Nuova rassegna dedicata a Corpi spenti e a ciò che si dice in giro sul romanzo.

Ancora una volta grazie a Thriller Magazine, che dedica nuove attenzioni al romanzo con un intervento mirato del compagno Fazarov, alias Fernando Fazzari, dal titolo Corpi spenti, l’equilibrio dell’inquietudine. Non una recensione vera e propria, in quanto oltre che sodale di penna da lungo tempo Fernando è stato anche uno dei motori primi dietro la nascita di questo libro. L’idea di base è nata proprio nel corso di una chiacchierata con lui. Nel tempo poi Fernando non ha mai mancato di somministrarmi input utili, anche attraverso il semplice confronto sulla scrittura nei progetti a cui abbiamo collaborato e che continuiamo a sviluppare insieme. Inoltre è uno dei miei beta reader e come tale è stato direttamente coinvolto nella prima fase di revisione del romanzo. Però trovo estremamente utile la sua testimonianza, soprattutto sul metodo. E a proposito dell’interazione tra fantascienza e romanzo nero, il compagno Fazarov scrive:

Ma come fanno i due generi a mischiarsi con efficacia? Esiste un rischio: che i due generi sorgente, se non correttamente dosati, si rubino spazio rallentando la narrazione, che poi era quello che accadeva in alcuni passaggi di Sezione π² — il romanzo precedente con protagonista Vincenzo Briganti — mostrando il fianco alternativamente ai detrattori di un genere o dell’altro. Ma se in quell’occasione Giovanni se l’è cavata con la forza dell’ambientazione e dello sviluppo dell’idea di base — una Napoli futura dove si muovono agenti capaci di indagare i ricordi dei morti — con questa prova ha raggiunto un equilibrio efficace tra i generi.

La chiave di volta è stata l’inquietudine, vero punto di contatto tra mondi narrativi che l’editoria e il senso comune vorrebbe vincenti in coppia a prescindere. L’anima nera di Corpi spenti è nell’entropia emotiva che divora i personaggi, nelle atmosfere che fanno del sogno mediterraneo di Jean-Claude Izzo un incubo, nella paranoia che si lega chimicamente all’aria e brucia le sinapsi dell’immenso organo neurale che si compone di individui, ambiente e Stato.

Per leggere l’intervento nella sua interezza, vi rimando alla sua rubrica: Sotto la superficie.

Corpi_spenti_TM_Sotto_la_Superficie

La prima recensione di Corpi spenti, invece, non è propriamente una recensione. Si tratta infatti di una recensione dell’anteprima del libro scaricata da Google Play ed è apparsa sul Bloggo di Herr Joe & Ma’am Freida (dal 27-1-2016 a questo nuovo indirizzo, edit 30-1-2016). Il post va letto  alla luce di quella che è la filosofia del blog, che possiamo riassumere come un tentativo di rispondere alla domanda: “compreremmo i libri di cui leggiamo l’anteprima?”. Potete leggere l’esito al link qui sopra, quello che posso dire in questa sede è che Madame Freida ha confezionato un commento molto circostanziato ed estremamente ben documentato, sviluppando un’analisi precisa, arguta e per certi versi sorprendente del breve estratto presentato in anteprima. Qui di seguito un assaggio:

[…] la narrazione è tale per cui, accanto a una descrizione chiara e semplice dell’ambiente, ricca di particolari ma non barocca, quello che emerge davvero è la personalità di Guzza ed il suo modo di porsi nei confronti del proprio lavoro. Inoltre, l’autore si trattiene dall’esplorare il personaggio con il solito metodo del fingo di parlare con me stesso ma in realtà ti racconto cosa penso de la Vita, l’Universo e tutto quanto – insomma, chiunque ha opinioni su qualunque cosa e potrebbe dire la propria su ogni elemento si ritrovi nel proprio campo visivo, e spesso scrivendo si tende a confondere questo flusso di informazioni inutili con il character development. Non è appunto il caso di De Matteo, tranne in alcuni passaggi che però, per un motivo o per l’altro, non risultano poi troppo molesti o viceversa sono sufficientemente insoliti da risultare interessanti.

