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Un libro e un racconto. Per il tracciamento dei container trasportati via mare e lo scenario da guerra di spie in cui il Mediterraneo sta scivolando in Corpi spenti, ho derivato lo spunto di partenza da Guerreros di William Gibson.

Un altro debito importante è verso Samuel R. Delany (non è la prima volta, non sarà l’ultima) e il suo Sì, e Gomorra. A distanza di 47 anni dalla prima pubblicazione gli scenari delineati nel racconto, con le sottoculture urbane che fioriscono intorno allo sfruttamento sessuale degli spaziali in licenza, continuano a risultare una metafora insuperabile, soprattutto come rappresentazione delle alternative di utilizzo che la strada riesce sempre a trovare per le ricadute del progresso.

Uno dei punti-chiave del romanzo è la colonizzazione spaziale. Il che potrebbe sembrare paradossale, per un future noir che si svolge interamente per le strade di una metropoli e nei suoi bassifondi. Ma la Nuova Frontiera incombe sui personaggi e sulle loro storie. Tra i principali spunti che ho voluto approfondire nel libro c’è appunto l’approccio dell’umanità allo spazio: il modo in cui ci si arriva, il modo in cui la conquista dello spazio ci cambia. L’outer space si riversa nell’inner space, e come insegna J.G. Ballard il terreno di battaglia sono prima di tutto la nostra psiche e i nostri corpi.

Tre parole-chiave per l’approccio alla tecnologia in Corpi spenti: nichilismo, alienazione, paranoia.

Starbase 03

Space Colonies and Stations

Space ColonyImmagini via Exonauts.

Inizialmente avevo pensato di adottare uno schema narrativo simile a Strange Days che fungesse da colonna dorsale per Corpi spenti. Il proposito mi è servito solo in parte, ma mi è tornato utile ricordarmi del film quando ho dovuto coinvolgere la Pi-Quadro in un’indagine legata al circuito degli snuff movie.

L’influsso di Strange Days si compenetra con quello del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan, specie per quanto attiene l’introduzione di un antagonista. Il male può declinarsi in infinite variazioni e Nolan ce lo ricorda nelle figure del Joker e soprattutto di Harvey Dent. Dalla sua uscita in sala avevo avuto modo di rivedere il film altre tre o quattro volte prima di mettermi al lavoro sul romanzo: abbastanza per cambiare idea rispetto alle impressioni che mi aveva lasciato la prima visione in sala. Abbastanza da capire che con la gestione narrativa della trama Nolan ha invece fatto un gran lavoro. Rendere consequenziali e concatenati gli elementi di partenza non era facile e una visione congiunta di Batman Begins e The Dark Knight aiuta a comprendere la prospettiva nella sua completezza, cogliendo la bontà e la riuscita dei suoi sforzi.

Poi, ovviamente, c’è la figura del Trickster, di cui parlavo anche in questa intervista:

In ambito letterario, forse il Trickster ha avuto la sua più efficace incarnazione nel Joker, la nemesi di Batman. Al di là della seduzione del male, quello che affascina di questo personaggio (magistralmente interpretato nella trasposizione cinematografica di Christopher Nolan da Heath Ledger) è la sua familiarità con le storie. Nei fumetti, ha un aneddoto per ogni situazione. E nel film si diverte a cambiare la storia del proprio personaggio più di una volta, riportando una versione diversa in base all’interlocutore proprio per produrre su di lui una maggior presa. Non è forse quello che cerca di fare ogni scrittore? Ottenere il massimo coinvolgimento del lettore richiede più di un pizzico di intraprendenza.

Inoltre il rapporto tra Joker e Dent nel film sembra riprodurre le dinamiche di contagio/infezione tramite cui si diffondono i memi. Estremamente istruttivo da studiare, a partire da scene come questa.

Ancora un po’ di musica. Questa viene citata direttamente nel testo, dove fa da colonna sonora di un flashback. In Corpi spenti i flashback riportano l’azione in un punto intermedio tra il presente della sua stesura (2011) e il presente del romanzo (2061). In effetti, qui ci posizioniamo quasi a metà strada. Recuperare riferimenti culturali del nostro presente (una canzone di Cat Power di qualche anno fa) o considerati classici permanenti (un libro di Italo Calvino, per esempio) può tornare utile come espediente per dare un senso di continuità tra il nostro mondo e quello immaginario rappresentato nel romanzo.

