Abbiamo visto nella prima parte di questo doppio articolo come si può intervenire lato sorgente per massimizzare la comunicatività di un testo. Andiamo ad esaminare ora cosa succede invece dal lato del destinatario, prendendo spunto per tentare quello che in gergo si chiama reverse engineering.

Partiamo quindi da quello che sembra funzionare. Scelgo un approccio possibilistico e tutt’altro che definitivo in quanto nessuno può vantare in quest’ambito di detenere la formula segreta del successo: in caso contrario non ci sarebbe bisogno di riflettere e interrogarsi, come stiamo facendo qui adesso, ma basterebbe piuttosto applicarla pedissequamente (e magari custodirla con gelosia per evitare che finisca nelle mani della concorrenza).

Le statistiche suggeriscono che il lettore è sempre più donna, geograficamente residente nel Nord Italia, con genitori che sono a loro volta entrambi dei lettori. E’ un primo profilo utile, ma quasi del tutto vanificato dalla lettura dei titoli più venduti nell’ultimo anno, che naturalmente si avvantaggiano dell’apporto significativo dei lettori occasionali (chi compra un solo libro all’anno è probabile che lo scelga tra i titoli più pubblicizzati o già più venduti, innescando un circolo vizioso). L’assenza della fantascienza e del fantastico, inoltre, non fornisce elementi di analisi utili per chi – come il sottoscritto – si cimenta soprattutto in questi generi. Né basta circoscrivere l’analisi ai testi di genere. Per due motivi:

  1. Le classifiche di vendita sono purtroppo inquinate dall’esplosione del fenomeno del self-publishing propiziato dall’espansione del mercato digitale: mi riferisco per la precisione a quei romanzi che si presentano insulsi fin dalla presentazione, si confermano tali nell’anteprima dell’edizione elettronica, eppure stazionano ai piani alti delle classifiche, avvalorati da decine e decine di recensioni positive e da generici commenti di apprezzamento. Palta all’ennesima potenza, che è lì perché l’autore ha talmente tanto tempo a disposizione da moltiplicare all’infinito i propri alias digitali, investendo il 30% di un prezzo di copertina contenuto al massimo per dopare il proprio titolo e scalare posizioni.
  2. Sappiamo tutti che gli autori italiani che vivono di scrittura sono al massimo qualche decina, e tra questi solo un paio frequentano (o hanno frequentato) con una certa assiduità il nostro settore con le loro opere: Alan D. Altieri e Valerio Evangelisti. Siamo quindi in un territorio particolarmente insidioso, poiché a meno di essere uno dei due autori citati, il successo non implica comunque il “professionismo“.

E ci troviamo così con un doppio paradosso da gestire: come facciamo a presentarci a un pubblico sempre più ristretto e specializzato a) con la credibilità di un vero professionista, mantenendo uno standard qualitativo all’altezza pur dovendo fare altro per vivere; e b) riuscendo al contempo a vincere la sfida della visibilità con un plotone sempre più numeroso di agguerriti wannabe autopubblicati?

D’altro canto, sono proprio queste condizioni a esaltare lo spirito di libertà di chi può scrivere senza doverci campare. E l’opportunità può diventare in questo caso uno spazio utile per la sperimentazione, arrivando a suggerire un cambio di paradigma nell’approccio al destinatario: dal lettore da raggiungere, al lettore da scegliersi.

Pur condividendo l’approccio popolare dei generi che frequento da sempre, resto personalmente affezionato a una mia personale idea di lettore, che risponde a questo profilo: intellettualmente curioso e naturalmente disposto a cimentarsi nella sfida della lettura. Un profilo quanto più generico possibile, che non corrisponde esclusivamente al lettore tipo di fantascienza, ma che può essere introdotto nel genere e guidato nella sua scoperta. Un lettore che sia in cerca di stimoli. Ritengo che l’unico modo per intercettare questo lettore generico sia lavorare sui livelli di lettura, cercando di offrire il massimo in ognuno di essi: il piano letterario, quello narrativo, quello più strettamente fantascientifico, etc. Un discorso, questo, che si ricongiunge idealmente anche a quello che facevamo qualche tempo fa sul rilancio della fantascienza. Mirando sempre a rientrare nel 10% di Sturgeon. E facendo il possibile perché il lettore se ne accorga e non debba mai, in nessun caso, sentirsi preso in giro.

Al di là dei propositi, è in questo che risiede la responsabilità di chi scrive.

(fine)

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