caravan_enriquez_quando_parlavamo_con_i_mortiQuest’anno ho scelto Quando parlavamo con i morti come lettura per Halloween ed è stata una scelta particolarmente indovinata. Primo contatto di Mariana Enriquez con l’editoria italiana, il libro è stato pubblicato da Caravan Edizioni lo scorso maggio, nel quadro del Programma “Sur” dedicato alla traduzione e valorizzazione della letteratura argentina. Nata a Buenos Aires nel 1973, attiva come giornalista, Mariana Enriquez ha già pubblicato in patria tre romanzi, un saggio sulla mitologia celtica e una raccolta di racconti, partecipando all’antologia No entren al 1408, tributo al maestro del brivido Stephen King.

La sua sensibilità dark si manifesta anche nelle tre storie che compongono questa straordinaria antologia. Proprio così: straordinaria, non trovo davvero altre parole per definirla. La capacità dell’autrice di coniugare gli elementi dell’horror (spettri, zombie, ritornanti) con la riflessione storica, sociale e politica più acuta ha del meraviglioso. Vediamo in dettaglio le tre opere qui raccolte: due short stories e una novelette.

Quando parlavamo con i morti è il racconto di apertura della raccolta, a cui presta il titolo. Cinque bambine si riuniscono per praticare delle sedute spiritiche, cercando di scoprire la sorte dei loro parenti e conoscenti finiti nel triste novero dei desaparecidos. Scopriranno sulla loro pelle che il peso della storia può diventare insostenibile e il prezzo da pagare per la leggerezza è la follia. Enriquez ci conduce al finale senza lesinare momenti di angoscia pura, declinando con bravura eccezionale le caratteristiche dell’horror, prima di risolvere la storia in un’atmosfera malinconica e rarefatta.

Con Le cose che abbiamo perso nel fuoco il gioco si fa duro. Leggendolo ho sentito il disagio montare senza possibilità di arginarlo. Per rispondere alle violenze a cui da sempre sono costrette, un giorno le donne decidono di ribellarsi. In segno di rivalsa verso le efferatezze degli uomini, un numero crescente di ragazze dà luogo a terribili atti dimostrativi procurandosi gravissime ustioni. Si trasformano in Donne Ardenti, supportate da una rete clandestina di altre donne che prestano volontariamente la propria opera per curare le loro ferite. Alcune si sfigurano volontariamente, altre arrivano a suicidarsi. Le Donne Ardenti cominciano a destabilizzare l’ordine pubblico, costringendo il lettore a prendere atto delle tante ipocrisie accettate come convenzioni sociali. Il racconto è un pugno nello stomaco, che affronta senza falsi pudori la piaga del femminicidio e, pur senza contenere elementi sovrannaturali, nell’inatteso twist finale rende forse l’omaggio più efficace alla tradizione della letteratura da brivido.

Chiude la rassegna Bambini che ritornano, il vero pezzo forte. 50 pagine intensissime che riescono a coniugare con un perfetto equilibrio i nuclei tematici delle storie che le precedono. Mechi lavora all’archivio bambini scomparsi di Buenos Aires. Grazie anche a Pedro, giornalista ossessionato dalle storie che insegue, finisce per appassionarsi alla sorte delle centinaia di ragazzini che scompaiono ogni anno dalle strade della città. Alcuni vengono reclamati dai genitori o dai parenti più stretti, altri dagli amici, altri vengono semplicemente dimenticati. Finché Mechi e Pedro non cominciano a scoprire le trame di orribili traffici umani, che spaziano dalla pedofilia al circuito degli snuff movie. Ragazzini scivolati ai bordi della società sono le prede più facili e le strade sono piene di cacciatori perfettamente mimetizzati nella normalità di tutti i giorni. Poi le vittime cominciano a tornare e la società – fatta di perbenisti, di benpensanti, di ipocriti – si trova a fare i conti con le proprie colpe. Se Les Revenants incontrasse Black Mirror il risultato sarebbe qualcosa di molto vicino all’esito di questo racconto.

Per concludere, tre storie capaci di toccare le corde più profonde e di far riflettere sulla condizione della nostra societàMariana_Enriquez contemporanea, e una esaltazione del fantastico capace di farsi allegoria. Questo è Quando parlavamo con i morti, una raccolta che rivela la sconfinata bravura della sua autrice, di cui mi auguro di leggere presto qualcos’altro in italiano.

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