Passeggiando per le strade di New York il mese scorso avrebbe potuto imbattervi in un’opera fresca di spray firmata nientemeno che da Banksy, misterioso quanto acclamato artista di strada, nonché attivista, che dagli inizi degli anni Zero sta mostrando nuovi e irriverenti percorsi all’establishment dell’arte contemporanea. Banksy ha infatti voluto concedersi un’autentica mostra per le strade della Grande Mela, marchiandone i muri ogni giorno con un’opera diversa, per la gioia dei graffitari e dei fan e con gran disappunto dell’ormai ex-sindaco Michael Bloomberg. Un evento ai confini tra arte di strada e situazionismo, battezzato programmaticamente – da una celebre espressione dell’impressionista francese Paul Cézanne – Better Out Than In.

Le sue imprese, sempre venate di un humour corrosivo, hanno attirato l’attenzione dei media oltre che della polizia, sono state documentate da un blog e si sono concluse con un appello al salvataggio di 5 Pointz, un complesso di Long Island che dagli anni ’90 è un punto di incontro per gli street artist di NY e non solo, e che il proprietario vorrebbe ora abbattere per lasciar posto a un nuovo complesso di condomini.

Better Out Than In, questa sorta di installazione itinerante, ha richiamato dagli archivi del mio immaginario sci-fi il record relativo a Confini, stupendo racconto di Fabio Nardini scritto nel 1997, originariamente apparso su Robot 43 e quindi incluso nella sua raccolta personale intitolata Quantica.

Quanto a Banksy, ne approfitto per riprendere un vecchio post dallo Strano Attrattore.

Banksy è un artista inglese che ha fatto molto parlare di sé negli ultimi anni. È tanto inafferrabile quanto incisivo nelle sue incursioni: finora si è infiltrato nel recinto dei pinguini dello zoo di Londra travestito da pinguino, esibendo un cartello con la scritta: “il pesce ci fa schifo, il posto non ci piace, ci annoiamo a morte”; ha taroccato 500 copie del cd di Paris Hilton, sostituendo sulla copertina dell’album il volto della “cantante” con la testa di un cane, e alterando significativamente i titoli dei brani e il contenuto stesso del cd, con un remix firmato dall’artista DM (sigla dietro la quale, secondo gli esperti, potrebbe nascondersi Danger Mouse dei Gnarls Barkley); e, periodicamente, introduce nei musei di mezzo mondo sue opere nelle quali rielabora a modo suo i maestri del Settecento, oppure (come nel Museo di Storia Naturale di New York) sferra i suoi sottili attacchi alla politica militarista americana come al circuito dello spettacolo e all’establishment culturale.

Un personaggio che sembra uscito da un libro di William Gibson, insomma: un artista underground che si sottrae alle luci della ribalta e parla solo attraverso le sue performance. La sua esperienza è emblematica e potrebbe portare a una rivoluzione paradigmatica in campo artistico ma non solo: il successo delle sue opere potrebbe in effetti solleticare la fantasia di qualche pubblicitario. Non so se si può parlare di viral art, ma sono abbastanza sicuro che fra qualche anno il fenomeno continuerà a essere analizzato come caso di studio.

Partito come graffitaro, Banksy è oggi un artista molto quotato, tanto che i suoi lavori vengono battuti all’asta per decine di migliaia di sterline, anche grazie all’interesse manifestato da numerose celebrità. Ma lui continua a sottrarsi ai riflettori e ai detrattori manda a dire:

Some people criticize me for using sources that are a bit low brow (this quote is from ‘Gladiator’) but you know what? “I’m just going to use that hostility to make me stronger, not weaker” as Kelly Rowland said on the X Factor.

Pur restando nell’ombra la sua voce su Wikipedia continua ad arricchirsi di imprese…

Advertisements