Charlie Jane Anders ha appena lanciato dalle colonne di io9, probabilmente la piattaforma dedicata alla fantascienza più

English: Photo of Charlie Jane Anders, photo b...

English: Photo of Charlie Jane Anders, photo by Gregory Bartning (Photo credit: Wikipedia)

popolare al mondo, un’idea che ha un po’ il sapore di una provocazione, ma che evidentemente nasce soprattutto da una conoscenza approfondita del genere, oltre che da una forte passione. Detta in soldoni: la fantascienza è forse giunta nuovamente in una di quelle fasi in cui ciclicamente si è trovata, nel corso della sua storia, ad aver bisogno di un impulso endogeno al rinnovamento. L’autrice (nonché editor/redattrice/curatore) individua due punti nodali nell’evoluzione del genere: la New Wave, un’epoca ricca di opere seminali capaci di segnarne irreversibilmente il cammino, e lo Slipstream, teorizzato in primis da Bruce Sterling nel 1989, che vi travasò le intuizioni e i conseguimenti maturati nel corso dell’esperienza cyberpunk. E si domanda se non sia giunto il momento di lanciare un nuovo movimento letterario, capace di mutuare le ambizioni stilistiche della New Wave e la vocazione al superamento dei confini di genere dello Slipstream. Il suo articolo merita davvero una lettura: potete trovarlo a questo indirizzo.

Charlie Jane Anders individua due poli opposti nelle modalità di concepire la fantascienza: a un estremo, l’approccio autoreferenziale, tipico degli autori che si rivolgono alla nicchia dei lettori specializzati, con cui condividono un background di elementi che vanno a costituire una sorta di barriera all’entrata per ogni altro lettore; all’estremo opposto, l’approccio letterario, che se da un lato si differenzia per una maggiore consapevolezza stilistica e per una più accentuata risonanza emotiva, riesce d’altro canto anche a parlare a un pubblico più vasto, non esigendo dai lettori una conoscenza specifica delle caratteristiche del genere. E in un passaggio cruciale si domanda:

If you see those two things as opposing points on a spectrum, then you’re bound to judge works (to some extent) based on two qualities: how beholden they are to the genre’s past, and their stylistic traits. But those are just two strengths among many — and what if you tried to create genre works that were beholden to neither past science fiction or present literary fiction?

Ovvero: “cosa ne dite se ci svincolassimo dal canone di questa polarizzazione e cercassimo di creare opere di genere che non siano in debito né verso la fantascienza del passato né verso la letteratura contemporanea?” Che è una posizione coraggiosa, anzi di più: audace. Ma che secondo Anders va incontro proprio a quella necessità di “catturare la stranezza di vivere nel nostro tempo accelerato” da cui nasceva – guarda caso – lo Slipstream. Il nuovo movimento letterario che potrebbe fornire la propulsione richiesta per il rilancio della fantascienza dovrebbe quindi essere al contempo “meno rilevante e meno riverente”.

Cover of "The Time Traveler's Wife"

Cover of The Time Traveler’s Wife

Se vogliamo, è un approccio simmetrico a quello tentato dal connettivismo, e in fin dei conti nemmeno del tutto estraneo a ciò che fanno i connettivisti. In particolare, in una fase in cui tutti nel movimento stiamo guardando con crescente attenzione al mainstream, quello indicato da Charlie Jane Anders potrebbe benissimo attestarsi come uno dei sentieri che ci condurranno verso il nextstream. Dopotutto non è poi distante dalle coordinate di quella che avevo voluto definire “fantascienza ripotenziata” parlando dell’eccellente romanzo di Audrey Niffenegger La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, in questo senso e non solo un autentico caso di studio. Per evitare confusioni di termini e volendomi riallacciare anche alle riflessioni che sviluppavo in questo articolo del 2008 sul dibattito che si era acceso nel mondo anglosassone in merito alla rilevanza del genere, mi verrebbe da richiamarmi a quanto scritto da Charlie Jane Anders e ridefinire questa opzione come “light science fiction“. Dove l’attributo non vuole avere nessuna connotazione di merito o di valore, ma esclusivamente specificare una qualità, per identificare un tipo di fantascienza alleggerito dal suo background di riferimento, capace di estrarre il massimo dall’essenza dei suoi tòpoi. E per distinguerla in questo modo da una heavy science fiction, che invece punta sull’accumulo di elementi caratteristici del genere per ricavare il suo massimo impatto.

In qualche modo le riflessioni di Anders vanno a saldarsi con un dibattito critico in corso tra i connettivisti, forse tenuto un po’ troppo nelle retrovie. Forse, stiamo assistendo davvero ai prodromi di una nuova transizione di fase del genere. E forse, per una volta, ci troviamo in condizione di non subirne le ricadute a posteriori, potendo invece prendere attivamente parte al processo. Tutto sommato, il lavoro svolto fin qui, in questi dieci anni trascorsi dalla nascita del movimento connettivista, è servito sostanzialmente a realizzare le condizioni perché questo fosse possibile.

 

Enhanced by Zemanta
Advertisements