“Ma Kennedy non è già morto?”¹ Il capitano Webster studiava i documenti sparsi sul tavolo anatomico del dottor Nathan. Questi erano: 1) spettroeliogramma del Sole; 2) verifiche della pista e prove di decollo per la superfortezza B-29 Enola Gay; 3) elettroencefalogramma di Albert Einstein; 4) sezione trasversale di un trilobite precambriano; 5) fotografia della battigia della depressione di Qattara, in Egitto, scattata a mezzogiorno del 7 agosto 1945; 6) il Giardino trappola per aerei di Max Ernst. Si voltò verso il dottor Nathan: “Lei dice che tutto questo costituisce un’arma omicida?”.

¹ L’assassinio di Kennedy è un evento che ha un ruolo centrale in La mostra delle atrocità: per molti versi il libro trae diretta ispirazione da questa morte, anzi rappresenta un tentativo, forse disperato, di dare un senso a questa tragedia, con tutti i misteri che essa si porta dietro. Sono stati i mass media che hanno creato il Kennedy che conosciamo, e la sua morte rappresenta una frattura geologica nel panorama delle comunicazioni: essa ha creato fratture che sono scese in profondità nella psiche collettiva, e non si sono ancora sanate.

[…]

Comportamento sessuale dei testimoni della Dealey Plaza. Sono stati condotti studi particolareggiati sui 552 testimoni presenti nella Dealey Plaza il 22 novembre (Relazione Warren). I dati indicano una significativa tendenza all’aumento di: a) frequenza dei rapporti sessuali; b) incidenza di comportamenti perversi polimorfi. Questi risultati sono in accordo con precedenti studi del comportamento sessuale di spettatori di gravi incidenti automobilistici (minimo un morto). Le corrispondenze tra i due gruppi sotto osservazione indicano che, per la maggioranza degli spettatori, gli eventi della Dealey Plaza vennero inconsciamente percepiti come un disastro automobilistico di massa con implicazioni sessuali multiple, con conseguente liberazione di energie aggressive e perverse polimorfe. Il ruolo della signora Kennedy, e dei suoi vestiti macchiati, non richiede ulteriori analisi.

“Ma io non piangerò finché tutto non sarà finito.”

[Da J.G. Ballard, La mostra delle atrocità (The Atrocity Exhibition, 1970-1990), trad. Antonio Caronia, ed. Feltrinelli Universale Economica, ottobre 2001]

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