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pic    Dan Tuffs (001 310 774 1780)Accettando la National Book Foundation’s Medal for Distinguished Contribution to American Letters, onore toccato in passato anche a Ray Bradbury e Toni Morrison ma tipicamente indifferente agli autori di genere, Ursula K. Le Guin ha tenuto lo scorso 19 novembre un discorso di ringraziamento che ha avuto enorme risonanza nel mondo anglosassone. Silvio Sosio ne ha parlato su Fantascienza.com riportandone una traduzione integrale. Qui in Italia siamo come al solito distratti, o semplicemente amiamo crogiolarci nel nostro provincialismo da nobili decaduti. E così il massimo che ci è dato vedere su un’onorificenza storica come questa sono state polemichine da salotto capaci di far ridere un pidocchio.

Al di là del valore dell’autrice – e Ursula K. Le Guin è una signora autrice, come dimostrano i 5 premi Hugo, i 6 Nebula e i ben 19 Locus allineati sulla sua libreria, per non parlare della profondità dei temi trattati e della complessità degli scenari immaginati, a cominciare dal ciclo dell’Ecumene – quello che avrebbe dovuto gratificare la comunità degli appassionati di fantascienza è il riconoscimento attribuito da una istituzione culturale di livello nazionale a una delle personalità più autorevoli emerse dal campo del fantastico. Questo nel mondo anglosassone si è verificato, in Italia no. Ma qui mi preme ricordare che il suo ultimo lavoro giunto in Italia, quel Paradisi Perduti curato e tradotto lo scorso anno da osf59_leguin_cover Salvatore Proietti per Delos Books (e pubblicato con una copertina originale di Maurizio Manzieri che ha riscosso un successo planetario), si è imposto meritatamente all’ultima edizione dei Premi Italia e questo dovrebbe essere un motivo di vanto per tutta la comunità italiana, che una volta tanto ha saputo dar prova di lungimiranza e acutezza.

Da autore di genere, non posso che condividere ogni singola parola del discorso di Le Guin. Ma c’è un passaggio che trovo particolarmente emozionante, e ve lo trascrivo:

A chi mi ha dato questo bellissimo premio, grazie. Dal cuore. Alla mia famiglia, ai miei agenti, ai miei editor dico: sappiate che se sono qui è anche merito vostro, e questo premio è tanto vostro quanto mio. E mi piace l’idea di accettarlo e condividerlo con tutti quegli scrittori che sono stati esclusi dalla letteratura così a lungo, i miei colleghi autori di fantasy e fantascienza, scrittori dell’immaginazione, che per cinquant’anni hanno visto questi bei premi andare ai cosiddetti “realisti”.

Sono in arrivo tempi duri, e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al modo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall’ossessione tecnologica, altri modi di essere, e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande.

Oggi abbiamo bisogno di scrittori che conoscano la differenza tra la produzione di una merce e la pratica dell’arte.

Ma tutto l’intervento merita di essere visto e ascoltato.

C’è un culto dell’ignoranza […], e c’è sempre stato. Lo sforzo dell’anti-intellettualismo è stato una traccia costante che si è spinta nella nostra vita politica e culturale, alimentata dalla falsa nozione che la democrazia significhi che “la mia ignoranza è tanto giusta quanto la tua conoscenza”.

Isaac Asimov

Con la partecipazione di Samantha Cristoforetti alla 42ma missione di lunga durata sulla ISS sarebbe stato lecito attendersi una presa di coscienza da parte degli organi d’informazione in Italia. Invece quello a cui stiamo assistendo è un florilegio di idiozie assortite (dall’ISS che si trasforma in ISIS al menù dell’astronauta e così via). La sindrome lunare continua evidentemente a scuotere la sua coda lunga, ha raggiunto l’orbita terrestre e si è fatta sindrome spaziale. Da un po’ di tempo mi sto convincendo che l’adagio “bene o male, l’importante è che se ne parli” ha fatto il suo tempo. In presenza di temi complessi – e mi domando cosa possa esserci di più complesso di una missione spaziale – non sarebbe possibile affidarsi a tuttologi e commentatori da salotto, dovrebbe essere lapalissiano. Andrebbero interpellate e coinvolte le professionalità adatte: divulgatori scientifici, scienziati, ingegneri. Specialisti che sappiano di cosa stanno parlando. E invece la stampa cortocircuita il “senso comune” dell’uomo di strada, generando tsunami di idiozia che finiscono per travolgere ogni serio tentativo di affrontare il tema.

L’Italia non è un paese per giovani, e questo lo abbiamo capito. Ma adesso che stiamo appurando che non è nemmeno un paese per ricercatori, per tecnici, per giornalisti, dovremmo tutti domandarci un po’ di chi sarebbe davvero, questo benedetto paese. Dei politici che si dividono le luci dei riflettori con i conduttori televisivi? Ormai anche calciatori e veline sono stati scalzati dal palcoscenico mediatico. O magari dei complottisti che sommergono i social network di inutili (quando non insulse) campagne di sensibilizzazione a questo o a quel problema?

