Il punto con la scrittura è che tutto ciò che scriviamo, sia esso un racconto, un romanzo o un articolo, in realtà non è altro che un canale, un veicolo attraverso cui un messaggio (il testo) viaggia dalla sorgente (chi scrive) alla destinazione (chi legge), rischiando in continuazione di perdersi andando a scontrarsi con i molteplici ostacoli che gli si frappongono lungo la strada. Il problema sulla resa del messaggio, la sua efficacia, il modo in cui viene elaborato e accolto, può essere scomposto in due sotto-problemi, analizzando prima il mittente e poi il destinatario.

Partiamo dall’inizio. Il contenuto di informazione è una grandezza definita come inversamente proporzionale alla probabilità dell’evento a cui è associata. Per estensione, possiamo intuire che l’importanza di un’informazione è tanto maggiore quanto minore è la sua familiarità con la nostra esperienza. Ma, ancora più intuitivamente, quanto meno un concetto (un’idea, un’immagine, una formulazione) è popolare tanta più fatica richiede al destinatario per decodificarla e comprenderla. Chi scrive non dovrebbe mai dimenticare questa semplice regola, ma al contrario dovrebbe continuare a tenderla d’occhio: le imprese più audaci vanno agevolate, opportunamente costruite per poter centrare il bersaglio e scongiurare il rischio di smarrimento nell’oblio delle velleità.

Come se non bastasse, nessuno di noi è un’isola. Supponiamo per comodità di analisi di avere almeno superato il primo scoglio; altre opportunità di intrattenimento competono con la lettura, promettendo una soddisfazione più immediata: serie televisive, film, videogiochi, e chi più ne ha… Ma consideriamo pure che ci sia un lettore, all’altro capo del canale, disposto a ricevere il nostro segnale. Viviamo comunque tutti costantemente immersi in un oceano di interferenze: il mondo intorno a noi è pieno di stimoli e disturbi, e in maniera analoga il nostro cervello non dorme mai, ma elabora in continuazione processi cognitivi potenzialmente in conflitto con l’attività della lettura, che per effetto dei tempi si è fatta sempre più frammentata. In autobus o sul treno, a casa o nel parco, ogni libro deve vedersela con decine o centinaia – nel caso migliore – di fonti di rumore che fanno di tutto per distrarre il lettore: le voci della folla, la spesa da fare, le bollette da pagare, una e-mail da leggere, un appuntamento da ricordare, una mansione da portare a termine. Come fare per vincere questa concorrenza? Sempre la teoria dell’informazione ci fornisce la nozione di codifica di canale: è il modo in cui si protegge il messaggio dal rumore, minimizzando l’equivocazione, ovvero il rischio di perdita dell’informazione. Intuitivamente, riduciamo la densità dell’informazione, introducendo ridondanza a scopo di controllo.

Possibili soluzioni di base concesse a chi scrive:

  • creare personaggi interessanti, con cui sia facile empatizzare (sia in termini positivi che negativi);
  • costruire scenari appassionanti, capaci di innescare nel lettore il senso avventuroso dell’esplorazione e della scoperta;
  • congegnare un intreccio coinvolgente, con cui irretire l’attenzione di chi legge (non solo attraverso la trama, ma anche attraverso il montaggio temporale dell’azione).

Sono i consigli da cui inizia ogni manuale o corso di scrittura, e sono suggerimenti di semplice buon senso: come è facile comprendere, lavorano tutti sul coinvolgimento emotivo del lettore, massimizzando la capacità di avvincerlo al testo. A un livello più avanzato, con l’esperienza, chi scrive finisce per aggiungere altri strumenti alla propria cassetta. Tra quelli a cui ricorro più di frequente posso menzionare:

  • modulazioni del ritmo: il cambio di passo che combina scene più concitate ad altre più riflessive;
  • variazioni del registro narrativo: l’operazione mimetica per cui lo stile viene tagliato sulle caratteristiche del personaggio che agisce in scena (ma anche l’inclusione di inserti non strettamente narrativi, come digressioni, estratti meta-narrativi, etc.);
  • alternanza del punto di vista: orchestrando i diversi personaggi per far progredire la trama;
  • anticipazione: seminando indizi da ricomporre in schemi significativi ai fini della storia;

Sono solo alcuni spunti, e ciascuno di essi si porta dietro la sua tara di rischi e controindicazioni. Sta alla sensibilità di chi scrive saper individuare la combinazione giusta, ma credo che basti questa veloce panoramica per dare un’idea della complessità del compito: anche se l’efficacia massima è l’obiettivo, a volte si possono tollerare dei compromessi (per esempio il sacrificio dell’immediatezza a favore della resa stilistica oppure di una soluzione particolare). Ma per riuscire nel compito non si può prescindere dalla padronanza del mestiere. Alla fine, per rischiare un paragone cinematografico, più che uno sceneggiatore solo nella sua stanza, un autore è un regista/sceneggiatore che sappia fare anche il direttore della fotografia, del montaggio e della musica. E se è vero che sono molteplici le variabili su cui può agire in autonomia, operando quello che potremmo definire un fine tuning, è anche vero che esercitare il pieno controllo su tutti questi parametri richiede delle scelte, e di fronte a questa complessità le scelte implicano la dolorosa consapevolezza di perdersi probabilmente l’occasione di dire ciò che si vuole in una maniera migliore.

Ma proprio per questo, in fin dei conti, è dall’esercizio sul campo che nascono le opportunità. Perché le soluzioni che ci vengono in mente in fase di pianificazione e che poi scartiamo a vantaggio di altre considerate – a torto o ragione – più adatte allo scopo, possono tornarci utili per il futuro. Anzi, in alcuni casi possono diventare la spinta principale che porta alla nascita di un nuovo progetto.

(fine prima parte – continua)

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