Questo articolo di Annalee Newitz ed Emily Stamm sulla superscienza che si confonde con la magia, che comunque vi consiglio di leggere, mi ha ricordato le famose tre leggi di Clarke. E ha anche risvegliato in me il proposito di un personalissimo trittico di formulazioni su cui, in maniera più o meno organica e strutturata, vado da qualche tempo meditando. Pronti?

Si parte.

1. Settorializzazione della sci-fi (o “legge dei futuri accelerati”). Quanto più velocemente si espande la frontiera della conoscenza, tanto più difficile diventa coprire l’orizzonte del progresso.

2. Red-shift del linguaggio. L’aderenza descrittiva del linguaggio allo scenario è tanto più sfumata quanto maggiore è la distanza dello scenario descritto.

3. Deriva della sci-fi (DeMatteo-Fazzari). Le idee si propagano da un’opera di fantascienza all’altra, infiltrano il resto della letteratura e/o divengono immaginario collettivo. Le vecchie idee non si estinguono: quando sono sopravanzate, trovano nuove nicchie in cui esprimersi.

Perché tre? Parafrasando Clarke, se a lui (oltre che a Newton, Keplero, Asimov e alla termondinamica) ne sono bastate tre, posso farmele bastare anch’io.

[Modificata il 14-11-2013.]

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