Dark Gamma Ray Burst Illustration

Dark Gamma Ray Burst Illustration (Photo credit: NASA Goddard Photo and Video)

Del principio olografico ho parlato spesso in passato (qualche traccia sopravvive sul vecchio blog) e anche sul prossimo Next – in uscita in questi giorni – troverete un aggiornamento sullo stato della ricerca che illustra un esperimento in corso al FermiLab, volto a dimostrare la fondatezza della teoria rilevando tracce del rumore olografico di fondo della realtà. Seguendo una strada del tutto indipendente, proprio in questi giorni un gruppo di ricercatori giapponesi ha annunciato di aver ottenuto incoraggianti risultati da due diverse simulazioni, con un annuncio che non ha saputo frenare l’entusiasmo dei titolisti dello Scientific American.

E sempre dalle stesse pagine negli ultimi giorni è giunta alla mia attenzione una teoria di cui non avevo ancora sentito parlare. Si chiama rainbow gravity, che potremmo tradurre come gravità arcobaleno (e infatti è così che riporta il sito de Le Scienze), e presenta un approccio se possibile ancora più radicale del principio olografico, che promette di stravolgere le basi stesse della cosmologia, cancellando qualsiasi traccia di singolarità dal passato dell’universo (dimenticatevi il Big Bang) e legando il comportamento delle particelle immerse in un campo gravitazionale alla loro energia. Dall’osservazione dei gamma-ray burst potrebbero derivare prove significative a sostegno della nuova teoria, che il suo ideatore Lee Smolin vuole strettamente connessa a una formulazione più generale che ha voluto chiamare “località relativa”: l’idea è che osservatori diversi situati in punti diversi dello spazio-tempo possono non essere d’accordo sulla localizzazione di determinati eventi.

Ovviamente, avendo eletto da tempo Thomas Pynchon ai vertici del mio pantheon letterario personale, il nome della teoria non può non richiamarmene alla mente il monumentale capolavoro del 1973: Rainbow’s Gravity, L’arcobaleno della gravità. E mi offre l’occasione per ricordare che proprio nei mesi scorsi Ernesto Guido ha ottenuto la ratifica ufficiale delle denominazioni prescelte per due asteroidi da lui scoperti nel 2005. Dal 20 novembre 2013 nella cintura principale orbita anche un corpo denominato 152319 Pynchon.

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