L’astronomo Seth Shostak, direttore del Centro di ricerca del SETI, ha tenuto un TED Talk nel 2012 in cui scommetteva una tazza di caffè con tutti i presenti che il programma di ricerca di vita intelligente extraterrestre avrebbe scoperto qualcosa nel giro di 24 anni. Tre anni sono quasi passati e il punto sulla ricerca di intelligenze aliene viene fatto sulle pagine di New Scientist, ma quella che continua a essere più attuale che mai è la parte del suo discorso che riguarda l’importanza della cultura scientifica e lo sviluppo di un senso critico, la cui latitanza – come possiamo “apprezzare” ogni giorno grazie alle incontrovertibili prove di ignoranza che corrono sui social network, sempre più veloci della verità – affligge purtroppo la nostra società.

Il problema, ammette Shostak, risiede nella complessità della scienza ed è frutto di quattro secoli di sviluppo e progresso che hanno rivoluzionato il nostro sapere: nel XVIII secolo era possibile entrare in una biblioteca (a patto di trovarla, ovviamente) e dopo un pomeriggio di studio diventare esperti in un qualsiasi campo scientifico; e nel XIX secolo, se si aveva a disposizione un laboratorio in cantina, si potevano ancora effettuare scoperte fondamentali; ma oggi occorre trascorrere anni all’università già solo per imparare a porci le domande davvero importanti. L’uomo comune non ha idea di che cosa si stia occupando oggi la scienza, di cosa facciano gli scienziati. Aggiungo io: nessuno di noi ha nemmeno idea di come funzioni quell’aggeggio che ci portiamo dietro e alla cui mediazione affidiamo una parte non trascurabile delle nostre relazioni umane e sociali, oltre che il nostro collegamento istantaneo con il resto del mondo, con l’attualità e con informazioni che fino a un decennio fa richiedevano una certa fatica per poter essere recuperate. Saremmo pronti, date queste premesse, ad affrontare una notizia di cruciale rilevanza storica come appunto la scoperta di altre forme di vita intelligente nell’universo?

Viviamo in un mondo sempre più complesso e la scienza è una materia difficile: se ne parliamo a un adulto, Shostak fa notare che accenderemo il suo interesse sull’argomento per qualche tempo, ma presto qualche altro tipo di preoccupazione giungerà a distrarlo; tuttavia se ne parliamo a ragazzini tra gli 8 e gli 11 anni potremmo in alcuni casi determinare un interesse che i nostri giovanissimi interlocutori sapranno coltivare negli anni, indirizzando la loro vita futura. La conclusione di Shostak merita di essere riportata senza filtri: “Penso che se riusciamo a infondere interesse nella scienza e nel modo in cui funziona, un giorno saremo ripagati oltre ogni misura”.

La conoscenza è un bene pubblico globale.

https://embed-ssl.ted.com/talks/seth_shostak_et_is_probably_out_there_get_ready.html

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