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Singolarità Tecnologica 02

E infine ci sono i personaggi, nessuna storia può farne a meno. Questa, più di tutte le altre cose che ho scritto, è una storia di personaggi e di persone: è la storia delle loro storie, catturate nel cono d’ombra della Singolarità. Dall’interazione tra i personaggi possono nascere situazioni interessanti. Non amo particolarmente l’ossessione psicologica di gran parte del mainstream, ma la narrativa di genere è narrativa d’intreccio e il meccanismo drammatico può trarre linfa vitale proprio dalle relazioni tra i personaggi.

Quando ho cominciato a scrivere Corpi spenti ne avevo tre, “ereditati” dal precedente romanzo. Il protagonista, ovvero Vincenzo Briganti, tenente della Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica (la Sezione Pi-Quadro, come la chiamano tutti), un necromante, un cyborg capace di scansionare i ricordi di una vittima per risalire alle circostanze della sua morte; il suo socio acquisito, Guzza, ovvero l’ispettore Corrado Virgili, inviso ai suoi superiori e per questo distaccato alla Sezione Pi-Quadro, un agente burbero e dai metodi molto poco convenzionali, ma malgrado – o proprio in virtù di – queste caratteristiche capace di instaurare con Briganti un fortunato benché bizzarro sodalizio professionale; il sostituto procuratore Grazia Conti, una donna in carriera, già tutta d’un pezzo prima che i fatti narrati in Sezione π² interferissero con la sua sfera privata.

Era un buon punto da cui partire. Intorno a loro non è stato difficile costruire una galleria di comprimari, attingendo ancora una volta dalle pagine del precursore: Sara, la ex-moglie di Briganti, emerge dall’abisso del passato proprio nell’epilogo di Sezione π² e non poteva restare fuori da questa partita, sarebbe stato uno spreco; Pasquale Nigro e Mario Terenzi, i due agenti che s’intravedevano in un paio di scene, suggerivano troppi aspetti interessanti da scoprire per poter essere dimenticati su quelle pagine; Sanseverino, già presentato come il depositario della Sezione, la sua memoria storica, non poteva essere lasciato da parte; Errico Chianese, il cronista più scomodo della città, una sorta di cavaliere solitario armato solo di penna e portatile, che racconta il sistema dalle pagine di Nova X-Press, il suo bollettino di controinformazione, doveva continuare a fotografare la città e il paese, le loro dinamiche, con il suo sguardo lucido e implacabile.

In più c’era una cosa che sentivo latitare nel primo romanzo: la Sezione Pi-Quadro, intesa come corpo di polizia; un corpo speciale, che malgrado le sue peculiarità era rimasto un po’ sullo sfondo del primo volume, dove Briganti, Di Cesare e Bevilacqua tendevano a prendersi tutta la scena. Ecco quindi come Corpi spenti si è delineato ai miei occhi come la storia della Pi-Quadro, o di ciò che ne resta dopo i fatti del novembre ‘59. Una storia vissuta attraverso i suoi componenti, i loro amici e i loro rivali. Con un’unica avvertenza: amici e rivali non sempre si ritrovano sul lato della barricata in cui ci aspetteremmo di trovarceli. Come in ogni buon noir che si rispetti.

Una storia comunque di transizione, ma grazie a questa consapevolezza del ruolo di ciascuna delle sue parti anche molto strutturata, che è stato bello costruire sulle spalle dei personaggi e vedere come, ciascuno per la parte che gli competeva, riuscivano a portare avanti la trama. Una storia destinata a prendere i personaggi un po’ più avanti sul loro cammino rispetto al punto in cui li avevamo lasciati, per accompagnarli ancora più lontano. Dove si troveranno ciascuno a un grado diverso, ma ancora una volta tutti inevitabilmente cambiati.

Da Napoli, fronte della Singolarità, per il momento è tutto. Ma non cambiate canale.

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Mi chiamo Giovanni De Matteo, per gli amici X. Nel 2004 sono stato tra gli iniziatori del connettivismo. Leggo e guardo quel che posso, e se riesco poi ne scrivo. Mi occupo soprattutto di fantascienza e generi contigui. Mi piace sondare il futuro attraverso le lenti della scienza e della tecnologia.
Il mio ultimo romanzo è Karma City Blues.

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