Maybe Not di Chan Marshall, inoltre, è anche una sintesi perfetta della possibilità che è concessa a ciascuno di noi di trovare uno spazio di libertà nel mondo, eventualmente anche solo con la fantasia. Ed è anche una canzone sui compromessi e il senso di perdita (dell’innocenza, della salvezza, della speranza), che è un altro dei temi che attraversa Corpi spenti.

I rapporti tra uffici contigui sono spesso conflittuali, anche nella polizia. Quindi bisognava trovare un modo per far capire come la Sezione Pi-Quadro venisse vista e considerata dalle altre divisioni al servizio della questura. In Corpi spenti compaiono l’Electronic Security Police (ESP) e la Divisione Crimini Violenti. Se la prima serve per dare un’idea del posizionamento della Pi-Quadro all’interno dei nuovi ranghi della Direzione Centrale Anti-Crimine, la Divisione Crimini Violenti (meglio conosciuta dai membri della squadra come “la Criminale”) svolge un ruolo di contrapposizione ancora più netto. In definitiva, è un po’ come se la Pi-Quadro si trovasse stretta nella morsa tra il nuovo che avanza e il vecchio che torna.

E se per l’idea di base di simili rapporti basta tutto sommato guardarci intorno tutti i giorni, trovare un avversario che oltre a essere antipatico risulti anche non banale è affare più delicato. Per fortuna ci viene in soccorso una serie come Life on Mars, dai molteplici piani di lettura e dagli ancor più numerosi spunti d’ispirazione.

Come nel caso di Sezione π² le immagini oniriche dei necromanti devono molto all’estetica angosciosa e disturbante del grande Zdzisław Beksiński. Il suo è un cupo esistenzialismo impregnato di inquietudine. Potete perdervi nei suoi mondi oscuri in una delle diverse gallerie virtuali che presentano le sue opere straordinarie, dal sito ufficiale dedicato all’artista polacco a questa ricchissima collezione web. Qui di seguito riproduco alcuni scorci dalle terre dell’incubo, che mi sono stati di particolare aiuto in Corpi spenti.

Zdzisław Beksiński 01

Zdzisław Beksiński 02

Zdzisław Beksiński 03

Zdzisław Beksiński 04

Quando la nebbia si disperde, davanti a lui si delineano le sagome di manufatti familiari. Sono sedie – un numero imprecisato di sedie, nel bel mezzo di quella vuota vastità.

Su una di queste riposa un pensatore triste, avvolto in una mantella rossa. Il Viandante contempla gli arbusti rinsecchiti che spuntano dalla cenere e si aggrappano alle gambe della sedia. In alto, lo schiarirsi della bruma ha rivelato la profondità siderale di un cielo d’acciaio. Stanotte le conformazioni stellari sembrano disposte per evocare l’immagine di una gigantesca ameba scintillante, fluttuante nel vuoto.

Stelle come neuroni, riflessi come dendriti e sinapsi…

Per una frazione di secondo il Viandante viene folgorato dall’immagine del cielo e vede in essa una proiezione olografica dell’attività neurale del pensatore. Per un istante si chiede se tutto il mondo intorno a lui non si origini dalla mente dell’uomo immobile e silenzioso, come il prodotto di un sogno.

Se ne è parte, non può essere un frutto della sua immaginazione il Viandante stesso?

Pagan - Quelli che restanoIl tono, in storie come questa, è fondamentale alla riuscita finale. Un tono troppo distaccato mal si lega a un noir, mentre un tono troppo coinvolto rischia di sacrificare in favore del volume di rumore la densità d’informazione che invece si richiede a una storia di fantascienza. Per fortuna, la narrazione in terza persona aiuta a tenere il distacco necessario. In questo romanzo ho voluto sperimentare rispetto a Sezione π² una soluzione mimetica, cercando di valorizzare il punto di vista di una galleria di personaggi. Il tono, comunque, specie quando le cose vengono viste dagli occhi di Briganti, assume una connotazione disincantata, à la Hugues Pagan per intenderci.

