Una volta definita la prospettiva, la cosa più complessa da predisporre è stata l’ambientazione. È stato difficile per una duplice ragione, ma siccome la parte legata all’atmosfera è quella per cui mi sento meglio predisposto per natura (o per semplice pigrizia, in quanto incapace di sviluppare con altrettanta costanza e profondità tutti gli altri aspetti della costruzione di un romanzo) è stata anche la parte del lavoro che mi ha divertito di più. Per me l’ambiente rappresenta un prerequisito indispensabile per ogni storia. Non riesco a scrivere nemmeno una riga senza avere un’idea più che soddisfacente del mondo che la ha generata. Capita che le mie storie risultino sbilanciate anche per questo: troppo poca azione rispetto all’atmosfera, proprio per una istintiva esigenza di valorizzare il lavoro compiuto offrendo allo sfondo più inquadrature di quanto sia strettamente richiesto dalla trama. Spero comunque che questo non sia il caso di Corpi spenti.

Singolarità Tecnologica

Le due difficoltà cui accennavo in apertura sono queste: da un lato, la continuità con l’ambientazione di Sezione π² imponeva una tenuta della coerenza interna alla serie; dall’altro, sul versante completamente opposto, la natura stessa della Singolarità – che è il presupposto del mondo della Sezione Pi-Quadro – richiedeva un’evoluzione sensibile rispetto allo scenario tracciato nel primo romanzo. La Singolarità Tecnologica, come ricorderete, risulta dalla convergenza rivoluzionaria di settori di ricerca diversi (nanotecnologie, scienze della vita, intelligenza artificiale, cibernetica e computazione quantistica) che ha determinato un’impennata della curva del progresso, producendo esiti imprevedibili nella ricaduta dei loro effetti. La Singolarità ha contribuito a spostare gli anni dopo il 2049 (in cui teoricamente sarebbe «esplosa») molto più lontano da noi di dove li posizionerebbe il calendario. In definitiva, è una sorta di orizzonte degli eventi scientifico-culturale e il suo effetto collaterale è uno shock da futuro.

In un contesto post-Singolarità, anche pochi mesi equivalgono a diversi anni di progresso secondo il tasso di sviluppo a cui siamo abituati oggi. E siccome tra Sezione π² Corpi spenti intercorrono diciotto mesi, era necessario mostrare che del tempo fosse trascorso, e che questo tempo corrispondesse a un lasso di tempo molto più lungo rispetto a diciotto mesi attuali. È quello che potremmo definire effetto inflazionario della Singolarità e chiunque scriva storie ambientate nel cono d’ombra dell’evento deve farci i conti (pensate ad Accelerando). Tutto sommato, le due spinte contrarie tra continuità e cambiamento tendono però anche a compensarsi reciprocamente, e se comunque l’ambientazione compie un bel salto in avanti rispetto al precedente romanzo, dall’altro le loro forze opposte tendono a frenarsi a vicenda e a produrre un nuovo punto di equilibrio che spero i lettori potranno trovare altrettanto – se non addirittura più – interessante di quello attorno al quale si sviluppava Sezione π².

Per non rovinare il gusto della scoperta ai lettori più esigenti, mi fermo qua. Prima di chiudere mi limito però a rispondere a un quesito, contenuto in un bel commento apparso nella pagina dedicata a Sezione π² su Anobii. La mini-recensione è di Paolo Giannuzzi:

Finalmente un noir fantascientifico che non si incarta (o almeno lo fa poco) in frasi edulcorate ad arte, prive di senso, atte spesso ad allungare il brodo. Un ottimo thriller/giallo, laddove la fantascienza è il pretesto per dare al protagonista il potere necessario per districare la matassa in maniera credibile. Tutto è costruito in maniera precisa, con poche concessioni al divagare, e con dei bei personaggi a cui si tende ad affezionarsi (Guzza è il classico esempio del personaggio che il protagonista prova a renderci antipatico al primo incontro, ma poi ci si lega inevitabilmente). Auspico il ritorno dei protagonisti, anche se il finale lascia intendere che la base su cui si fonda tutto (la possibilità di indagare nella mente dei defunti) sia destinata a svanire.

Ecco, innanzitutto vorrei dire che è particolarmente gratificante ricevere un commento simile a quattro anni dall’uscita del romanzo. Denota che il libro è invecchiato bene, malgrado tutto, e questo non può fare che piacere (anzi, a dirla tutta, è stata una bella iniezione di fiducia). Tornando al punto della questione, la tecnologia dell’upload mentale messa a punto in Estremo Oriente e annunciata nel finale del libro non esclude affatto una continuazione della Pi-Quadro. I necromanti sono diventati obsoleti, certo, per ammissione dello stesso Briganti. Ma non per le loro prerogative – dopotutto, il loro ruolo resta inalterato, sia che dei cadaveri si possano recuperare le coscienze sia che invece la loro coscienza resti condannata alla morte entropica – quanto piuttosto per i pretesti etici che la politica farebbe presto a strumentalizzare e piegare alle proprie necessità. Se un individuo può essere “resuscitato”, infatti, l’indagine psicografica può diventare un’interferenza nella sfera privata. E la Pi-Quadro si è già fatta numerosi nemici, tra i signori di Napoli. Nel 2061 qualcuno potrebbe volergliela far pagare.

Di Guzza e degli altri, invece, parleremo la prossima volta.

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