bruciammo Chrome, rispettivamente da Sterling & soci vari e da Gibson & soci vari, e il romanzo La macchina della realtà scritto in collaborazione proprio da Gibson e Sterling medesimi, mi avevano molto intrigato. Forse sono stati loro i miei modelli di riferimento, insieme ai fenomeni italiani Wu Ming e Kai Zen, anche se in quel caso ci addentriamo in un territorio più complesso, quello dei collettivi (o ensemble) di scrittura. Tu avevi in mente qualcuno in particolare quando ti è venuta l’idea di propormi questa follia?

Lanfranco

In realtà non avevo pensato a dei riferimenti precisi. I riferimenti che mi vengono in mente come collaborazioni sono Pohl e Kornbluth, Niven e Pournelle, Kuttner e Moore, autori di un’altra generazione che non hanno nulla a che fare con noi. Come ho detto, l’intento, almeno dal mio punto di vista era più didattico che teso al raggiungimento di un prodotto finale. Spesso noi leggiamo noi stessi con la matita rossa e leggiamo gli altri annotando a margine, cercando di immaginare perché hanno fatto una scelta che noi non avremmo fatto. L’idea in questo caso era poterci interrogare sul significato delle scelte fatte.

UCZ012_I_mercanti_dello_spazioIn effetti, anche io avevo pensato a qualcosa che non dico si sarebbe risolto in poco tempo, ma che non doveva essere impegnativo come si è rivelato. L’idea iniziale nemmeno la ricordo bene, era certamente qualcosa che ha poco a che fare con il risultato finale (mi sembra si trattasse di una specie di “Isola dei famosi” virtuale), ma questo è stato proprio effetto del gioco. Fin dalle prime mail l’idea si è evoluta, si è modificata, alcune cose sono state lasciare cadere e altre si sono espanse. Se avessimo scritto il racconto ognuno per conto suo avremmo fatto qualcosa di maggiormente ristretto. Invece proprio perché il racconto doveva rispecchiarci entrambi, doveva rispecchiare le nostre esigenze narrative, si è espanso. Ogni tanto usciva fuori una nuova scena, e si scopriva che ci stava bene. E si è espanso anche con la scoperta dei riferimenti culturali comuni, per esempio Brunner e Ballard e da qui tutta la parte “saggistica” e documentaristica degli intermezzi.

I palleggi ci sono stati – sarà forse il caso di spiegare che inizialmente ognuno scriveva una scena che sottoponeva all’altro – ma pur senza essere in competizione era un continuo quindici-zero, quindici-quindici, trenta-quindici, trenta-trenta e ogni set è stato lunghissimo. Compresi i falli nel servizio. Ma debbo dire che a volte andavo a letto dopo aver spedito una scena, quasi non potendo attendere di vedermela tornare indietro annotata ed espansa o di vedermi arrivare la scena successiva. Era così anche per te?

Giovanni

Era così, ma poi non vedevo l’ora di leggere la tua e-mail del mattino successivo, in cui spesso capitava di vedere rimesse in discussione anche scene che fino alla sera prima consideravamo entrambi acquisite. È stato un lavoro stimolante anche per questo, per il confronto continuo, aperto su tutti i fronti, ma credo che sia stato possibile soprattutto perché fin dall’inizio abbiamo lavorato con una certa “convinzione”, gettando fondamenta solide su cui costruire: la struttura della storia si è così rivelata robusta a sufficienza da reggere tutti i nostri cambi in corsa, le innumerevoli varianti che di volta in volta apportavamo al progetto originale.

Credo che il segno di Ballard e di Brunner sia evidente: nel caso del primo per tutta la critica alla società delloGS_Brunner spettacolo e dei consumi di massa che costituisce l’ossatura ideologica della novella; nel caso del secondo per la scrittura stessa, talvolta frammentaria, segnata da continui cambi di registro, da una molteplicità di strati sovrapposti gli uni agli altri. Forse, a pensarci bene, ci abbiamo fatto finire dentro anche più Dick di quanto pensassimo…

Se questo lavoro ci serviva per sperimentare e confrontarci con noi stessi, non abbiamo rinunciato proprio a niente! Scandalo, infodump, critica estrema ben oltre i limiti consentiti dal politically correct… O forse c’è qualcosa che abbiamo lasciato fuori e che ti sembra sarebbe stato adatto allo YouWorld?

Lanfranco

Beh, YouWorld è un mondo e potrebbe richiedere un romanzo fiume per descrivere tutte le sue innervature. Soprattutto è un mondo all’interno di un altro mondo. Sono due universi paralleli in cui gli abitanti di uno entrano continuamente nell’altro, ma poi tornano a casa loro. Come vengono cambiati da queste continue “esperienze extramondo”? Sarebbe stato il caso di mostrarlo ma abbiamo potuto dare soltanto dei lievi accenni. Un altro tema che abbiamo cercato di evitare, io almeno l’ho fatto coscientemente e non l’ho nemmeno sottoposto alla tua attenzione (non volermene) è quello dell’amore romantico. Ci si può innamorare di un simulacro? Ma questo in qualche modo avrebbe potuto sminuire la critica sociale che era uno dei capisaldi su cui senza nemmeno rifletterci sopra ci eravamo trovati d’accordo.

Ad ogni angolo può esserci un’idea. Ad esempio, una celebrità, può voler entrare volontariamente nello YouWorld pur di diventare immortale? Al contrario questa possibilità di clonare dopo la loro morte persone realmente esistenti in un mondo virtuale, potrebbe fornire alle società di intrattenimento un potete ricattatorio nei confronti dei loro artisti affinché tengano basse le loro pretese? E soprattutto, esisterebbero ancora degli attori, cantanti, in un mondo dove le necessità di intrattenimento vengono assolte dallo YouWorld e dalle sue dIvA?

Quello su cui ci siamo dovuti limitare, almeno dal mio punto di vista è stato il sesso e la violenza, non che sia stata una imposizione esterna, ma è stato un paletto interno da dover rispettare visto che comunque, a un certo punto, il racconto avrebbe dovuto essere in qualche modo commercializzato. Spero che la critica sia comunque stata espressa con una brutalità sufficiente delle immagini.Invece su un altro versante. una delle limitazioni autoimposte da parte mia è che il gioco fosse controllato. Si poteva in ogni momento partire per la tangente utilizzando scene di film a piene mani, in modo del tutto fine a se stesso, tenere a freno l’immaginazione è stato un bel problema.

— continua

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