Sulla scia di Pagan (l’Usine) e Derek Raymond (the Factory), inoltre, Guzza affibbia un nomignolo alla Sezione. Un modo, se me lo concedete, di operare una sorta di “smitizzazione”, che ben si sposa all’atmosfera di dismissione che pervade il romanzo.

Un brano da Quelli che restano (Tarif de group, 1993) di Pagan:

Non conoscevo la sua nostalgia, quella molla piccola e fragile, sorda e lancinante, che permette a tutti noi di restare in qualche modo in piedi, sempre che non abbia già dato tutto quello che poteva. Non è la morte che ci ripulisce le tasche, è la vita la grande borseggiatrice. La morte interviene solo per il conto finale, e dubito le rimanga molto da arraffare.

Il ritmo del racconto è fondamentale, se non si vuol perdere per strada il lettore. Per fortuna, una storia poliziesca offre tutta una serie di pretesti per scongiurare il rischio. Pedinamenti, intercettazioni, trappole, inseguimenti, sono i ferri del mestiere.

In alcune sue scene, Corpi spenti deve molto a Il braccio violento della legge di William Friedkin, con un Gene Hackman che definire monumentale sarebbe fargli un torto. The French Connection è un film che ho visto e rivisto, mentre stavo per concludere il romanzo e mi serviva un valore aggiunto per connotare adeguatamente dei passaggi chiave. Non stupitevi, insomma, se quando lo leggerete, Guzza vi sembrerà aver mutuato per osmosi l’ossessione investigativa di Jimmy “Popeye” Doyle.

Spero comunque di aver appreso dal film anche un po’ di tecnica. Per esempio, ecco come si gira un pedinamento.

Farewell My Lovely

Raymond Chandler continua ad aleggiare su queste pagine come un fantasma nelle stanze di un castello abbandonato. In particolare, questa volta ho dei debiti evidenti verso Addio mia amata (Farewell, My Lovely, 1940) nelle soluzioni relative alle location più “marittime”. A proposito, in Corpi spenti piove meno che in Sezione π², ma succede solo perché la storia si dispiega ad aprile invece che a novembre.

Molto più che nel precedente romanzo qui si dovrebbe sentire anche l’influsso di Dashiell Hammett. I manuali di scrittura in genere consigliano di ridurre al minimo i riassunti, quelle parti di raccordo tra una scena e l’altra che infrangono la sacra regola dello “show, don’t tell“. È sempre bene attenersi alle regole, se non si vuole incorrere in pesanti sanzioni. Ma Hammett era un maestro nel ricapitolare le indagini dei suoi investigatori (penso in particolare a La maledizione dei Dain e Un matrimonio d’amore) e ha molto da insegnare anche nella scrittura delle parti di raccordo. Che poi possono diventare un pretesto per sperimentare varianti della più classica presa diretta nelle scene più concitate.

E a mio parere funziona, quando le scene d’azione sono molte. A patto di non abusarne.

In occasione dell’uscita di Sezione π² ero solito ribadire una mia convinzione, ovvero che nessun lavoro di fiction nasce astratto da un contesto di riferimento. Ultimamente sull’argomento mi sono ammorbidito un po’, persuadendomi che esista una strada per rendere meno stretti i lacci che vincolano un lavoro alla categoria dei suoi precursori. Ciò non toglie che Corpi spenti abbia visto la luce sotto una costellazione tracciata dall’intersezione di un certo periodo storico con un certo immaginario. Per questo ho voluto ripercorrere il cammino che ha condotto a questo risultato: se Corpi spenti è quello che è, lo deve a un certo numero di opere di riferimento.

Il ciclo di articoli che inauguriamo oggi nasce quindi per offrire un risarcimento morale ai lavori che hanno esercitato un’influenza determinante su questo romanzo. Ci concentreremo sugli input provenienti da libri, cinema, arte e musica. Partendo con una canzone.

