In occasione dell’uscita di Sezione π² ero solito ribadire una mia convinzione, ovvero che nessun lavoro di fiction nasce astratto da un contesto di riferimento. Ultimamente sull’argomento mi sono ammorbidito un po’, persuadendomi che esista una strada per rendere meno stretti i lacci che vincolano un lavoro alla categoria dei suoi precursori. Ciò non toglie che Corpi spenti abbia visto la luce sotto una costellazione tracciata dall’intersezione di un certo periodo storico con un certo immaginario. Per questo ho voluto ripercorrere il cammino che ha condotto a questo risultato: se Corpi spenti è quello che è, lo deve a un certo numero di opere di riferimento.

Il ciclo di articoli che inauguriamo oggi nasce quindi per offrire un risarcimento morale ai lavori che hanno esercitato un’influenza determinante su questo romanzo. Ci concentreremo sugli input provenienti da libri, cinema, arte e musica. Partendo con una canzone.

Chi se non David Bowie? Stavolta con un pezzo tratto dal suo album più distopico, non a caso fortemente influenzato dal 1984 di George Orwell. Ascoltiamoci Diamond Dogs da un concerto del 2006 (il video è di qualità passabile, per la registrazione audio ci tocca adattarci):

In the year of the scavenger, the season of the bitch
Sashay on the boardwalk, scurry to the Ditch
Just another future song, lonely little kitsch
(There’s gonna be sorrow) try and wake up tomorrow…

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