Interessanti come l’inizio del secondo capitolo, che si apre su una scena di vita domestica del tenente Vincenzo Briganti (il protagonista del romanzo precedente); si tratta di un cambio di scena e di prosa così repentino da catturare l’attenzione del lettore proprio come si trattasse di un secondo incipit. Trovo che questo tipo di intrecci siano particolarmente interessanti, ma difficili da realizzare con successo: il rischio principale è di proporre al lettore una situazione troppo differente rispetto a quella del primo capitolo e scoraggiarlo dal proseguire in quanto gli si prospetta la fatica di tenere a mente due trame differenti e parallele. Insomma, per chi legge in condizioni non ottimali, come per esempio sui mezzi, o ha una memoria da pesce rosso, come per esempio la vostra affezionatissima Madame, potrebbe trattarsi di un motivo sufficiente ad abbandonare un libro su cui si era incerti in partenza.

Al contrario, De Matteo propone un personaggio che si muove nello stesso ambiente “poliziesco” (mi si passi il termine improprio) del capitolo precedente e attacca con un dialogo leggero ma non noioso, realizzando insomma delle condizioni ideali per proseguire la lettura.

Tecnicamente, la prima recensione del romanzo è invece apparsa sul blog di Massimo Luciani. Anche questo commento ha saputo cogliere, almeno secondo il mio punto di vista fortemente condizionato, alcuni aspetti fondamentali del romanzo, e nel complesso mi ha fatto molto piacere. Ne riproduco un passaggio:

In questa situazione si sviluppa una vicenda davvero complessa, forse perfino troppo per un romanzo di quella lunghezza. Tra elementi polizieschi, tecnologici, sociali e politici onestamente penso che ci vorrebbe un romanzo lungo il doppio per sviluppare pienamente tutto ciò ma “Urania” ha limiti precisi.

È anche vero che il ritmo della storia tende già così a essere piuttosto lento perché non è un poliziesco pieno di sparatorie e inseguimenti. L’azione è piuttosto limitata ad alcuni momenti adrenalinici mentre per il resto c’è un’indagine basata su esami scientifici e su colloqui con varie persone. Ciò che c’è attorno all’indagine vera e propria è ancor meno basato sull’azione e più su descrizioni e dialoghi.

Nella parte finale del romanzo, Giovanni De Matteo ci offre perfino una brevissima digressione su eventi molto più ampi che però rimane fine a se stessa. Essa meriterebbe una sua storia a parte, come anche tanti altri eventi citati in “Corpi spenti”. Negli anni scorsi, De Matteo ha già pubblicato anche una miniserie a fumetti ambientata nel 2057, magari in futuro scriverà altre storie di quest’universo narrativo.

Prima di concludere, un bonus. Come alcuni già sanno, in seguito alle vicende che hanno coinvolto l’editore Terminal Shock è stato ritirato da tutti gli store di vendita on-line. Un vero peccato, considerando anche le numerose soddisfazioni che il libro mi stava dando. Prima che venisse rimosso dalla distribuzione il titolo aveva venduto oltre 200 copie in meno di 12 mesi di distribuzione, che per un e-book di un editore emergente, supportato in sostanza solo da una promozione limitata a un circuito ben circoscritto, è davvero un numero degno di rispetto. Escludendo Urania, potrei dire che Terminal Shock è stato il mio lavoro di maggior successo, e purtroppo al momento è irreperibile. Sicuramente riusciremo prima o poi a rimetterlo in circolazione, intanto qualcuno lo ha letto e ha voluto farci sapere come gli è sembrato: le recensioni sono su Mangialibri (a cura di Fabio F. Centamore) e Unknown to Millions (Andrea Viscusi). Alla prossima!

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