1984-war-is-peace-freedom-is-slavery-ignorance-is-strength

La Expedition 42 non ci avrà dato la risposta finale sull’argomento, ma di certo sta portando allo scoperto molta della spazzatura che in questi anni e decenni ci siamo così operosamente affannati a nascondere sotto il tappeto. Su Qualcosa di Sinistra Davide Clementi scatta una fotografia impietosa del peggio che sta venendo fuori. Ma in questi giorni basta farsi un giro su Facebook per toccare con mano lo squallore delle esternazioni più becere e triviali. C’è da rimanere sconcertati e basiti di fronte agli abissi di ignoranza espressi da così tanti nostri connazionali. Lasciamo da parte le battute sessiste (dimenticavo, l’Italia forse è un paese per comici con le pezze al culo!), e ignoriamo senza ripensamenti gli articoli di tenore analogo pubblicati da Libero e altre frattaglie, ma quello che mi lascia più sconvolto è imbattermi in commenti di persone che sproloquiano sul “sogno di Samantha” come se tutta la missione fosse stata organizzata per lei, e snocciolano cifre senza fonte di quanto ci sia costato, tutti soldi che ovviamente avremmo potuto investire in qualcosa di più utile e più immediato per la collettività.

La collettività…

Al di là del populismo, della demagogia e dell’assenza di qualsiasi senso della prospettiva, sconvolge la somiglianza di certi argomenti con quelli che furono esercitati da uno sprovvedutissimo Alberto Moravia, partito alla volta del Goddard Space Center per documentare sul campo l’impresa dell’Apollo 11 senza mettere nel bagaglio nient’altro che una penna, della carta, qualche cambiata d’abito e tanto sano scetticismo. Dovendo rientrare nei limiti di peso per l’imbarco, l’acume dimostrato in altre occasioni preferì lasciarlo in Italia, oppure gli era già stato rubato.

La normale ricerca scientifica e tecnologica in certo modo è fine a se stessa. Ma allorché un paese come gli Stati Uniti investe nel programma spaziale la somma di 25 miliardi di dollari, la questione del fine o teleologica si pone con prepotenza. Che la questione dello “scopo” sia importante, del resto lo dimostra se non altro il gran numero di critiche che da ogni parte sono piovute sui programmi della Nasa. Prima della Luna, la priorità non avrebbe dovuto essere accordata al risanamento della natura americana violentata e avvelenata nella sua flora, nelle sue acque, nella sua fauna dagli spurghi industriali? Alla ricostruzione delle città invecchiate, miserabili, fatiscenti nei quartieri più poveri? All’elevazione culturale economica e sociale dei circa cinquanta milioni di poveri degli Stati Uniti? Alla soluzione del problema della gioventù in rivolta, delle minoranze etniche disperate?

Parole scritte nel 1969 per L’Espresso, che avrebbero dovuto essere scolpite nella memoria del paese a monito contro l’ignoranza delle future generazioni. Bene ha fatto io9 a raccogliere un campionario di quelle che sono le invenzioni messe a punto dall’industria aerospaziale che usiamo tutti i giorni. Il culto dell’ignoranza condannato da Isaac Asimov nella lapidaria citazione che apre questo articolo non si è mai estinto. Forse è impossibile da sconfiggere, forse accompagnerà per sempre l’umanità, anche nel suo cammino tra le stelle. Eppure ritrovare nel 2014, sparsa a piene mani, la stessa ignoranza che quasi mezzo secolo poteva orgogliosamente esibire Moravia è sintomatico dell’inutilità di certe lezioni. Perché teste di rapa incapaci di realizzare le ricadute della ricerca sulla nostra vita quotidiana dovrebbero essere certificate come inadatte a esprimere qualsiasi parere sul benessere comune. E invece questa è tutta gente che se ne va in giro libera di far danni, magari insegna nelle scuole oppure copre posti di responsabilità nel settore pubblico o privato, e magari esercita pure con disciplina il diritto di voto, offrendo un contributo quotidiano a rendere questo paese degno della sua fama da Terra dei Cachi.

Ci resta una magra consolazione. Il modo in cui decidiamo di affrontare argomenti come questo è un’utile discriminante, oggi come oggi, per riconoscere chi è parte del problema di chi sta lottando per una soluzione. Ma possiamo accontentarci di piccoli passi?

Samantha_Cristoforetti

Se volete seguire Samantha nella sua missione, l’Agenzia Spaziale Italiana ha pensato di aprire un sito web che funga da linea diretta con la ISS, quindi potete collegarvi direttamente con Avamposto 42. Sicuramente sarà più utile della metà (o qualcosa in più) dei servizi messi in onda o pubblicati in questi giorni.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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