Chi se non David Bowie? Stavolta con un pezzo tratto dal suo album più distopico, non a caso fortemente influenzato dal 1984 di George Orwell. Ascoltiamoci Diamond Dogs da un concerto del 2006 (il video è di qualità passabile, per la registrazione audio ci tocca adattarci):

In the year of the scavenger, the season of the bitch
Sashay on the boardwalk, scurry to the Ditch
Just another future song, lonely little kitsch
(There’s gonna be sorrow) try and wake up tomorrow…

Singolarità Tecnologica 02

E infine ci sono i personaggi, nessuna storia può farne a meno. Questa, più di tutte le altre cose che ho scritto, è una storia di personaggi e di persone: è la storia delle loro storie, catturate nel cono d’ombra della Singolarità. Dall’interazione tra i personaggi possono nascere situazioni interessanti. Non amo particolarmente l’ossessione psicologica di gran parte del mainstream, ma la narrativa di genere è narrativa d’intreccio e il meccanismo drammatico può trarre linfa vitale proprio dalle relazioni tra i personaggi.

Quando ho cominciato a scrivere Corpi spenti ne avevo tre, “ereditati” dal precedente romanzo. Il protagonista, ovvero Vincenzo Briganti, tenente della Sezione Investigativa Speciale di Polizia Psicografica (la Sezione Pi-Quadro, come la chiamano tutti), un necromante, un cyborg capace di scansionare i ricordi di una vittima per risalire alle circostanze della sua morte; il suo socio acquisito, Guzza, ovvero l’ispettore Corrado Virgili, inviso ai suoi superiori e per questo distaccato alla Sezione Pi-Quadro, un agente burbero e dai metodi molto poco convenzionali, ma malgrado – o proprio in virtù di – queste caratteristiche capace di instaurare con Briganti un fortunato benché bizzarro sodalizio professionale; il sostituto procuratore Grazia Conti, una donna in carriera, già tutta d’un pezzo prima che i fatti narrati in Sezione π² interferissero con la sua sfera privata.

Era un buon punto da cui partire. Intorno a loro non è stato difficile costruire una galleria di comprimari, attingendo ancora una volta dalle pagine del precursore: Sara, la ex-moglie di Briganti, emerge dall’abisso del passato proprio nell’epilogo di Sezione π² e non poteva restare fuori da questa partita, sarebbe stato uno spreco; Pasquale Nigro e Mario Terenzi, i due agenti che s’intravedevano in un paio di scene, suggerivano troppi aspetti interessanti da scoprire per poter essere dimenticati su quelle pagine; Sanseverino, già presentato come il depositario della Sezione, la sua memoria storica, non poteva essere lasciato da parte; Errico Chianese, il cronista più scomodo della città, una sorta di cavaliere solitario armato solo di penna e portatile, che racconta il sistema dalle pagine di Nova X-Press, il suo bollettino di controinformazione, doveva continuare a fotografare la città e il paese, le loro dinamiche, con il suo sguardo lucido e implacabile.

In più c’era una cosa che sentivo latitare nel primo romanzo: la Sezione Pi-Quadro, intesa come corpo di polizia; un corpo speciale, che malgrado le sue peculiarità era rimasto un po’ sullo sfondo del primo volume, dove Briganti, Di Cesare e Bevilacqua tendevano a prendersi tutta la scena. Ecco quindi come Corpi spenti si è delineato ai miei occhi come la storia della Pi-Quadro, o di ciò che ne resta dopo i fatti del novembre ‘59. Una storia vissuta attraverso i suoi componenti, i loro amici e i loro rivali. Con un’unica avvertenza: amici e rivali non sempre si ritrovano sul lato della barricata in cui ci aspetteremmo di trovarceli. Come in ogni buon noir che si rispetti.

Una storia comunque di transizione, ma grazie a questa consapevolezza del ruolo di ciascuna delle sue parti anche molto strutturata, che è stato bello costruire sulle spalle dei personaggi e vedere come, ciascuno per la parte che gli competeva, riuscivano a portare avanti la trama. Una storia destinata a prendere i personaggi un po’ più avanti sul loro cammino rispetto al punto in cui li avevamo lasciati, per accompagnarli ancora più lontano. Dove si troveranno ciascuno a un grado diverso, ma ancora una volta tutti inevitabilmente cambiati.

Da Napoli, fronte della Singolarità, per il momento è tutto. Ma non cambiate canale.

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Vivere anche il quotidiano nei termini più lontani. -- Italo Calvino, 1968

Neppure di fronte all'Apocalisse. Nessun compromesso. -- Rorschach (Alan Moore, Watchmen)

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